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L’Angelo Custode

di P. Angel Peña

 
È miglior amico dell’uomo. Lo accompagna senza stancarsi giorno e notte, dalla nascita fino a dopo la morte, fino a quando giunge a godere la pienezza della gioia di Dio. Durante il Purgatorio è al suo fianco per consolarlo e aiutarlo in quei difficili momenti. Tuttavia, per alcuni l’esistenza dell’Angelo Custode è solo una pia tradizione da parte di chi la voglia accogliere. Non sanno che è chiaramente espressa nella Scrittura e sancita nella dottrina della Chiesa e che tutti i santi ci parlano dell’Angelo Custode per propria personale esperienza. Alcuni di loro lo hanno addirittura visto e hanno intrattenuto un rapporto personale molto stretto con lui, come vedremo.
Allora: quanti angeli abbiamo? Almeno uno, ed è sufficiente. Ma alcune persone, per il loro incarico come il Papa, o per il loro grado di santità, possono averne di più. Conosco una religiosa a cui Gesù rivelò che ne aveva tre, e mi disse i loro nomi. Santa Margherita Maria de Alacoque, quando raggiunse uno stadio avanzato nel cammino di santità, ottenne da Dio un nuovo Angelo Custode che le disse: «Io sono uno dei sette spiriti che stanno più vicini al trono di Dio e che più partecipano alle fiamme del Sacro Cuore di Gesù Cristo e il mio intento è quello di comunicartele per quanto tu sia capace di riceverle» (Memoria alla M. Saumaise).
Dice la Parola di Dio: «Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato. Abbi rispetto della sua presenza, ascolta la sua voce e non ribellarti a lui... Se tu ascolti la sua voce e fai quanto ti dirò, io sarò il nemico dei tuoi nemici e l’avversario dei tuoi avversari» (Es 23,20-22). «Ma se vi è un angelo presso di lui, un protettore solo fra mille, per mostrare all’uomo il suo dovere [...] abbia pietà di lui» (Gb 33, 23). «Poiché il mio angelo è con voi, egli si prenderà cura di voi» (Bar 6, 6). «L’angelo del Signore si accampa intorno a quelli che lo temono e li salva» (Sal 33, 8). La sua missione è «di custodirti in tutti i tuoi passi » (Sal 90,11). Gesù dice che «i loro angeli [dei bambini] nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli» (Mt 18, 10). L’Angelo Custode ti assisterà come fece con Azaria e i suoi compagni nella fornace ardente. «Ma l’angelo del Signore, che era sceso con Azaria e con i suoi compagni nella fornace, allontanò da loro la fiamma del fuoco e rese l’interno della fornace come un luogo dove soffiasse un vento pieno di rugiada. Così il fuoco non li toccò affatto, non fece loro alcun male, non diede loro alcuna molestia» (Dn 3,49-50).
L’angelo ti salverà come fece con san Pietro: «Ed ecco gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: "Alzati, in fretta!" E le catene gli caddero dalle mani. E l’angelo a lui: "Mettiti la cintura e legati i sandali . E così fece. L’angelo disse: "Avvolgiti il mantello, e seguimi!"... La porta si aprì da sé davanti a loro. Uscirono, percorsero una strada e a un tratto l’angelo di dileguò da lui. Pietro, allora, rientrato in sé, disse: "Adesso sono veramente certo che il Signore ha mandato il suo angelo..."» (At 12,7-11).
Nella Chiesa primitiva si credeva senza dubbio alcuno nell’Angelo Custode, e per questo, quando Pietro viene liberato dal carcere e si dirige a casa di Marco, la inserviente di nome Rode, resasi conto che era Pietro, piena di gioia corre a dare la notizia senza neppure avergli aperto la porta. Ma quelli che l’udivano credevano che si stesse sbagliando e dicevano: «Sarà il suo angelo» (At 12,15). La dottrina della Chiesa è chiara su questo punto: «Dall’infanzia fino all’ora della morte la vita umana è circondata dalla loro protezione e dalla loro intercessione. Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita» (Cat 336).
Anche san Giuseppe e Maria avevano il loro angelo. E’ probabile che l’angelo che avvertì Giuseppe di prendere Maria come sposa (Mt 1, 20) o di fuggire in Egitto (Mt 2,13) o di ritornare in Israele (Mt 2, 20) fosse proprio il suo Angelo Custode. Certo è che fin dal primo secolo già compare chiaramente negli scritti dei Santi Padri la figura dell’Angelo Custode. Di lui già si parla nel libro famoso del primo secolo Il Pastore di Ermas. Sant’Eusebio di Cesarea li chiama «tutori» degli uomini; san Basilio «compagni di viaggio»; san Gregorio Nazianzeno «scudi protettori». Origene afferma che «intorno ad ogni uomo vi è sempre un angelo del Signore che lo illumina, lo custodisce e lo protegge da ogni male».
Vi è un’antica preghiera all’Angelo Custode del III secolo in cui gli si chiede che illumini, protegga e custodisca il suo protetto. Anche sant’Agostino parla spesso dell’intervento angelico nella nostra vita. San Tommaso d’Aquino gli dedica un passo della sua Summa Teologica (Sum Theolo I, q.113) e scrive: «La custodia degli angeli è come una espansione della Divina Provvidenza, ed allora, poiché questa non viene meno per nessuna creatura, tutte si ritrovano sotto la custodia degli angeli».
La festa degli angeli custodi in Spagna e in Francia risale al V secolo. Forse già a quei tempi cominciarono a recitare l’orazione che abbiamo imparato da bambini: «Angelo mio custode, dolce compagnia, non mi abbandonare né di notte né durante il dì». Papa Giovanni Paolo II disse il 6 agosto 1986: «E’ molto significativo che Dio affidi agli angeli i suoi piccoli figli, che hanno sempre bisogno di cura e di protezione».
Pio XI invocava il suo Angelo Custode all’inizio e alla fine di ogni giorno e, spesso, durante il giorno, specialmente quando le cose si ingarbugliavano. Raccomandava la devozione agli angeli custodi e nel congedarsi diceva: «Che il Signore ti benedica e il tuo angelo ti accompagni». Pio XII diceva il 3 ottobre 1958 ad alcuni pellegrini nordamericani riguardo agli angeli: «Essi erano nelle città che avete visitato, ed erano vostri compagni di viaggio».
Un’altra volta in un radiomessaggio disse: «Abbiate molta familiarità con gli angeli... Se Dio vuole, passerete tutta l’eternità nella gioia con gli angeli; imparate conoscerli fin d’ora. La familiarità con gli angeli ci infonde un sentimento di sicurezza personale».
Giovanni XXIII disse ai sacerdoti: «Chiediamo al nostro Angelo Custode che ci assista nella recita quotidiana dell’Ufficio divino affinché lo recitiamo con dignità, attenzione e devozione, sia gradito a Dio, utile per noi e per i nostri fratelli» (6 gennaio 1962).
Nella liturgia del giorno della loro festa (2 ottobre) si dice che sono «celesti compagni affinché non periamo di fronte agli insidiosi assalti dei nemici». Invochiamoli con frequenza e non dimentichiamo che anche nei luoghi più nascosti e solitari c’è qualcuno che ci accompagna. Per questo San Bernardo consiglia: «Vai sempre con prudenza, come uno cha ha sempre presente il proprio angelo in tutti i percorsi».
Sei cosciente che il tuo Angelo osserva quello che fai? Lo ami?

 

L’Angelo Custode

I brani seguenti sono tratti da un opuscolo del Can. Zaverio Peyron di Torino (1862-1944) che, durante tutta la sua vita ebbe una devozione tenerissima e filiale oltre che una familiarità eccezionale con il suo Angelo Custode. Sono pagine che, benché pubblicate nel 1923, sono sempre attuali e scritte in modo semplice e chiaro; l’opuscolo è stato pubblicato con l’Imprimatur della Curia di Torino.

 
Dio non solo ha popolato tutto il mondo visibile che noi conosciamo di uomini, animali, piante, minerali, ecc., ma ancora di una moltitudine immensa di altre creature superiori a noi, spirituali e intelligenti che abbelliscono il Paradiso e adorano Dio attorno al suo trono e lo lodano continuamente. Una parte di questi Spiriti Angelici sono destinati alla custodia della Chiesa, delle famiglie e degli individui in particolare e perciò vengono detti Angeli Custodi.
L’uomo con la sua mente limitata e ignorante delle cose celesti, non potrà mai comprendere adeguatamente la dignità, la bellezza, le qualità del suo Angelo Custode e quindi non potrà mai tributargli l’ossequio che si merita.
Gli Angeli sono: nobilissimi, intelligentissimi, potentissimi.
Nobilissimi – Gli Angeli Custodi sono nobilissimi per creazione perché destinati ad essere i principi della Corte celeste e gli ambasciatori della volontà di Dio che li arricchì di doni degni di una tale posizione. Sono nobilissimi per gloria, perché nella lotta con Lucifero e i suoi seguaci ne uscirono vittoriosi e quindi hanno una ricompensa che li fa rifulgere di onori speciali. Nobilissimi rispetto a noi: perché qualunque dignità di questo mondo non può stare a paragone di quella angelica.
Intelligentissimi – Gli Angeli Custodi, essendo esseri essenzialmente spirituali, sono perfettamente intelligenti: illuminati direttamente da Dio vedono di ogni cosa la sua natura ed essenza, senza bisogno di ragionamenti ed istruzioni altrui. Non avendo bisogno dei sensi esterni, come ha bisogno l’uomo, per apprendere, non sono soggetti a tutte quelle illusioni in cui cadono gli uomini. Essi conoscono quindi con chiarezza e senza pericoli di errore la volontà di Dio e il nostro bene, la malizia del demonio e tutti i suoi inganni, tutte le verità di Fede, ogni rimedio ai mali fisici e morali, ogni causa ed effetto di questa terra. Mentre la loro intelligenza è perfetta, la loro volontà è tutta santa ed indirizzata al conseguimento della nostra felicità eterna. Fortunato colui che, quale docile Tobia, si lascia dirigere dal suo Angelo Custode! Costui non avrà mai a rimpiangere di essersi ingannato, ma, come Tobia, finirà il suo pellegrinaggio qui sulla terra benedicendo Iddio e ringraziando “il suo Arcangelo Raffaele”.
Potentissimi – I nostri Angeli Custodi, operando sempre in piena conformità agli ordini di Dio, sono forti della stessa forza di Dio a cui nulla può resistere.
Vuoi conoscere, dice S. Tommaso di Villanova (1488-1555), la potenza dell’Angelo? Un solo Angelo che Dio aveva dato al popolo ebraico per condurlo alla terra promessa uccise tutti i primogeniti d’Egitto in una sola notte, asciugò il mare, sommerse i cocchi e l’esercito del Faraone. Un Angelo tanto può chiudere la bocca a leoni affamati per salvare Daniele, quanto impedire alla fornace ardente di Nabucodonosor di bruciare Sidrac, Misach e Abdenago. Alla voce dell’Angelo un giorno tutte le tombe si scoperchieranno e resusciteranno i morti.
Nulla può superare la forza dell’Angelo perché Dio combatte con esso. Ben diversa invece è la forza dei demoni perché sono angeli decaduti e quindi, se sono pieni di odio e di malizia, hanno però perduta la loro originaria intelligenza e forza: sono come cani arrabbiati con la museruola e attaccati alla catena, che non possono fare se non quello che Dio permette e non possono nuocere se non a chi è imprudente.
Un solo Angelo è più forte di qualunque legione di demoni.
Lo sperimentò molte volte S. Francesca Romana, assediata sovente da orribili demoni che le comparivano urlanti, di statura gigantesca e con continue minacce di ucciderla: bastava che il suo Angelo Custode, che sovente le compariva sotto forma di piccolo fanciullo dai capelli dorati, muovesse un solo capello, perché tutti quegli orribili demoni fuggissero spaventati.
 
