Dio manifesta all'uomo i suoi desideri anche con ispirazioni interne,col suo parlare al cuore. “Ascoltate la voce del Signore, non indurite il vostro cuore” (cfr. Sal 94, 8). “Ecco, attirerò a me l'anima, la porterò nella solitudine e le parlerò al cuore” (cfr. Os 2, 16). “Ascolterò quello che il Signore mi dice” (cfr. Sal 84, 9).
 

Si legge nell' “Imitazione di Cristo”:“Beata l'anima che ascolta il Signore quando parla dentro di lei...; Beate le orecchie che sentono non la voce risuonante al di fuori, ma la voce che ammaestra al di dentro. Beati gli occhi chiusi alle cose esteriori, e aperti a contemplare quelle interne...”.

Dio parla spesso interiormente: ammaestra, domanda, consiglia, incoraggia, rimprovera, spinge l'anima a compiere il bene... È un lavoro continuo di Dio che vuol santificare l'anima e portarla alla perfezione per cui l'ha creata. Ma, purtroppo, non sempre l'anima riconosce questa voce interna di Dio, spesso non ci fa caso, confonde le divine ispirazioni con la voglia ordinaria e naturale di fare o non fare una cosa. E così, non ne trae profitto. Non presta ascolto a quella voce che orienterebbe verso i beni soprannaturali e che attirerebbe nuove grazie da Dio e nuova luce per tendere alla perfezione.
Il bambino deve essere educato a riflettere su questo lavorio interno della grazia;altrimenti, anche se Dio parla spesso al suo cuore, inesperto di queste cose, non farà attenzione alle ispirazioni del Signore e perderà quei doni di luce e di grazia che gli erano destinati.
Il piccolo Samuele,destinato a divenire profeta, si senti chiamare tre volte da una voce misteriosa; non pensava che fosse Dio a parlargli, ma una voce umana. Solo quando il sacerdote Eli gli disse che era il Signore a parlargli, e lo invito ad ascoltare quella voce e a rispondere, Samuele aprì il suo cuore ai messaggi di Dio e disse: “Parla, o Signore, che il tuo servo ti ascolta” (cfr. 1 Sam 3, 10). Allora il Signore gli parlo e lo ammaestrò.
Facciamo riflettere i bambini sulla voce di Dio che sussurra nel loro cuore e li ispira ora a offrire un servizio, ora a perdonare un'offesa, ora a superare una difficoltà, ora a dire una buona parola a un compagno che soffre, ora a fare una visita a Gesù Eucaristia, ora a pregare per un malato o per un defunto, ecc...
Il bambino ci dice che vorrebbe fare un'opera buona? Invece di dirgli che è buono, diciamogli che è stato il Signore a ispirargli quella cosa. Ci dice che andrebbe volentieri in Chiesa? Diciamogli che è il Signore che lo vuole un po' con sé a tenergli compagnia. Ha detto la verità anche a costo di avere una punizione? Diciamogli che il Signore gli ha suggerito quell'atto di coraggio e gli ha dato la forza di compierlo. Stenta a perdonare un'offesa? Facciamogli presente che il Signore sta osservando se metterà in pratica o meno l'invito di Gesù a perdonare a chi gli ha fatto dei male. Sente rimorso per qualche colpa? Diciamogli che è la voce interna di Dio che lo richiama al dovere, per perdonarlo e renderlo più buono. Un compagno lo invita al divertimento, mentre sta compiendo un dovere? Ricordiamogli che il Signore lo sta osservando e che attende da lui un sacrificio, una vittoria...
Esortiamolo ad ascoltare Gesù soprattutto dopo la Comunione. Insegniamogli a chiedere al Signore che parli al suo cuore.
E anche noi preghiamo Gesù che parli al cuore dei nostri bambini e che li renda disponibili a fare la sua volontà.Formiamoci noi per primi a questa scuola di Dio, ascoltiamo la sua voce, domandiamogli spesso di darci un cuore attento e docile; diciamogli anche noi: “Parla, o Signore, che il tuo servo ti ascolta”. Solo quando noi saremo capaci di ascoltare il Signore, potremo educare a questa capacità di ascolto i nostri bambini.
 

