Il rito e i suoi contenuti di Padre Lino Pedron La celebrazione della Messa si divide in due parti: Liturgia della Parola e Liturgia Eucaristica. Tuttavia queste due parti sono intimamente connesse perché, in forma diversa, ci presentano un unico Cristo: è lui il contenuto ultimo delle Scritture e del segno sacramentale. Diceva Origene (+253): “È preparato a mangiare il Verbo del sacramento chi ha mangiato il Verbo della Scrittura”.Questo corpo centrale della Messa è preceduto da un prologo (riti iniziali) e concluso da un epilogo (riti conclusivi).Riti inizialiComprendono tutto ciò che si svolge dall’ingresso fino alla proclamazione della Parola. Hanno il carattere di esordio, di introduzione e di preparazione. Il loro scopo è quello di far sì che i fedeli, riuniti insieme, costituiscano una comunità, e si dispongano rettamente ad ascoltare la Parola di Dio e a celebrare degnamente l’Eucaristia. Concretamente essi si articolano così:a) Il popolo si raduna. Il fatto di radunarsi esprime e realizza il mistero della Chiesa, che è “un popolo radunato”, e rende presente Cristo in mezzo ai suoi riuniti nel suo nome (Mt 18,20). Tutto questo è una epifania della Chiesa.La celebrazione comincia già quando i fedeli escono di casa e si avviano verso la chiesa.
b) Accesso dei ministri all’altare. Canto di ingresso.c) Con il saluto iniziale il sacerdote apre il dialogo con l’assemblea e annuncia alla comunità radunata che il Signore è presente.d) Il celebrante invita tutti a compiere insieme l’atto penitenziale che si conclude con l’assoluzione del sacerdote (Dio onnipotente abbia misericordia di noi…).L’atto penitenziale sottolinea un’esigenza di fondo: per accostarsi al Dio tre volte Santo è necessaria la purificazione interiore del cuore per fare spazio alla grazia di Cristo.e) Segue il “Signore pietà” e nei giorni festivi il “Gloria”.f) Questi riti trovano il loro culmine e la loro conclusione con la preghiera chiamata colletta.
Essa ha lo scopo di raccogliere la preghiera interiore dei singoli in una formula comunitaria in cui viene espressa l’indole della celebrazione, il significato della festa o della circostanza che li ha riuniti in assemblea.Liturgia della parolaLa Chiesa è una comunità in ascolto. Il popolo di Dio è chiamato ad ascoltare Cristo: è lui infatti, presente, che parla al suo popolo quando nella chiesa si leggono le Scritture. Essa deve accoglierne le parole e rispondergli con la preghiera e il canto. Il dialogo viene poi sancito da un sacrificio: è il sangue di Cristo che sigilla la “nuova ed eterna alleanza”.Il dialogo si snoda nel modo seguente:a) Letture. È Dio che parla. L’iniziativa parte sempre da lui, perché da lui vengono la verità e la salvezza. Non è solo la lettura di un libro. È una parola viva, perché è Cristo glorioso, presente che parla. Essa è forza divina di salvezza. Ogni domenica ha tre letture: dal profeta, dall’apostolo, dal vangelo. Nel ciclo triennale di letture vengono presentate tutte le pagine centrali della Bibbia. Le acclamazioni del popolo “Gloria a te, o Signore” e “Lode a te, o Cristo” sono rivolte a Cristo realmente presente e parlante.b) Dopo le singole letture non è imposta, ma è raccomandata, una pausa di riflessione e di preghiera silenziosa.c) Canto o preghiera responsoriale. È la risposta comunitaria attinta normalmente dai salmi e dai cantici della Scrittura perché “solo Dio parla bene a Dio” (Pascal).d) L’omelia commenta la Parola, la adatta alla situazione degli ascoltatori, li aiuta ad accoglierla e ad “entrare” pienamente nella celebrazione.e) Il “Credo” è un sì gridato con gioia a Dio. Esprime l’adesione alla Parola ascoltata. Questa obbedienza alla Parola ascoltata è la migliore preparazione al sacrificio, la cui anima è un atto di suprema obbedienza al Padre.f) La preghiera universale o dei fedeli. Il suo carattere è appunto l’universalità. Deve contemperare le esigenze locali con quelle della Chiesa universale e di tutto il mondo secondo questo quadruplice schema: la santa Chiesa, coloro che ci governano, quelli che si trovano in necessità, tutti gli uomini. La formulazione di queste invocazioni si dovrà muovere tra questi tre poli:1) La tematica delle letture proclamate.2) La necessità della Chiesa e del mondo.3) Gli avvenimenti e le necessità della Chiesa locale.Liturgia eucaristicaPer comprendere bene questo rito è essenziale riferirsi alla Cena. Chi volesse vedere corrispondenze visibili tra i gesti della Messa e la tragedia del Golgota si metterebbe su una strada sbagliata. Il contenuto è il sacrificio di Gesù, ma la forma rituale è quella di un banchetto gioioso, allietato dalla presenza del Risorto.Ecco le principali componenti del rito:a) Preparazione dei doni. Prima di tutto si prepara l’altare collocandovi l’occorrente. Quindi si portano le offerte e si depongono sopra l’altare. È bene che siano recate dai fedeli in forma processionale, mentre si esegue un canto adatto. Questo serve ad esprimere la parte attiva che ognuno prende al sacrificio. Il pane e il vino sono il simbolo di tutto il creato. Presentiamo