... che sei il mio custode...
Il trovare un vero amico che ci aiuti e sia tutto dedicato a noi con amore, con costanza e con disinteresse è cosa ben difficile. Non è così dell’Angelo Austode, un vero amico sicuro, fedele, unico nel suo genere, che ci accompagna per comando divino, con amore e senza apparire.
Per comando divino – Se abbiamo un Angelo al nostro fianco per assisterci non è per condiscendenza sua o nostra volontà, ma per decreto di Dio. Nei Salmi è scritto: “Egli darà ordine ai suoi Angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede” (Salmo 91, 11).
Quanto dobbiamo ringraziare il buon Dio di questo comando! Se l’assistenza angelica fosse solo effetto dell’amore degli Angeli, saremmo certi di averli ancora con noi, dopo tanti rifiuti che abbiamo dato alle loro buone ispirazioni? Stanchi di noi forse ci avrebbero già abbandonati. Se fossimo noi che con le nostre suppliche li avessimo chiamati a custodirci, saremmo certi di essere esauditi?… di averli sempre?… almeno nei momenti più critici?…
Ma, dato che ciò risponde ad una disposizione di Dio, noi siamo invece certi che tutti abbiamo un Angelo Custode indipendentemente dalla nostra santità, l’abbiamo sempre, dalla nascita alla morte. L’assistenza è perfetta perché l’Angelo è creatura perfetta che ubbidisce a Dio senza debolezze, ritardi, infedeltà.
Con amore – Gli Angeli Custodi ci vogliono bene: 1) per rispetto a Dio perché, amando Dio, amano quelli che a Lui appartengono; 2) per rispetto a noi perché siamo i loro fratelli destinati a prendere il posto degli angeli ribelli e scacciati e quindi facciamo parte della loro famiglia celeste; 3) perché noi siamo infelici e sofferenti e quindi degni di aiuto: siamo quindi occasione a loro di esercitare lo spirito di carità a cui si informano tutti gli eletti. La custodia degli Angeli è tutta amorosa e fatta con gioia, con fervore, con soavità.
Senza apparire – Anche se molte volte nella Sacra Scrittura e nelle vite dei Santi leggiamo di apparizioni di Angeli, ordinariamente però gli Angeli operano invisibilmente: sia perché tale è la loro natura spirituale, sia perché la loro manifestazione non è necessaria, sia infine per dare a noi una grande lezione di umiltà e disinteresse operando di nascosto per amor di Dio.
... illumina...
Per comprendere quanto sia importante per noi questo primo incarico di illuminarci, basta considerare: 1) perché ci illumina, 2) su che cosa ci illumina, 3) come ci illumina.
Perché ci illumina:
a. perché la nostra mente è nata nell’ignoranza ed ottenebrata dal peccato originale, quindi soggetta a molti errori;
b. perché il demonio non dorme, ma è sempre attorno a noi per tentarci al male: cominciando da Adamo ed Eva fino ai nostri giorni, infinito è il numero dei caduti nella sua schiavitù.
Come si vede, l’opera dell’Angelo Custode di illuminarci non potrebbe essere più utile, né più provvidenziale. Riconosciamo dunque il dono prezioso che ci fa Dio dandoci l’Angelo Custode, maestro infallibile ed illuminato e restiamo prudenti e vigilanti sotto la sua guida, prudenti per udire solo la sua voce, vigilanti per invocarlo sovente.
Su che cosa ci illumina – L’Angelo Custode ci illumina su tutto quello che può essere di gloria a Dio e di bene delle anime nostre. Oltre episodi descritti nella Bibbia, sappiamo che molti Santi, S. Ildegarda, S. Geltrude, S. Brigida, S. Francesco d’Assisi e altri Santi ebbero dall’Angelo Custode cognizioni altissime di mistica e perfezione.
Invochiamolo e potremo essere illuminati sulla fede, sulle virtù, sui pericoli ed inganni del demonio e su qualunque altra notizia che sia utile per noi. Se con tanto maestro il mondo è così poco illuminato è perché il mondo né pensa né stima né invoca l’Angelo Custode.
Come ci illumina – Sebbene molte volte l’Angelo abbia parlato con voce sensibile, come fece con Maria SS., con il profeta Daniele, con Zaccaria, con le pie donne al Sepolcro di Gesù, con S. Francesca Romana, ecc., di regola insegna con dolci inviti, taciti stimoli che sono altrettante voci del cuore. Egli risveglia nella sopita memoria le alte cose di Dio e ne fa conoscere l’importanza.
La voce dell’Angelo non è voce umana e sonora che tutti possano udire, ma voce angelica, cioè soprannaturale e quindi è necessaria una speciale grazia per udirla. Tutti, se vogliono, possono averla questa grazia, ma bisogna meritarla con la nostra corrispondenza e preghiera.
Il pellegrino che viaggia in luoghi pericolosi e sconosciuti, non solo deve essere illuminato sulla retta via da scegliere, ma è importante che sia custodito dai nemici della strada, sia sorretto se per la stanchezza viene meno e finalmente sia governato sul suo modo di viaggiare se è persona imprudente o inesperta.
Questo pellegrino che ha bisogno di essere custodito, sorretto e governato siamo noi e a tutto questo pensa il nostro Angelo Custode. Il suo ufficio è quello di: custodirci, sorreggerci, governarci.

I SANTI E GLI ANGELI

di Padre Ángel Peña
 
Vediamo quello che dicono i Santi sull’angelo custode.
San Bernardo (1090-1153) nella Regola ricorda ai suoi monaci che quando recitano l’Ufficio divino, lo facciano alla presenza di Dio e degli angeli. In un altro passo dice: «Siamo devoti e riconoscenti a questi custodi così esimi, sappiamo corrispondere al loro amore, onoriamoli per quanto possiamo e come siamo in dovere di fare… Siamo come fratelli più piccoli, e ci resta da percorrere un cammino lungo e pericoloso, ma non dobbiamo temere nulla perché siamo sotto la protezione di custodi così eccelsi. Essi, che ci guidano nel nostro cammino, non possono essere né vinti né ingannati, e ancor meno possono ingannarci. Sono fedeli, prudenti, e potenti. Perché spaventarci? Basta che li seguiamo e che rimaniamo uniti ad essi e così vivremo all’ombra dell’Onnipotente» (Sermone 12).
La Beata Angela da Foligno (1250-1309) era una donna molto bella, ricca e nobile, con un bel matrimonio e una bella famigliari di sette figli. Uno dopo l’altro morirono il suo sposo e i sette figli, ed ella, a quarant’anni, decise di dedicarsi totalmente al Signore, dopo aver distribuito i suoi beni ai poveri. Fu una santa mistica, che ricevette le stimmate e giunse al matrimonio spirituale con estasi frequenti. Rimase dodici anni senza mangiare né bere: riceveva solo la Comunione.
Nel suo libro “ Visioni e istruzioni” parla della visione frequente degli angeli. Dice: «Se non l’avessi provato, non avrei creduto che la vista degli angeli fosse capace di conferire tanta gioia».
Santa Gertrude (+ 1334) racconta che un giorno si sentì ispirata a offrire la Comunione in onore dei nove cori degli angeli. Dio le permise di vedere quanto felici e riconoscenti fossero per questo atto di amore verso di loro. Non avrebbe mai potuto neppure sognare di poter dare loro tanta gioia.
Santa Giovanna d’Arco (1412-1431), l’eroina francese, quando le chiesero il suo giudizio sugli angeli, rispose: «Molte volte li ho visti tra la gente».
Santa Francesca Romana (1384-1440) ebbe la grazia di avere sempre vicino a sé il suo angelo custode per 34 anni. Lo vedeva di notte e di giorno. L’angelo irradiava una luce celestiale che illuminava l’abitazione affinché potesse recitare di notte l’Ufficio divino e accudire ai mestieri di casa. Lo vedeva alla sua destra sia che stesse in casa, in chiesa o per la via. Se qualcuno faceva qualcosa di cattivo in sua presenza, si copriva il volto con le mani. Era così intensa la luce che irradiava che non lo poteva guardare direttamente in fronte se non quando pregava, quando era tentata dai demoni o quando parlava del suo celeste protettore col suo confessore.
Aveva la figura di un bambino di dieci anni, coperto da un abito bianco o tunica che gli giungeva fino alle caviglie, lasciando scoperti solo i piedi nudi; il suo volto guardava il cielo e le mani erano incrociate sul petto e i capelli sparsi sulla spalla in riccioli d’oro. 
San Francesco Saverio (1506-1552) scriveva in una lettera ai suoi fratelli di Goa: «Ho riposto la mia fiducia in Gesù Cristo, nella Vergine Maria e nei nove cori degli angeli, fra i quali ho eletto come protettore e campione della Chiesa militante san Michele; e non mi aspetto poco dall’arcangelo, alla cui cura si è affidato questo gran regno del Giappone. Ogni giorno mi raccomando a lui e a tutti gli angeli custodi dei Giapponesi». Era molto devoto al suo angelo, e sempre si raccomandava a lui.
Santa Teresa di Gesù (1515-1582) ebbe molte visioni di angeli. Racconta: «Vidi un angelo vicino a me in forma corporea, che sempre vedo con grande stupore… Non era grande, ma piccolo, molto bello, il viso così acceso che pareva venisse dagli angeli molto elevati, quelli che paiono avvolti di fiamme, di quelli che chiamano cherubini … Gli vedevo nelle mani un dardo d’oro spesso e al termine del metallo, mi sembrava avesse un po’ di fuoco. Mi pareva che me lo introducesse alcune volte nel cuore e che giungesse fino al ventre; quando lo levava mi sembrava che mi traesse tutta con sé e mi lasciasse totalmente infiammata di grande amore per Dio» (Vita 29, 13).
San Francesco de Sales (1567-1622) prima di tenere un sermone, passava in rassegna tutti i suoi ascoltatori, e chiedeva ai loro angeli che disponessero in modo opportuno le loro anime ad ascoltare le sue parole. A questo fatto attribuiva la grande efficacia delle sue prediche per convertire i peccatori.
Santa Margherita Maria de Alacoque (1647-1690) scrive nella sua “Autobiografia”: «Correva voce che io godessi spesso della presenza del mio angelo custode e che spesso lui mi rimproverasse … Non poteva tollerare la minima immodestia o mancanza di rispetto in presenza del mio Signore sacramentato, davanti al quale lo vedevo prostrato al suolo e voleva che anch’io facessi lo stesso … Lo trovo sempre disponibile ad assistermi nelle necessità e non mi ha mai rifiutato nulla di quanto gli ho chiesto … Un giorno Gesù mi disse: Figlia mia, non affliggerti, perché voglio darti un custode fedele che ti accompagni ovunque e ti assista in tutte le tue necessità esteriori ed interiori, impedendo che il tuo nemico approfitti delle tue mancanze in cui crede di averti fatto cadere per le sue suggestioni … Questa grazia mi comunica una tal forza che mi sembra di non dover temere nulla, poiché questo custode fedele della mia anima mi assiste con tanto amore che mi libera da tutte queste pene … Quando il Signore mi visitava, non vedevo più il mio angelo. Gliene chiesi il motivo, e mi disse che, per tutto quel tempo, egli rimaneva prostrato con profondo rispetto, per rendere omaggio alla grandezza infinita del Signore che si abbassava fino alla mia piccolezza; ed in effetti lo vedevo così ogniqualvolta il mio Sposo divino mi elargiva le sue amorose tenerezze» (Memoria alla M. Saumaise).
La Venerabile Anna Catalina Emmerick (1774-1824) dice: «Il mio angelo mi accompagna spesso; alcune volte cammina davanti a me; altre volte al mio fianco. E’ sempre silenzioso e calmo e accompagna le sue brevi risposte con qualche movimento della mano o con qualche inclinazione della testa. E’ luminoso e trasparente; a volte è severo ovvero amorevole. I suoi capelli sono lisci, sciolti e mandano riflessi. Ha il capo scoperto e veste un ampio abito, splendente come oro. Parlo in confidenza con lui e mi dà istruzioni. Al suo fianco sento una gioia celestiale… In certi casi ho visto angeli sopra regioni e città, intenti a proteggerle e a difenderle».
Santa Michela del Santissimo Sacramento (1809-1865) dice nella sua “Autobiografia”: «Adoperare gli angeli per me è un fatto comune e quotidiano. Quando ho bisogno di chiamare una persona, mando l’angelo e successivamente questa giunge, sia essa a me nota o sconosciuta. Di giorno, di notte, di buon’ora o tardi ho chiamato in questo modo il mio segretario che viveva assai lontano, e sempre l’angelo me lo ha portato. Mai mi ha deluso e molti giorni, per casi imprevisti, ho chiamato la stessa persona anche tre volte ed è sempre venuta. Desiderosa di sapere in qual modo mi facessero questo servizio, tutti mi dicevano sempre la stessa cosa, che avevano sentito un’inquietudine. Tutti entravano da me dicendo: Mi ha chiamato attraverso un angelo? Non mi ha lasciato in pace finché non sono venuto. Per questo a tutte le persone che frequento dico che usino gli angeli come faccio io».
Sant’Antonio Maria Claret (1807-1870) scrive nella sua “Autobiografia” che il 21 settembre 1839, giunto a Marsiglia per imbarcarsi verso Roma, gli si presentò un cavaliere che «fu con me così fine, così amabile, così interessato a me in quei cinque giorni, che pareva che un grande Signore lo avesse inviato a me per assistermi con ogni cura. Pareva più un angelo che un uomo: così modesto, così allegro e al tempo stesso così pacato, così pio e devoto, che mi conduceva sempre nelle chiese, una cosa che mi piaceva molto. Non mi disse mai di entrare in un caffè o in posti simili, né mai lo vidi mangiare o bere». Sarà stato il suo angelo custode? Lo stesso santo ci dice ancora che durante le molte persecuzioni subite dai suoi nemici, esperimentò visibilmente la protezione della Santissima Vergine e degli angeli e santi. «La Santissima Vergine e i suoi angeli mi accompagnarono in cammini sconosciuti, mi liberarono dai ladroni e dagli assassini e mi condussero in porto sicuro senza saper come» (c.31).
Santa Caterina Labouré (1806-1876) ebbe la fortuna di vedere il suo angelo sotto forma di un bambino, che la destò nella notte del 18 luglio 1830. Era bellissimo, vestito di bianco, e parlava con voce celestiale. Le disse: «Vai alla cappella, perché lì ti attende la beata Vergine Maria; io ti accompagno». Si veste rapidamente e segue l’angelo verso la cappella. Al suo passaggio, le lampade si accendono automaticamente e le porte si aprono. Giunti sul luogo, la cappella era già illuminata. Quando Maria appare, ella si rifugia nel suo grembo e avverte una gioia che viene dal cielo. Maria, fra le altre cose, le dice, indicandole il tabernacolo, che, se avrà dei problemi, ricorra a Gesù Sacramentato.
San Giovanni Bosco (1815-1888) diceva ai suoi giovani: «L’angelo custode ha molto più desiderio di aiutarvi di quanto voi ne abbiate nell’essere aiutati da lui … In ogni afflizione accorrete a lui con fiducia ed egli vi aiuterà». Nella sua “Autobiografia” parla del fatto straordinario di un cane che gli apparve per trent’anni senza che mai lo vedesse mangiare. Aveva l’aspetto di un lupo, era alto un metro e il santo lo chiamava Grigio. Lo salvò dalla morte in diverse circostanze: Don Bosco riteneva si trattasse del suo angelo custode. Dice ad esempio: «Una sera buia e ormai molto inoltrata, tornavo a casa solo e con non poca paura, quando vedo vicino a me un grosso cane che a prima vista mi spaventò. Però non mi minacciava con atteggiamenti ostili, anzi mi faceva moine come se io fossi il suo padrone. Entrammo subito in ottimo rapporto e mi accompagnò fino all’oratorio. Lo stesso fatto si ripeté molte altre volte, cosicché posso dire che Grigio mi ha fornito servigi importanti … Non ho mai conosciuto il suo padrone, ma per me fu una vera provvidenza in molti pericoli che incontrai».
Santa Gemma Galgani (1878-1903) scrive nel suo diario: «Gesù non mi lascia stare sola un istante, senza che io sia sempre in compagnia con il mio angelo custode … L’angelo, dal momento in cui mi alzavo, cominciava a svolgere la funzione di mio maestro e guida: mi riprendeva sempre quando facevo qualcosa di male e mi insegnava a parlare poco». A volte, l’angelo la minacciava di non farsi più vedere se non avesse obbedito al confessore in tutto. Richiamava la sua attenzione la sua attenzione quando faceva male qualcosa e la correggeva costantemente perché fosse perfetta in tutto. In certe occasioni, stabiliva delle norme: «Chi ama Gesù, parla poco e sopporta molto. Obbedisce puntualmente al confessore in tutto senza replicare. Quando commetti qualche sbaglio, fai subito atto di accusa e chiedi scusa. Ricordati di trattenere i tuoi occhi e pensa che l’occhio mortificato vedrà le meraviglie del cielo» (28 luglio1900).
 Per molti giorni, quando si svegliava al mattino, lo trovava al suo fianco mentre l’aiutava, la benediceva prima di sparire alla sua vista. Spesso le indicava che «il cammino più rapido e più sicuro [per arrivare a Gesù] è quello dell’obbedienza» (9 agosto1900). Un giorno le disse: «Sarò la tua guida e il tuo compagno inseparabile».
L’angelo le dettava le lettere: «Molto presto scriverò a M. Giuseppa, ma devo aspettare che venga l’angelo custode e me la detti, perché io non so cosa dirle» . Scriveva al suo direttore: «Dopo la sua partenza sono rimasta con i miei amati angeli, però solo il suo e il mio si lasciavano vedere. Il suo ha imparato a fare ciò che faceva lei. Al mattino viene a svegliarmi e per la notte mi dà la sua benedizione… Il mio angelo mi abbracciò e mi baciò molte volte… Mi sollevò dal letto, mi accarezzò teneramente e baciandomi mi diceva: Gesù ti ama molto, amalo anche tu. Mi benedisse e sparì.
 Dopo il pranzo mi sentii male; allora l’angelo mi porse una tazza di caffè, cui aggiunse alcune gocce di un liquido bianco. Era così saporoso che subito mi sentii guarita. Poi mi fece riposare un poco. Molte volte lo invio a chiedere permesso a Gesù perché resti in mia compagnia tutta la notte; va a chiederlo e ritorna, e non mi abbandona, se Gesù lo autorizza, fino al mattino seguente» (20 agosto 1900).
L’angelo le faceva da infermiere e le portava le lettere alla posta. «La presente, - scrive al suo direttore, padre Germano di santo Stanislao-, la consegno al suo angelo custode che mi ha promesso di dargliela; faccia altrettanto e risparmi qualche centesimo… Venerdì mattina spedii una lettera tramite il suo angelo custode, che mi promise di portargliela, cosicché suppongo che l’avrà ricevuta». La prese lui stesso con le sue mani. A volte giungevano a destinazione in bocca ad un passerotto, così come lo vide il suo direttore, che scrive: «Ella incaricava il suo angelo da parte del Signore, la Santissima Vergine e i suoi santi protettori, inoltrando lettere chiuse e sigillate da loro con l’incarico di riportarle la risposta, che in effetti giungeva… Quante volte, mentre parlavo con lei, le chiedevo se il suo angelo fosse al suo posto per farle da guardia. Gemma volgeva con incantevole disinvoltura il suo sguardo verso il luogo solito e rimaneva estasiata in contemplazione e fuori dai sensi per tutto il tempo in cui lo fissava».
Suor Maddalena della Croce, che morì santamente il 30 novembre 1919, dall’età di cinque anni incominciò a vedere il suo angelo custode, un arcangelo che Dio le aveva destinato per sua guida. Scrisse un diario in cui trascrisse tutte le conversazioni con Gesù, Maria e il suo angelo custode. Racconta: «Vedo il mio angelo spesso, a volte lo mando dai miei figli spirituali e gli chiedo che mi aiuti. E’ un angelo molto bello, con una capigliatura d’oro… A volte sorride dolcemente, specie quando gli affido un incarico per i miei figli spirituali… Nessun sacerdote dovrebbe trascurare di salutare l’angelo della sua chiesa, della parrocchia a cui appartiene. Le grazie che può ricevere sono grandi, però raramente gliele chiedono, e così raramente si ricevono… Ogni diocesi, ogni regno, ogni ordine religioso ha il suo proprio angelo».
Santa Faustina Kowalska (1905-1939) scrive nel suo “Diario”: «Il mio angelo mi accompagnò nel viaggio fino a Varsavia. Quando entrammo nella portineria [del convento] sparì… Di nuovo quando partimmo con il treno da Varsavia fino a Cracovia, lo vidi nuovamente al mio fianco. Quando giungemmo alla porta del convento sparì» (I, 202).
«Durante il tragitto vidi che sopra ogni chiesa che si incontrava nel viaggio c’era un angelo, però di una lucentezza più tenue di quello dello spirito che mi accompagnava. Ognuno degli spiriti che custodiva i sacri edifici si inchinava davanti allo spirito che era al mio fianco. Ringraziavo il Signore per la sua bontà, dato che ci regala angeli come compagni. Oh, quanto poco la gente pensa al fatto che tiene sempre al suo fianco un così grande ospite e al tempo stesso testimone di tutto!» (II, 88).
Un giorno, mentre era inferma… «all’improvviso vidi vicino al mio letto un serafino che mi porse la santa Comunione, pronunciando queste parole: Ecco qui il Signore degli angeli. Il fatto si ripeté per tredici giorni … Il serafino era circonfuso di grande splendore e da lui traspariva l’atmosfera divina e l’amore di Dio. Aveva una tunica dorata e sopra di essa portava una cotta trasparente e una stola pure luminosa. Il calice era di cristallo ed era coperto da un velo trasparente. Appena mi diede il Signore sparì» (VI, 55). «Un giorno disse a questo Serafino : “Mi potresti confessare?” Ma egli mi rispose: nessuno spirito celeste ha questo potere» (VI, 56). «Molte volte Gesù mi fa conoscere in modo misterioso che un’anima agonizzante ha bisogno delle mie preghiere, però spesso è il mio Angelo Custode che me lo dice» (II,215).
La Venerabile Consolata Betrone (1903-1946) era una religiosa cappuccina italiana, alla quale Gesù chiese di ripetere costantemente l’atto di amore: “Gesù, Maria, vi amo, salvate anime”. Gesù le diceva: «Non aver paura, pensa solo ad amarmi, io penserò a te in tutte le tue cose fin nei minimi dettagli». A un’amica, Giovanna Compaire, diceva: «Di sera prega il tuo buon angelo custode affinché, mentre tu dormi, egli ami Gesù al tuo posto e ti svegli il mattino seguente ispirandoti l’atto d’amore. Se tu sarai fedele nel pregarlo ogni sera, egli sarà fedele ogni mattino nello svegliarti con un “Gesù, Maria, vi amo, salvate anime».
Il Santo Padre Pio (1887-1968) ha innumerevoli esperienze dirette con il suo angelo custode e raccomandava ai suoi figli spirituali di inviargli il loro angelo quando avevano dei problemi. In una lettera al suo confessore chiama il suo angelo «il piccolo compagno della mia infanzia». A conclusione delle sue lettere soleva scrivere: «Salutami il tuo angelino». Accomiatandosi dai suoi figli spirituali, diceva loro: «Che il tuo angelo ti accompagni». A una delle sue figlie spirituali diceva: «Che amico puoi avere più grande del tuo angelo custode?» Quando giungevano lettere sconosciute per lui, l’angelo le traduceva. Se erano macchiate d’inchiostro e illeggibili (a causa del demonio) l’angelo gli diceva che vi spruzzasse sopra acqua benedetta e tornavano leggibili. Un giorno l’inglese Cecil Humphrey Smith ebbe un incidente e restò gravemente ferito. Un suo amico corse all’ufficio postale e inviò un telegramma a Padre Pio per chiedere orazioni per lui. In quel momento il postino gli consegnò un telegramma di Padre Pio, in cui assicurava le sue preghiere per la sua guarigione. Quando guarì, andò a trovare Padre Pio, lo ringraziò per le sue preghiere e gli chiese come avesse saputo dell’incidente. Padre Pio, dopo un sorriso, disse: «Pensi che gli angeli siano lenti come gli aereoplani
Durante la seconda guerra mondiale, una signora disse a Padre Pio che era preoccupata perché non aveva notizie di suo figlio che era al fronte. Padre Pio le disse che gli scrivesse una lettera. Ella rispose che non sapeva dove scrivere. «A questo penserà il tuo angelo custode», le rispose lui. Scrisse la lettera, mettendo sulla busta solo il nome di suo figlio e la lasciò sul suo comodino. Il mattino seguente non era più lì. Dopo quindici giorni ricevette notizie di suo figlio, che rispondeva alla sua lettera. Padre Pio le disse: «Ringrazia di questo servigio il tuo angelo».
Un altro caso molto interessante capitò ad Attilio De Sanctis il 23 dicembre 1949. Doveva andare da Fano a Bologna su una Fiat 1100 con sua moglie e due figli a prendere l’altro figlio Luciano che studiava nel collegio “Pascoli” di Bologna. Al ritorno da Bologna a Fano era molto stanco e percorse 27 chilometri nel sonno. Due mesi dopo questo fatto andò a San Giovanni Rotondo a vedere padre Pio e gli raccontò quanto era accaduto. Padre Pio gli disse: «Tu dormivi, ma il il tuo angelo custode guidava la tua auto».
- «Ma davvero, dice sul serio?»
- «Sì, hai un angelo che ti protegge. Mentre tu dormivi lui guidava l’auto».
Un giorno del 1955 il giovane seminarista francese Jean Derobert andò a far visita a padre Pio a San Giovanni Rotondo. Si confessò da lui e padre Pio, dopo avergli impartito l’assoluzione, gli chiese: «Credi al tuo angelo custode?»
- «Non l’ho mai visto»
- «Guarda bene, è con te ed è molto bello. Lui ti protegge, tu pregalo».
In una lettera inviata a Raffaelina Cerase il 20 aprile 1915 le diceva: «Raffaelina, come mi consola il fatto di sapere che siamo sempre sotto lo sguardo vigile di uno spirito celeste che non ci abbandona mai. Abituati a pensare sempre a lui. Al nostro fianco vi è uno spirito che, dalla culla alla tomba, non ci abbandona un istante, ci guida, ci protegge come un amico e ci consola, specialmente nelle ore della tristezza. Raffaelina, questo buon angelo prega per te, offre a Dio tutte le tue buone opere, i tuoi desideri più santi e più puri. Quando ti sembra di essere sola ed abbandonata, non lamentarti di non avere nessuno a cui confidare i tuoi problemi, non dimenticarti che questo compagno invisibile è presente per ascoltarti e per consolarti. Oh, che felice compagnia!»
Un giorno stava pregando il Rosario alle due e mezza della notte quando fra Alessio Parente gli si avvicinò e gli disse:”C’è una signora che chiede cosa deve fare con tutti i suoi problemi».
- «Lasciami, figlio mio, non vedi che sono molto impegnato?Non vedi tutti questi angeli custodi che vanno e vengono portandomi i messaggi dei miei figli spirituali?»
- «Padre mio, non ho visto neppure un solo angelo custode, ma ci credo, perché non si stanca di ripetere alla gente di inviarle il loro angelo». Fra Alessio scrisse il libriccino su padre Pio intitolato: “Mandami il tuo angelo”.
Il Santo Escribà de Balaguer, nel libro “Cammino”, scrive: «Abbi confidenza con il tuo angelo custode. Trattalo come un amico intimo ed egli saprà renderti mille servizi nelle faccende ordinarie di ogni giorno». Aveva molta devozione all’angelo custode e non fu una casualità che il Signore abbia fondato l’Opus Dei per mezzo di questo beato il 2 ottobre 1928, festa degli Angeli Custodi, mentre rintoccavano le campane della chiesa di Nostra Signora degli Angeli di Madrid.
La venerabile suor Monica di Gesù (1889-1964) fu una mistica agostiniana riformata, che aveva una relazione familiare con il suo angelo custode, che chiamava “fratello maggiore”. Vediamo quello che dice in alcune lettere al suo direttore, padre Eugenio Cantera: «II giorno due la madre mi regalò alcune caramelle. Mentre ero in cella, dissi all’angelo: Non vorrei che “mattacchione” [il diavolo] me le rubasse. L’angelo mi disse: Ti insegnerò a nasconderle in modo tale che non te le porti via. Prese una cassetta e mi disse: Ponile qui. Sul coperchio mise una stampa della Madre di Gesù e mi disse: Non temere: qui non può arrivare» (4 ottobre 1923).
«Il giorno 7 il mio fratello maggiore mi disse: Il nostro nonno [il padre del suo direttore] è morto. Vedendo che piangevo, l’angelo mi disse: non piangere, è stata la volontà di Gesù a portarselo via e gli ha fatto un beneficio. Chiesi all’angelo se la sua anima si era salvata e mi disse di sì, ma che era stata condotta in Purgatorio per un pò di tempo. Gli dissi che mi facevo garante per lui e che dicesse a Gesù che desse a me quello che avrebbe dovuto soffrire e che lo portasse alla gioia. Il fratello maggiore mi disse di fare la comunione per lui per nove giorni con molto fervore» (15 luglio 1919).
Il 30 maggio 1919, sul Colle degli Angeli a Madrid ebbe luogo la consacrazione della Spagna al Cuore di Gesù, attuata da re Alfonso XIII. Suor Monica di Gesù dice: «Che bel giorno! Inviai il mio fratello maggiore in aiuto al Re, e così fece, poiché si collocò al suo fianco destro» (19 giugno 1919).
Nel giorno di Natale del 1921 venne il Bambino Gesù con Maria a trovarla. Racconta: «Quanti baci diedi al Bambino Gesù che Maria teneva nelle sue broccia! Quante cose gli dissi nella Santa Notte. A conclusione dell’ottava dei re Magi, mi tolsi la medaglia che il mio angelo mi aveva dato in questa Notte Santa. Io dicevo: È molto bella, non mi va di perderla. L’angelo mi disse: Non togliertela: io l’ho portata tutti i giorni, e tu subito vuoi metterla in un angolo. La presi e la portai sempre tutti i giorni» (30 gennaio 1922).
«Nel mio giorno [di compleanno], molto presto, venne dapprima il mio fratello maggiore e poco dopo venne Gesù. E sapete cosa fece il fratello maggiore? Sempre quando viene Gesù si prostra un poco discosto, ma nel mio giorno non fece questo. Mi prese la mano e mi presentò a Gesù.
Poi venne la madre di Gesù e fece lo stesso. Poi venne nostra madre santa Monica ed ella pure mi presentò. Rimasero un poco tutti e tre; mi chiesero quanto li amassi e mi consigliarono di amare Gesù come io volevo amarlo... Tutti sorridevano alle mie parole e se ne andarono tutti insieme.
Il fratello maggiore rimase e mi diede spiegazioni. A nome di Gesù mi disse che il giorno precedente si erano confessate cinque anime per le quali da tanto tempo stavo pregando Gesù che lo facessero come regalo per me. Il fratello maggiore a sua volta mi disse: Io ho conquistato due anime per Gesù nel tuo giorno. Una non si confessava da quattordici anni e l’altra da 25. Questi furono i regali di Gesù e del mio fratello maggiore nel mio giorno» (8 maggio 1918).
Il Giovedì Santo del 1919 dalle dieci del mattino fino alle dieci e mezzo della sera del Sabato Santo fece compagnia a Gesù nel suo dolore. Racconta: «Mi paralizzava una sofferenza così grande che non mi rendevo conto di nulla di questa vita e non sapevo neppure dov’ero. Successivamente ricordo che il mio fratello maggiore, durante questo tempo di tanto in tanto mi diceva: In quest’ora Gesù si trovò in questa parte, in questa situazione o in quell’altra e tutto quanto mi diceva mi immergeva ancor più nelle pene e nelle amarezze che Gesù aveva sofferto. Mi diceva anche quando dovevo andare a compiere i doveri di comunità e cosa dovevo fare in essi, come andare al refettorio e alla penitenza... Al termine di tutto ciò venne l’angelo con il volto così allegro che sembrava un altro e mi disse: Gesù è già resuscitato. Alleluia! La sua gioia penetrò talmente nel mio spirito e in tutto il mio essere che ormai non mi rendevo conto di ciò che avvenisse, cosa facessi o dove mi trovassi. Mi ritrovai nella cella... Alle tre del mattino venne Gesù così splendente che da tutte le parti era un unico splendore, ma dalle sue cinque piaghe usciva una luce particolare» (21 aprile1919).
«Rimasi alcuni giorni a letto e il mio angelo mi condusse Gesù durante il mattino e il fratello maggiore suo [del confessore] e quello della madre portava ciascuno una candela che faceva luce a Gesù. Questo accadde I’8 e il 13; negli altri giorni scesi io a fare la Comunione. Quanto buono è il mio angelo! Quanto mi vuole bene!» (22 gennaio 1923).
«All’alba vennero i sette angeli [del gruppo delle anime vittime]. Erano molto contenti e tirai fuori le immaginette, una per ciascuno. Diedi al mio angelo quella che desideravo per lui e successivamente egli distribuì le altre. Trascorremmo un buon momento e giocarono a scommettere su chi amasse di più Gesù. E sa che la povera suor Monica, tutta di Gesù, li vinse tutti e sette?...
La vigilia degli Angeli, nella preghiera dei vespri mi stavo concentrando. Vidi tutti i fratelli maggiori di ognuna di quelle che erano nel coro. Ciò mi diede molta gioia, ma provai anche sofferenza, perché tutti erano contenti, anche se non tutti gioiosi. Chiesi il motivo di ciò al mio angelo e mi rispose che dipendeva dal fatto che alcune non pregavano con tutto il fervore che essi desideravano nelle anime» (4 ottobre 1923).
Suor Monica non solo giocava con il suo angelo, ma adempiva tutti i suoi lavori nell’orto o nel pollaio con lui. Ovunque loro due avevano un solo pensiero: Gesù e la salvezza delle anime.
Molti altri santi hanno avuto la grazia di vedere il proprio angelo custode. Fra gli altri santa Rosa da Lima, santa Angela Merici, san Filippo Neri, san Ramón Nonato, santa Brigida, san Paolino da Nola, santa Margherita da Cortona,santa Caterina da Siena...
L’angelo custode svegliava san Raimondo da Peñafort per la preghiera; alla beata Francesca delle cinque piaghe, quando ebbe una mano inferma, divideva il pane a tavola. A santa Rosa da Lima faceva da fattorino e mentre era inferma, le preparò una tazza di caffè.
Alla beata Crescenza de Hos accendeva il fuoco e guardava le pentole perché potesse rimanere più tempo in preghiera. A sant’Isidoro arava i campi mentre assisteva alla messa.
Una volta san Domenico Savio salvò suo fratello che stava per morire annegato e quando gli chiesero in qual modo si fosse lanciato per salvarlo senza saper nuotare ed essendo così debole disse «Non ero solo, era con me il mio angelo».
Per questo possiamo contare su di lui in tutto. È un amico sincero e leale, semplice e servizievole. Siamo riconoscenti e diciamogli molte volte che gli vogliamo molto bene e che siamo molto riconoscenti per la sua custodia; quanto più lo invochiamo e chiediamo il suo aiuto tanto più potrà aiutarci e benedirci. Santa Teresina del Bambin Gesù aveva per lui molta devozione e in una delle sue poesie gli dice:
 
