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Esperienze alle soglie della morte

di Padre Angel Pena

In molti libri si parla di centinaia di persone che, in tutto il mondo, hanno avuto esperienze alle soglie della morte, persone ritenute clinicamente morte, che hanno avuto in tale situazione esperienze meravigliose di cui hanno parlato al loro ritorno in vita. Queste esperienze sono così reali che fecero loro cambiar vita. In molti casi vedono guide spirituali, esseri di luce che di solito identificano con gli angeli. Vediamo alcune di queste esperienze.
Ralph Wilkerson racconta il suo caso che fu pubblicato nel libro “Ritorno dall’aldilà”. Era al lavoro nelle cave quando ebbe un grave incidente che lo lasciò con un braccio e il collo rotto. Perdette conoscenza e, svegliandosi il giorno dopo totalmente risanato e inspiegabilmente guarito, disse all’infermiera: «Questa notte ho visto una luce intensissima nella mia casa e un angelo è stato con me tutta la notte».
Arvin Gibson nel suo libro “Scintille di eternità” narra il caso di Ann, una bimba di nove anni, che aveva un principio di leucemia; una notte vede una signora bellissima, piena di luce, che sembrava puro cristallo e inondava ogni cosa di luce. Le chiese chi fosse ed ella le rispose che era il suo angelo custode. La portò «in un mondo nuovo, ove si respirava amore, pace e gioia». Al suo ritorno, i medici non trovarono più alcun segno di leucemia.
Anche Raymond Moody, nel suo libro “La vita dopo la vita”, racconta il caso di una bimba, Nina, di cinque anni, il cui cuore si arrestò durante un’operazione di appendicite. Mentre il suo spirito esce dal corpo, vede una bella signora (il suo angelo) che l’aiuta ad attraversare il tunnel e la porta al cielo dove vede fiori meravigliosi, il Padreterno e Gesù; ma le dicono che deve ritornare, perché sua madre era molto triste.
Betty Malz nel suo libro “Angeli che vegliano sopra di me”, scritto nel 1986, parla di esperienze con gli angeli. Altri libri interessanti su queste esperienze ai confini con la morte sono “Vita e morte” (1982) del dr. Ken Ring, “Ricordi della morte” (1982) di Michael Sabom, e “Avventure nell’immortalità” (1982) di Georges Gallup.
Joan Wester Anderson, nel suo libro “Dove camminano gli angeli”, racconta il caso del bimbo Jason Hardy di tre anni, avvenuto nell’aprile del 1981. La sua famiglia viveva in una casa di campagna e il piccolo cadde in una piscina. Quando si resero conto del fatto, il bimbo era già affogato e si trovava almeno da un’ora sotto l’acqua, clinicamente morto. Tutta la famiglia era nella disperazione. Chiamarono gli infermieri che arrivarono subito e lo portarono all’ospedale. Jason era in coma e umanamente non si poteva far nulla. Dopo cinque giorni si sviluppò una polmonite e i medici credettero che fosse giunte la fine. La sua famiglia e gli amici pregarono molto per la guarigione del piccolo, e il miracolo avvenne. Incominciò a svegliarsi e dopo venti giorni era sano e fu dimesso dall’ospedale. Oggi Jason è un giovane forte e dinamico, totalmente normale. Cosa era avvenuto? Il bimbo, nelle poche parole che pronunciò, disse che nella piscina tutto era scuro, ma «l’angelo era con me e io non avevo paura». Dio aveva inviato l’angelo custode per salvarlo.
Il dr. Melvin Morse, nel suo libro “Più vicino alla luce” (1990), parla del caso della bimba di sette anni Krystel Merzlock. Era caduta in una piscina ed era affogata; non dava più alcun segno cardiaco o cerebrale da più di diciannove minuti. Ma miracolosamente si riebbe in modo del tutto inspiegabile per la scienza medica. Disse al dottore che, dopo essere caduta in acqua, si era sentita bene e che Elisabetta l’aveva accompagnata a vedere il Padreterno e Gesù Cristo. Quando gli chiesero chi fosse Elisabetta, lei rispose senza esitazione: «Il mio angelo custode». In seguito raccontò che il Padreterno le aveva chiesto se voleva rimanere o ritornare ed ella aveva deciso di restare con lui. Purtuttavia, dopo che le fecero vedere sua madre e i suoi fratellini, alla fine decise di ritornare con loro. Quando rientrò in sé, raccontò al dottore alcuni dettagli che aveva visto e apprezzato lassù, come il tubo posto attraverso la narice e altri particolari che escludevano la menzogna o che fosse un’allucinazione quello che raccontava. Alla fine, Krystel disse: «Il cielo è fantastico».
Sì, il cielo è fantastico e bello. Vale la pena vivere bene per essere lassù per tutta l’eternità, come vi sarà di sicuro quella bimbetta di sette anni alla cui morte assistette la dottoressa Diana Komp. Questo caso fu pubblicato nel dossier della rivista Life nel marzo 1992. Dice la dottoressa: «Ero seduta vicino al letto della bambina, insieme ai suoi genitori. La bimba era all’ultimo stadio della leucemia. Ad un certo punto ebbe l’energia di sedersi e di dire sorridendo: vedo angeli bellissimi. Mamma, li vedi? Ascolta la loro voce. Non ho mai udito canti tanto belli. Subito dopo morì. Ho sentito quest’esperienza come una cosa viva e reale, come un dono, un dono di pace per me e per i suoi genitori, un regalo della bambina nel momento della morte». Che felicità poter vivere come lei in compagnia degli angeli e dei santi, cantando e lodando, amando e adorando il nostro Dio per tutta l’eternità!

Vuoi vivere tutta l’eternità nel cielo
in compagnia degli angeli?

Tags: soglie della morte, esperienze

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