ECCELLENZA DEL ROSARIO NELLE PREGHIERE CHE LO COMPONGONO

(di S. Luigi Maria Di Monfort) ROSA UNDICESIMA. Il Credo o Simbolo degli Apostoli, recitato sul Crocifisso della corona, essendo il compendio delle verità cristiane, è preghiera molto meritoria perché la fede è base, fondamento e principio di tutte le virtù cristiane, di tutte le verità eterne e di tutte le preghiere gradite a Dio.Chi s’accosta a Dio deve credere: chi si accosta a Dio con la preghiera deve incominciare con un atto di fede; più avrà fede e più la sua preghiera sarà efficace e meritoria per lui e gloriosa per Dio.Non mi dilungherò in spiegazioni sulle formule del Simbolo Apostolico; non posso, tuttavia, far a meno di affermare che le prime tre parole: Credo in Dio – le quali contengono gli atti di tre virtù teologali, fede, speranza, e carità hanno una meravigliosa efficacia per santificare le anime e vincere il demonio.Quanti santi con questa professione di fede hanno vinto le tentazioni specialmente quelle contro quelle virtù, sia in vita sia nell’ora della morte! Esse sono le ultime parole che san Pietro martire tracciò come meglio poteva col dito sulla sabbia quando, colpito al capo dalla sciabola di un certo eretico, stava per spirare.La fede è l’unica chiave che ci apre la comprensione dei misteri di Gesù e di Maria espressi dal santo Rosario; perciò all’inizio occorre recitare il Credo con grande attenzione e devozione, poiché – lo ripeto – più viva e forte è la nostra fede deve essere ardita e animata dalla carità: in altre parole, per ben recitare il Rosario bisogna essere in Grazia di Dio o per lo meno decisi a riacquistarla; deve essere una fede robusta e costante e cioè: nel Rosario non dobbiamo ricercare il nostro gusto sensibile, la nostra spirituale consolazione, disposti ad abbandonarlo quando fossimo molestati da tante distrazioni involontarie o da uno strano disgusto nell’anima o da opprimente noia o torpore prolungato nel corpo. Nella recita del Rosario non c’è alcuna necessità di gusti o di consolazioni, di slanci o sospiri, di lacrime; neppure si richiede una continua applicazione dell’immaginazione: bastano la fede pura e la retta intenzione. È sufficiente la sola fede!ROSA DODICESIMAIl Pater o orazione domenicale trae tutta la sua eccellenza dall’autore che non è un qualunque uomo, non è un angelo, ma è il Re degli Angeli e degli uomini,Cristo Gesù. «Era necessario – dice san Cipriano – che chi veniva come Salvatore a darci la vita della Grazia, ci insegnasse anche come celeste Maestro il modo di pregare». La sapienza del divino Maestro appare luminosa nell’ordine, nella forza e nella chiarezza di questa divina preghiera che è breve, ma ricca di insegnamenti, è accessibile ai semplici mentre è colma di mistero per i dotti.Il Pater contiene tutti i nostri doveri verso Dio, gli atti di tutte le virtù e la richiesta per ogni nostro bisogno spirituale e materiale. « È il compendio dei Vangeli» – dice Tertulliano. «Supera tutti i desideri dei santi» – dice Tommaso da Kempis – contiene in breve tutte le soavi aspirazioni dei Salmi e dei cantici; chiede tutto ciò che è necessario a noi, lode a Dio in modo eccellente ed eleva l’anima dalla terra al cielo e l’unisce strettamente a Dio.San Giovanni Crisostomo dice che chi non prega come ha pregato ed insegnato il Maestro, non è suo discepolo. Dio Padre gradisce di essere invocato più che con preghiere formulate dalla sapienza umana, con quella insegnataci da suo Figlio.Dobbiamo recitare l’orazione domenicale con la certezza che l’eterno Padre la esaudirà perché è la preghiera del Figlio che sempre Egli esaudisce e del quale noi siamo membra. Potrebbe, infatti, un Padre buono rifiutare una richiesta bene concepita e appoggiata sui meriti e sulla presentazione di un così degno Figlio? Sant’Agostino assicura che il Pater recitato bene cancella le colpe veniali. Il giusto cade sette volte al giorno, ma con le sette domande contenute nell’Orazione domenicale egli può rialzarsi dalle sue cadute e fortificarsi contro i suoi nemici.Questa preghiera è anche breve e facile affinché, fragili e soggetti come siamo a tanti guai, ci sia possibile recitarla più spesso e con più devozione e quindi ricevere più presto l’aiuto desiderato.Disingannatevi, dunque anime devote che trascurate l’orazione composta dal Figlio di Dio e da Lui ordinata a tutti i fedeli; voi che stimate solo le preghiere composte dagli uomini, come se l’uomo, anche il più illuminato, sapesse meglio di Gesù come dobbiamo pregare; che cercate nei libri degli uomini il modo di lodare e di pregare Dio quasi vi vergognaste di usare il metodo prescrittoci dallo stesso suo Figlio; voi che siete persuasi che le preghiere contenute nei libri sono per i sapienti mentre il Rosario è buono soltanto per le donne, i bambini e la gente del popolo, come se le preghiere che leggete fossero più belle e più gradite a Dio di quelle contenute nell’orazione domenicale! Lasciar da parte la preghiera raccomandata da Cristo Gesù per servirsi di preghiere composte dagli uomini è pericolosa tentazione!Non disapproviamo le preghiere composte dai Santi per eccitarci a lodare Dio, ma non possiamo ammettere che siano preferite a quella uscita dalla bocca della Sapienza incarnata, che si lasci la sorgente per mettersi in cerca di ruscelli, che si sdegni l’acqua limpida per bere quella torbida. Sì, perché insomma il Rosario, che si compone della preghiera domenicale e del saluto angelico, è quest’acqua limpida e perenne che sgorga dalla sorgente della Grazia, mentre le altre preghiere cercate qua e là nei libri, sono i rivoli che da essa scaturiscono.

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