O glorioso custode
del mio corpo e della mia anima,
che brilli nel cielo
pieno di luce e di splendore!
Per me scendi sulla terra
e m’illumini con la tua luce.
Ti fai mio fratello
e mio amico,
tu sei il mio consolatore. (PO 40)
Sei riconoscente al tuo Angelo?

Gli Angeli nella vita dei santi

“Ogni fedele ha al proprio fianco un Angelo come protettore o pastore, per condurlo alla vita”. San Basilio di Cesarea “I più grandi santi e gli uomini di Dio hanno vissuto nella familiarità degli Angeli, da Sant'Agostino a J.K. Newman”. card. J. Danielou
Nella vita dei mistici e dei santi gli “incontri angelici” sono frequenti. Ecco alcuni esempi significativi:
SAN FRANCESCO D'ASSISI (1182-1226) La devozione di San Francesco per gli Angeli è descritta da san Bonaventura in questi termini: “Con inseparabile vincolo d 'amore era unito agli Angeli, a questi spiriti che ardono d'un fuoco meraviglioso e, con esso, penetrano in Dio e infiammano le anime degli eletti. Per devozione verso di loro, a cominciare dalla festa dell'Assunzione della Vergine santissima, digiunava per quaranta giorni, dedicandosi continuamente alla preghiera. Era particolarmente devoto a san Michele arcangelo”.
SAN TOMMASO D 'AQUINO (1225-1274) Durante le sua vita ebbe numerose visioni e comunicazioni con gli Angeli, oltre a dedicare loro particolare attenzione nella sua Summa teologica (S Th. I, q.50-64). Ne parlò con così tanta acutezza e penetrazione e seppe esprimersi nella sua opera in maniera così convincente e suggestiva, che già i suoi contemporanei lo definirono “Doctor Angelicus”, Dottore Angelico. Esseri di natura puramente immateriale e spirituale, di numero incalcolabile, diversi per saggezza e perfezione, suddivisi in gerarchie, gli Angeli, per lui, sono esistiti da sempre; ma furono creati da Dio, forse prima del mondo materiale e dell'uomo. Ogni uomo, sia esso cristiano o non cristiano, ha un Angelo custode che non lo abbandona mai, neppure se è un grandissimo peccatore. Gli Angeli custodi non impediscono che l'uomo faccia uso della sua libertà anche per compiere il male, tuttavia operano su di lui illuminandolo e ispirandogli buoni sentimenti.
BEATA ANGELA DA FOLIGNO (1248-1309) Affermò di essere stata inondata di gioia immensa alla vista degli Angeli: “Se non l'avessi sentita, non avrei creduto che la vista degli Angeli fosse capace di dare una tale gioia”. Angela, sposa e madre, si era convertita nel 1285; dopo una vita dissoluta, aveva iniziato un cammino mistico che l'aveva portata a divenire perfetta sposa di Cristo che le era apparso più volte insieme agli Angeli.
SANTA FRANCESCA ROMANA (1384-1440) La santa più conosciuta e amata dai romani. Bella e intelligente, avrebbe voluto essere sposa di Cristo, ma per obbedire al padre acconsentì al matrimonio con un patrizio romano e fu madre e sposa esemplare. Rimasta vedova si dedicò completamente alla vocazione religiosa. È fondatrice delle Oblate di Maria. Tutta la vita di questa santa è accompagnata da figure angeliche, in particolare sentiva e vedeva accanto a sé sempre un 'Angelo. Il primo intervento dell'Angelo è del 1399 salvando Francesca e sua cognata che erano cadute nel Tevere. L'Angelo si presentava come un bambino di 10 anni con i capelli lunghi, gli occhi splendenti, vestito di una tunica bianca; fu soprattutto vicino a Francesca nelle numerose e violente lotte che ella dovette sostenere con il diavolo. Questo Angelo fanciullo rimase accanto alla santa per 24 anni, poi fu sostituito da un altro molto più risplendente del primo, di gerarchia superiore, che restò con lei fino alla morte. Francesca fu amatissima dal popolo di Roma per la straordinaria carità e le guarigioni che otteneva.
PADRE PIO DA PIETRELCINA (1887-1968) Devotissimo all'Angelo. Nelle battaglie numerose e durissime che dovette sostenere con il maligno, un personaggio luminoso, certo un Angelo, gli fu sempre vicino per aiutarlo e dargli forza. “Che l'Angelo ti accompagni” diceva a chi gli chiedeva la benedizione. Una volta disse: “Pare impossibile quanto siano obbedienti gli Angeli!”.
TERESA NEUMANN (1898-1962) Nel caso di un'altra grande mistica del nostro tempo, Teresa Neumann, contemporanea di Padre Pio, troviamo un contatto quotidiano e sereno con gli Angeli. Essa nacque nel paesino di Konnersreuch in Baviera nel 1898 e qui morì nel 1962.
Il suo desiderio sarebbe stato quello di farsi suora missionaria, ma ne fu impedita da una grave malattia, conseguenza di un incidente, che la rese cieca e paralizzata. Per anni rimase a letto, sopportando serenamente la propria infermità e fu poi improvvisamente guarita prima dalla cecità poi dalla paralisi, per l'intervento di Santa Teresa di Lisieux di cui la Neumann era devota. Ben presto incominciarono le visioni della passione di Cristo che accompagnarono Teresa per tutta la vita ripetendosi ogni venerdì, in più, gradualmente, si manifestarono le stigmate.
In seguito Teresa avverti sempre meno il bisogno di nutrirsi, poi smise completamente di mangiare e di bere. Il suo digiuno totale, controllato da apposite commissioni nominate dal vescovo di Ratisbona, durò ben 36 anni.
Riceveva quotidianamente solo l'Eucaristia. Più di una volta le visioni di Teresa ebbero come oggetto il mondo angelico.
Del proprio Angelo custode percepiva la presenza: lo vedeva alla propria destra e vedeva anche l'Angelo dei suoi visitatori. Teresa riteneva che il suo Angelo la proteggesse dal demonio, la sostituisse nei casi di bilocazione (ella fu vista spesso contemporaneamente in due luoghi) e l'aiutasse nelle difficoltà.
Per avere altre testimonianze di santi sull'esistenza e sul loro rapporto con gli Angeli rimandiamo al capitolo “Preghiere all'Angelo custode”.
Tuttavia, oltre ai Santi riportati qui, molti altri hanno vissuto episodi significativi legati a questi messaggeri celesti tra cui: san Felice di Noia, Santa Margherita da Cortona, San Filippo Neri, Santa Rosa da Lima, Santa Angela Merici, Santa Caterina da Siena, Guglielmo di Narbona, Benedetta la veggente del Laus ecc.

L’Angelo Custode

 
I brani seguenti sono tratti da un opuscolo del Can. Zaverio Peyron di Torino (1862-1944) che, durante tutta la sua vita ebbe una devozione tenerissima e filiale oltre che una familiarità eccezionale con il suo angelo custode. Sono pagine che, benché pubblicate nel 1923, sono sempre attuali e scritte in modo semplice e chiaro; l’opuscolo è stato pubblicato con l’Imprimatur della Curia di Torino.
 
Dio non solo ha popolato tutto il mondo visibile che noi conosciamo di uomini, animali, piante, minerali, ecc., ma ancora di una moltitudine immensa di altre creature superiori a noi, spirituali e intelligenti che abbelliscono il Paradiso e adorano Dio attorno al suo trono e lo lodano continuamente. Una parte di questi spiriti angelici sono destinati alla custodia della Chiesa, delle famiglie e degli individui in particolare e perciò vengono detti angeli custodi. L’uomo con la sua mente limitata e ignorante delle cose celesti, non potrà mai comprendere adeguatamente la dignità, la bellezza, le qualità del suo angelo custode e quindi non potrà mai tributargli l’ossequio che si merita.
Gli angeli sono: nobilissimi, intelligentissimi, potentissimi.
Nobilissimi – Gli angeli custodi sono nobilissimi per creazione perché destinati ad essere i principi della Corte celeste e gli ambasciatori della volontà di Dio che li arricchì di doni degni di una tale posizione. Sono nobilissimi per gloria, perché nella lotta con Lucifero e i suoi seguaci ne uscirono vittoriosi e quindi hanno una ricompensa che li fa rifulgere di onori speciali. Nobilissimi rispetto a noi: perché qualunque dignità di questo mondo non può stare a paragone di quella angelica.
Intelligentissimi – Gli angeli custodi, essendo esseri essenzialmente spirituali, sono perfettamente intelligenti: illuminati direttamente da Dio vedono di ogni cosa la sua natura ed essenza, senza bisogno di ragionamenti ed istruzioni altrui. Non avendo bisogno dei sensi esterni, come ha bisogno l’uomo, per apprendere, non sono soggetti a tutte quelle illusioni in cui cadono gli uomini. Essi conoscono quindi con chiarezza e senza pericoli di errore la volontà di Dio e il nostro bene, la malizia del demonio e tutti i suoi inganni, tutte le verità di Fede, ogni rimedio ai mali fisici e morali, ogni causa ed effetto di questa terra. Mentre la loro intelligenza è perfetta, la loro volontà è tutta santa ed indirizzata al conseguimento della nostra felicità eterna. Fortunato colui che, quale docile Tobia, si lascia dirigere dal suo angelo custode! Costui non avrà mai a rimpiangere di essersi ingannato, ma, come Tobia, finirà il suo pellegrinaggio qui sulla terra benedicendo Iddio e ringraziando “il suo Arcangelo Raffaele”.
Potentissimi – I nostri angeli custodi, operando sempre in piena conformità agli ordini di Dio, sono forti della stessa forza di Dio a cui nulla può resistere.
Vuoi conoscere, dice S. Tommaso di Villanova (1488-1555), la potenza dell’angelo? Un solo angelo che Dio aveva dato al popolo ebraico per condurlo alla terra promessa uccise tutti i primogeniti d’Egitto in una sola notte, asciugò il mare, sommerse i cocchi e l’esercito del Faraone. Un angelo tanto può chiudere la bocca a leoni affamati per salvare Daniele, quanto impedire alla fornace ardente di Nabucodonosor di bruciare Sidrac, Misach e Abdenago. Alla voce dell’angelo un giorno tutte le tombe si scoperchieranno e resusciteranno i morti.
Nulla può superare la forza dell’angelo perché Dio combatte con esso. Ben diversa invece è la forza dei demoni perché sono angeli decaduti e quindi, se sono pieni di odio e di malizia, hanno però perduta la loro originaria intelligenza e forza: sono come cani arrabbiati con la museruola e attaccati alla catena, che non possono fare se non quello che Dio permette e non possono nuocere se non a chi è imprudente. Un solo angelo è più forte di qualunque legione di demoni. Lo sperimentò molte volte S. Francesca Romana, assediata sovente da orribili demoni che le comparivano urlanti, di statura gigantesca e con continue minacce di ucciderla: bastava che il suo angelo custode, che sovente le compariva sotto forma di piccolo fanciullo dai capelli dorati, muovesse un solo capello, perché tutti quegli orribili demoni fuggissero spaventati.
... che sei il mio custode...
Il trovare un vero amico che ci aiuti e sia tutto dedicato a noi con amore, con costanza e con disinteresse è cosa ben difficile. Non è così dell’angelo custode, un vero amico sicuro, fedele, unico nel suo genere, che ci accompagna per comando divino, con amore e senza apparire.
Per comando divino – Se abbiamo un angelo al nostro fianco per assisterci non è per condiscendenza sua o nostra volontà, ma per decreto di Dio. Nei Salmi è scritto: “Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede” (Salmo 91, 11).
Quanto dobbiamo ringraziare il buon Dio di questo comando! Se l’assistenza angelica fosse solo effetto dell’amore degli angeli, saremmo certi di averli ancora con noi, dopo tanti rifiuti che abbiamo dato alle loro buone ispirazioni? Stanchi di noi forse ci avrebbero già abbandonati. Se fossimo noi che con le nostre suppliche li avessimo chiamati a custodirci, saremmo certi di essere esauditi?… di averli sempre?… almeno nei momenti più critici?… Ma, dato che ciò risponde ad una disposizione di Dio, noi siamo invece certi che tutti abbiamo un angelo custode indipendentemente dalla nostra santità, l’abbiamo sempre, dalla nascita alla morte. L’assistenza è perfetta perché l’angelo è creatura perfetta che ubbidisce a Dio senza debolezze, ritardi, infedeltà.
Con amore – Gli angeli custodi ci vogliono bene: 1) per rispetto a Dio perché, amando Dio, amano quelli che a Lui appartengono; 2) per rispetto a noi perché siamo i loro fratelli destinati a prendere il posto degli angeli ribelli e scacciati e quindi facciamo parte della loro famiglia celeste; 3) perché noi siamo infelici e sofferenti e quindi degni di aiuto: siamo quindi occasione a loro di esercitare lo spirito di carità a cui si informano tutti gli eletti. La custodia degli angeli è tutta amorosa e fatta con gioia, con fervore, con soavità.
Senza apparire – Anche se molte volte nella Sacra Scrittura e nelle vite dei Santi leggiamo di apparizioni di angeli, ordinariamente però gli angeli operano invisibilmente: sia perché tale è la loro natura spirituale, sia perché la loro manifestazione non è necessaria, sia infine per dare a noi una grande lezione di umiltà e disinteresse operando di nascosto per amor di Dio.
... illumina...
Per comprendere quanto sia importante per noi questo primo incarico di illuminarci, basta considerare: 1) perché ci illumina, 2) su che cosa ci illumina, 3) come ci illumina.
 
Perché ci illumina:
a. perché la nostra mente è nata nell’ignoranza ed ottenebrata dal peccato originale, quindi soggetta a molti errori;
b. perché il demonio non dorme, ma è sempre attorno a noi per tentarci al male: cominciando da Adamo ed Eva fino ai nostri giorni, infinito è il numero dei caduti nella sua schiavitù.
Come si vede, l’opera dell’angelo custode di illuminarci non potrebbe essere più utile, né più provvidenziale. Riconosciamo dunque il dono prezioso che ci fa Dio dandoci l’angelo custode, maestro infallibile ed illuminato e restiamo prudenti e vigilanti sotto la sua guida, prudenti per udire solo la sua voce, vigilanti per invocarlo sovente.
Su che cosa ci illumina – L’angelo custode ci illumina su tutto quello che può essere di gloria a Dio e di bene delle anime nostre. Oltre episodi descritti nella Bibbia, sappiamo che molti santi, S. Ildegarda, S. Geltrude, S. Brigida, S. Francesco d’Assisi e altri santi ebbero dall’angelo custode cognizioni altissime di mistica e perfezione.
Invochiamolo e potremo essere illuminati sulla fede, sulle virtù, sui pericoli ed inganni del demonio e su qualunque altra notizia che sia utile per noi. Se con tanto maestro il mondo è così poco illuminato è perché il mondo né pensa né stima né invoca l’angelo custode.
Come ci illumina – Sebbene molte volte l’angelo abbia parlato con voce sensibile, come fece con Maria SS., con il profeta Daniele, con Zaccaria, con le pie donne al Sepolcro di Gesù, con S. Francesca Romana, ecc., di regola insegna con dolci inviti, taciti stimoli che sono altrettante voci del cuore. Egli risveglia nella sopita memoria le alte cose di Dio e ne fa conoscere l’importanza. La voce dell’angelo non è voce umana e sonora che tutti possano udire, ma voce angelica, cioè soprannaturale e quindi è necessaria una speciale grazia per udirla. Tutti, se vogliono, possono averla questa grazia, ma bisogna meritarla con la nostra corrispondenza e preghiera.
Il pellegrino che viaggia in luoghi pericolosi e sconosciuti, non solo deve essere illuminato sulla retta via da scegliere, ma è importante che sia custodito dai nemici della strada, sia sorretto se per la stanchezza viene meno e finalmente sia governato sul suo modo di viaggiare se è persona imprudente o inesperta.
Questo pellegrino che ha bisogno di essere custodito, sorretto e governato siamo noi e a tutto questo pensa il nostro angelo custode. Il suo ufficio è quello di: custodirci, sorreggerci, governarci.
                                                                          

L’Angelo Custode

 

