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Far conoscere la dottrina di Cristo

Far conoscere la dottrina di Cristo

dal Catechismo della Chiesa Cattolica numero 98

“La Chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita, nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa stessa è, tutto ciò che essa crede” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 10].
commento di Francisco Fernàndez-Carvajal

L’insegnamento di Gesù. Ogni cristiano de­ve dare testimonianza della dottrina di Cristo.
«Questi è davvero il profeta! [ ... Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!». Il Signore parla con grande semplicità delle cose più difficili, e lo fa in modo attraente e stimolante. Le sue parole vengono comprese tanto da un dottore della legge quanto dai pescatori della Galilea.
La parola di Gesù era amabile e opportuna. Insi­steva spesso sugli stessi insegnamenti, ma cercava i paragoni più congeniali a quanti lo ascoltavano: il chicco di grano che deve morire per dare frutto, la gioia di ritrovare del denaro smarrito, il reperimen­to del tesoro nascosto... Ha spiegato in modo impa­reggiabile, con immagini e parabole, la sovranità di Dio Creatore e, insieme, il suo essere Padre che tratta amorosamente ciascuno dei suoi figli. Nessu­no come Lui ha proclamato la verità fondamentale sull’uomo, la sua libertà e dignità soprannaturale, che gli derivano dalla Grazia della filiazione divina.
Le folle lo cercavano per ascoltarlo, e molte vol­te, perché se ne andassero, fu necessario congedar­le. Cristo ha “parole di vita eterna” , e ci ha lasciato l’incarico di trasmetterle a tutte le generazioni fino alla fine dei tempi.
Anche oggi le folle sono assetate delle parole di Gesù, le uniche capaci di portare la pace all’anima, le sole che insegnino la via per il cielo. E noi tutti, i cristiani, partecipiamo della missio­ne di far conoscere Cristo. «Tutti i fedeli, dal Papa all’ultimo battezzato, partecipano alla me­desima vocazione, alla medesima fede al medesi­mo Spirito, alla medesima Grazia. ... ] Tutti parte­cipano attivamente e corresponsabilmente () al­l’unica missione di Cristo e della Chiesa».
È molto urgente far conoscere la dottrina di Cristo, perché l’ignoranza è un potente nemico di Dio nel mondo e “di tutti i mali che, per così dire, avvelenano gli individui, i popoli, le nazioni e così spesso turbano l’animo di molti, causa e radice è l’ignoranza della verità”. Questa esigenza è dive­nuta tanto più urgente nei Paesi dell’Occidente, come più volte ha sottolineato il Santo Padre Giovanni Paolo II: «Ci troviamo in un’Europa in cui si fa ognor più forte la tentazione dell’ateismo e dello scetticismo; in cui alligna una penosa incertezza morale, con la disgregazione della fa­miglia e la degenerazione dei costumi; in cui domina un pericoloso conflitto di idee e di movi­menti».
Ogni cristiano deve testimoniare la buona dot­trina, testimoniare ‑ non solo con l’esempio: an­che con la parola ‑ il messaggio evangelico. E dobbiamo approfittare di ogni opportunità che si presenti ‑ sapendo anche, con prudenza, provo­care le occasioni ‑ con le persone della nostra famiglia, con gli amici, con i colleghi, con i vicini; con persone che incontriamo, anche se per breve l’incarico di trasmetterle a tutte le generazioni fino alla fine dei tempi.
Anche oggi le folle sono assetate delle parole di Gesù, le uniche capaci di portare la pace all’anima, le sole che insegnino la via per il cielo. E noi tutti, i cristiani, partecipiamo della missio­ne di far conoscere Cristo. «Tutti i fedeli, dal Papa all’ultimo battezzato, partecipano alla me­desima vocazione, alla medesima fede al medesi­mo Spirito, alla medesima Grazia. [ ... Tutti parte­cipano attivamente e corresponsabilmente all’unica missione di Cristo e della Chiesa».
È molto urgente far conoscere la dottrina di Cristo, perché l’ignoranza è un potente nemico di Dio nel mondo e “di tutti i mali che, per così dire, avvelenano gli individui, i popoli, le nazioni e così spesso turbano l’animo di molti, causa e radice è l’ignoranza della verità”. Questa esigenza è dive­nuta tanto più urgente nei Paesi dell’Occidente, come più volte ha sottolineato il Santo Padre Giovanni Paolo II «Ci troviamo in un’Europa in cui si fa ognor più forte la tentazione dell’ateismo e dello scetticismo; in cui alligna una penosa incertezza morale, con la disgregazione della fa­miglia e la degenerazione dei costumi; in cui domina un pericoloso conflitto di idee e di movi­menti».
Ogni cristiano deve testimoniare la buona dot­trina, testimoniare ‑ non solo con l’esempio: an­che con la parola ‑ il messaggio evangelico. E dobbiamo approfittare di ogni opportunità che si presenti ‑ sapendo anche, con prudenza, provo­care le occasioni ‑ con le persone della nostra famiglia, con gli amici, con i colleghi, con i vicini; con persone che incontriamo, anche se per breve tempo, in occasione di un viaggio, di un congresso, di un acquisto, di una vendita...
La vita, per chi vuole percorrere il cammino verso la santità, non può essere un grande viale di occasioni perdute, perché il Signore si aspetta che facciamo eco con le nostre parole ai suoi insegna­menti, per muovere i cuori. «Certamente Dio rispet­ta la libertà umana, e vi saranno persone che non vorranno rivolgere il proprio sguardo alla luce del Signore. Ma molto più forte, ed abbondante, e gene­rosa, è la Grazia che Gesù Cristo vuole riversare sulla terra, servendosi ‑ oggi, come ieri e come sempre ‑ della collaborazione degli apostoli che Lui stesso ha scelto per portare la sua luce dappertut­to».
Nell’operare questa rievangelizzazione, va­lendoci dell’apostolato della dottrina, dovremo insi­stere a più riprese sugli stessi concetti, e ci sforzere­mo di presentare la dottrina del Signore in una veste attraente: non c’è nulla di più attraente! Il Signore è in attesa delle folle che ancor oggi vagano “come pecore senza pastore “ senza guida né orientamento, confuse fra tante ideologie effimere. Nessun cristiano deve rimanere passivo, indifferen­te, di fronte a questo incarico, l’unico al mondo che davvero conti. Non ci sono scuse: non sono capace, non servo a nulla, non ho tempo... La vocazione cristiana è vocazione all’apostolato, e Dio dà la Grazia per potervi corrispondere.
Siamo davvero un punto di luce, in mezzo a tanta oscurità, o, piuttosto, restiamo attanagliati dalla pigrizia o dai rispetti umani? Le persone che incrociamo lungo la strada della vita hanno diritto a essere aiutate a conoscere meglio Gesù: questo ci spingerà a essere più apostolici e a superare gli ostacoli. Siamo disposti a compiere nei loro con­fronti questo dovere cristiano? Non abbiano a rim­proverarci ‑ in questa vita o nell’altra ‑ di averli privati di questo aiuto: hominem non habeo , non ho avuto chi mi desse un po’ di luce fra tanta oscurità.
«La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio», giunge nel più pro­fondo dell’anima, alla sorgente della vita e dei com­portamenti degli uomini.
Imitare il Signore. Essere esemplari. Appro­fittare di ogni occasione.
Un giorno, narra il Vangelo, i farisei mandarono le guardie del Tempio ad arre­stare Gesù. Tornate a mani vuote, alla domanda dei capi: «Perché non lo avete condotto?», le guardie risposero: «Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!». C’è da immaginare che quei sem­plici servitori si fossero fermati un poco tra la folla, aspettando il momento propizio per catturare il Signore, rimanendo poi colpiti dalla dottrina di Gesù. E quanti cambierebbero atteggiamento se noi riuscissimo a far conoscere la figura di Cristo, la sua vera immagine, quella che proclama nostra Madre la Chiesa! Quanto è grande, dopo venti secoli l’igno­ranza del mondo, compresa quella di molti cristia­ni!
San Luca dice di nostro Signore che fece e insegnò”. Il Concilio Vaticano II insegna che la Rivelazione si compì “gestis verbisque”, con “eventi e parole intimamente connessi”. Le opere di Gesù sono opere di Dio fatte in nome proprio. E la gente semplice commentava: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».
Noi cristiani dobbiamo far conoscere, con l’aiu­to della Grazia, quel che significa seguire veramente Gesù. «Chi infatti è obbligato, per la carica di cui è insignito, ad annunciare sublimi verità», e tutti noi cristiani abbiamo il dolce obbligo di parlare di Cri­sto perché tutti lo seguano, «si senta anche in obbli­go di conformarvi la vita», diceva san Gregorio Ma­gno. I nostri amici, parenti, colleghi di lavoro e conoscenti ci devono vedere leali, sinceri, allegri, ottimisti, buoni professionisti, forti, cortesi, corag­giosi... E allo stesso tempo manifesteremo con sem­plicità e naturalezza la nostra fede in Cristo. «Oc­corrono araldi del Vangelo esperti in umanità, che conoscano a fondo il cuore dell’uomo d’oggi, ne partecipino gioie e speranze, angosce e tristezze, e nello stesso tempo siano dei contemplativi innamo­rati di Dio. Per questo occorrono nuovi santi. I grandi evangelizzatori dell’Europa sono stati i san­ti. Dobbiamo supplicare il Signore perché accresca lo spirito di santità della Chiesa e ci mandi nuovi santi per evangelizzare il mondo d’oggi»
Vari modi di diffondere gli insegnamenti di Gesù. Le situazioni difficili.
«Alcuni non sanno nulla di Dio..., perché nessuno gliene ha parlato in termini comprensibi­li». Possiamo far conoscere gli insegnamenti di Gesù e della sua Chiesa in molti modi attraenti: con una conversazione in famiglia, partecipando a una catechesi, difendendo, durante una conversazione, il dogma cristiano con chiarezza, carità e fermezza, raccomandando un buon libro o un articolo... Tal­volta con un silenzio che altri possono apprezzare; o scrivendo una semplice lettera a un giornale o a una televisione in cui ringraziamo per un servizio ben riuscito e opportuno... A qualcuno fa sempre bene, più di quanto possiamo immaginare. Ciascuno di noi potrebbe chiedersi in questo momento di meditazione: come posso diventare uno strumento mi­gliore, più efficace? Quali resistenze sto opponen­do alla Grazia? A quali ambienti, a quali persone potrei arrivare, se fossi meno pigro ‑ più innamo­rato di Dio! ‑ e avessi più spirito di sacrificio?
Dobbiamo considerare che molte volte dovre­mo andare controcorrente, com’è stato per molti buoni cristiani lungo i secoli. Con l’aiuto di Dio saremo capaci di non lasciarci sedurre da errori in voga o da costumi permissivi e dissoluti, che sono contrari alla legge morale naturale e a quel­la cristiana. E parleremo sempre di Dio agli uomini nostri fratelli, senza lasciarci sfuggire una sola opportunità: «Vedo tutti gli avvenimenti della vita ‑ quelli di ogni esistenza individuale, e in certo modo quelli delle grandi svolte della storia ‑ come altrettanti appelli che Dio rivolge agli uomini perché affrontino la verità: e anche come occasioni offerte a noi cristiani per annunciare con le nostre opere e le nostre parole, aiutati dalla Grazia, lo Spirito al quale apparteniamo (cfr Lc 9, 55).
Ogni generazione di cristiani deve redimere e santificare il suo tempo, e per riuscirci deve comprendere e condividere le ansie degli altri uomini, a loro uguali, per far loro conoscere, con il “dono delle lingue”, come devono corrisponde­re all’azione dello Spirito Santo, all’effusione per­manente delle ricchezze del Cuore divino. Tocca noi cristiani del nostro tempo annunciare oggi, questo mondo al quale apparteniamo e nel quale viviamo, il messaggio antico e nuovo del Vangelo».
Sempre, e in particolare nelle situazioni più difficili, lo Spirito Santo ci illuminerà, e ci indicherà ciò che dobbiamo dire e come dobbiamo comportarci.

Tags: Gesù Cristo, Francisco Fernàndez-Carvajal

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