a Dio questi doni come per affermare il suo sovrano dominio su tutte le cose. E poiché essi sono “frutto del lavoro dell’uomo” sono anche offerta della nostra esistenza in un gesto d’amore.b) Preghiera eucaristica. È il centro della celebrazione ed è la chiave per afferrare la portata del rito.Eccone gli elementi:1- Il Prefazio. Un inno di ringraziamento e di lode esultante al Padre per tutta l’opera di salvezza che ha realizzato per noi.2- Il “Santo”, che è il grido di gioia e di riconoscenza, cantato o proclamato da tutti a conclusione dell’inno di ringraziamento.3- L’epìclesi (invocazione, preghiera) con cui si chiede al Padre di santificare i doni con l’effusione dello Spirito Santo trasformandoli nel corpo e sangue di Cristo e di santificare coloro che li riceveranno.4- Il racconto dei gesti compiuti e delle parole dette da Gesù nella Cena, quando istituì il sacramento della sua Pasqua e diede ai discepoli l’ordine di perpetuarlo.5- L’anàmnesi (ricordo, commemorazione) con cui la Chiesa celebra il memoriale della Pasqua di Cristo (passione, morte, resurrezione e ascensione) in attesa della sua venuta gloriosa.6- L’offerta con cui la Chiesa presenta Cristo al Padre e se stessa con lui per portare a perfezione i suoi figli nell’unione con Dio e tra di loro.7- Le intercessioni (ricordati…) per tutti i membri della Chiesa cattolica, per i defunti e per i presenti.8- La formula finale di glorificazione a Dio che il popolo conclude con un amen corale. Questo amen è la ratifica dell’intera assemblea a tutta la grande preghiera.L’asse dominante che attraversa tutta la preghiera e la sostiene è l’azione di grazie: la proclamazione, nel giubilo e nella fede, delle meraviglie di Dio. In fondo si dice a Dio: Tu che hai fatto tutto questo nella storia della salvezza, compilo nuovamente ora per mezzo di questi segni sacramentali. Tutto ciò che Dio ha compiuto in favore degli uomini in passato confluisce in questi segni sensibili ove si rende presente Cristo con tutte le ricchezze del suo regno.c) Riti di comunione:1- La preghiera del Signore, il Padre nostro. È sempre stata considerata la preghiera classica di preparazione alla comunione. In questo momento ci sentiamo tutti fratelli intorno alla mensa dell’unico Padre.2- L’abbraccio di pace. Significa l’unità dei cuori. Deve eliminare tutti gli spazi di indifferenza che separano i fedeli e trasformare la vicinanza fisica in un segno di unanimità spirituale.3- La frazione (o spezzamento) del pane. Riproduce il gesto di Cristo che nella Cena spezzò il pane e attraverso questo gesto fu riconosciuto dai discepoli di Emmaus (Lc 24,35).4- La comunione è la comune unione a Cristo. È questo il frutto ultimo dell’Eucaristia, ed è l’anima stessa della Chiesa. Ci vuole la Chiesa per fare l’Eucaristia, ma soprattutto ci vuole l’Eucaristia per fare la Chiesa.È desiderabile che le ostie a cui si comunica siano consacrate nella stessa Messa affinché la comunione appaia meglio come partecipazione al sacrificio che si sta celebrando. Il silenzio che ne segue è carico di tensione spirituale perché segna il momento personale di incontro con il Salvatore.5- Il rito della comunione termina con una preghiera del celebrante a nome di tutti. Esprime il grazie di tutti e chiede che il mistero celebrato produca i suoi frutti lievitando e trasfigurando la vita quotidiana.Riti conclusiviComprendono un saluto, una benedizione e il congedo dell’assemblea: “La Messa è finita; andate in pace”.Il che significa: Il rito è concluso, ma ora comincia la celebrazione nella vita. Andate per le strade del mondo e siate in mezzo a tutti i testimoni della morte e della resurrezione di Cristo con la parola, con l’azione e con la vita.Contenuti del ritoOgni rito, parola o gesto, deve essere capito, diversamente non serve ed è destinato a cadere. Ci sono alcuni punti particolarmente importanti che vogliamo ricordare.• La celebrazione della Messa costituisce il centro di tutta la vita cristiana sia per la Chiesa universale che per quella locale e per i singoli fedeli.• La Messa è il culmine sia dell’azione con cui Dio santifica il mondo in Cristo, sia del culto che gli uomini rendono al Padre per mezzo di Cristo.• Tutte le azioni sacre e ogni attività della vita cristiana sono in stretta relazione con la Messa, da essa derivano e ad essa sono ordinate.• Nella Messa il popolo di Dio è chiamato a riunirsi insieme sotto la presidenza del sacerdote, che agisce in persona di Cristo. Per questa riunione, soprattutto, vale la promessa di Cristo: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20).* Cristo è realmente presente nell’assemblea dei fedeli riunita nel suo nome, nella persona del ministro, nella sua parola e in modo sostanziale e permanente sotto le specie eucaristiche.* Nell’ultima Cena Cristo istituì il sacrificio e convito pasquale per mezzo del quale è reso di continuo presente nella Chiesa il sacrificio della croce, allorché il sacerdote che rappresenta Cristo Signore compie ciò che il Signore stesso fece e affidò ai discepoli perché lo facessero in memoria di lui.
* La Messa è il memoriale della morte e della risurrezione del Signore: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l’anima viene colmata di grazia e ci è dato il pegno della gloria futura.* L’Eucaristia è anzitutto azione di Cristo, cioè intervento di Dio nella vita degli uomini. Cristo è il supremo atto divino; egli ricapitola in sé tutta la storia sacra e condensa in sé tutta la salvezza. Cristo è tutto l’agire di Dio.* Cristo è presente in ogni eucaristia. È una presenza dinamica che assume varie forme, tutte però reali, esprimenti l’unico Cristo. È lui che parla quando si leggono le Scritture, è lui che prega nel suo popolo, è “in sua persona” che il ministro agisce: dunque le Scritture, il popolo e il ministro diventano segni della sua presenza viva. Vertice della sua presenza il pane e il vino che diventano Cristo presente in forma sostanziale e permanente.* L’Eucaristia è anche azione della Chiesa ossia del popolo di Dio. La chiesa è “il Cristo diffuso e comunicato (Bossuet): è proprio nel suo agire che si rende presente l’azione di Cristo. Il soggetto della celebrazione non è la Chiesa astratta e lontana: è quella porzione concreta del popolo di Dio che è lì radunato per celebrare il memoriale del Signore. L’agire di tutti è uno strumento e un riflesso dell’azione di Cristo. Tutto il popolo quindi è soggetto della celebrazione: è il protagonista che si pone davanti a Dio come il popolo ebraico ai piedi del Sinai: perché il dialogo e l’alleanza avvengono tra Dio e il suo popolo.* L’assemblea concretamente fa quello che ha fatto Cristo quando ha celebrato la prima Eucaristia. Cristo ha fatto una cena, quindi l’Eucaristia è un rito conviviale. Egli prese il pane e il calice: è la preparazione dei doni; rese grazie: è la grande preghiera eucaristica; lo spezzò: è la frazione del pane; lo diede ai suoi discepoli: è la comunione. Non è esclusa neppure la liturgia della parola: nella cena Cristo ha parlato lungamente nel grande discorso sacerdotale che alla fine si traduce in preghiera al Padre. La cena eucaristica è straordinariamente densa di intimità, di fraternità e di letizia quali si hanno o si devono avere attorno a ogni desco familiare. Ma il suo contenuto trascende quello di ogni banchetto. Riproduce la cena, ma contiene la croce. Non si rende presente l’atto della morte e della risurrezione di Cristo, che sono avvenute una volta per sempre, ma il contenuto di salvezza di quell’evento.* * *Il rito per essere vero deve afferrare l’uomo reale presente alla celebrazione, diversamente non serve a nulla e a nessuno. La liturgia è fatta per gli uomini e non gli uomini per la liturgia. Il culto sale a Dio passando per il cuore dell’uomo: è lì l’altare della celebrazione, è lì che Dio trova la sua gloria. Tutto il passaggio dall’Antico al Nuovo Testamento è un passaggio dall’esterno all’interno.La partecipazione esteriore è solo segno di quella interiore. Ci vuole una partecipazione intima e personale che produca un frutto di grazia nel cuore dell’uomo. Il fine della liturgia è il bene spirituale dei fedeli; il modo è una ricerca fatta insieme da tutte le parti in causa. La creatività può essere la migliore e la peggiore delle cose: dipende dall’uso che se ne fa.L’apertura al futuro non è mai chiusura al passato: l’albero non cresce di più se si tagliano le radici. È la grande via dell’autenticità che risolve tutti i problemi. Ci vuole un cuore impregnato di Vangelo: allora la parola di Dio sulle labbra prende un sapore nuovo. Ci vogliono gesti che nascono dal cuore: allora diventano davvero espressivi del divino e sono in grado di contagiare.
La creatività più feconda è quella che nasce da un cuore in preghiera che si è preparato alla celebrazione liturgica. Questa creatività deve nascere unicamente dallo zelo pastorale che è amore per i fratelli.

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