di P. Angel Peña
 
È miglior amico dell’uomo. Lo accompagna senza stancarsi giorno e notte, dalla nascita fino a dopo la morte, fino a quando giunge a godere la pienezza della gioia di Dio. Durante il Purgatorio è al suo fianco per consolarlo e aiutarlo in quei difficili momenti. Tuttavia, per alcuni l’esistenza dell’Angelo Custode è solo una pia tradizione da parte di chi la voglia accogliere. Non sanno che è chiaramente espressa nella Scrittura e sancita nella dottrina della Chiesa e che tutti i santi ci parlano dell’Angelo Custode per propria personale esperienza. Alcuni di loro lo hanno addirittura visto e hanno intrattenuto un rapporto personale molto stretto con lui, come vedremo.
Allora: quanti angeli abbiamo? Almeno uno, ed è sufficiente. Ma alcune persone, per il loro incarico come il Papa, o per il loro grado di santità, possono averne di più. Conosco una religiosa a cui Gesù rivelò che ne aveva tre, e mi disse i loro nomi. Santa Margherita Maria de Alacoque, quando raggiunse uno stadio avanzato nel cammino di santità, ottenne da Dio un nuovo Angelo Custode che le disse: «Io sono uno dei sette spiriti che stanno più vicini al trono di Dio e che più partecipano alle fiamme del Sacro Cuore di Gesù Cristo e il mio intento è quello di comunicartele per quanto tu sia capace di riceverle» (Memoria alla M. Saumaise).
Dice la Parola di Dio: «Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato. Abbi rispetto della sua presenza, ascolta la sua voce e non ribellarti a lui... Se tu ascolti la sua voce e fai quanto ti dirò, io sarò il nemico dei tuoi nemici e l’avversario dei tuoi avversari» (Es 23,20-22). «Ma se vi è un angelo presso di lui, un protettore solo fra mille, per mostrare all’uomo il suo dovere [...] abbia pietà di lui» (Gb 33, 23). «Poiché il mio angelo è con voi, egli si prenderà cura di voi» (Bar 6, 6). «L’angelo del Signore si accampa intorno a quelli che lo temono e li salva» (Sal 33, 8). La sua missione è «di custodirti in tutti i tuoi passi » (Sal 90,11). Gesù dice che «i loro angeli [dei bambini] nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli» (Mt 18, 10). L’Angelo Custode ti assisterà come fece con Azaria e i suoi compagni nella fornace ardente. «Ma l’angelo del Signore, che era sceso con Azaria e con i suoi compagni nella fornace, allontanò da loro la fiamma del fuoco e rese l’interno della fornace come un luogo dove soffiasse un vento pieno di rugiada. Così il fuoco non li toccò affatto, non fece loro alcun male, non diede loro alcuna molestia» (Dn 3,49-50).
L’angelo ti salverà come fece con san Pietro: «Ed ecco gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: "Alzati, in fretta!" E le catene gli caddero dalle mani. E l’angelo a lui: "Mettiti la cintura e legati i sandali . E così fece. L’angelo disse: "Avvolgiti il mantello, e seguimi!"... La porta si aprì da sé davanti a loro. Uscirono, percorsero una strada e a un tratto l’angelo di dileguò da lui. Pietro, allora, rientrato in sé, disse: "Adesso sono veramente certo che il Signore ha mandato il suo angelo..."» (At 12,7-11).
Nella Chiesa primitiva si credeva senza dubbio alcuno nell’Angelo Custode, e per questo, quando Pietro viene liberato dal carcere e si dirige a casa di Marco, la inserviente di nome Rode, resasi conto che era Pietro, piena di gioia corre a dare la notizia senza neppure avergli aperto la porta. Ma quelli che l’udivano credevano che si stesse sbagliando e dicevano: «Sarà il suo angelo» (At 12,15). La dottrina della Chiesa è chiara su questo punto: «Dall’infanzia fino all’ora della morte la vita umana è circondata dalla loro protezione e dalla loro intercessione. Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita» (Cat 336).
Anche san Giuseppe e Maria avevano il loro angelo. E’ probabile che l’angelo che avvertì Giuseppe di prendere Maria come sposa (Mt 1, 20) o di fuggire in Egitto (Mt 2,13) o di ritornare in Israele (Mt 2, 20) fosse proprio il suo Angelo Custode. Certo è che fin dal primo secolo già compare chiaramente negli scritti dei Santi Padri la figura dell’Angelo Custode. Di lui già si parla nel libro famoso del primo secolo Il Pastore di Ermas. Sant’Eusebio di Cesarea li chiama «tutori» degli uomini; san Basilio «compagni di viaggio»; san Gregorio Nazianzeno «scudi protettori». Origene afferma che «intorno ad ogni uomo vi è sempre un angelo del Signore che lo illumina, lo custodisce e lo protegge da ogni male».
Vi è un’antica preghiera all’Angelo Custode del III secolo in cui gli si chiede che illumini, protegga e custodisca il suo protetto. Anche sant’Agostino parla spesso dell’intervento angelico nella nostra vita. San Tommaso d’Aquino gli dedica un passo della sua Summa Teologica (Sum Theolo I, q.113) e scrive: «La custodia degli angeli è come una espansione della Divina Provvidenza, ed allora, poiché questa non viene meno per nessuna creatura, tutte si ritrovano sotto la custodia degli angeli».
La festa degli angeli custodi in Spagna e in Francia risale al V secolo. Forse già a quei tempi cominciarono a recitare l’orazione che abbiamo imparato da bambini: «Angelo mio custode, dolce compagnia, non mi abbandonare né di notte né durante il dì». Papa Giovanni Paolo II disse il 6 agosto 1986: «E’ molto significativo che Dio affidi agli angeli i suoi piccoli figli, che hanno sempre bisogno di cura e di protezione».
Pio XI invocava il suo Angelo Custode all’inizio e alla fine di ogni giorno e, spesso, durante il giorno, specialmente quando le cose si ingarbugliavano. Raccomandava la devozione agli angeli custodi e nel congedarsi diceva: «Che il Signore ti benedica e il tuo angelo ti accompagni». Pio XII diceva il 3 ottobre 1958 ad alcuni pellegrini nordamericani riguardo agli angeli: «Essi erano nelle città che avete visitato, ed erano vostri compagni di viaggio».
Un’altra volta in un radiomessaggio disse: «Abbiate molta familiarità con gli angeli... Se Dio vuole, passerete tutta l’eternità nella gioia con gli angeli; imparate conoscerli fin d’ora. La familiarità con gli angeli ci infonde un sentimento di sicurezza personale».
Giovanni XXIII disse ai sacerdoti: «Chiediamo al nostro Angelo Custode che ci assista nella recita quotidiana dell’Ufficio divino affinché lo recitiamo con dignità, attenzione e devozione, sia gradito a Dio, utile per noi e per i nostri fratelli» (6 gennaio 1962).
Nella liturgia del giorno della loro festa (2 ottobre) si dice che sono «celesti compagni affinché non periamo di fronte agli insidiosi assalti dei nemici». Invochiamoli con frequenza e non dimentichiamo che anche nei luoghi più nascosti e solitari c’è qualcuno che ci accompagna. Per questo San Bernardo consiglia: «Vai sempre con prudenza, come uno cha ha sempre presente il proprio angelo in tutti i percorsi».
Sei cosciente che il tuo Angelo osserva quello che fai? Lo ami?
 
 
 

 

San Michele in occidente

P. Albert J. Hebert
 
I vecchi rabbini dicevano che l’arcangelo Michele esercitava il controllo sull’Oriente, Raffaele, sull’Occidente, Gabriele sul Settentrione e Uriele sul Meridione. Qualunque altra verità ci possa essere in una tale dichiarazione non possiamo limitare le attività di Michele, soprattutto in occidente, come vedremo fra poco. Uriele è un arcangelo apocrifo per credere al quale non c’è argomento alcuno. L’autore ha un cugino di nome Uriele di una buona famiglia cattolica e si chiede come mai tale nome sia nato. Assieme ad Uriele, si è sostenuta l’esistenza di altri arcangeli a completare il numero di sette, per Simiele, Orifiele e Zaccariele. Un Convegno Ecclesiale, Il Sinodo Lateranense nel 745, disapprovò i nomi di Uriele, Raguele, Simiele e altri. Forse  i demoni sono la causa di false designazioni angeliche. Ci sono stati numerosissimi esorcismi in cui i demoni dichiaravano il loro nome. Dal momento che Satana e stato un bugiardo sin dall’inizio, si potrebbe essere cauti benché, sotto giuramento solenne da parte degli esorcisti negli esorcismi, i demoni potrebbero essere forzati a dire la verità. Sembrerebbe naturale che Michele fosse più conosciuto e ricevesse un culto fin dagli inizi in Oriente, cioè il vicino Oriente delle fatiche di S. Paolo e degli altri Apostoli. Anche in quelle zone c’erano molti insediamenti di ebrei e gli ebrei convertiti al cristianesimo ivi presenti avrebbero continuato le loro devozioni anche per S. Michele.
 Lungo la Via Salaria, a circa sei miglia a nord di Roma, c’era una Basilica dedicata all’Angelo (San Michele) e agli angeli. A partire dal quinto secolo la festa di S. Michele e degli angeli venne celebrata in questa chiesa. Un antico libro liturgico, il Leontine Sacramentary, che risale al settimo secolo, ci porta a conoscenza di ben sei Messe per la festa della dedicazione della basilica. In tre di esse Michele è menzionato per nome.
Sembra che Michele fosse l’unico angelo ad avere una festa personale e individuale per sé, cioè in virtù di una osservanza liturgica prima del nono secolo.
Ci sono almeno tre famosissimi santuari di S. Michele in Europa, cioè santuari associati con presunte apparizioni dell’arcangelo, angelofanie.
Il primo di questi tre santuari così noti dedicati a San Michele sembra essere quello del monte Gargano in Italia, con le prime apparizioni dell’arcangelo dichiarate già alla fine del quinto secolo. Questo monte è nel sud d’Italia, dove il tacco dello stivale della penisola si spinge nell’Adriatico, zona che anticamente faceva parte del Regno di Napoli. Michele apparve a San Lorenzo, Vescovo di Siponto, ora diocesi di Manfredonia.
Secondo la tradizione, la grotta implicata nelle apparizioni era stata un luogo in cui i primi cristiani si nascondevano per sfuggire alla persecuzione. Nel pontificato di papa Gelasio I (492-496) un uomo di nome Gargano, ricco proprietario di bestiame, perse un toro pregiato. La ricerca portò a questa grotta, ma i suoi uomini non vollero entrare. Uno di essi lanciò una freccia per attizzare il toro. La freccia entrò nella grotta e con meraviglia di tutti ritornò verso l’arciere.
 Il vescovo di Siponto, che era stato uno degli inseguitori, convenne che questo fatto fosse molto strano. Pregò e digiunò per tre giorni per ottenere di poter sapere il significato di questo fatto misterioso. Poi l’Arcangelo apparve al vescovo. L’Arcangelo disse di essere stato lui nella grotta e di aver restituito la freccia, che proteggeva quel luogo, e che in quel luogo il vescovo avrebbe dovuto costruire una chiesa in onore di Michele e di tutti gli angeli.
 Nel passare, si può osservare la magnanimità di Michele nell’includere tutti gli altri angeli affinché fossero onorati, e/o l’affermazione di una semplice verità: la sua supremazia. Né Michele ha mai istruito alcuno a costruire una basilica in onore di se stesso, di Gabriele e di Raffaele insieme, per quanto ne so, per quanto grandi siano anche questi arcangeli. Questi tre arcangeli sono comunemente considerati fra i sette spiriti che servono davanti al trono di Dio.
Il vescovo poi entrò nella grotta e scoprì che aveva la forma appuntita proprio come una bellissima cappella. Vi celebrò la S. Messa. Più tardi vi si costruì una chiesa e fu chiamata Monte Gargano dal nome del proprietario del toro. Fu poi chiamata Monte Sant’Angelo in onore dell’apparizione di Michele. Molti miracoli la resero famosa. Molto più tardi divenne un luogo di sosta per i crociati lungo il loro tragitto verso la Terra Santa. Le molte grazie ed i favori ottenuti attraverso l’arcangelo fecero sì che diventasse mèta di molti pellegrini da tutt’Europa.
Molti pellegrini oggi visitano il monte Gargano. Padre Pio da Pietrelcina incoraggiava i pellegrini a visitare il santuario ed era molto devoto dell’Arcangelo con quel titolo e quella provata protezione. La festa liturgica dell’apparizione venne fissata per l’8 maggio.
Si afferma che nel santuario del Monte Gargano ci siano state quattro apparizioni diverse. L’ultima apparizione ad essere registrata fu quella del 1656. Allora la gente fu salvata da una grande pestilenza o da una peste. L’intercessione di Michele sul monte Gargano è confermata anche dalle grandi vittorie di Siponto sui Goti nel 490 e sui Greci Napoletani nel 663.
Nel caso dell’ultima vittoria Michele apparve di nuovo. I napoletani avevano deciso di muovere guerra alla popolazione di Siponto e Benevento. Il vescovo allora chiese alla gente di fare tre giorni di digiuno e preghiera mentre implorava l’intercessione di San Michele. Michele apparve al vescovo e gli disse che Dio aveva ascoltato le loro preghiere; lo invitò inoltre a dire coraggiosamente alla gente di affrontare il nemico all’ora quarta del giorno dell’attacco.
All’ora data il monte Gargano fu violentemente scosso e nubi scure lo avvolsero. Lampi violenti sopraggiunsero dal monte come frecce infuocate e volarono verso i nemici disperdendoli.
 La festa in onore della vittoria, l’8 maggio 663, nel vecchio breviario romano l’8 maggio, nota come Apparitio S. Michaelis, si diffuse in tutta la Chiesa Latina. Sfortunatamente non è più osservata. Ci si chiede se alcuni “storici scientifici” della Chiesa, il tipo che desidera assoluta verifica dei fatti come fatti storici, avessero nulla a che vedere con tutto ciò! Desidereremmo tutti dei precisi documenti storici dove ciò sia possibile. Comunque, quando un grande santuario è esistito per diversi secoli ed è o è stato un luogo di commovente devozione e di molti miracoli e favori, sembrerebbe che almeno questa e altre apparizioni di Michele potrebbero essere raggruppate insieme in un’unica festa delle “Apparizioni di S. Michele”.
Non è il caso di chiedersi come mai il grande arcangelo sia “abbassato di grado”, mentre l’arci-nemico della Chiesa, Satana, fiorisce? Perché il protettore e difensore ufficiale della Chiesa viene abbassato in alcuni settori? Non occorre che l’autore sia un profeta per affermare di essere convinto che Michele ritornerà presto in auge. Dio se ne prenderà cura! Ma c’è bisogno di un maggior numero di crociati, che onorino Michele nei suoi santuari e affrontino la battaglia spirituale assieme all’arcangelo stesso.
 A nessun turista o pellegrino della Città Eterna può sfuggire, a meno che non sia cieco, la visione dello splendido angelo dorato sulla sommità di Castel Sant’Angelo. La figura angelica ricorda un’apparizione di San Michele. Nel 589 il Tevere straripò e ne seguì una peste. Nel 590 Gregorio il Grande divenne il nuovo papa. San Gregorio organizzò e guidò una processione penitenziale attraverso le strade della Città di San Pietro, con tutta la gente che pregava per la liberazione dalla mortale malattia. Persino nel corso della processione si dice che morirono 80 persone.
 Il papa trasportava un’immagine della Madre Benedetta, alcuni dicono fosse un dipinto di San Luca che è conservato ancora in Santa Maria Maggiore. La processione giunse al Ponte Alieno. Esso univa l’immensa tomba monumentale dell’Imperatore Adriano con la Città. Venne chiamato la Mole Adrianae anche “II Castello”. Da allora in poi è noto con il nome di Sant’Angelo.
Mentre la processione penitenziale si avvicinava a questo punto, si vide una fitta nube d’aria corrotta volare davanti al dipinto. Gregorio vide sulla sommità del grande monumento funerario un angelo che rinfoderava una spada insanguinata, mentre altri angeli cantavano il Regina Coeli laetare! “Regina dei Cieli rallegrati, alleluja! Colui che hai portato nel grembo, alleluja! È risorto come aveva promesso. Alleluja!”.A questo canto il Santo Padre rispose, “Prega Iddio per noi, alleluja!”. Questo è diventato l’”Angelus” del tempo di Pasqua.
La peste allora cessò improvvisamente. Non molti anni più tardi il papa Bonifacio IV (608-15) costruì un santuario in onore di S. Michele in cima al grande mausoleo. Più tardi il santuario sul “tetto” fu sostituito da una statua che nel corso dei secoli è stata spesso distrutta e spesso rimessa al suo posto. Così il mausoleo dell’imperatore assunse il nome di Castel Sant’Angelo, ed il crocevia adiacente quello di Ponte Sant’Angelo, o “Ponte del Santo Angelo” (St. Michaelis inter nubes, in summitate circi).
Qui abbiamo di nuovo un esempio di potenza spirituale innalzato al di sopra del grande potere temporale espresso in un monumento signorile ad un Imperatore Romano. Nessuno prega per Adriano? Non si prega nemmeno per i bravi imperatori! Inoltre c’è bisogno di mantenere l’equilibrio e porre gli angeli e Michele al giusto posto, il posto più alto, ed alimentare la loro devozione come parte di tutta l’importante battaglia spirituale contro le forze sataniche.
In Francia c’è un altro famoso santuario dedicato a S. Michele, a poca distanza dalla costa della Normandia, a Manche. Nel 708 Michele apparve a San Aubert, vescovo di Avranches, e chiese che vi fosse costruito il santuario. Michele scelse il luogo. La festa della dedicazione del santuario originale avvenne il 16 ottobre 709. I Normanni gradualmente costruirono un grande santuario sulla piccola isola rocciosa che sorgeva improvvisamente a poca distanza dalla costa e che era a forma di cono. La roccia si eleva per 234 piedi, ben oltre la sommità di un edificio a 20 piani. Sulla sua sommità sorge il santuario e in cima al santuario un’enorme statua di S. Michele brandisce una spada fiammeggiante. Egli preme con il piede satana che si dibatte sotto il suo calzare di ferro, 498 piedi verso il cielo. Questo santuario pittoresco fu iniziato nel 1023.
Circa 500.000 persone visitano il santuario ogni anno, risalendo la Grand Rue. Il santuario, come quello di Sant’Angelo a Roma, non è semplicemente una bella cartolina da spedire a casa. Era un simbolo per gli Alleati e per l’Europa nell’invasione della Normandia durante la II Guerra Mondiale. Michele è il garante della libertà ed è collegato come protettore di ogni buon governo.
 Dopo l’apparizione di Michele al vescovo Aubert, ci furono molte guarigioni degli ammalati, e ben 12 ciechi furono sanati. Fino al tempo di Carlo XI tutti i re Franchi fecero un pellegrinaggio a Mont Saint Michel.
Ivi, anche Carlomagno dedicò il suo regno a San Michele. Per un periodo molto lungo un monastero benedettino costituì una chiesa contigua. Durante la Rivoluzione Francese, esso divenne una prigione in modo particolare per i persecutori della Chiesa. Durante la celebrazione di un recente Giubileo si provvide affinché vi ritornassero alcuni Benedettini.
Anche l’Inghilterra ha il suo meno famoso Monte San Michele, a poca distanza dalla costa della Cornovaglia, e si dichiara che vi sia stata un’importante apparizione.
 
