SOLO MARIA È LA CORREDENTRICE

Padre Georges Cottìer, O.P. Teologo della Casa Pontificia Nel bel capitolo conclusivo della Costituzione Conci­liare Lumen gentìum sulla Chiesa, dedicato alla Vergine Maria, leggiamo: “Così anche la beata Vergine avanzò nel­la peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua u­nione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette (cfr Gv 19,25), soffrendo profondamen­te col suo Unigenito e associandosi con animo materno a! suo sacrifìcio, amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei generata; e finalmente dallo stesso Gesù morente in croce fù data quale madre al discepolo con que­ste parole: Donna. ecco tuo figlio (cfr Gv 19,26-27>” (n. 58).Queste linee di grande intensità sono l’eco di una !unga tradizione autenticata dal Magistero. La Madre del Figlio di Dio fatto uomo è consacrata. sotto la croce. Madre del suo Corpo Mistico. Quindi sarà proc!amata Madre della Chiesa da Paolo VI. Questo titolo illumina il senso dell’«intima  unione» di Maria con la Chiesa. dove occupa. «in modo emi­nente e singolare» il «primo posto» (cfr n. 63). È nella sua persona che la Chiesa ha già raggiunto quella perfezione che la rende senza macchia e senza ruga (cfr Ef 5.27). Della Chiesa è il modello. Si deve ritenere sia che Maria non è fuori dalla Chiesa, dal momento che è il suo membro emi­nente e esemplare, sia che esercita su!la Chiesa una funzio­ne materna. Il mistero del1a Chiesa e il mistero di Maria s’includono e s’illuminano reciprocamente.Come spiegarlo? I l Concilio, dopo aver ricordato le pa­role dell’Apostolo (1 Tm 2,5-6): «Poiché non vi è che un so­Io Dio, uno solo è anche il mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che per tutti ha dato se stesso in riscat­to», aggiunge che «la funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscura o diminuisce questa unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l’efficacia> (n. 60).La vita di grazia. partecipazione alla vita divina, esiste in principio e in pienezza in Cristo. Capo del Corpo Misti­co. per essere comunicata al SlIO Corpo, che è la Chiesa. Con questa comunicazione il Cristo attira la Chiesa ~ ogni suo membro ad assìmilarsi a Lui, a conformarsi a Lui e a partecipare al dono di se stesso al Padre. tramite il quale ha salvato l’umanità. Unico mediatore: il dono di se stesso è totalmente. infinitamente sufficiente per fa salvezza del mondo. Che ne renda partecipe la sua Chiesa. questo è un segno del suo amore e della profondità dell’unione a!!a qua­le l’introduce. Come ogni vita, . la vita della grazia è feconda. essa porta il suo frutto in abbondanza, Una legge si verifica qui sia per la Chiesa che per Maria. in proporzione ai suoi singolari privilegi.Il testo del Concilio, che abbiamo citato, lo rileva con forza: Sotto la croce, Maria soffre profondamente col suo Unigenito; si associa con animo materno al suo sacrificio; amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei generata: che significano queste affermazioni se non che Maria ha una parte attiva nel mistero della Passione e nell’opera della Redenzione?Il Concilio stesso lo precisa: la Madre del divino Re­dentore fu «generosamente associata alla sua opera a un ti­tolo assolutamente unico: ( … ) soffrendo col Figlio suo mo­rente in croce, ella cooperò in modo tutto speciale all’opera de! Salvatore. con l’obbedienza, la fede, la speranza e l’ar­dente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo Ella è diventata per noi madre nell’ordine della grazia» (n. 61).«Dopo la sua assunzione in cielo non ha interrotto que­sta funzione salvifica, ma con la sua molteplice interces­sione continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna».Per questo Maria «è invocata nella Chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice. soccorritrice, mediatrice» (n. 62).A! titolo di mediatrice. possiamo aggiungere quello di co-redentrice? Alla luce di quanto precede, la risposta è af­fermativa. Infatti, il Concilio stesso per evitare qualsiasi falsa interpretazione, aggiunge che l’impiego di questi titoli è legittimo se però va inteso «in modo che nulla sia detratto o aggiunto alla dignità e alla efficacia di Cristo, unico me­diatore» (ibid).Si rileverà che questo titolo di co-redenrice non figura nel testo conciliare. Sì può pensare che questa assenza vo­luta obbediva ad una motivazione ecumenica. L’uso del termine necessitava di ulteriori sviluppi (ciò logicamente rileviamolo, vale anche per il termine Mediatrice, ma lì c’è l’autorità di una tradizione liturgica).È vero che, se il termine di co-redenzione doveva evo­care una giustapposizione e un’addizione all’opera redentri­ce del Salvatore. doveva essere respinto con vigore. E in quanto predestinata, suscitata, contenuta dal sacrificio re­dentore di Cristo, in modo subordinato, partecipato. in tota­le dipendenza da Lui. che s’intende la co-redenzione di Ma­ria sotto alla Croce, così come è pienamente compenetrata dall’intercessione de! Figlio nella Gloria, la sua mediazione d’intercessione al cielo.Il Concilio ha enunciato il principio che. traducendo una intuizione della fede, regola tutta la riflessione teologi­ca in questo campo: «Ogni salutare influsso del1a beata Vergine verso gli uomini non nasce da una necessità ogget­tiva, ma da una disposizione puramente gratuita di Dio, e sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo; pertanto si fonda sulla mediazione di questi, da essa assolutamente dipende e attinge tutta la sua efficacia, e non impedisce minimamente l’unione immediata dei credenti con Cristo, anzi la facilita» (n. 60).Alla luce di questo principio, comprendiamo in che senso Maria, a titolo unico, è co-redentrice. e come in mo­do proporzionale la Chiesa è co-redentrice. Comprendiamo ancora in che senso la vocazione di tutti i battezzati alla santità li porta a partecipare al mistero della salvezza. 0­gnuna di queste partecipazioni è come un’epifania della fe­condità della Croce di Gesù.

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