FORMAZIONE MORALE

Anche il bambino va soggetto a commettere dei peccati, sia pure proporzionati alla sua età; perciò non dimentichiamo la formazione morale. La sua coscienza deve conoscere il pensiero di Gesù su ciò che è bene e su ciò che è male.
Diamogli un giusto concetto di Dio come fonte della legge, come pure del premio e del castigo. Non è difficile. Come facciamo noi col bambino? Quando è buono lo premiamo con qualche gesto di affetto e quando sbaglia lo rimproveriamo o gli diamo una punizione, in ogni caso non gli diamo alcun segno di affetto. così, facciamogli capire, fa anche il Signore.
A seconda dei casi potremmo dirgli: “Questo fa piacere al Signore... Questo dispiace al Signore... Domanda perdono a Dio... Il tuo Angelo Custode è contento di te... Fa' così e farai piacere al Signore...” Ha fatto una mancanza? Invece di dirgli: “Vedrai che viene l'uomo nero e ti porta via”,diciamogli: “Hai dato un dispiacere a Gesù... Il Signore non è contento di te... La Madonna non è contenta di te... Chiedi perdono e prometti di non farlo più...”.
Talvolta chiede perdono al papà o alla mamma. Non tralasciamo di dirgli che deve chiedere perdono anche al Signore. Deve sapere che, oltre ad aver offeso o disgustato i genitori, ha anche mancato a un comandamento di Dio.
Purtroppo, alcuni credono che quando si sono rappacificati con gli uomini, o l'hanno fatta franca, o hanno scontato la pena della loro colpa, secondo la giustizia umana, tutto sia finito. E Dio non conta nulla? Devono anche riparare all'ingiustizia commessa contro Dio; in ogni peccato il primo e principale offeso è proprio Lui che ci ha dato la legge.
 

LA VERITÀ MAESTRA DI VITA

Diamo al bambino l'idea esatta della giustizia di Dio e del fatto che a Lui nulla è nascosto. Diciamogli che Dio è buono, disposto al perdono, ma anche che esige riparazione dell'offesa a Lui fatta. È importante far crescere il timore di Dio, senza diminuirne l'amore. Il bambino può capire benissimo, dalla vita di ogni giorno, la divina giustizia. Ma chi ha cura di lui deve farlo riflettere e richiamargli alla mente, quando l'occasione si presenta, l'applicazione della legge di Dio e la sanzione della giustizia.
Quante banalità si dicono ai bambini per farli star buoni e per stimolarli a fare il loro dovere! Si minacciano cose che non avverranno mai, si fanno promesse che non si ha l'intenzione di mantenere, si preannunciano pericoli che non esistono (macchie sulle unghie o sulla fronte come prove di una colpa...).
Ma il Signore e la sua Chiesa non ci hanno insegnato questi metodi. Perché falsare la coscienza dei bambini con queste sciocchezze? Perché rischiare di farsi dare del bugiardo dal bambino, se si accorge che io inganniamo?
Ricorriamo ai criteri soprannaturali, alla verità; educhiamo il bambino all'amore e al timore di Dio; formiamo la sua coscienza al senso del dovere perché anche lui ha l'obbligo di osservare la legge che Dio ha dato all'uomo. Solo così formeremo l'uomo morale, l'uomo sociale e il vero cristiano.
Un episodio significativo. Un povero passò vicino a un ragazzino e gli chiese l'elemosina. Quel ragazzino prese una moneta e la getto per terra, dicendo al povero: “Se la vuoi, va' a prenderla”. In quel momento passo la mamma del bambino. Vista la scena, obbligò il figlio a prendere la moneta, a pulirla, a darla al povero e a scusarsi del gravissimo gesto che aveva compiuto. Quel ragazzino obbedì, sia pure con fatica, e non dimentico mai più la lezione. Divenne poi Vescovo, e fu lui stesso a raccontare questo episodio come riprova che anche la severità può educare.
È però buona norma non esagerare, non far credere ai bambino che tutte le mancanze commesse siano peccati gravi. Non diciamo che andrà all'inferno per un peccatuccio infantile. Sarebbe un falsare la sua coscienza, e questo non si deve assolutamente fare.
 

Diamo ad ogni cosa il giusto valore. Il bambino non deve solo temere di andare all'inferno, ma soprattutto di far dispiacere al Signore. Si può dirgli che, se non chiede perdono, Gesù non lo ascolterà più con gioia quando gli parlerà nella preghiera, come la mamma non lo ascolta più quando le domanda qualche favore, se, dopo aver disobbedito, non le chiede perdono.
UNA CONFERMA DAL CIELO

Nel 1916, un anno prima che la Madonna apparisse a Fatima, ai tre bambini prescelti dal Cielo, Lucia, Francesco e Giacinta, è apparso per tre volte un Angelo. Nelle prime due apparizioni l'Angelo ha invitato i tre bambini alla preghiera e al sacrificio per la conversione dei peccatori e per la pace del mondo.
 

Nella terza apparizione, sorreggendo un calice con sopra una candida Ostia, dalla quale cadevano nel calice alcune gocce di Sangue,l'Angelo ha suggerito ai tre bambini una bella preghiera: “SS.ma Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, Ti adoro profondamente e Ti offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, presente in tutti i Tabernacoli del mondo, in riparazione degli oltraggi con cui è offeso e per gli infiniti meriti del suo Sacratissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria, Ti domando la conversione dei poveri peccatori”.

 

Detto questo, l'Angelo ha dato l'Ostia Santa a Lucia e il calice a Francesco e a Giacinta: “Prendete il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo, orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati. Riparate i loro delitti e consolate il Vostro Dio”.

Lucia, Francesco e Giacinta avevano solo 9, 8 e 6 anni...!!! Quel Messaggero del Cielo ha confermato la decisione presa da San Pio X, di ammettere alla Comunione i bambini anche in tenera età.Un episodio che consola e fa molto riflettere!