Citazioni
“Noi diciamo che esistono nove ordini di angeli perché sappiamo dalle Scritture che ciò è vero” (Papa S. Gregorio il Grande).
“Dio, nel suo potere infinito, ha creato sin dall’inizio del tempo sia la creatura spirituale che la creatura corporea...” (Concilio Lateranense, 1215).
 
 

Gli Angeli nell’aldilà

 

di Padre Angel Pena
 
I santi concordano che i nostri angeli custodi ci accompagnano anche durante la permanenza nel Purgatorio, per consolarci, come afferma sant’Agostino (Sermo 46). Santa Francesca Romana diceva: «Quando un uomo muore, il suo angelo custode conduce la sua anima nel Purgatorio e si pone alla sua destra… L’angelo presenta a Dio le preghiere che si fanno per lui e intercede per l’abbreviazione delle sue sofferenze». Santa Maria Maddalena Pazzi, collocata in spirito in un luogo del Purgatorio, vide vicino ad ognuna delle anime i loro angeli custodi che la consolavano. Lo stesso vide Santa Margherita Maria de Alacoque e altri santi.
         Spesso il nostro angelo ci ispira a pregare per i nostri familiari defunti o per le anime del Purgatorio in generale, perché è una grande opera di carità. Santa Veronica Giuliani scrive nel suo diario: «Un mattino il mio angelo custode mi chiese di offrire le mie opere buone in unione con i meriti della Passione di Gesù e della Santissima Vergine per un’anima del Purgatorio… In seguito la vidi libera da tutte le sue pene, tutta bella e gloriosa».
         Il servo di Dio Pedro de Basco (+ 1645), dice che una notte si dimenticò di pregare per le anime del Purgatorio; il suo angelo custode lo svegliò e gli disse: «Figlio mio, le anime del Purgatorio aspettano il tuo aiuto e la tua compassione». Per questo non deve meravigliare che nei momenti decisivi dell’agonia, il nostro angelo raddoppi i suoi sforzi per preparare chi gli è stato affidato o l’agonia di altre anime.
         Santa Faustina Kowalska, nel suo Diario, parla molto di come il suo angelo le ispirasse di pregare per gli agonizzanti la Coroncina della Misericordia, che Gesù le aveva insegnato per salvarli. Dice: «In modo misterioso il Signore mi fa conoscere che un’anima agonizzante ha bisogno delle mia preghiere, ma spesso è il mio angelo custode che me lo dice» (II 215)
         Personalmente casi straordinari accaduti nelle missioni, sia personali sia ascoltati dai miei compagni sacerdoti: persone che restano in agonia per mesi e, nel giorno in cui giunge il sacerdote in quei luoghi remoti ed isolati, muoiono in pace e ben preparati dopo aver ricevuto gli ultimi sacramenti. Sembrava, con ogni evidenza, che stessero aspettando il sacerdote per morire, come una grazia speciale che Dio concedeva loro. In alcuni casi è il loro angelo che fa coincidere le cose in modo che il sacerdote giunga in quel luogo.
         Vi sono casi veramente miracolosi come quello che accadde durante la peste del 1597 a Roma. Un giovine di bell’aspetto andò al convento dei Padri Camilliani perché andassero al capezzale di un appestato. Mentre giungevano alla casa il giovane sparì.
         Questo è accaduto in molti luoghi ed è stato riferito da persone assolutamente degne di fede; ad esempio il caso riferito da un padre gesuita, avvenuto pochi anni fa. Fu chiamato d’urgenza da un giovine ben vestito perché andasse a visitare un uomo che si trovava in pericolo di morte, e gli lasciò l’indirizzo. Il sacerdote andò alla casa e trovò che l’uomo di cui gli avevano parlato stava perfettamente bene. Pensò ad uno scherzo di cattivo gusto, però ne approfittò per parlare con lui e lo invitò a confessarsi. L’altro, al principio, non voleva, perché non si confessava da molti anni. A poco a poco entrarono in confidenza, e l’uomo accettò di confessarsi. Il giorno dopo il sacerdote fu informato che l’uomo era morto. Allora, era proprio vero.
         Una notte del 1575 un sacerdote della comunità di san Giovanni d’Avila, in Spagna, fu svegliato da due giovani che gli chiesero di andare ad assistere di gran fretta un moribondo. Il sacerdote andò in chiesa a prendere due ostie per darle al moribondo e magari a un suo familiare. Due giovani portarono due ceri accesi lungo il cammino. Il sacerdote assistette l’infermo e ritornò alla casa parrocchiale con un’Ostia e i due giovani di nuovo lo accompagnarono con i ceri accesi. Ma quando volle ringraziarli, erano già spariti. Quando raccontò questo fatto a san Giovanni d’Avila, costui disse al sacerdote: «Non ti meravigliare, erano due angeli mandati da Dio per premiare il tuo zelo apostolico». Erano gli angeli custodi del sacerdote e dell’infermo?
         Padre O’Keefe de Cork, in Irlanda, racconta un altro episodio. Un giorno andò a trovarlo un giovine ben vestito per chiedergli che andasse ad assistere una donna che stava morendo. Il sacerdote lo seguì e, giunti sul luogo, il giovine sparì. La donna disse al padre che aveva lavorato in un convento di religiose e che esse le avevano insegnato di invocare l’angelo custode quando si trovava in qualche necessità. Così aveva fatto e l’angelo aveva condotto il sacerdote sul luogo per aiutarla a morire bene. Per questo non stanchiamoci di chiedere aiuto al nostro angelo, raccomandiamogli i nostri ultimi momenti e diciamogli: «Angelo mio custode, dolce compagnia, non mi lasciare solo nella mia ultima agonia».
 
Reciti spesso la preghiera dell’angelo?
        

 

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