Ed è arrivata anche da noi la richiesta di uno spazio (magari di una moschea) per i musulmani presenti nel nostro territorio. Una richiesta che ha perorato la solita associazione di volontariato che si fa in quattro (o in cinque) per venire incontro alle esigenze degli extracomunitari, ma quanti sono, e poi la vogliono veramente la moschea, o si tratta di una provocazione come lo stesso dirigente dell’associazione ha tra l’altro scritto.
Premetto che è giusto che ognuno preghi liberamente il suo Dio, la libertà religiosa è la cartina di tornasole d’ogni libertà. Occorre però puntualizzare che per gli islamici il luogo di preghiera non è la stessa cosa della nostra Chiesa. “[…]bisogna togliersi dalla testa che le moschee per i musulmani siano l’equivalente della parrocchia per i cattolici . Dice il senatore Alfredo Mantovano: È qualcosa di più e di diverso. È un luogo di formazione e di aggregazione culturale e politica, quando va bene[…]”.
I recenti arresti della Digos dei predicatori della moschea di Perugia, “è la conferma l’esistenza di una rete terroristica che ha già svolto in diverse città italiane una funzione di reclutamento, indottrinamento e addestramento di soggetti che poi sono stati inviati a farsi esplodere o a compiere ugualmente azioni di tipo terroristico prima in Bosnia e poi in Afghanistan e in Iraq, e che continua a prosperare con la complicità o la copertura di alcune moschee e centri culturali islamici, con l’indifferenza di tanti sia nel mondo culturale che nel mondo politico. Tra l’altro alcuni del mondo culturale sono più attenti a censurare i libri di Magdi Allam che non a contrastare queste forme di odio, violenza e terrorismo che crescono e prosperano in casa nostra” . (Intervista ad Alfredo Mantovano a cura di Emiliano Stornelli, 24.7.07 in L’Occidentale).
Ma cosa si fa nelle moschee? Per Maria Giovanna Maglie, si organizzano attentati contro di noi, sono scuole di terrorismo.
“Questa volta è andata bene e i cattivi, non si sa per quanto, vanno in carcere, ma non saremo a lungo così fortunati. Il re del Marocco ha fatto chiudere 145 moschee, perché non idonee, cioè perché non svolgevano l’attività di preghiera, che è l’unica che devono fare”. (Maria Giovanna Maglie, Eppure all’indice ci va Magdi Allam, 22.7.07 Il Giornale ).
Invece noi contribuiamo ad aprire o cediamo locali per adibirli a moschee come ha fatto qualche anno fa il Cardinale Salvatore Pappalardo di Palermo, regalando ai tunisini di Palermo una Chiesa del Settecento, non più in uso, allora la stampa tunisina ha titolato: “La vittoria dell’islam sul Cristianesimo, il Cardinale di Palermo obbligato a trasformare una Chiesa in moschea”. Del resto l’Oriente pullula di chiese trasformate in moschee.
Auspica la chiusura delle moschee dell’odio, della violenza e della morte anche Magdi Allam, e dopo gli arresti di Perugia sostiene che dobbiamo liberarci dalle ‘fabbriche dei kamikaze’ presenti nel territorio nazionale.
Le moschee italiane, in buona parte sono dominate dagli estremisti dell’ Ucoii, Per Livio Caputo sono spesso il centro delle attività eversive collegate o almeno ispirate da Al Qaida , anche se questo non significa che tutte le 650 moschee sorte in Italia vengano utilizzate a questi fini. Certo non possiamo correre il rischio, come sostiene il giudice Dambruoso, di far passare “l’equazione moschea uguale terrorismo islamico”, questo non giova a nessuno: i musulmani hanno tutti i diritti a praticare la loro religione.
Non si può accettare un comportamento buonista verso l’Islam radicale come fa il governo Prodi perché al suo interno ha la sinistra estremista che vede nell’immigrazione extracomunitaria l’equivalente dei proletari di 150 anni fa. Oggi i proletari non esistono più nelle fabbriche e li vogliono sostituire con gli immigrati (anche se loro non lo sanno).
Di fronte dell’intreccio fisiologico tra il terrorismo globalizzato e la rete di moschee, in un certo mondo della magistratura, della politica, intellettuale, giornalistico, persiste ancora l’idea che anche la predicazione a odiare a fare atti terroristici sia da considerare libertà d’espressione. Infatti erano anni che la cellula jihadista operava a Perugia e solo ora la Procura ha proceduto ad arrestare gli imam applicando l’emendamento alla norma 270 del codice penale che sanziona “l’addestramento a finalità terroristiche”.
Del resto se in una chiesa cattolica durante l’omelia un parroco incitasse all’odio e all’uccisione dei musulmani, tale parroco non durerebbe a lungo né in quella parrocchia né tanto meno nelle vesti di parroco. Questo è un esempio semplicemente teorico, ma nelle moschee accade realmente che gli imam incitino allo sterminio di cristiani ed ebrei. Allora lo stesso metodo che useremmo nei confronti del parroco cattolico deve essere applicato verso gli imam musulmani radicali e verso chiunque altro nelle moschee e nei centri culturali islamici predichi la jihad e lo sterminio degli occidentali”. (Ibidem)
Sia in Italia che in Europa non si riesce ancora a prendere atto che esiste una guerra scatenata dal jihadismo radicale contro l’islam moderato e lo stesso Occidente, navighiamo a vista e finché non scoppiano attentati, pensiamo che ci troviamo in pace e in un’autentica democrazia.
“Ci asteniamo dall’andare in profondità, non vogliamo confrontarci con la radice del male. Temiamo e scongiuriamo l’attentato, che è la punta dell’iceberg, ma non vogliamo guardare in faccia e affrontare con determinazione la realtà dell’iceberg. Piuttosto preferiamo rinviare la soluzione del problema di fondo, che se occupi qualcun altro che arriverà dopo di noi, il futuro governo o i nostri figli”. ( Magdi Allam , Ecco i predicatori dell’odio, 22.7.07 Corriere della Sera).