Domenico BertettoI. – MARIA PRESENTE AL CALVARIO E ALLA MESSA• 1. L’associazione di Maria all’opera del Figlio, si estende anche al sacrificio cruento del Calvario, di cui la S. Messa è il memoriale e l’attuazione perenne. La B. Vergine infatti «serbò fedelmente la sua unione col figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette (Gv 19,25), soffrendo profondamente col suo unigenito e associandosi con animo materno al sacrificio di Lui, amorosamente consenziente all’immolazione della Vittima divina da lei generata» (Concilio Vaticano II, LG 58).• 2. I fini salvifici dell’immolazione della Croce sono perennemente attuati (nell’immolazione eucaristica della S. Messa. E Maria, come già sul Calvario partecipa ora dalla sede gloriosa, in unione con Gesù Sacerdote e vittima all’attuazione dei fini salvifici della S. Messa; l’adorazione e il ringraziamento, la propiziazione per tutti i peccati, e l’impetrazione di tutte le grazie necessarie per la salvezza di tutti i redenti.• 3. Il Concilio Vaticano II insegna ancora che Maria «assunta in cielo non ha deposto questa funzione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua ad ottenerci le grazie della salute eterna» (LG 62) Maria è quindi spiritualmente presente ad ogni S. Messa, e dal cielo si unisce all’adorazione, al ringraziamento, alla propiziazione ed all’impetrazione di Gesù Sacerdote, dei sacerdoti celebranti e di tutti i fedeli, che partecipano alla S. Messa, dando anche lei il suo apporto per l’efficacia salvifica del sacrificio eucaristico.• 4. Con ragione quindi il sacerdote la invoca, nella preparazione alla S.Messa, affinché come ha assistito al suo dolcissimo Figlio pendente in Croce, così assista al suo ministro e a tutti i sacerdoti che celebrano, perché possano offrire alla Divina Maestà la Vittima degna e gradita.Con ragione parimenti Maria SS.ma viene ricordata in ogni celebrazione eucaristica, quale madre del Sacerdote e della Vittima divina.II. – LA PAROLA DEL PAPAII 5 giugno 1983, il Papa nel discorso dell’Angelus ha detto: «Ave, veruni Corpus natum del Maria Virgine!». Ave, vero Corpo nato da Maria Vergine!Nella festa del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, il nostro «grazie» è salito riconoscente al Padre, che ci ha donato il Verbo divino, Pane vivo disceso dal cielo e si eleva con gioia alla Vergine, che ha offerto al Signore la Carne innocente e il Sangue prezioso che riceviamo all’Altare. Ave, verum Corpus: Corpo vero,veramente concepito per opera di Spirito Santo, portato in grembo con ineffabile amore (Pref. di Avvento, II), nato per noi da Maria Vergine: Natum de Maria Virgine.Quel Corpo e quel Sangue divino, che dopo la Consacrazione è presente sull’Altare, e viene offerto al Padre, e diventa comunione d’amore per tutti, rinsaldandoci nell’unità dello Spirito per fondare la Chiesa, conserva la sua originaria matrice da Maria. Li ha preparati lei quella Carne e quel Sangue, prima di offrirli al Verbo come dono di tutta la famiglia umana, perché Egli se ne rivestisse diventando nostro Redentore, sommo Sacerdote e Vittima.Alla radice dell’Eucaristia c’è dunque la vita verginale e materna di Maria, la sua traboccante esperienza di Dio, il suo cammino di fede e di amore, che fece, per opera dello Spirito Santo, della sua carne un tempio, del suo cuore un altare: poiché concepì non secondo natura, ma mediante la fede, con atto libero e cosciente: un atto di obbedienza. E se il Corpo che noi mangiamo e il Sangue che beviamo è il dono inestimabile del Signore risorto a noi viatori, esso porta ancora in sé, come Pane fragrante, il sapore e il profumo della Vergine Madre» (Maria, V, 197-198).III. – FIONDE PER LA MADONNAUna banda di giovanissimi delinquenti preoccupava la popolazione di una zona periferica di Bologna, e dava filo da torcere alla Questura. Con le fionde che maneggiavano, erano capaci di far saltare un lampione a venti metri. Quelli che potevano, giravano al largo per non aver noie e non correre rischi. La polizia teneva d’occhio il loro capo, un ragazzo audace e sprezzante che esercitava su tutti un’autorità indiscussa.Più di tutti era preoccupato un povero prete, direttore dell’oratorio salesiano, che in quella turba di ragazzi, più trascurati che cattivi, vedeva riflettersi le bande dei prati di Valdocco, ammansite dalla bontà di Don Bosco. Il sogno dei lupi trasformati in agnelli gli tornava dinanzi agli occhi, ogni volta che s’imbatteva nei giovani frombolieri da strapazzo.Attaccò la banda, come per un’ispirazione della Madonna, dal punto di vista più esplosivo, dal capo. Ci volle una pazienza eroica per farselo amico, ma alla fine ci riuscì. Sotto la scorza selvaggia di una mascalzone di periferia, il ragazzo nascondeva un’anima franca e generosa.Quella domenica pomeriggio don Vincenzo, il prete dell’oratorio, vide avanzare la banda dei tiratori: corse alla porta con un cordialissimo: «Avanti, ragazzi, siete a casa vostra», spalancò le porte. Mentre entravano, don Vincenzo squadrava quei ragazzi dai ciuffi ribelli e dai vestiti lacerati. Da molte tasche spuntavano le fionde famose. A qualcuno di quei monelli forse frullò per il capo che di vetri, nella casa del prete, ce n’era sufficiente per una bella frittata. Ma il capo non tollerava disordini.Quando tutti furono entrati, il comandante si presentò al Direttore e, a nome di tutti, parlò chiaro e deciso, come sempre:- Signor Direttore. Lei ci conosce bene… Ma noi siamo qui perché ci accetti all’oratorio.Da oggi vogliamo diventare dei ragazzi in gamba! Ne vuole la prova? Ci lasci entrare cinque minuti in cappella.Il prete non se lo fece dire due volte: e mentre i ragazzi si infilavano nella cappella per la porticina stretta, li raccomandava in cuor suo alla Madonna: nel sogno di Giovanni Bosco era stata lei a intervenire… E anche oggi quei piccoli lupi avevano bisogno del suo tocco materno.Dopo qualche minuto entrò anch’egli in chiesa, per vedere che cosa stava capitando.Gli venne incontro il capobanda, con un sorriso negli occhi scintillanti.«Signor Direttore, – disse con un filo di scherzo negli occhi – non vede nulla di nuovo all’altare della Madonna?»Il direttore guardò… Sulla mensa dell’altare, davanti alla sua statua, erano ammonticchiate una cinquantina di fionde… Il trofeo più espressivo offerto alla Madonna da mani di ragazzi.(Dalla rivista «Maria Ausiliatrice», Aprile 1983, pp. 7-8).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *