di Mons. Luigi Bommarito – Vescovo emerito di Catania La sera del Giovedì Santo celebriamo l’istituzione del Sacerdozio e della Eucaristia. Celebriamo la Cena del Signore. È la festa dell’amore fraterno che sostanzia di sé, la Santa Chiesa del Signore e la fa rivivere e camminare sulle vie impervie del mondo e della storia.L’Eucaristia è l’amore fraterno di Gesù che a noi, suoi fratelli per la stessa umanità e per la realtà della grazia, ha lasciato il dono supremo di sé stesso e della sua presenza d’amore, che si fa cibo e alimento d’amore, per edificare, ogni momento, la Chiesa come comunità, segno e sacramento d’amore per il mondo, come comunità missionaria, come comunità in cammino verso la casa del Padre.Si, è vero! L’Eucaristia fa dell’assemblea cristiana una comunità d’amore con cinque luci che ne caratterizzano l’originalità: il servizio, il dialogo, la povertà, la missionarietà, il pellegrinaggio.Prima caratteristica della Chiesa «comunità di amore», è e deve essere il «servizio». Come Gesù, che è il Maestro, ha lavato i piedi agli Apostoli, e ha dato se stesso, «mangiatemi», cosi il cristiano deve sentirsi a servizio di tutti. E chi ha la fede in Cristo deve sentirsi anche a servizio di chi non ha la fortuna della fede; e chi ha più fede e più amore, più deve mettersi a servizio; e chi è più in alto per autorità, deve sentirsi ancor più a servizio. È la «diakonia» di cui parla la S. Scrittura, e che praticamente è carità, generosità, capacità di sacrificio personale, distacco da se stessi, proiezione dialogica che getta ponti verso gli altri!Sboccia cosi la seconda caratteristica della Chiesa « comunità di amore »: è il «dialogo».Il dialogo è fatto di comprensione, di amicizia, di bontà, di paternità, di simpatia. Per mantenersi sempre forte spiritualmente il dialogo deve essere intriso di amore, di silenzio, di gentilezza; d’accordo che il dialogo non è cedimento, remissività, ammainamento della verità; è fortezza e decisione, ma sempre, sempre nell’amore.L’Eucaristia spinge a conoscere l’altro, l’ateo, il marxista, il fratello separato, il libertino, il non cattolico, il non cristiano.L’Eucaristia forma un cuore e uno spirito ecumenico. «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati».Ma ciò è possibile solo nella beatitudine della povertà di spirito.Nasce cosi la terza caratteristica della Chiesa «comunità d’amore»: è la «povertà» nel senso più vasto della parola: povertà significa distacco, lotta al borghesismo, rifiuto del lusso e della soddisfazione materiale; povertà significa amore all’innocenza, senso del proprio limite, libertà dalla tirannia e dalla schiavitù della moda e dei sensi; povertà significa umiltà, scelta dell’ultimo posto, sobrietà; povertà significa, soprattutto apertura e disponibilità alla grazia!Servizio, dialogo, povertà sono caratteristiche meravigliose ed essenziali, ma solo l’Eucaristia amata e gustata ci può dare la forza per realizzarle.Libera dai pesi terreni, povera per elezione intelligente, la comunità ecclesiale assume con naturalezza la quarta caratteristica, ma missionarietà, ossia trova il coraggio e la gioia di annunciare la Pasqua al mondo, la presenza di Cristo tra di noi, la consolazione dell’Eucaristia.Essendo alimento d’amore – dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei, diceva un filosofo moderno – l’Eucaristia spinge, proietta in una dinamica apostolica insonne, sulle vie di una missione che supera difficoltà e non conosce stanchezze.In forza dell’Eucaristia la comunità cristiana serve, dialoga, si sente povera, vive la missionarietà, e guarda in avanti, verso il futuro, sogna la patria.Nella comunione col pane eucaristico il cristiano assapora la caparra, l’anticipo, il seme di eternità che frutterà in pienezza nella casa del Padre. E sboccia cosi la quinta caratteristica della comunità ecclesiale: l’Eucaristia fa dell’assemblea cristiana una «comunità di attesa». Ogni santa Messa e ogni Comunione è un anticipo dell’incontro definitivo e risolutivo con Cristo nell’ora suprema e dolce della nostra morte. Ogni Comunione è una «preparazione alla morte» che per divino contrasto ci impegna ancor di più nella vita, intesa e vissuta solo come amore a Dio e al prossimo e come collaborazione sofferta e gioiosa per l’avvento del Regno.Aiutaci Vergine Immacolata Madre della Chiesa. Tu, che dando la natura umana al tuo e nostro Gesù gli hai offerto la possibilità di restare tra noi, come cibo che ci costruisce, come forma che ci modella, come forza che sostiene il nostro andare; aiutaci, o Madre, ad essere Chiesa con un’ambizione sola: servire; un solo metodo: dialogare; una via sola e sicura: la povertà; una passione sola e ardente: l’apostolato; una meta sola, sognata e conquistata ogni giorno con amore e lacrime: il Paradiso, nel cuore del Padre, al quale sia lode, onore e benedizione nei secoli eterni. Amen.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *