Categoria: ABORTO E BIOETICA

«Chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato» – 9 Luglio 2021 0

«Chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato» – 9 Luglio 2021

Venerdì 9 luglio 2021

XIV Settimana del Tempo Ordinario

+ VANGELO (Mt 10,1623)

Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Ecco: Io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio Nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità Io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’Uomo». Parola del Signore

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro

Ognuno parla ed esprime quello che ha nel cuore, molto spesso dice cose diverse da quelle che pensa e tradisce la sua coscienza. Quando non si manifesta la verità avviene una disconnessione tra cuore, mente e parola, causando alla persona menzognera, come uno shock interiore. La coscienza si deforma e gradualmente degenera.

Il cammino di Fede autentico cambia il cristiano fino a fargli provare orrore verso le menzogne che prontamente ripete per ingannare o sminuire.

Gesù ci dice che il cristiano impegnato nel cammino spirituale del Vangelo viene illuminato dalla Luce Divina, percepisce la verità dove neanche appare.

«Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro».

Da cosa siamo spinti quando dialoghiamo con un familiare o con un amico o con altri? Si utilizza l’identica retta intenzione oppure sono presenti più pensieri nella mente e mentre si parla si sceglie quale linguaggio utilizzare?

Per debolezza si può cadere in questo gravissimo agire falso, ma si può vincere con la convinta volontà di essere sempre sinceri!

Molti si possono illudere di avere ispirazioni o di aver capito tutto, commettendo molti errori, mentre lo Spirito ispira dove trova una Fede matura, rinnegamento, umiltà, obbedienza a Lui, silenzio interiore, preghiera e verità.

Lo Spirito di Gesù si comporta con il cristiano come il cristiano si comporta con Lui. Dio risponde per come viene invocato.

Non sorprendiamoci se un Vescovo o un Sacerdote non sa pregare con il cuore e un cristiano comune (uomo o donna) è contemplativo e ha raggiunto una elevata spiritualità. Ogni persona è un mistero a se stessa, figuriamoci nelle relazioni esteriori. È sincero solo, ripeto solo, chi vive in comunione con Gesù Cristo, per il resto bisogna valutare caso per caso.

Gesù è sempre vicino a quanti rimangono fedeli a Lui, non li abbandona e non vuole perderli, ma non è sufficiente qualche preghiera o l’ottusa convinzione di fare tutto bene nonostante il distacco dal suo Vangelo.

Gesù dona «cento volte tanto» ai buoni, a quanti osservano la sua Parola e gli obbediscono.

I cristiani coerenti ricevono molte Grazie e protezioni divine, sono persone speciali davanti a Gesù e questo«buon odore» impresso in loro fa scattare nei cattivi un’avversità strana e malefica, mossi quasi sempre dallo spirito satanico.

Tante persone soffrono per quanto ricevono di offensivo da parenti e conoscenti, e non riescono a spiegare la ragione. Una è questa, sicuramente è quella che causa una maggiore avversione in quanti non pregano o sono cattivi.

Nelle persone in cui dimora lo spirito dei diavoli c’è invidia, odio, diffamazione, cattiveria, vendetta. Sono persone molto pericolose. Quanto le incontrate cominciate subito a pregare mentalmente, a perdonare le loro infide operazioni perfide e credete che Gesù non permetterà al Male di danneggiarvi.

I diavoli lavorano ininterrottamente per portare tutti all’inferno, ma i cristiani che pregano sono forti e non si lasciano ingannare da loro, così i diavoli utilizzano molte, molte, molte persone cattive o ingannate dal loro orgoglio, per arrecare del male ai buoni.

«Sarete odiati da tutti a causa del mio Nome».

Per tutti s’intende molti cattivi e quanti sono consacrati direttamente o tramite i gruppi satanici. Tutti questi vengono sconfitti da Gesù Cristo, FORSE NON SUBITO PER LA POTENTE RESISTENZA CHE TRASMETTONO I DIAVOLI AI LORO SEGUACI, ma con la preghiera costante e fiduciosa, i buoni ottengono dal Signore tutto il Bene che chiedono e nel tempo anche Giustizia.

Non ingannatevi se qualche cattivo «trionfa» per alcuni anni o per un tempo più lungo! La vittoria sarà sempre di Gesù, Lui è Dio.

«Chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato». Nulla ci deve spaventare se abbiamo Fede in Gesù, inoltre il Santo Rosario schiaccia i diavoli.

1 Ave Maria per Padre Giulio

«O Augusta Regina del Cielo e Sovrana degli Angeli, a Te che hai ricevuto da Dio la missione di schiacciare la testa di satana, io chiedo umilmente di mandare legioni celesti, perché al tuo cospetto inseguano i demoni, li combattano, reprimano la loro audacia, liberino da ogni male e da ogni persecuzione Padre Giulio e li respingano nell’abisso. Amen».

3 Ave Maria…

Nel nostro sito numerosi articoli interessanti, libri e altro: www.gesuemaria.it

Atto di consacrazione personale

e di riparazione al Cuore di Gesù

O Cuore dell’amatissimo mio Gesù, Cuore adorabile e degno di tutto il mio amore, io, acceso dal desiderio di riparare ed espiare le offese sì numerose e tanto gravi a Te fatte, ed anche per non macchiarmi io stesso, per quanto mi è possibile, della colpa di ingratitudine, Ti offro il mio cuore con tutti i suoi affetti, anzi Ti do e consacro tutto me stesso.

O Gesù, amore dell’anima mia, spontaneamente io offro al Tuo Cuore tutto il valore soddisfattorio che potranno avere le preghiere, gli atti di penitenza, di umiltà, di obbedienza e di ogni altra virtù che farò durante tutta la vita, sino all’ultimo respiro: accettali per quanto sia poco e assai misero quello che io Ti offro.

Per la Santa Chiesa e per i Sacerdoti

O Gesù mio, ti prego per la Chiesa intera: concedile l’amore e la luce del tuo Spirito, rendi efficaci le parole dei Sacerdoti, affinché spezzino anche i cuori più induriti e li facciano ritornare a Te, o Signore.

Signore, dacci Sacerdoti Santi, e Tu stesso conservali nella serenità.

Fa che la potenza della tua Misericordia li accompagni dovunque e li custodisca contro le insidie che il demonio non cessa di tendere all’anima di ogni Sacerdote. La potenza della tua Misericordia, o Signore, distrugga tutto ciò che potrebbe offuscare la santità del Sacerdote, perché Tu sei Onnipotente.

Ti chiedo, Gesù, di benedire con una luce speciale i Sacerdoti dai quali mi confesserò nella mia vita. Amen.

Consacrazione dell’Italia

O Maria, Madre di Dio e Madre nostra, tu hai sempre guardato all’Italia con quello stesso occhio di predilezione con cui l’ha guardata il tuo figlio Gesù.

Tu hai voluto questa terra disseminata dei tuoi Santuari.

Te la consegniamo, questa nostra Patria: sia sempre tua e del tuo Figlio; custodiscila.

Sia pura la Fede, siano buoni i costumi, siano ordinate le famiglie, sia cristiana la scuola; e regni la giusta pace tra tutti.

Che questa Italia continui a svolgere e compia sempre meglio la sua missione: di essere centro vivo ed operante di civiltà cristiana.

Sostieni l’apostolato per Gesù e Maria.  Aiuta con donazioni la diffusione del Vangelo, la Parola di Vita che salva le anime e guarisce le malattie. Il nostro apostolato è vastissimo e non abbiamo fini di lucro, abbiamo bisogno di offerte per sostenere tutte le spese. Aiutaci a continuarlo secondo il Cuore di Gesù. Il nostro forte impegno vuole far conoscere Gesù ovunque e diffondere la vera devozione alla Madonna. Vogliamo diffondere e difendere la sana dottrina della Chiesa. Il vostro contributo economico è un segno di stima e di amore, manifestazione di vicinanza e di Fede. Diventa anche tu difensore dell’unica Chiesa fondata da Gesù. “Dai loro frutti li riconoscerete” (Mt 7,16).

http://www.gesuemaria.it/chi-siamo/sostienici.html

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.

Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.

Proposito

Devo fare memoria ogni giorno delle grande cose che il Signore Gesù ha fatto nella mia vita.

Pensiero

Un’anima che vive nella tiepidezza non pensa per niente a uscirne, perché crede di essere a posto con il buon Dio. (Santo Curato d’Ars)

Per superare le prove dolorose, non soccombere dinanzi gli attacchi dei nemici e ricevere Grazie particolari, anche miracoli impossibili, vi consiglio di recitare ogni giorno la preghiera efficace, già utilizzata da decine di migliaia di fedeli. Sono migliaia le testimonianze di guarigioni e di liberazioni da attacchi malefici, moltissimi hanno superato prove difficili e ottenuto Grazie. Recitatela ogni giorno, è un potentissimo atto di Consacrazione alla Madonna. Potete stamparla dal nostro sito:

http://www.gesuemaria.it/apostolato/efficace-preghiera.html

Continuiamo a recitare ogni giorno il Santo Rosario alle ore 16 e alle ore 21 in comunione di preghiera, già siamo moltissimi a partecipare a questa cordata spirituale. Possiamo pregare in comunione di amore nelle stesse ore, recitando il Santo Rosario ogni giorno secondo le intenzioni della Madonna. Ognuno decide se partecipare alle due Corone oppure a una delle due. L’importante è recitare almeno una Corona al giorno in comunione con Gesù, la Madonna e tra noi. Vi assicuro che le benedizioni saranno abbondanti e chi cerca Grazie le potrà ottenere con maggiore facilità, perché pregando insieme, la preghiera diventa potente.

Martedì 23 marzo 2021 – Sono un povero Sacerdote che prega 0

Martedì 23 marzo 2021 – Sono un povero Sacerdote che prega

Martedì 23 marzo 2021

V Settimana di Quaresima

+ VANGELO (Gv 8,21-30)

Avrete innalzato il Figlio dell’Uomo, allora conoscerete che Io Sono.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado Io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado Io, voi non potete venire”?». E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, Io sono di lassù; voi siete di questo mondo, Io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che Io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma Colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da Lui, le dico al mondo». Non capirono che Egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’Uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da Me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con Me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in Lui. Parola del Signore

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro

Gesù risponde ai farisei con determinazione ma alcune parole risultano enigmatiche, soprattutto a quanti sono prevenuti e cercano prove per accusarLo. In Gesù l’umiltà che traspare è pure forte anche se esprime parole apparentemente incomprensibili.

Le parole di Gesù lasciano sempre riflettere, occorre il suo Spirito per comprenderle e trovare la logicità di tutto il suo insegnamento.

«Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado Io, voi non potete venire».

Le ultime parole chiudono la porta del Paradiso, non a causa di una predestinazione divina, al contrario la causa è il peccato ostinato di quanti rifiutano la conversione. «Dove vado Io, voi non potete venire».

È evidente il riferimento ai peccatori ostinati come i farisei, infatti a loro dice: «Morirete nel vostro peccato».

Non è Gesù a condannare, la sentenza di condanna su quei farisei si basava sulla vita condotta da loro, dalla putridume delle loro anime.

Gesù afferma che essi e quanti hanno la loro mentalità, cercheranno Dio nella sofferenza e forse in punto di morte, ma essendo putrefatti nei peccati non avranno alcuna capacità di pentirsi, né di avvicinarsi alla Verità.

Gesù parla della sua morte e della risurrezione, della riapertura del Paradiso dove Lui salirà nell’Ascensione. Ma perché dice ai farisei che Lo cercheranno ma moriranno nei loro peccati? Proprio perché dopo l’Ascensione i farisei cercheranno il suo Corpo glorioso per accusare gli Apostoli e dissacrare il Cristo, ma non Lo troveranno e resteranno corrotti, perderanno il Paradiso.

«Dove vado Io, voi non potete venire». Gesù non rifiuta nessuno, ama e accoglie quanti cominciano a seguirLo fedelmente, anche coloro che peccano spesso per debolezza ma che si rialzano presto con il pentimento e ricorrono alla Confessione sacramentale.

Se hanno impedimenti morali e non possono confessarsi, chiedano sinceramente perdono a Gesù e si impegnino in un cammino di Fede ricco di opere buone. Il Signore segue anche quanti vivono in peccato ma che pregano e si pentono intimamente dei loro peccati, anche se non c’è l’assoluzione e non ricevono il perdono sacramentale.

Ricordiamo con piena convinzione che Gesù vuole salvare tutti, Lei è vivo e vero, presente in mezzo a noi, è in noi se siamo con Lui.

In ogni circostanza delicata volgete lo sguardo al Crocifisso e chiedete aiuto. Guardate il Crocifisso e la sua forza vi aiuterà.

Ogni giorno si possono ripetere migliaia di atti di amore a Gesù e alla Madonna, brevi giaculatorie che ci legano a Loro e sono richiami molto importanti da ripetere in qualsiasi momento della giornata. Prendete la santa abitudine di recitare le famose giaculatorie o atti d’amore spontanei: ogni volta vi sentirete più forti e avrete la percezione della presenza di Gesù.

Solo chi prega bene vede la realtà in modo oggettivo e non è lontano dalla verità.

I diavoli cercano di impedire ai peccatori di raggiungere la verità e li infarciscono di strani pensieri, di convinzioni false, di tentazioni ricorrenti.

Gesù è sempre vicino a quanti Lo invocano, se non si vive in comunione con Lui, le persone sono assolutamente prive di protezioni e i loro pensieri molto spesso sono negativi, avviliti, pieni di tristezza e di angoscia. La mancanza di Gesù lascia ai diavoli piena possibilità di azione e sono molto scaltri nel preparare inganni.

Questo smuove premurosamente i diavoli e si attivano per non permettere ai peccatori di incontrare buoni Sacerdoti per confessarsi o per consigli.

Nel mio caso, in un esorcismo i diavoli hanno detto che già la mia voce li tortura, stanno male e così FANNO DI TUTTO PER NON FAR PARLARE LE PERSONE CON ME, perché se queste hanno negatività o effetti di maledizioni, parlando con me ne hanno benefici. Nel senso che i diavoli perdono potere e si allontanano. Da molti anni ho compreso questo.

Anni fa quando ero in convento vicino Assisi, mi telefonò una signora molto preoccupata e poi mi passò il figlio, posseduto da molti diavoli. All’inizio era tranquillo, quando cominciai a parlare io il ragazzo si trasformò e con voce cavernosa i diavoli mi gridarono di zittirmi, perché la mia voce aveva l’effetto in loro simile alla corrente elettrica. Senza paura dissi di andare via nell’inferno e i diavoli mi risposero: «Zitto, zitto, sei la nostra disperazione».

Le stesse parole e altre simili, come: «Sei la nostra rovina»; «Ti spezzo le gambe, le braccia e il collo», i diavoli le hanno ripetute contro me in altri esorcismi. Comunque, queste minacce o con parole simili, i diavoli le rivolgono a tutti quei Sacerdoti che sono davvero in comunione con Gesù e vivono per la salvezza delle anime. I diavoli odiano anche i laici che pregano molto ma non possono fare nulla perché protetti.

L’odio verso me è dovuto alla mia piena fedeltà a Gesù e alla Madonna, la mia vita donata pienamente a Loro, i miei scritti e le immagini sacre che diffondo ovunque. Prego per strappare ai diavoli molte anime dirette all’inferno.

Questo spiega le persecuzioni e le diffamazioni contro me di quanti non sono più adoratori di Gesù Cristo e servono il Male.

Moltissime persone mi dicono che dopo avere parlato con me ritrovano la pace, stanno bene, non sono più confuse, e il motivo è l’allontanamento dei diavoli da loro. Non sopportano la mia voce, ma io non faccio nulla né recito preghiere in quei momenti. Forse la mia stessa vita è una preghiera?

Lo sa Dio, io prego anche con le opere perché sono sempre buone e piene di amore verso chiunque, voglio il Bene di tutti e perdono sempre.

È evidente e non c’è alcun dubbio, che tutto avviene per Grazia di Gesù e per la presenza della Madonna. Io sono solo un povero Sacerdote che prega.

1 Ave Maria per Padre Giulio

«O Augusta Regina del Cielo e Sovrana degli Angeli, a Te che hai ricevuto da Dio la missione di schiacciare la testa di satana, io chiedo umilmente di mandare legioni celesti, perché al tuo cospetto inseguano i demoni, li combattano, reprimano la loro audacia, liberino da ogni male e da ogni persecuzione Padre Giulio e li respingano nell’abisso. Amen».

3 Ave Maria…

Nel nostro sito numerosi articoli interessanti, libri e altro:www.gesuemaria.it

Triduo alla Vergine dell’Annunciazione

O Vergine Santa, che l’Angelo Gabriele

salutò «Piena di Grazia» e «Benedetta tra tutte le donne»,

noi adoriamo il mistero ineffabile dell’Incarnazione

che Dio ha compiuto in Te.

L’amore ineffabile che porti al frutto benedetto del tuo seno,

ci è garanzia dell’affetto che nutri per noi, per i quali un giorno

il Figlio tuo sarà Vittima sulla Croce.

La tua Annunciazione è l’aurora della Redenzione

e della salvezza nostra.

Aiutaci ad aprire il cuore al Sole che sorge e allora

il nostro tramonto terreno si muterà in alba immortale.

Madre cara,

Dio è entrato nella Tua vita con il Suo progetto speciale,

aiutami adesso in questa mia necessità (chiedere la Grazia).

Tu, come umile sua Serva, gli hai generosamente aperto

le porte del tuo Cuore.

Il tuo esempio mi sprona a volgermi anch’io verso il Signore

per dirgli:

«Vieni nei miei sogni e nei miei progetti, nelle mie speranze

e nelle mie paure.

Perciò, Signore entra nelle mie tenebre, nelle mie angosce

e nelle mie sofferenze.

Entra anche in quegli angoli della mia vita in cui ho amato

più la mia volontà che la Tua».

3 Ave Maria

Atto di consacrazione personale

e di riparazione al Cuore di Gesù

O Cuore dell’amatissimo mio Gesù, Cuore adorabile e degno di tutto il mio amore, io, acceso dal desiderio di riparare ed espiare le offese sì numerose e tanto gravi a Te fatte, ed anche per non macchiarmi io stesso, per quanto mi è possibile, della colpa di ingratitudine, Ti offro il mio cuore con tutti i suoi affetti, anzi Ti do e consacro tutto me stesso.

O Gesù, amore dell’anima mia, spontaneamente io offro al Tuo Cuore tutto il valore soddisfattorio che potranno avere le preghiere, gli atti di penitenza, di umiltà, di obbedienza e di ogni altra virtù che farò durante tutta la vita, sino all’ultimo respiro: accettali per quanto sia poco e assai misero quello che io Ti offro.

Per la Santa Chiesa e per i Sacerdoti

O Gesù mio, ti prego per la Chiesa intera: concedile l’amore e la luce del tuo Spirito, rendi efficaci le parole dei Sacerdoti, affinché spezzino anche i cuori più induriti e li facciano ritornare a Te, o Signore.

Signore, dacci Sacerdoti Santi, e Tu stesso conservali nella serenità.

Fa che la potenza della tua Misericordia li accompagni dovunque e li custodisca contro le insidie che il demonio non cessa di tendere all’anima di ogni Sacerdote. La potenza della tua Misericordia, o Signore, distrugga tutto ciò che potrebbe offuscare la santità del Sacerdote, perché Tu sei Onnipotente.

Ti chiedo, Gesù, di benedire con una luce speciale i Sacerdoti dai quali mi confesserò nella mia vita. Amen.

Consacrazione dell’Italia

O Maria, Madre di Dio e Madre nostra, tu hai sempre guardato all’Italia con quello stesso occhio di predilezione con cui l’ha guardata il tuo figlio Gesù.

Tu hai voluto questa terra disseminata dei tuoi Santuari.

Te la consegniamo, questa nostra Patria: sia sempre tua e del tuo Figlio; custodiscila.

Sia pura la Fede, siano buoni i costumi, siano ordinate le famiglie, sia cristiana la scuola; e regni la giusta pace tra tutti.

Che questa Italia continui a svolgere e compia sempre meglio la sua missione: di essere centro vivo ed operante di civiltà cristiana.

Sostieni l’apostolato per Gesù e Maria.Aiuta con donazioni la diffusione del Vangelo, la Parola di Vita che salva le anime e guarisce le malattie. Il nostro apostolato è vastissimo e non abbiamo fini di lucro, abbiamo bisogno di offerte per sostenere tutte le spese. Aiutaci a continuarlo secondo il Cuore di Gesù. Il nostro forte impegno vuole far conoscere Gesù ovunque e diffondere la vera devozione alla Madonna. Vogliamo diffondere e difendere la sana dottrina della Chiesa. Il vostro contributo economico è un segno di stima e di amore, manifestazione di vicinanza e di Fede. Diventa anche tu difensore dell’unica Chiesa fondata da Gesù. “Dai loro frutti li riconoscerete” (Mt 7,16).

http://www.gesuemaria.it/chi-siamo/sostienici.html

Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.

Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.

Proposito

Devo impegnarmi a pregare con il cuore, cioè con amore, non solo con le labbra.

Pensiero

Prima di giudicare del vostro prossimo, fate conto che voi siate lui ed esso voi, e vi assicuro che giudicherete rettamente e bene. (San Francesco di Sales)

Per superare le prove dolorose, non soccombere dinanzi gli attacchi dei nemici e ricevere Grazie particolari, anche miracoli impossibili, vi consiglio di recitare ogni giorno la preghiera efficace, già utilizzata da decine di migliaia di fedeli. Sono migliaia le testimonianze di guarigioni e di liberazioni da attacchi malefici, moltissimi hanno superato prove difficili e ottenuto Grazie. Recitatela ogni giorno, è un potentissimo atto di Consacrazione alla Madonna. Potete stamparla dal nostro sito:

http://www.gesuemaria.it/apostolato/efficace-preghiera.html

Continuiamo a recitare ogni giorno il Santo Rosario alle ore 16 e alle ore 21 in comunione di preghiera, già siamo moltissimi a partecipare a questa cordata spirituale. Possiamo pregare in comunione di amore nelle stesse ore, recitando il Santo Rosario ogni giorno secondo le intenzioni della Madonna. Ognuno decide se partecipare alle due Corone oppure a una delle due. L’importante è recitare almeno una Corona al giorno in comunione con Gesù, la Madonna e tra noi. Vi assicuro che le benedizioni saranno abbondanti e chi cerca Grazie le potrà ottenere con maggiore facilità, perché pregando insieme, la preghiera diventa potente.

Aborto diretto e aborto indiretto 0

Aborto diretto e aborto indiretto

ABORTO DIRETTO
Si ha l’aborto diretto ogni qualvolta viene interrotta la gravidanza uccidendo direttamente il bambino nel seno materno per qualsiasi motivo (ad esempio per salvare la vita della madre o per disfarsi di un tiglio ecc.). Ogni caso di aborto diretto è sempre vietato dal costante insegnamento della Chiesa, perché si tratta di un vero omicidio, di un terribile delitto contro un piccolo innocente che non può difendersi dalla mano assassina. Questo insegnamento costante della Chiesa «non è mutato ed è immutabile» ha detto il Papa Paolo VI il 9 dicembre 1972.
Il Concilio Vaticano Il aveva già solennemente ribadito: « Dio, Padre della vita, ha affidato agli uomini l’altissima missione di proteggerla: missione che deve essere adempiuta in modo umano.
Perciò la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura, e l’aborto come l’infanticidio sono abominevoli delitti» (Gaudium et Spes – 51c).
Anche l’aborto procurato, perché si ritiene che il bimbo chiuso in grembo non sia vitale, non è ammesso dalla morale cattolica. Tale divieto si fonda soprattutto sulla costatazione che tale certezza (la morte del bimbo nel seno) è sempre relativa, per cui molte volte si ritiene morto il bimbo mentre poi risulta che era vivo! Inoltre bisogna salvare il principio che non si può mai accorciare la vita a nessuno, neppure a chi è destinato per grave infermità a perderla entro breve tempo.
ABORTO INDIRETTO
L’aborto indiretto si ha quando il medico opera un intervento clinico o chirurgico su una donna gravida per motivi sanitari del tutto indipendente dallo stato di gravidanza della donna, e tale intervento produce la morte del bimbo soltanto come effetto collaterale, cioè secondario, non voluto. Ad es. il medico interviene necessariamente per asportare l’utero affetto da cancro e in questo caso c’è un bambino in gestazione.
L’aborto indiretto è moralmente lecito quando il medico non vuole uccidere il bimbo per salvare la madre, ma vuole e deve effettuare l’intervento necessario ad eliminare un male dell’organismo; ciò facendo, come effetto non voluto anche se previsto, consegue la morte del bimbo. In questo caso non c’è colpa perché l’intenzione e l’azione del medico non colpiscono direttamente il bambino, ma il cancro; non vogliono eliminare- il bimbo, ma il tumore.
La morte del bimbo quindi è una dolorosa conseguenza non voluta, e spesso tragica per la madre. L’aborto è sempre illegale.
Solo Dio è l’origine e il fine della vita umana. La vita umana è vigilata dall’amore di Dio (Gn. 4:10), ed è difesa dal Comandamento divino: «Non uccidere» (Es. 20:13 – Mt. 5:21). Perciò nessuna legge civile può pretendere di legalizzare l’aborto e renderlo moralmente lecito, perché violerebbe un Comandamento di Dio e approverebbe un abominevole delitto.
Le parole del Vangelo: «Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie Me» (Mc. 9:37), indicano chiaramente quale debba essere la condotta dei coniugi cristiani nell’accettare ogni nuovo figlio. L’accoglienza a un bambino che viene in questo mondo va fatta con la consapevolezza di accogliere un essere umano destinato ad essere, mediante il ricevimento del Battesimo, un figlio adottivo di Dio, partecipe della natura divina (2 Pt. 1:4), amato da sempre dal Padre (Ef. 1:4), e fratello di Gesù Cristo, nostro divino Primogenito (Rom. 8:29).
Sesto e Nono Comandamento
Molte volte, si sa, la violazione del sesto e nono comandamento causa la violazione del quinto comandamento. Il sesto e nono comandamento — pecialmente oggi — sono i due comandamenti più calpestati dagli Uomini. Il demonio fa proprio cuccagna con la nostra lussuria. Non per niente la Madonna disse per mezzo di Giacinta di Fatima: «I peccati che mandano più anime all’inferno sono i peccati della carne». E non per niente Dio ha dato all’umanità due comandamenti in materia di castità e di continenza.
Anche nei riguardi dell’aborto molto spesso la causa è solo la concupiscenza della carne! La degenerazione della sessualità anziché alla propagazione porta alla distruzione della vita.
Non commettere atti impuri — Non desiderare la donna d’altri», dice il Signore, e cioè non profanare il tuo corpo, il tuo cuore, non fornicare, non avere rapporti adulterini, non avere rapporti prematrimoniali.
Il frutto di questi peccati può essere il concepimento di un bimbo. Però questo bimbo così concepito non è voluto, non è gradito, anzi è di fastidio e spesso lo si odia a tal punto da ucciderlo per disfarsene. E l’aborto, è l’assassinio dell’innocente.
La lussuria, la concupiscenza carnale, l’immoralità e l’erotismo, la nefandezza di comportamento da bruti, la glorificazione della pornografia e della pornocinematografia, del pansessualismo, del nudismo più rivoltante: tutto questo è oggi una realtà cancrenosa che sta putrefacendo la società e sta operando i massacri di milioni e milioni di innocenti ogni anno.
A tre anni dell’approvazione della legge 194 sull’aborto, ogni anno gli aborti aumentano in Italia sempre più. Il prof. Luigi Perniola, della Terza Clinica di Patologia ostetrica dell’Università di Roma, a un convegno scientifico sullo « stato attuale e prospettive della contraccezione», organizzato a Roma dal Club Europeen de la Santé, ha parlato di oltre 800 mila aborti, legali e clandestini, all’anno. Eppure questo numero, osserva il prof. Perniola, è inferiore alla realtà. Infatti un’indagine conferma che in Italia il numero degli aborti soltanto clandestini supera i 500 mila l’anno.
Impressionante, poi, è la crescita degli aborti tra le minorenni. Tra il 1979 e il 1980, per esempio, le domande per l’autorizzazione all’aborto, rivolte dalle minorenni ai giudici tutelati, sono aumentate del 47,69%! Da quanto è stato detto si calcola che nel mondo cristiano vengono uccisi più di 10 milioni di bambini ogni anno. Nel mondo intero più di 60 milioni.

Le menzogne sterilizzatrici di sigmund freud 0

Le menzogne sterilizzatrici di sigmund freud

Una doverosa premessa: Nell’ambito delle false teorie psicanalitiche, come di moltissime false teorie economiche, la preponderante presenza giudaica non può non essere rilevata. In questi casi la lobby ebraica ha saputo condire sempre in salsa scientifica le peggiori menzogne.

In particolare la psicanalisi ha avuto come “padre” l’ebreo sigmund freud, così come ebrei furono i suoi principali seguaci sia ortodossi che eterodossi. Questi ultimi ebbero nel giudeo adler il principale esponente. Persino i medici che per primi applicarono le folli teorie di tale “nuova scienza” furono giudei: in Italia, per molti anni l’unica rivista che parlava di psicoanalisi era diretta dall’israelita edoardo weiss; il quale aveva come collaboratori quasi solo elementi di religione ebraica, in un paese dove gli ebrei erano meno di cinquantamila a fronte di una popolazione complessiva di oltre trenta milioni di persone.
Il principale, se non l’unico, scopo delle false teorie psicanalitiche è rappresentato dalla necessità di ridurre la natalità nelle masse non vaccinate al riguardo di tali scelleratezze; bensì convinte di trovarsi dinanzi ad “ineluttabili verità scientifiche”.
II) Il padre della psicanalisi e le sue “verità”.
Abbiamo già accennato al “padre della psicanalisi” sigmund freud. Ogni suo libro è ritrovabile in edicola… ce lo si presenta come un “vate” della scienza…
In realtà egli non fu altro che l’inventore di una delle più pericolose tossine che siano mai state inoculate nelle masse: la falsa scienza psicoanalitica.
Tale “scienza” genera ogni sua assunzione partendo dal presupposto che il comportamento umano è sempre e comunque determinato dal “LÌBIDO”: forza primordiale irresistibile che ha come unico movente il godimento, in tutte le forme, ma essenzialmente in quella che, direttamente od indirettamente, si riconduce al …sesso.
Le tesi sviluppate dal freud su tale base teorica, con l’ausilio di abili giri di parole, possono inculcare nella mente del neofita concetti che non esitiamo a definire mostruosi.
Partendo dalla disamina della sessualità infantile (!!!) freud afferma che l’infante trova un appagamento sessuale analogo a quello che può dare un coito nel… suggere al seno materno. Dopo il periodo dell’allattamento, l’infante prova un piacere analogo a quello che può dare una masturbazione nel… succhiarsi il pollice. Ma freud supera se stesso allorquando attribuisce valenze sessuali analoghe a quelle di una masturbazione perfino alla ritenzione delle feci nell’età prepuberale.
La falsità delle tesi freudiane, peraltro iperpropagandate, è evidente: suggere il latte dal seno materno, o dal biberon, da lo stesso appagamento sessuale che può dare… un buon pasto ad un adulto; mentre secondo freud: “Chi abbia visto un poppante staccarsi sazio dal seno materno e cadere addormentato con le guance arrossate e con il viso beato, non può rifiutarsi di riconoscere che questa immagine è il prototipo dell’espressione del soddisfacimento sessuale nella vita dell’adulto.”
Per quel che riguarda la sunzione del pollice, freud afferma: “Il bambino che indulge al succhiamento sensuale esamina il proprio corpo e ne sceglie una parte (erogena) da succhiare.” Ma allora perché vengono succhiati anche i ciucciotti? Sono per caso una zona erogena al pari del pollice?, e… i leccalecca?!
La menzogna freudiana riguardante la ritenzione delle feci, vista come “libido” dell’età prepuberale è altrettanto facilmente smascherabile: ritenere le feci (a qualsiasi età) serve solo ad ammorbidirle e ad espellerle in modo più completo e meno doloroso; chiunque abbia letto le modalità d’uso di una purga lo sa bene.
Come non vedere in queste tesi farneticanti un, nemmeno tanto subdolo, invito alla pedofilia? Questo bambino di 8-9 anni che “gode” nel ritenere le feci… come può non far sorgere un lapalissiano parallelismo col desiderio sodomico? Per non parlare poi di quel… “succhiamento sensuale”…
Ma il fine ultimo, perseguito da freud e dalla lobby, non è tanto l’istigazione alla pedofilia od alla pederastia; quanto il farci ragionare sotto una chiave diversa. Si cerca di farci vedere la malizia la dove non ve ne può assolutamente essere. Si cerca di tramutare il nostro naturale istinto protettivo nei confronti dei bambini in qualcosa d’altro. L’ “altro” in questione, solo in individui particolarmente predisposti, può portare da una vera e propria forma di degenerazione sessuale; altrimenti si traduce in una semplice disaffezione nei confronti dei figli che rappresentano, come abbiamo visto e come vedremo ancora in seguito, il nemico numero uno del regime.
A questo stratagemma per ridurre la naturale predisposizione alla procreazione dei genitori, il “padre della psicanalisi” ne afficanca un altro ancora più potente. Il nostro eroe non s’accontenta di fare vedere ai genitori i propri pargoletti come dei lussuriosi. Egli cerca anche di insinuare una sorta di gelosia malata del genitore nei confronti del figlio del proprio stesso sesso; utilizzando a tal uopo l’ennesima “teoria psicoanalitica”, secondo la quale ogni bambino prova amore incestuoso nei confronti del genitore del sesso opposto. I figli desiderano accoppiarsi con la madre (“complesso di Edipo”) e le figlie col padre (“complesso di Elettra”)…
…Ma che degenerati che eravamo da poppanti!!!
Comunque, sdrammatizzazioni a parte, rimane importante sottolineare che la psicoanalisi serve solo a farci detestare, possibilmente anzitempo, coloro che, scevri da ogni menda, sono innocenti per definizione.
III) Psicoanalisi e corruzione sessuale
Il padre della psicoanalisi dopo aver detto tutto quanto fosse stato possibile dire contro i bambini per non farli fare; da buon “padre” si preoccupa anche di elargirci una quantità elevatissima di “buoni consigli” finalizzati a farci vivere in modo “sano” la sessualità…
Ora, di questi consigli, noi riteniamo opportuno riportare i due che sono in assoluto più importanti.
Il primo riguarda la verginità all’altare che fu per millenni, ed è a tutt’oggi, un pilastro sul quale si fonda ogni sana morale sessuale: i paesi nei quali la maggior parte delle spose giungono vergini alla prima notte di nozze sono …guarda caso… proprio quelli a più elevato tasso di prolificità. E questo perché, coloro che sono stati in grado di contenersi fino al matrimonio, coloro che si sono mantenuti puri fino a giacere sul talamo nuziale, molto più probabilmente sapranno essere reciprocamente fedeli di chi è passato di letto in letto con la stessa facilità con la quale respirava. Naturalmente la fedeltà mantiene saldo il legame conigale, rende sereni e felici, e predispone ad una maggiore prolificità.
Il corruttore da tutti quanti chiamato “padre della psicoanalisi” queste cose le sapeva benissimo; così come sapeva benissimo che i divorzi, oltre che rendere infelici, sono un potentissimo mezzo di riduzione delle nascite. Si vuole inoltre che vi sia una relazione molto forte tra divorzio e suicidio, dato che oltre il 60% dei suicidi è anche divorziato, mentre i divorziati rappresentano una percentuale assai inferiore della popolazione adulta dei paesi occidentali. Ragione per la quale si può senz’altro dire che i divorzi oltre a ridurre le nascite aumentano anche le morti…
Nel suo trattato, del 1918, intitolato “Il tabù della verginità” freud denuncia la verginità al matrimonio come un grave ostacolo alla vita di coppia, in quanto la donna odierà sempre, …”inconsciamente”… l’uomo che l’ha deflorata. Ragione per la quale è fortemente raccomandabile che la donna non sposi mai l’uomo che, per primo, la concupisce. Freud afferma, inoltre, che è per questo motivo che i matrimoni delle divorziate risposate sono molto più solidi (!!!). Ragione per la quale si desume che, il divorzio è quanto mai auspicabile per le donne che hanno sposato l’uomo che ha tolto loro la verginità .
Che ne dite?! Niente male come… “teoria psicanalitica”!
Il trattato in questione si dilunga su tutta una casistica relativa a culture primitive nelle quali dovrebbero trovare riscontro le “teorie” di freud. Molto probabilmente si tratta solo di menzogne, ma potrebbe non essere sempre così. Parecche tribù che vivono allo stato primitivo hanno una morale sessuale assai malata e perversa. Quale vantaggio si ottiene da una tale morale? L’unico ed il solo vantaggio è rappresentato dalla …crescita demografica zero, che è (materialisticamente parlando, beninteso) vantaggiosa; ma solo ed esclusivamente quando le risorse alimentari non aumentano, a causa dell’assenza di progresso tecnologico. Tutti i popoli civili hanno, al contrario, un incremento demografico sempre molto inferiore all’aumento delle risorse alimentari; e ciò a causa del continuo progresso scentifico. Freud ci dice che dobbiamo imparare la morale sessuale da civiltà che non sono mai riuscite a sollevarsi dal magma. Mentre non dobbiamo curarci di buttare a mare gli insegnamenti di tutte; dico TUTTE, le civiltà progredite, presenti e passate.
La masturbazione e la sua… ovvia… salubrità… rappresentano il secondo “consiglio” del buon “padre della psicanalisi”.Che dire… meglio quello che far figli!
Nel testo intitolato “Contributi ad una discussione sulla masturbazione” del 1912, il nostro eroe parte dalla teoria delle masturbazioni in età neonatale e prepuberale sopra esposte, per poi giungere a conclusioni di pura follia, quando, fra l’altro, si afferma che la riduzione della potenza sessuale, derivante dall’onanismo, è quanto mai positiva al fine di facilitare la pratica delle virtù e della FEDELTA’ FAMILIARE(!!!). Insomma, freud afferma che, masturbandosi, si potrà essere più facilmente fedeli alla propria consorte…
Dobbiamo dunque concludere, riflessione nostra, che se si ci congiunge con essa… l’infedeltà è garantita?!
Ancora, a riguardo della masturbazione freud ne parla come nuova “terapia”. Egli, testualmente, afferma:
<(i conferenzieri ai quali si rivolge questo suo trattato n.d.A.) certo avete presenti i molti attacchi isterici in cui gli atti masturbatori si presentano sotto forma mascherata o irriconoscibile (?!), dopo che il soggetto ha rinunciato a quella forma di appagamento, e i numerosi sintomi nella nevrosi ossessiva che cercano di sostituire e di ripetere questo tipo di attività sessuale, che in precedenza è stata proibita (…grave errore…). Possiamo quindi parlare di un ritorno terapeutico della masturbazione. Alcuni di voi (sempre i conferenzieri) avranno avuto modo di constatare che è di grande aiuto se, durante il trattamento (…”psicoterapico”…), il paziente osa (…osa!!!) riprendere a masturbarsi>>.
Che dire? Pare proprio sia sempre preferibile masturbarsi che congiungersi con la propria consorte… Del resto, se lo si facesse… potrebbe anche succedere il …misfatto…
IV) Il “padre della psicanalisi” ed i suoi molteplici …”figli”
Come ogni buon padre, anche freud ebbe i suoi “figli” i quali si dividono in figli devoti e fedeli, che onorano il genitore, e figli biricchini e scapestrati… Risulta ovvio che i figli devoti non fecero e non fanno nient’altro che applicare le “verità scentifiche” del padre loro. Mentre i figli “monelli” di cotanto padre si cimentarono nell’elaborazione di nuove “teorie psicanalitiche”; le così dette teorie “eterodosse”.
Tuttavia, sia le teorie eterodosse che quelle ortodosse, pur essendo spesso assai diverse fra loro, risultano equivalenti nella loro sostanza sterilizzatrice. In altri termini, lo scopo che muove questi “studiosi” è sempre e solo il nostro annientamento. La dimostrazione di ciò è data dal fatto che per tutti gli psicanalisti risulta essere un dogma la teoria dell’amore incestuoso che da bambini provavamo per il genitore del sesso diverso dal nostro.
Il cruccio di tutti gli psicanalisti è stato inoltre sempre quello di voler reinterpretate ogni desiderio superiore dell’uomo come frutto di nevrosi e di compensazioni psichiche. In altri termini i “figli” di freud hanno cercato di creare una nuova VISIONE DEL MONDO; non più religiosa o politica, bensì psicanalitica (!!!).
Ad esempio, chi manifesta preferenze nazionalistiche, quali il tifare per la propria nazionale, risulta essere, per costoro, vittima di una “trasposizione” (o “sublimazione”) dell’amore incestuoso che si provava da fanciulli per la propria madre. In altri termini, il tifoso o colui che privilegia per i suoi acquisti prodotti del proprio paese, per non parlare poi del vero e proprio nazionalista, altro non fa che trasporre l’amore incestuoso della propria infanzia nei confronti della nazione vista, inconsciamente, come una …”nuova madre”… Da cui l’ovvia deduzione secondo la quale, una tifosa della nazionale non può che essere una donna con forti tendenze al …lesbismo…
Per i figli di freud, ogni devozione religiosa è frutto di “trasposizioni” di simil fatta.
Dette “trasposizioni” sono talmente perverse e blasfeme che, in questo scritto, per rispetto della eventuale fede del lettore, non oso riferire nel dettaglio.
Ogni simbolo religioso rappresenta chissà quale “totem” (simbolismo) sessuale. Ogni elevarsi dello spirito al di sopra della materialità delle cose; per esempio rendendo grazie a Dio per la Sua gloria immensa o per la bellezza di quanto da Lui creato; non rappresenta altro che una “compensazione” di “nevrosi”, cagionate dalla paura primordiale per l’ignoto insita in noi; oppure, peggio, generate dalla repressione dell’incontenibile LÌBIDO; altro dogma intangibile di tutte le teorie psicanalitiche. In altri termini, se ci capita di sentirci bene dopo aver pregato, lo dobbiamo solo al fatto che abbiamo compensato la frustrazione sessuale che ci rendeva insodisfatti con una sorta di “masturbazione encefalica” quale sarebbe per questi “studiosi” la preghiera. Oppure il suddetto benessere dello spirito potrebbe, secondo altre “teorie”, essere il frutto dell’ “esorcizzazione” della paura per l’ignoto, tipica dell’uomo primitivo che… “vive in noi”.
Nella visione del mondo che la psicanalisi ci vuole imporre non esistono sentimenti nobili. Tutto viene degradato: non esiste altruismo, non esiste generosità, non esiste bontà, non esiste fedeltà, ma solo “compensazioni” di sensi di colpa, di nevrosi o di chissà quale perversione sessuale repressa…
L’uomo viene ridotto a semplice automatismo biologico. I vizi più perversi vengono presentati come indiscutibili necessità e ciò in quanto ogni repressione della LÌBIDO cagiona… “mali devastanti”…
La LÌBIDO si configura come una sorta di nuovo dio; ovviamente cornuto, che la religione psicanalitica vuole farci adorare. Tutto viene reinterpretato in questa chiave riduzionistica, meccanicistica, perversa ed, ovviamente, sterilizzatrice. per quanto attiene agli effetti finali.
V) La verità e le menzogne
Un’ultima importante considerazione rimane da compiere a riguardo della “scienza psicanalitica”: perché molte menzogne siano credibili è importante infarcirle con una dose, se pur minima, di verità. Un abile mentitore sa che il miglior modo per perpetrare grandi inganni è quello di guadagnarsi la fiducia dell’ingannato, abbindolandolo con delle verità lapalissiane, evidentissime; ma di secondaria importanza rispetto alle menzogne che gli vengono propinate.
Nel nostro caso freud sfonda una porta aperta quando rileva che, in genere, ci si dimentica di fare quel che meno ci piace fare. Il concetto in questione venne espresso nella famosa teoria dei “lapsus freudiani”. Ma questo non ce lo doveva dire freud; lo sapevamo già. Chiunque sappia usare anche solo un briciolo di auto analisi si rende perfettamente conto che, se si dimentica (o se perde) spesso l’ombrello è perché quest’ultimo, se non piove, è …scomodo e sgradevole da portare con se.
Quando freud interpreta i sogni dicendo, fra l’altro, che in genere si sogna ciò che si desidera oppure quel che si teme; ancora una volta, non fa che dire una cosa ovvia. Ovvia a chiunque si sia sognato di mangiare prima di svegliarsi con molto appetito. Ovvia a chiunque abbia sognato di sostenere un esame la notte prima dell’esame medesimo.
Come detto, queste piccole verità servono solo per acquistare la nostra fiducia al fine di poterci meglio ingannare. Ciò non toglie che, il treno (carico di menzogne) della forviante dialettica di freud e discepoli debba necessariamente passare sui binari della nostra, più assoluta, indifferenza.

La dignità dell’embrione umano 0

La dignità dell’embrione umano

La dignità dell’embrione umano

di Adele Ceramico

Nella terminologia medica vengono usati vari termini per indicare il neoconcepito. A seconda del periodo gestazionale che si osserva si parla di zigote, di pre-embrione, di embrione o di feto. Ma, in effetti, non ha alcuna importanza come venga chiamato il frutto del concepimento umano: esso comunque è una persona alla quale si deve il rispetto ed alla quale si deve riconoscere la stessa dignità del bambino appena nato.
Ogni essere umano, fin dal primo istante del suo concepimento, fin dal momento in cui la cellula germinale femminile si unisce con quella maschile, dando così origine ad una nuova vita, ha il diritto di essere rispettato come persona e gli devono essere riconosciuti quei diritti propri della persona umana stessa, ed il primo fra questi è il diritto alla vita [cfr. Donum Vitae, I, 1 (si indicherà con DoV, tale documento)].
“L’essere umano è da rispettare – come una persona – fin dal primo istante della sua esistenza” [DoV, I, 1]: non importa quindi a quale stadio della sua crescita si trovi il neoconcepito. Egli è vita umana e ciò basta perché le si riconosca la stessa dignità della persona già nata. Dall’istante in cui avviene la fusione tra l’ovulo e lo spermatozoo inizia una nuova vita, che è diversa sia dal padre che dalla madre. La stessa scienza ha messo in risalto che fin da tale momento si costituisce un nuovo individuo umano che ha una sua propria identità biologica [cfr. DoV, I, 1; cfr. anche Dichiarazione sull’aborto procurato, 12-13].
Nello sviluppo embrionale non possono esserci salti di qualità, che possono farlo passare dall’essere “cosa” all’essere persona. “Il corpo umano può maturare come tale in quanto lo è già” [R. LUCAS LUCAS, Antropologia e problemi etici, Cinisello Balsamo (MI) 2001, p. 83]. Sappiamo come ci siano studiosi che non considerino l’embrione umano “persona” dal momento del concepimento. Ma bisogna tener presente che, nello sviluppo dell’embrione, la vita biologica non può dissociarsi da quella prettamente umana [cfr. R. LUCAS LUCAS, o. c., p. 83].
In effetti, l’inizio dello sviluppo dell’embrione non può considerarsi di carattere puramente biologico, non può prima iniziare lo sviluppo delle cellule biologiche e poi, in un secondo momento, quelle stesse cellule diventare cellule umane!
“L’embrione appartenente alla specie biologica umana, che non fosse fin dall’inizio vero individuo umano, non potrebbe diventarlo successivamente senza contraddire la propria identità di essenza” [R. LUCAS LUCAS, o. c., p. 84].
L’essere umano è tale fin dal momento del concepimento e non può essere considerato diversamente, altrimenti si dovrebbe arrivare all’affermare l’assurdo e cioè che potrebbe diventare umano, con tutte le relative caratteristiche, “qualcosa” che invece è iniziata come non – umana.
L’embrione umano è individuo ed è unico. L’unicità è una caratteristica della persona umana che va applicata al neoconcepito.
“Gli individui appartenenti a una medesima natura sono tali per le caratteristiche generali di quella natura da essi partecipata; in questo senso ogni uomo è un individuo perché appartiene alla natura umana” [R. LUCAS LUCAS, o. c., p. 95].
Pure se l’embrione umano non è in grado di espletare tutte quelle funzioni tipicamente umane, non si può però non riconoscere che, dal momento del concepimento, si costituisce la capacità reale di poter attivare tutte quelle attività superiori per l’uomo. Non è necessario neppure attendere la cosiddetta stria primitiva, e neppure che il primo nucleo del sistema nervoso abbia la sua struttura, perché il frutto del concepimento possiede già la capacità necessaria sia per realizzare il cervello che la sua funzione [cfr. E. SGRECCIA, Manuale di Bioetica, vol. I, Milano 20003, p. 118].
“Questa reale capacità si radica nell’essenza stessa dell’individualità umana da cui la corporeità è informata e strutturata dallo spirito che la vivifica” [E. SGRECCIA, o. c., p. 118].
Non si può, quindi, fare una distinzione, a livello ontologico, tra individuo umano e persona umana, qualsiasi sia la fase di sviluppo in cui si trovi dal momento in cui è avvenuto il concepimento e qualsiasi sia lo stadio di maturazione intellettuale raggiunto [cfr. E. SGRECCIA, o. c., p. 118].
La persona umana ha il diritto di essere rispettata fin dal momento del suo concepimento in quanto essa, in se stessa, ha una valore superiore e trascendente, rispetto agli altri esseri viventi. Ed un tale dovere riguarda ogni singola persona, indipendentemente da quali possano essere le differenze di sesso, di situazione psicologica, sociale, ecc…, perché in ogni uomo abbiamo la realizzazione dell’umanità con tutta la dignità che le spetta [cfr. M. L. DI PIETRO – E. SGRECCIA, Procreazione assistita e fecondazione artificiale tra scienza, bioetica e diritto, Brescia 1999, p. 157].
Applicare questo al frutto del concepimento umano significa permettergli di svilupparsi per quello che è: una persona. La stessa dignità che l’uomo rivendica per se stesso, deve essere riconosciuta anche all’embrione, qualsiasi sia il momento del suo stadio di sviluppo, perché è e resta sempre persona alla quale deve essere lasciata la libertà e possibilità di svilupparsi e crescere come tale. E non c’è diritto più grande dell’uomo se non quello alla vita, all’esistere, all’integrità fisica, alla salute.
Il neoconcepito, l’atteso è il più indifeso degli esseri umani, che non ha ancora la forza di ribellarsi contro chi non vorrebbe farlo vivere.
Nel Vangelo troviamo che Gesù, quando gli viene chiesto chi fosse il più grande nel Regno dei Cieli, chiama un bambino e lo pone in mezzo [cfr. Mt 18, 1-2] dicendo:
“Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel Regno dei Cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me” [Mt 18, 4-5]. Riferendoci a questi versetti potremmo chiederci: chi è più piccolo del bambino appena concepito? E, con tale domanda, riflettere su quale valore immenso ha la vita di ogni uomo, fin dal suo primo istante nel grembo materno

La dignità della persona umana 0

La dignità della persona umana

L’uomo immagine di Dio

213. Come conosciamo noi la vera vocazione dell’uomo?
È Cristo che svela pienamente l’uomo all’uomo e gli rende nota la sua altissima vocazione.

214. Qual è questa vocazione dell’uomo?
Dotata di un’anima spirituale, di intelligenza e di volontà, la persona umana fin dal suo concepimento è ordinata a Dio e destinata alla beatitudine eterna. Essa raggiunge la propria perfezione nel cercare e amare il vero e il bene.

215. Quale deve essere il comportamento morale dell’uomo?
L’uomo, che è dotato di vera libertà, segno altissimo dell’immagine divina in lui, è tenuto a seguire la legge morale che lo spinga a fare il bene e a fuggire il male. Questa legge risuona nella sua coscienza.

216. La libertà dell’uomo è inclinata ugualmente al bene e al male?
L’uomo, ferito nella propria natura dal peccato originale, è soggetto all’errore e incline al male nell’esercizio della sua libertà. [38]

217. Come possiamo superare questa inclinazione?
Con la sua Passione Cristo ci ha liberati da Satana e dal peccato. Ci ha meritato la vita nuova dello Spirito. La sua Grazia restaura ciò che il peccato aveva deteriorato.

218. Quale sarà il compimento della vita morale?
La vita morale,cresciuta e maturata nella Grazia, arriva a compimento nella gloria del cielo, dove si realizzeranno le beatitudini evangeliche.

LA NOSTRA VOCAZIONE ALLA BEATITUDINE

219. Qual è il significato delle beatitudini evangeliche nella nostra vita?
Le beatitudini evangeliche ci insegnano qual è il fine ultimo al quale Dio ci chiama: il Regno, la visione di Dio, la partecipazione alla natura divina, la vita eterna, la filiazione divina, il riposo in Dio.

220. Le beatitudini ci indicano anche la via da seguire per andare in cielo?
Sì, le beatitudini ci mettono di fronte a scelte decisive riguardo ai beni terreni: esse purificano il nostro cuore per renderci capaci di amare Dio al di sopra di tutto e ci danno i criteri di discernimento nell’uso dei beni terreni in conformità alla legge di Dio.

221. La beatitudine della vita eterna è raggiungibile con le sole forze umane?
No, la beatitudine della vita eterna è un dono gratuito di Dio: è soprannaturale al pari della Grazia che ad essa conduce.

LA LIBERTÀ DELL’UOMO

222. Che cos’è la libertà?
La libertà è il potere di agire o di non agire e di porre così da se stessi azioni deliberate.
Essa raggiunge la perfezione del suo atto quando è ordinata a Dio, Bene supremo.

223. Perché Dio ci ha lasciati liberi?
Dio ha lasciato l’uomo «in balia del suo proprio volere» (Sir 15,14) perché potesse aderire al suo Creatore liberamente, e così giungere alla beata perfezione.

224. Che cosa comporta per l’uomo l’essere libero?
La libertà caratterizza gli atti propriamente umani. Rende l’essere umano responsabile delle azioni che volontariamente compie. Il suo agire libero gli appartiene in proprio.

225. Ci sono dei fattori che diminuiscono la responsabilità?
La responsabilità e l’imputabilità di un’azione possono essere sminuite o annullate dall’ignoranza, dalla violenza dal timore e da altri fattori psichici o sociali.

226. L’uomo ha il diritto di esercitare la propria libertà?
Il diritto all’esercizio della libertà è un’esigenza inseparabile dalla dignità dell’uomo, particolarmente in campo religioso e morale. Però l’esercizio della libertà non implica il diritto di dire o fare qualsiasi cosa.

227. Chi ci dona la vera libertà?
Gesù, il quale «ci ha liberati perché restassimo liberi» (Gal 5,1).

LA MORALITÀ DEGLI ATTI UMANI

228. Da che cosa dipende la moralità degli atti umani?
La moralità degli atti umani dipende: 1) dall’oggetto scelto; 2) dal fine che ci si prefigge; 3) dalle circostanze dell’azione. Oggetto, fine e circostanze prendono il nome di «fonti» della moralità.

229. In che modo l’oggetto specifica l’atto del volere?
L’oggetto scelto specifica l’atto del volere in quanto la ragione lo riconosce e lo giudica buono o cattivo.

230. Si può compiere un’azione cattiva per un fine buono?
No, il fine non giustifica i mezzi. Non è lecito compiere un male perché ne derivi un bene.

231. Che cosa si richiede perché un atto sia moralmente buono?
Perché un atto sia moralmente buono si richiede che siano buoni l’oggetto, il fine e le circostanze.

LA MORALITÀ DELLE PASSIONI

232. Che cosa si intende per «passioni»?
Il termine «passioni» indica gli affetti e i sentimenti.

233. Quali sono le passioni principali?
Sono l’amore e l’odio, il desiderio e il timore, la gioia, la tristezza, e la collera.

234. Le passioni sono buone o cattive?
Nelle passioni, intese come moti della sensibilità, nella misura in cui dipendono o no dalla ragione e dalla volontà, c’è in esse il bene o il male morale. Esse possono venire assunte nelle virtù o pervertite nei vizi.

235. La perfezione del bene morale esige l’eliminazione delle passioni?
No: la perfezione del bene morale si ha quando l’uomo non è indotto al bene dalla sola volontà, ma anche dal suo «cuore».

La coscienza

236. Che cos’è la coscienza?
La coscienza morale è un giudizio della ragione, con il quale la persona umana riconosce la qualità morale di un atto concreto. Essa è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si trova da solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria.

237. La coscienza deve essere educata?
Sì, la coscienza deve essere educata e formata. Una coscienza ben formata è retta e veritiera. Formula i suoi giudizi seguendo la ragione, in conformità al vero bene voluto dalla sapienza del Creatore.

238. Bisogna sempre obbedire alla coscienza?
Non si può mai andare contro la coscienza. Però la coscienza morale può trovarsi nell’ignoranza o dare giudizi erronei. Ora, tali ignoranze ed errori non sono sempre esenti da colpevolezza. Vi è quindi l’obbligo di rettificare e formare la coscienza.

239. Come si può formare la coscienza?
La parola di Dio è una luce sui nostri passi. Dobbiamo assimilarla nella fede e nella preghiera, guidati dall’insegnamento sicuro della Chiesa, e dobbiamo metterla in pratica. In tal modo si forma la coscienza morale.

Le virtù

240. Che cosa sono le virtù?
Le virtù sono disposizioni abituali e ferme a compiere il bene. Più precisamente sono disposizioni stabili dell’intelligenza e della volontà, che regolano i nostri atti, ordinano le nostre passioni e indirizzano la nostra condotta in conformità alla ragione e alla fede. Possono essere raggruppate attorno a quattro virtù cardinali: la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza.

241. Che cos’è la prudenza?
La prudenza è la virtù che dispone la ragione pratica a discernere, in ogni circostanza, il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per attuarlo.

242. Che cos’è la giustizia?
La giustizia è la virtù che consiste nella volontà costante e ferma di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto.

243. Che cos’è la fortezza?
La fortezza è la virtù che assicura, nelle difficoltà, la fermezza e la costanza nella ricerca del bene.

244. Che cos’è la temperanza?
La temperanza è la virtù che modera l’attività dei piaceri sensibili e rende capaci di equilibrio nell’uso dei beni creati.

245. Come possono crescere le virtù morali?
Le virtù morali crescono per mezzo dell’educazione, di atti deliberati e della perseveranza nello sforzo. La Grazia divina le purifica e le eleva.

246. Oltre a quelle morali vi sono altre virtù?
Sì, oltre alle virtù morali vi sono quelle teologali, cioè la fede, la speranza e la carità, che dispongono i cristiani a vivere in relazione con la Santissima Trinità. Hanno Dio come origine, motivo e oggetto. Dio conosciuto mediante la fede, oggetto di speranza, amato per se stesso. Esse informano e vivificano tutte le virtù morali.

247. Come opera in noi la fede?
Per la fede noi crediamo in Dio e crediamo tutto ciò che Egli ci ha rivelato e che la Santa Chiesa ci propone a credere. [12]

248. Come opera in noi la speranza?
Per la speranza noi desideriamo e aspettiamo da Dio, con ferma fiducia, la vita eterna e la Grazia per meritarla.

249. Come opera in noi la carità?
Per la carità noi amiamo Dio al di sopra di tutto e il nostro prossimo come noi stessi per amore di Dio. Essa «il vincolo di perfezione» (Col 3, 14) è la forma di tutte le virtù.

250. Quali sono i sette doni dello Spirito Santo?
I sette doni dello Spirito Santo dati ai cristiani sono la sapienza, l’intelletto, il consiglio, la fortezza, la scienza, la pietà e il timore di Dio.

La bioetica in difesa dell’uomo 0

La bioetica in difesa dell’uomo

LA BIOETICA IN DIFESA DELL’UOMO

Il termine “Bioetica” è recente, anche se affonda le sue radici in due antiche parole greche: “Bìos”, che significa “vita” ed “Ethòs” che significa “morale”.
La Bioetica si può quindi definire così:
LA BIOETICA È LA SCIENZA MORALE CHE REGOLA GLI INTERVENTI MEDICI SULLA VITA DELL’UOMO.
In altre parole la Bioetica deve dirci quando gli interventi medici sulla vita dell’uomo sono un bene o un male, quando sono leciti o no .
In questa ricerca ci faremo guidare unicamente dalla ragione umana: in tal modo ogni persona ragionevole potrà facilmente condividere quel che diremo.
CHI È L’UOMO
Poiché la scienza bioetica ha il compito di stabilire ciò che è bene e ciò che è male per l’uomo, è necessario anzitutto conoscere chi è l’uomo.
OGNI UOMO È UNITÀ SOSTANZIALE DI UN CORPO MATERIALE E DI UN’ ANIMA SPIRITUALE.
a) IL CORPO MATERIALE
Osservando l’uomo, ci imbattiamo anzitutto nel suo corpo fatto di materia, ossia fatto con gli stessi elementi-base di tutta la materia: atomi e molecole materiali.
Proprio perché fatto di materia il corpo dell’uomo può essere pesatoe misurato; può spostarsi da un luogo all’altro purché non ne sia impedito da un ostacolo materiale; ma può anche dividersi fino a dissolversi come organismo unitario e così morire.
Inoltre l’esperienza ci dice che tutte le attività del corpo avvengono nel tempo: per svilupparsi, per lavorare, per spostarsi da un luogo ad un altro il corpo dell’uomo ha bisogno di tempo.
In conclusione: il corpo umano sottostà a tutte le leggi della materia e non ha in sé la capacità di superarle.
b) L’ANIMA SPIRITUALE
Se però osserviamo alcuni comportamenti dell’uomo, ci accorgiamo che egli compie atti di natura superiore ed anzi opposta a quelli della materia, che perciò non possono derivare dalla materia, ma devono derivare da una realtà superiore e con caratteristiche opposte a quelle della materia.
Ricordiamone alcuni:
– Mentre per spostarmi col corpo da una stanza all’altra di casa devo aprire le porte e impiegare un certo tempo, col mio pensiero io posso, in un istante, portarmi in un luogo lontano centinaia di chilometri, come la piazza del Duomo di Milano o la piazza di San Pietro a Roma, senza per questo aprire porte o usare mezzi di trasporto. Il mio pensiero infatti – contrariamente al corpo – non ha peso, non è legato al tempo e non è condizionato da ostacoli materiali.
– Il mio pensiero ha inoltre la capacità di formulare idee astratte, come comprendere il significato di ciò che è scritto su un libro, di comporre una poesia o una musica, di risolvere un problema di matematica e, quindi, di progredire nella cultura e nella tecnica: attività queste che sono sconosciute agli animali anche più evoluti, come il cane, dal quale è vano sperare la soluzione di un problema matematico semplicissimo come 2+2, o l’apprendimento di un linguaggio diverso da quello istintivo di abbaiare.
– Ma c’è di più: io esperimento in me la capacità di fare scelte libere, come il volere o non volere una cosa, il volerne una piuttosto che un’altra. Ad esempio io sono libero di continuare la lettura di questo libro o di rimandarla a più tardi o anche di accantonarla per sempre.
– “Pensiero” e “libertà di scelta” essendo attività di natura superiore ed anzi opposta alle capacità del corpo materiale, devono derivare da una realtà diversa dal corpo materiale, da una realtà che chiameremo “spirito” o, più propriamente, “anima spirituale” del corpo.
C) NELL’UOMO CORPO E ANIMA SONO UNITI SOSTANZIALMENTE
L’uomo è quindi “unità di corpo e di anima”. Ma di quale “unità” si tratta?
Spieghiamoci con un esempio: in una automobile, il motore, per funzionare, ha bisogno della benzina. Tra motore e benzina c’è quindi una unità puramente “funzionale”, tanto è vero che, senza la benzina, il motore non cessa di essere un motore.
Nell’uomo invece il corpo materiale ha bisogno dell’anima spirituale per esistere come corpo umano.
Nell’uomo, corpo e anima sono uniti “sostanzialmente”, ossia formano un’unica sostanza; tanto è vero che senza l’anima il corpo dell’uomo non sarebbe un corpo “umano”, ma un organismo materiale molto simile – per le sue caratteristiche genetiche – a quello dello scimpanzé.
In conclusione: l’uomo è unità sostanziale di materia e di spirito, ossia di corpo materiale e di anima spirituale, quest’ultima capace di pensare e di volere.
DUE DOMANDE SULL’ANIMA
A questo punto è doveroso rispondere a due importanti interrogativi:
1) Da dove viene l’anima spirituale dell’uomo?
I filosofi materialisti fanno l’ipotesi che esso derivi dalla materia, che sia cioè un super-prodotto del DNA del corpo.
Ma questa ipotesi è assurda. Infatti, dalla materia, comunque organizzata, e più precisamente dal DNA comunque programmato, non potranno mai scaturire attività spirituali, come quella di formulare idee astratte e di fare scelte libere.
L’anima spirituale deve avere un’altra origine, diversa dal corpo materiale dell’uomo.
E poiché tra le realtà materiali non ne esiste un’altra più perfetta del corpo dell’uomo, non ci resta che cercare l’origine dell’anima spirituale dell’uomo al di fuori (al di sopra!) delle realtà create, non ci resta che cercarla nel Creatore dell’uomo.
Sì, la stessa ragione umana, applicando il primo principio di “ragione sufficiente” ci conduce a riconoscere che l’anima spirituale dell’uomo è creata direttamente da Chi ha progettato e realizzato l’uomo come unità sostanziale di corpo e di anima, ossia da Dio.
2) Ma c’è un secondo interrogativo al quale dobbiamo dare una risposta:
Quando Dio crea l’anima umana?
La risposta – che non può essere scientificamente documentata ma neppure smentita – è che l’anima spirituale dell’uomo è creata da Dio nell’istante stesso del suo concepimento.
Questa affermazione è conforme a quanto diremo più avanti circa l’inizio della Persona umana.
PERCHÈ L’UOMO È “PERSONA”
Quanto è stato fin qui detto è valido per l’ uomo in genere ed è estensibile a tutta l’umanità.
Ma nella realtà esistono solo uomini concreti: esiste questo uomo, esiste questa donna, esisto io, esisti tu…
Quindi se vogliamo conoscere chi è veramente l’uomo, è necessario che ognuno di noi entri nel proprio intimo dove scoprirà le due qualità più profonde del suo “essere uomo”:
1) la prima è la coscienza della propria individualità personale: se penso a me stesso, a chi sono, ho l’evidenza di essere un “io” distinto da tutti gli altri, ho la consapevolezza che “io sono io e non un altro”.
È ciò che i filosofi chiamano “la coscienza di sé” o “autocoscienza”.
2) La seconda è la consapevolezza di essere personalmente responsabile di tutte le scelte libere che ho compiute o che compirò. È ciò che i filosofi chiamano “responsabilità morale”.
Sia l’ “autocoscienza” , che la “responsabilità morale” ci rivelano che ogni singolo uomo è un Soggetto autonomo di diritti inviolabili (è un “io” cosciente) e di doveri morali (è un “io” libero):
il che è come dire che ogni uomo è una “ Persona”.
È infine dichiaro che la dignità di “ Persona “ non deriva all’uomo dal suo corpo materiale, ma dall’anima spirituale, fonte unica della propria “autocoscienza” e della propria “responsabilità”.

L’aborto in Italia 0

L’aborto in Italia

Il 1978, ben dopo gli altri Stati, è l’anno della legalizzazione dell’aborto in Italia, con la cosiddetta legge 194. Negli anni Settanta la sinistra (PCI, PSI, PSDI), insieme ai partiti liberal-capitalisti (PRI, PLI), e al Partito Radicale di Pannella, Bonino e Rutelli, con l’appoggio di tutta la grande stampa (specie la Repubblica di Scalfari, L’Unità, Espresso, Panorama e Corriere della Sera) sostiene l’introduzione in Italia dell’aborto libero, gratuito, a spese dello Stato.

L’argomento principale a favore di tale legge è l’esistenza di centri di aborti clandestini, che causerebbero lo sfruttamento e talora la morte delle madri: si arriva, con una falsità straordinaria, ad indicare, con cifre altissime, il numero “preciso” degli aborti clandestini, come se fosse possibile conoscerlo, come se non fossero, appunto, “clandestini”. Si assiste ad un terrorismo dei numeri che tende a gonfiare se stesso nell’euforia della quantità e nel progredire dei giorni: “Tre milioni di aborti clandestini nella penisola, 25.000 donne morte ogni anno in seguito ad aborto clandestino…”.
La storia si incaricherà di smentire queste fole, ma l’emozione del momento e il tam tam dei giornali convinceranno molta gente. L’altro argomento, sostenuto con campagne miliardarie dalla famiglia Rockefeller, dall’ONU e per certi aspetti anche dal WWF e dal Club di Roma legato agli Agnelli, è la sovrappopolazione del pianeta. Il parlamentare socialista Loris Fortuna scrive: “7 miliardi gli individui che nel 2000 popoleranno la terra… ipotizzabile, come evento futuro, ma non incerto, la catastrofe”. Chi glielo dice oggi, al Fortuna, che siamo il Paese più vecchio e ansimante d’Europa, che la nostra popolazione diminuisce drasticamente ogni anno?
Accanto a queste cifre roboanti, indimostrate e indimostrabili, oggi lo sappiamo, sicuramente false e confutate, si cerca di tappare la bocca agli oppositori anche con l’utilizzo di un linguaggio mascherato. La falsità è lo sfondo su cui si svolge tutto il dibattito, depistato da affermazioni di questo tipo: “La soluzione di fondo non è quella… di discutere astrattamente sul concetto di inizio della vita”; “il problema dell’aborto dovrebbe essere discusso in ambito squisitamente etico-morale e non attraverso considerazioni di natura biologica” (L’Unità, giornale del partito comunista, 2/3/1977 e 25/2/1977).
Traducendo: discutiamo pure, purché non ci si chieda di accertare di che cosa (un minerale? un vivente?) si stia discutendo. Così si lotta in ogni modo per riconoscere la legge del più forte, per occultare la spaventosa realtà dell’omicidio con espressioni ingannevoli: quel bimbo che si muove nell’utero materno come un astronauta nella capsula spaziale, che scalcia se la mamma è seduta male o se compie un movimento brusco, che si succhia il dito e percepisce suoni e rumori esterni, diventa, nella terminologia degli abortisti e delle femministe, un “feto”, un “grumo di sangue”, un “brufolo”, un “parassita”, un “clandestino a bordo” e la sua uccisione, semplicemente, “interruzione volontaria di gravidanza” (grazie alla “diplomazia” degli pseudo-cattolici del PCI, i catto-comunisti Gozzini, La Valle, Pratesi…).
Eppure l’aborto è un delitto orribile, perché colpisce l’innocente, colui che non può difendersi, e perché non rimane senza conseguenze sulla madre, anche se spesso nessuno la avvisa di ciò: anche lei rischia, perché può andare incontro alla perforazione dell’utero e dell’ intestino, ad emorragie, alla sterilità, e ad un ossessionante senso di colpa che le può impedire di diventare madre per tutta la vita.
Un medico abortista racconta infatti che dopo il primo aborto alcune mamme vanno incontro ad “aborti ripetuti”, non perché non vogliano figli del tutto, ma “per autopunizione. Il meccanismo psicologico è: non potrò più essere madre perché ho abortito” (La Repubblica delle donne, 24 maggio 2003; per vedere cosa sia veramente l’aborto, anche attraverso l’ausilio fotografico, si consiglia il libro Aborto: il genocidio del XX secolo, Effedieffe, largo V. Alpini 9, 20145 Milano; oppure il sito internet www.amicivita.it).
Nel 1978, dunque, passa in parlamento la 194, che introduce in Italia l’aborto legalizzato, libero, finanziato e organizzato. I voti determinanti sono offerti dalle forze di cui abbiamo già parlato. Il mondo cattolico, invece, appare diviso. Come ai tempi del referendum sul divorzio, non mancano le associazioni cattoliche favorevoli alla nuova legge, e neppure gli ecclesiastici. Fra questi molti sono vacillanti, timidi, spaventosamente indifferenti. Lo hanno ricordato a più riprese Pietro Scoppola, Giulio Andreotti, Ettore Bernabei ed altri.
Il partito di riferimento dei cattolici, la DC, che dovrebbe gestire l’opposizione alla legge, essendo il maggior partito ed essendo al governo da solo, abdica brutalmente, specie per quanto riguarda i vertici (clamorose le numerose e determinanti assenze di deputati democristiani nelle Commissioni ed in Parlamento, nei momenti cruciali, dal 1975 -allorché il governo Moro dichiarava la sua neutralità sull’argomento-, in poi).
Sono tutti democristiani i membri del governo che controfirmano la legge presentata dal Parlamento: soprattutto ricordiamo Andreotti, capo del Governo, Anselmi, ministro della Sanità, Bonifacio, ministro di Giustizia, e Leone, presidente della Repubblica, che avrebbe potuto rimandare la legge alle Camere. Nessuno di loro si dimette, preferendo la stabilità del governo alla coerenza personale (eppure il governo cadrà quasi subito e Leone sarà costretto ignominiosamente a dimettersi per altri motivi).
Nessuno fa ostruzione, nessuno si dissocia di fronte ad una delle leggi abortiste più permissive al mondo, che considera l’aborto, secondo l’aspettativa dei comunisti, “una operazione qualsiasi, alla stregua di tutte le altre, e che, come tale, sia pagata dalla mutua…” (“Aborto: una battaglia di civiltà”, 1975; in questo opuscolo si legge anche: “È importante infine che l’aborto possa essere praticato su minorenni senza il consenso dei genitori”.
Giunto al governo, nel novembre 1998, il leader dei DS, Massimo D’Alema, ripeterà che l’aborto è un “elemento di civiltà”). Addirittura, passata la legge, Andreotti, tramite l’Avvocatura di Stato, se ne assume la difesa, chiedendo alla Corte Costituzionale di rigettare le numerose eccezioni di incostituzionalità presentate dopo l’entrata in vigore della 194.
La 194 stabilisce, all’articolo 4, che la donna che vuole interrompere la gravidanza nei primi tre mesi deve rivolgere la sua richiesta ad un pubblico consultorio o ad un medico generico, cioè anche ad un dermatologo, un dentista, un ortopedico o simili.
L’articolo 6 disciplina l’aborto dopo i tre mesi in casi particolari.
L’articolo 9 riconosce l’obiezione di coscienza a medici ed infermieri che siano contrari a collaborare a quello che ritengono un omicidio, ma li esclude dalla possibilità di far parte dei consultori, le strutture pubbliche in cui la gestante può rivolgersi per un consiglio prima di interrompere la gravidanza. “Secondo lo spirito della legge la gestante deve incontrare sulla sua strada solo personale abortista”: il rischio è che personale contrario consigli alla donna di portare a termine la gravidanza, le spieghi cosa l’aborto è veramente, oppure, solo, la inviti a partorire il figlio, invece che ucciderlo, senza riconoscerlo, come è possibile fare secondo la legge italiana.
Un figlio non voluto può infatti venir non riconosciuto dalla madre ed essere successivamente adottato da una mamma sterile o comunque desiderosa di una nuova creatura. La possibilità dell’obiezione di coscienza ha provocato e provoca tuttora le ire funeste dei giacobini: per fare un solo esempio i verdi Cento e Corleone sono i depositari di un disegno di legge che impedirebbe a ginecologi obiettori l’assunzione dell’incarico di responsabile di reparto; Flores D’Arcais, direttore di Micromega e leader arrabbiato dei girotondini, propone sul numero 4 del 2000 di impedire l’assunzione negli ospedali pubblici di ginecologi che abbiano riserve a praticare l’aborto (vedi anche il sito della rivista “L’ateo”).
È la famosa e puntualissima intolleranza dei sedicenti tolleranti! Il problema, come ha spiegato recentemente la dottoressa Elisabetta Canitano, ginecologa e responsabile DS per la “sanità” a Roma, che pratica dall’inizio della sua carriera l’aborto con “spirito militante”, quasi fosse una missione umanitaria, è che ben il 67,4% dei ginecologi italiani, cioè di coloro che sanno benissimo cosa l’aborto è veramente, si rifiutano di praticarlo (vedi La Repubblica delle donne, citato): “I tre colleghi che cominciarono con me hanno smesso”. Infine, agli articoli 17-22, si stabiliscono le pene e le multe da applicare a chi pratica aborti clandestini: da una legge nata con la scusa di legalizzare l’aborto per limitare l’opera delle mammane e delle praticone, ci si potrebbero spettare pene severe, che invece non vi sono, in quanto vengono addirittura diminuite rispetto alla legislazione precedente.
Infine la 194, che è nella attuazione pratica ancora peggiore che nella sua ipocrita formulazione, rifiuta in teoria ogni criterio eugenetico; in realtà, il professor Claudio Giorlandino, celebre ginecologo, racconta di aver visto “coppie scegliere l’aborto solo perché il feto aveva sei dita ai piedi (operabilissime, come è ovvio)”, e addirittura procedere in questo modo con “aborti a ripetizione” (vedi ancora la Repubblica delle donne, citato; si badi che si tratta nel complesso di un articolo fortemente filo-abortista, e non viceversa).
È evidente che lo stesso criterio potrebbe essere adottato da genitori che avessero scelto a priori di avere un maschio e non una femmina o viceversa. In relazione a queste cose l’on. Umberto Bossi, parlando in più occasioni del “problema-aborto” nelle sue interviste a Gianluca Savoini, ha insistentemente accennato ad un nuovo e angosciante “nazismo rosso”.
Scrive Emilio Bonicelli nel suo interessantissimo studio “Gli anni di Erode”: “Gli articoli della legge ne esprimono così chiaramente lo spirito: l’interruzione di gravidanza è resa libera e gratuita, ma viene in ogni modo favorita. Il parere contrario del medico, del padre del concepito, dei genitori, ovunque emerga, viene neutralizzato. Di fronte alla gestante dubbiosa ogni porta si apre perché la sua scelta sia quella del rifiuto della vita, ma nessun serio aiuto viene predisposto perché quella vita possa trovare accoglienza”.

La pastorale dei divorziati risposati 0

La pastorale dei divorziati risposati

Costatiamo che il sacramento del matrimonio e una ricchezza per la stessa coppia, per la società e per la chiesa. Esso comporta una maturazione sotto il segno della speranza per coloro che desiderano rafforzare il loro amore nella stabilità e fedeltà, con l’aiuto di Dio che benedice la loro unione. Tale realtà ridonda a beneficio anche di tutte le altre coppie.

In molti paesi, i divorzi sono diventati una vera “piaga” sociale (cf. Gaudium et spes, n. 47). La statistica sta a indicare una continu

a crescita dei fallimenti anche tra coloro che sono uniti nel sacramento del matrimonio. Questo preoccupante fenomeno porta a considerare le sue numerose cause, fra le quali: il disinteresse dello stato circa la stabilità del matrimonio e della famiglia, una legislazione permissiva sul divorzio, l’influenza negativa dei mass-media e delle organizzazioni internazionali, l’insufficiente formazione cristiana dei fedeli.
Questi “scacchi” sono una fonte di sofferenza sia per gli uomini di oggi, sia soprattutto per coloro che vedono svanire il progetto del loro amore coniugale.
La chiesa è quanto mai sensibile al dolore dei suoi membri: essa, come si rallegra con quelli che sono nella gioia, così piange con quelli che sono nel pianto (cf. Rm 12,15).
Come ha ben sottolineato il santo padre nel discorso che ci ha rivolto durante i lavori dell’Assemblea plenaria: “questi uomini e queste donne sappiano che la chiesa li ama, non è lontana da loro e soffre della loro situazione. I divorziati risposati sono e rimangono suoi membri, perché hanno ricevuto il battesimo e conservano la fede cristiana” (n. 2).
I pastori, pertanto, si prendano cura di coloro che subiscono le conseguenze del divorzio, soprattutto dei figli; si preoccupino di tutti, e, sempre in armonia con la verità del matrimonio e della famiglia, cerchino di lenire la ferita inflitta al segno dell’alleanza di Cristo con la chiesa.
La chiesa cattolica, in pari tempo, non può restare indifferente al moltiplicarsi di tali situazioni, ne arrendersi di fronte a un costume, frutto di una mentalità che svaluta il matrimonio in quanto impegno unico e indissolubile, come pure non può approvare tutto ciò che attenta alla natura propria del matrimonio stesso.
La chiesa inoltre non si limita a denunciare gli errori, ma, secondo la costante dottrina del suo magistero – riaffermata specialmente nella Familiaris consortio (nn. 83 e 84) -, vuole mettere in opera ogni mezzo affinché le comunità locali possano sostenere le persone che vivono in condizioni del genere.
È per questo che noi, nella Plenaria del Pontificio Consiglio per la famiglia, presentiamo le seguenti raccomandazioni ai vescovi – quali moderatori della pastorale matrimoniale – e con loro alle rispettive comunità. Esse potranno essere utili per concretizzare gli orientamenti pastorali e per adeguarli alle situazioni particolari.
Invitiamo, inoltre, tutti i responsabili nella chiesa a un particolare sforzo nei riguardi di coloro che vivono le conseguenze delle ferite a causa del divorzio, tenendo presente:
-la solidarietà di tutta la comunità;
– l’importanza della virtù della misericordia, che rispetta la verità del matrimonio;
– la fiducia nella legge di Dio e nelle disposizioni della chiesa, che proteggono amorevolmente il matrimonio e la famiglia;
– uno spirito animato dalla speranza.
Tale sforzo particolare suppone un’adeguata formazione dei sacerdoti e dei laici impegnati nella pastorale familiare. Il primo segno dell’amore della chiesa è di non lasciar cadere il silenzio su una situazione così preoccupante (cf. Familiaris consortio, n. 84).
Per aiutare a riscoprire il significato del matrimonio cristiano e della vita coniugale, proponiamo tre obiettivi e i relativi mezzi pastorali.
Primo obiettivo: la fedeltà. Si sviluppino, da parte di tutta la comunità cristiana, i mezzi per sostenere la fedeltà al sacramento del matrimonio, con un costante impegno inteso a:
– curare la preparazione e la celebrazione del sacramento del matrimonio;
– dare tutta la sua importanza alla catechesi sul valore ed il significato dell’amore coniugale e familiare;
– accompagnare i focolari nella vita quotidiana (pastorale familiare, ricorso alla vita sacramentale, educazione cristiana dei bambini, movimenti familiari, ecc.);
– incoraggiare e aiutare i coniugi separati o divorziati, che sono soli, a rimanere fedeli ai doveri del loro matrimonio;
– preparare un direttorio dei vescovi sulla pastorale familiare (cf. Familiaris consortio, n. 66), là dove ancora non sia stato realizzato;
– curare la preparazione del clero e in particolare dei confessori, affinché formino le coscienze secondo le leggi di Dio e della chiesa sulla vita coniugale e familiare;
– promuovere la formazione dottrinale degli operatori pastorali;
– incoraggiare la preghiera liturgica per coloro che sono in difficoltà nel loro matrimonio;
– diffondere queste indicazioni pastorali anche mediante delle “brochures” sulla situazione dei divorziati e risposati.
Secondo obiettivo: sostegno alle famiglie in difficoltà. I pastori devono esortare particolarmente i genitori, in virtù del sacramento del matrimonio da essi ricevuto, affinché sostengano i figli sposati; i fratelli e le sorelle, perché circondino le coppie con la loro fraternità; gli amici perché aiutino i loro amici.
Inoltre, i figli dei separati e dei divorziati hanno bisogno di una attenzione specifica, soprattutto nel contesto della catechesi.
Si deve pure provvedere a una assistenza pastorale per coloro che si rivolgono o potrebbero rivolgersi al giudizio dei tribunali ecclesiastici. Conviene aiutarli a prendere in considerazione la possibile nullità del loro matrimonio.
Non bisogna dimenticare che spesso le difficoltà matrimoniali possono degenerare in dramma, se gli sposi non hanno la volontà o la possibilità di confidarsi quanto prima, con una persona (sacerdote o laico competente), per lasciarsi aiutare a superarle.
In ogni caso occorre fare del tutto per giungere ad una riconciliazione.
Terzo obiettivo: accompagnamento spirituale. Quando i cristiani divorziati passano a una unione civile, la chiesa, fedele all’insegnamento di nostro Signore (Mc 10,2-9) non può esprimere alcun segno, pubblico o privato, che potrebbe apparire come una legittimazione della nuova unione.
Spesso si constata che l’esperienza del precedente fallimento può provare il bisogno della richiesta della misericordia di Dio e della sua salvezza. È necessario che i risposati diano la priorità alla regolarizzazione della loro situazione nella comunità ecclesiale visibile e, spinti dal desiderio di rispondere all’amore di Dio, si dispongano a un cammino destinato a far superare ogni disordine. La conversione, però, può e deve cominciare senza indugio già nello stato esistenziale in cui ciascuno si trova.
Suggerimenti pastorali. Testimone e custode del segno matrimoniale, il vescovo – insieme ai sacerdoti suoi collaboratori -, desideroso di condurre il suo popolo verso la salvezza e la vera felicità, non mancherà di:
a) esprimere la fede della chiesa nel sacramento del matrimonio e richiamare le direttive per una preparazione e una celebrazione fruttuosa;
b) mostrare la sofferenza della chiesa davanti ai fallimenti dei matrimoni e soprattutto davanti alle conseguenze per i figli;
c) esortare e aiutare i divorziati, rimasti soli, ad essere fedeli al sacramento del loro matrimonio (cf. Familiaris consortio, 83);
d) invitare i divorziati coinvolti in una nuova unione a:
– riconoscere la loro situazione irregolare che comporta uno stato di peccato e a chiedere a Dio la grazia di una vera conversione;
– osservare le esigenze elementari della giustizia verso il loro coniugo nel sacramento e i loro figli;
– prendere coscienza delle proprie responsabilità in queste unioni;
– iniziare subito un cammino verso il Cristo – che solo potrà mettere fine a tale situazione – : mediante un dialogo di fede con il nuovo partner per un progresso comune verso la conversione, richiesta dal battesimo, e soprattutto mediante la preghiera e la partecipazione alle celebrazioni liturgiche, non dimenticando però che essi, in quanto divorziati risposati, non possono ricevere i sacramenti della penitenza e dell’eucaristia.
e) condurre la comunità cristiana a una comprensione più approfondita dell’importanza della pietà eucaristica, come per esempio: la visita al ss. sacramento, la comunione spirituale, l’adorazione del santissimo;
f) far meditare sul senso del peccato, portando i fedeli a comprendere meglio il sacramento della riconciliazione;
g) stimolare a una comprensione adeguata della contrizione e del risanamento spirituale, che presuppone pure il perdono degli altri, la riparazione e l’impegno effettivo al servizio del prossimo.

