Il Signore ci ha lasciato un memoriale delle Sue meraviglie.Ogni uomo aspira a lasciare quaggiù un’opera del suo genio, una sua scoperta, o almeno un ricordo del suo amore.Gesù Cristo ha voluto avere il Suo trofeo in mezzo agli uomini. Ha voluto sceglierlo Lui stesso, eseguirlo personalmente. Nessuno in realtà, né in Cielo né sulla terra, saprebbe elevare a Gesù Cristo un monumento degno di Lui.Ma un monumento rappresenta d’ordinario qualche azione insigne con la quale si celebra l’eroe che lo ricorda; si celebra un beneficio speciale accordato da lui ai suoi contemporanei.Che rappresenterà dunque il monumento di Gesù Cristo?Certo tutte le Sue azioni sono sublimi; la minima tra esse è degna dei nostri più grandi omaggi.O meraviglia mirabile dell’amore! Il monumento che rappresenta tra noi Gesù Cristo non può essere altro che il memoriale stesso della Sua morte.Gesù Cristo rinnovando per noi, nella Santa Messa, l’atto di amore per il quale ha offerto la Sua Vita per la nostra redenzione realizza il grande memoriale che ci ha lasciato.In che modo l’Eucaristia ricorda la morte di Gesù Cristo, e come diviene il memoriale perpetuo del grande sacrificio compiuto sul Calvario?Prima di tutto perché è il testamento d’amore, l’alleanza che Egli ha sigillato con noi nella Sua morte; e in secondo luogo perché essa rappresenta e continua questa morte.1) L’Eucaristia è il testamento di Gesù Cristo. Nel momento di morire per noi, Egli ci dà l’Eucaristia; è la garanzia che ci lascia del Suo amore e che comanda ai suoi Sacerdoti di rinnovare dopo di Lui:« Fate questo in memoria di me». L’Eucaristia dunque è il Suo testamento. Ora S. Paolo fa rilevare: « Là ove esiste il testamento è necessario che il testatore muoia, perché gli eredi possano dell’eredità».Ma un testamento lega qualche cosa di positivo, qualche cosa di reale. Gli uomini lasciano i loro beni, danno dei ricordi d’amicizia, delle fotografie; ma queste non saranno, non resteranno che delle cose senza vita. Purtroppo essi non possono lasciare se stessi. Ah, se un padre una madre potessero sopravvivere, potessero continuare a vivere presso i loro figli… Ma no, l’uomo non può disporre di se stesso. È solo Gesù Cristo che fa questo prodigio. Nella potenza del suo amore, Egli vuol lasciarci più che la Sua fotografia vivente, Egli ci dà Se stesso in persona. Non avrà timore di sconvolgere il cielo e la terra, e tutte le leggi della natura e della Grazia. per divenire il legato del suo testamento, Egli fissa la Sua presenza tra noi, sotto forma estranea. Diventa il bene dell’uomo, la sua proprietà, il suo pane vivente, la sua bevanda celeste.Ecco che cosa è l’Eucaristia: il testamento d’amore di Gesù Cristo. E di questo testamento io gioisco. È la morte che me ne ha dato il possesso, è l’eredità di mio Padre, il frutto della sua vita, il prezzo della sua morte. Quando io vedrò la Santa Ostia, io dirò: Ecco il testamento del mio Dio, e benedirò il testatore divino, amerò il mio Benefattore ed onorerò il Suo nome: «Fate questo in memoria di me». 2) L’Eucaristia rappresenta la morte di Gesù Cristo. In Cielo San Giovanni vedeva l’Agnello immolato, sempre ritto innanzi al trono dell’Altissimo: Agnum statem tanquam occisum.Vi è qualche cosa di simile sull’altare:Nostro Signore risorto e glorioso, non può più essere soggetto a sofferenze o alla morte, ma Egli si è messo nell’Eucaristia, in uno stato di morte.Ah! Se nella consacrazione, si potesse vedere Gesù presente sotto le Sante Specie, voi lo vedreste come era sulla Croce, nello stato di vittima. Il Santo Concilio di Trento, si esprime così: «Lo stesso Gesù Cristo che s’immolò in maniera cruenta sulla Croce, è contenuto ed immolato in una maniera non cruenta nel Divin Sacrificio che si compie sull’altare».Infatti