Il rispetto della vita umana nascente 0

Il rispetto della vita umana nascente

Written by gesuemaria on 24 Giugno 2009. Pubblicato in ABORTO E BIOETICA

Il rispetto della vita umana nascente

e la dignità della procreazione

Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede

PARTE II
INTERVENTI SULLA PROCREAZIONE UMANA
Per “procreazione artificiale” o “fecondazione artificiale” si intendono qui le diverse procedure tecniche volte a ottenere un concepimento umano in maniera diversa dall’unione sessuale dell’uomo e della donna. L’Istruzione tratta della fecondazione di un ovulo in provetta (fecondazione in vitro) e dell’inseminazione artificiale mediante trasferimento, nelle vie genitali della donna, dello sperma precedentemente raccolto.
Un punto preliminare per la valutazione mo e di tali tecniche è costituito dalla considerazione delle circostanze e delle conseguenze che esse comportano in ordine ral al rispetto dovuto all’embrione umano. L’affermarsi della pratica della fecondazione in vitro ha richiesto innumerevoli fecondazioni e distruzioni di embrioni umani. Ancora oggi, presuppone abitualmente una iperovulazione della donna: più ovuli sono prelevati, fecondati e poi coltivati in vitro per alcuni giorni. Abitualmente non sono trasferiti tutti nelle vie genitali della donna; alcuni embrioni, chiamati solitamente “soprannumerari”, vengono distrutti o congelati. Fra gli embrioni impiantati talora alcuni sono sacrificati per diverse ragioni eugenetiche, economiche o psicologiche. Tale distruzione volontaria di esseri umani o la loro utilizzazione a scopi diversi, a detrimento della loro integrità e della loro vita, è contraria alla dottrina già ricordata a proposito dell’aborto procurato.
Il rapporto tra fecondazione in vitro e eliminazione volontaria di embrioni umani si verifica troppo frequentemente. Ciò è significativo: con questi procedimenti, dalle finalità apparentemente opposte, la vita e la morte vengono sottomesse alle decisioni dell’uomo, che viene così a costituirsi donatore di vita e di morte su comando. Questa dinamica di violenza e di dominio può rimanere non avvertita da parte di quegli stessi che, volendola utilizzare, vi si assoggettano. I dati di fatto ricordati e la fredda logica che li collega, devono essere considerati per un giudizio morale sulla FIVET (fecondazione in vitro e trasferimento dell’embrione): la mentalità abortiva che l’ha resa possibile, conduce così, lo si voglia o no, al dominio dell’uomo sulla vita e sulla morte dei suoi simili, che può portare ad un eugenismo radicale.
Tuttavia abusi del genere non esimono da una approfondita e ulteriore riflessione etica sulle tecniche di procreazione artificiale considerate in se stesse, astraendo, per quanto è possibile, dalla distruzione degli embrioni prodotti in vitro.
La presente Istruzione prenderà in considerazione pertanto in primo luogo i problemi posti dalla fecondazione artificiale eterologa (II,1-3)*, e successivamente quelli che sono collegati con la fecondazione artificiale omologa (II,4-6)**.
Prima di formulare il giudizio etico su ciascuna di esse, saranno considerati i principi e i valori che determinano la valutazione morale di ciascuna di queste procedure.

* L’Istruzione intende con la denominazione di Fecondazione o procreazione artificiale eterologa le tecniche volte a ottenere artificialmente un concepimento umano a partire da gameti provenienti almeno da un donatore diverso dagli sposi, che sono uniti in matrimonio. Tali tecniche possono essere di due tipi:
a) FIVET eterologa: la tecnica volta a ottenere un concepimento umano attraverso l’incontro in vitro di gameti prelevati almeno da un donatore diverso dai due sposi uniti da matrimonio.
b) Inseminazione artificiale eterologa: la tecnica volta a ottenere un concepimento umano attraverso il trasferimento nelle vie genitali della donna dello sperma precedentemente raccolto da un donatore diverso dal marito.

** L’Istruzione intende per Fecondazione o procreazione artificiale omologa la tecnica volta a ottenere un concepimento umano a partire dai gameti di due sposi uniti in matrimonio. La fecondazione artificiale omologa può essere attuata con due diverse metodiche:
a) FIVET omologa: la tecnica diretta a ottenere un concepimento umano mediante l’incontro in vitro dei gameti degli sposi uniti in matrimonio
c) Inseminazione artificiale omologa: la tecnica diretta a ottenere un concepimento umano mediante il trasferimento, nelle vie genitali di una donna sposata, dello sperma precedentemente raccolto del marito.

A. FECONDAZIONE ARTIFICIALE ETEROLOGA
1. Perché la procreazione umana deve aver luogo nel matrimonio?
Ogni essere umano va accolto sempre come un dono e una benedizione di Dio. Tuttavia dal punto di vista morale una procreazione veramente responsabile nei confronti del nascituro deve essere il frutto del matrimonio.
La procreazione umana possiede infatti delle caratteristiche specifiche in virtù della dignità dei genitori e dei figli: la procreazione di una nuova persona, mediante la quale l’uomo e la donna collaborano con la potenza del reatore, dovrà essere il frutto e il segno della mutua donazione personale degli sposi, del loro amore e della loro fedeltà34. La fedeltà degli sposi, nell’unità del matrimonio, comporta il reciproco rispetto del loro diritto a diventare padre e madre soltanto l’uno attraverso l’altro.
Il figlio ha diritto ad essere concepito, portato in grembo, messo al mondo ed educato nel matrimonio: è attraverso il riferimento sicuro e riconosciuto ai propri genitori che egli può scoprire la propria identità e maturare la propria formazione umana.
I genitori trovano nel figlio una conferma e un completamente della loro donazione reciproca: egli è l’immagine vivente del loro amore, il segno permanente della loro unione coniugale, la sintesi viva e indissolubile della loro dimensione paterna e materna35.
In forza della vocazione e delle responsabilità sociali della persona, il bene dei figli e dei genitori contribuisce al bene della società civile; la vitalità e l’equilibrio della società richiedono che i figli vengano al mondo in seno a una famiglia e che questa sia stabilmente fondata sul matrimonio.
La tradizione della Chiesa e la riflessione antropologica riconoscono nel matrimonio e nella sua unità indissolubile il solo luogo degno di una procreazione veramente responsabile.

2. La fecondazione artificiale eterologa è conforme alla dignità degli sposi e alla verità del matrimonio?
Nella FIVET e nell’inseminazione artificiale eterologa il concepimento umano viene ottenuto mediante l’incontro di gameti di almeno un donatore diverso dagli sposi che sono uniti in matrimonio. La fecondazione artificiale eterologa è contraria all’unità del matrimonio, alla dignità degli sposi, alla vocazione propria dei genitori e al diritto del figlio ad essere concepito e messo al mondo nel matrimonio e dal matrimonio.36
Il rispetto dell’unità del matrimonio e della fedeltà coniugale esige che il figlio sia concepito nel matrimonio; il legame esistente tra i coniugi attribuisce agli sposi, in maniera oggettiva e inalienabile, il diritto esclusivo a diventare padre e madre soltanto l’uno attraverso l’altro37. Il ricorso ai gameti di una terza persona, per avere a disposizione lo sperma o l’ovulo, costituisce una violazione dell’impegno reciproco degli sposi e una mancanza grave nei confronti di quella proprietà essenziale del matrimonio, che è la sua unità.
La fecondazione artificiale eterologa lede i diritti del figlio, lo priva della relazione filiale con le sue origini parentali e può ostacolare la maturazione della sua identità personale. Essa costituisce inoltre una offesa alla vocazione comune degli sposi che sono chiamati alla paternità e maternità: priva oggettivamente la fecondità coniugale della sua unità e della sua integrità; opera e manifesta una rottura fra parentalità genetica, parentalità gestazionale e responsabilità educativa. Tale alterazione delle relazioni personali all’interno della famiglia si ripercuote nella società civile.
Queste ragioni portano a un giudizio morale negativo sulla fecondazione artificiale eterologa: pertanto è moralmente illecita la fecondazione di una donna con lo sperma di un donatore diverso da suo marito e la fecondazione con lo sperma del marito di un ovulo che non proviene dalla sua sposa. Inoltre la fecondazione artificiale di una donna non sposata, nubile o vedova, chiunque sia il donatore, non può essere moralmente giustificata.
Il desiderio di avere un figlio, l’amore tra gli sposi che aspirano a ovviare a una sterilità non altrimenti superabile, costituiscono motivazioni comprensibili; ma le intenzioni soggettivamente buone non rendono la fecondazione artificiale eterologa né conforme alle proprietà oggettive e inalienabili del matrimonio né rispettosa dei diritti del figlio e degli sposi.

3. La maternità “sostitutiva” è moralmente lecita?
Sotto la denominazione di “madre sostitutiva” l’istruzione intende comprendere:
a) la donna che porta in gestazione un embrione impiantato nel suo utero e che le è geneticamente estraneo, perché ottenuto mediante l’unione di gameti di “donatori”, con l’impegno di consegnare il bambino una volta nato a chi ha commissionato o pattuito tale gestazione;
b) la donna che porta in gestazione un embrione alla cui procreazione ha concorso con il dono del proprio ovulo, fecondato mediante inseminazione con lo sperma di un uomo diverso da suo marito, con l’impegno di consegnare il figlio, una volta nato, a chi ha commissionato o pattuito la gestazione.
No, per le medesime ragioni che portano a rifiutare la fecondazione artificiale eterologa: è contraria, infatti, all’unità del matrimonio e alla dignità della procreazione della persona umana.
La maternità sostitutiva rappresenta una mancanza oggettiva di fronte agli obblighi dell’amore materno, della fedeltà coniugale e della maternità responsabile; offende la dignità e il diritto del figlio ad essere concepito, portato in grembo, messo al mondo ed educato dai propri genitori; essa instaura, a detrimento delle famiglie, una divisione fra gli elementi fisici, psichici e morali che le costituiscono.