la Santa Eucaristia non è contornata dalle insegne della morte? Essa riposa sul corporale che è come un nuovo sudario; le candele brillano come presso un morto; l’altare stesso ha molto spesso la forma di un sepolcro, e sempre rinchiude ossa dei martiri; il silenzio, l’immobilità regnano come intorno ad un monumento funebre.3) La Santa Messa continua e consuma il sacrifico di G. C.. nulla manca per la morte reale della Vittima Divina; il sacrificatore da una parte, e, dall’altra, la volontà d’offrirsi. Ma essa non può morire più; il disfacimento della morte non ha alcuna presa sul corpo resuscitato e immortale di Gesù; Egli si è messo in uno stato di morte attualmente.Le parole sacramentali, per se stesse , avrebbero la potenza di dare la morte a Gesù Cristo, perché la Messa è sacrificio, e l’essenza del sacrificio è d’immolare la vittima offerta.Nella Comunione, questa Vittima è consumata; Gesù perde nel fedele che la riceve, la Sua vita sacramentale: diventa tomba di resurrezione per l’anima del giusto, tomba di morte eterna per l’anima colpevole. Nel comunicando ben disposto, Gesù Cristo resuscita; Egli fa vivere e crescere la sua anima nella vita spirituale fino a «lostato dell’uomo adulto, all’altezza della statura perfetta del Cristo». Il cristiano diventa così, come lo chiama S. Ignazio Martire, un portatore di Cristo, Cristophorus, o addirittura un altro Gesù Cristo: Christianus alter Christus, perché è Gesù Cristo che vive in lui, secondo le parole dell’Apostolo: «Adimpleo ea, quae desunt passionum Christi, in carne mea pro corpore ejus, quod est Ecclesia – io completo ciò che manca alle sofferenze del Cristo, nella mia propria carne, per il suo corpo che è la Chiesa».Mettiamo a morte il peccato che vive in noi; moriamo al mondo e alle sue vanità. Uniamoci alla vita interiore di Gesù; diveniamo in qualche modo, l’Eucaristia, la manifestazione della vita di Gesù Cristo, e così saremo partecipi un giorno della sua gloria. Riassumendo: l’Eucaristia è il testamento di Gesù Cristo, non dimentichiamo il nostro Benefattore; – Essa rappresenta la passione di Gesù Cristo, ricordiamoci del prezzo della nostra Redenzione; – è il sacrificio di Gesù Cristo perpetuo e rinnovato attraverso i secoli, continuiamo in noi le virtù che Gesù ha praticato nella Sua passione, e moriamo misticamente con lui:«Mortui estis, et vita vostra abscondita est cum Cristo in Deo: voi siete morti e la vostra vita è nascosta con il Cristo in Dio».Nota – È utile trarre la conclusione pratica e morale che risulta da ogni parte del soggetto; senza questa conclusione si rischierebbe di restare senza frutti.Perciò:1) L’Eucaristia è un testamento, e deve suscitare amore per il testatore, come avviene in ogni famiglia verso colui che lascia un’eredità.2) Rappresentando la morte, l’Eucaristia ci ricorda l’amore che l’ha ispirata, il prezzo della nostra salute;è una continua lezione di morte al mondo e al peccato. 3) Il sacrificio di Gesù Cristo, continuo e rinnovato nella Messa, fa realizzare l’adimpleo di San Paolo, la comunione di vita con Gesù Cristo capo e noi sue membra; se soffriamo è Gesù che dà un prezzo alle nostre sofferenze; se siamo vittime, è Gesù che ci offre la Grazia: sempre mortificationem Jesu in corpore nostro circumperentes.. ut et vita Jesu manifestetur in corporibus nostri; portiamo sempre in noi, nel nostro corpo, la morte di Gesù, affinché la vita di Gesù possa essere manifesta nel nostro corpo. Perché noi che viviamo, siamo sempre soggetti alla morte per Gesù, affinché la vita di Gesù possa essere manifesta anche nella nostra carne mortale: «Sempre enim nos qui vivimus in mortem tradimur propter Jesum: ut et vita Jesu manifestetur in carne nostra mortali».

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