DOMINUS IESUS


11. Similmente, deve essere fermamente creduta la dottrina di fede circa l’unicità dell’economia salvifica voluta da Dio Uno e Trino, alla cui fonte e al cui centro c’è il mistero dell’incarnazione del Verbo, mediatore della Grazia divina sul piano della creazione e della redenzione (cf Col 1, 15-20), ricapitolatore di ogni cosa (cf. Ef 1, 10), «diventato per noi, sapienza, giustizia, santificazione e redenzione» (1 Cor 1, 30). Infatti il mistero di Cristo ha una sua intrinseca unità, che si estende dalla elezione eterna in Dio alla parusia: «In lui [il Padre] ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità» (Ef 1, 4). «In lui siamo stati fatti anche eredi, essendo stati predestinati secondo il piano di colui che tutto opera efficacemente conforme alla sua volontà» (Ef. 1, 11). «Poiché quelli che Egli [il Padre] da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché Egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati» (Rm 8, 29-30).
Il Magistero della Chiesa, fedele alla rivelazione divina, ribadisce che Gesù Cristo è il mediatore e il redentore universale: «Il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è stato creato, è diventato egli stesso carne, per operare, lui, l’uomo perfetto, la salvezza di tutti e la ricapitolazione universale. Il Signore […] è colui che il Padre ha risuscitato da morte, ha esaltato e collocato alla sua destra, costituendolo giudice dei vivi e dei morti». Questa mediazione salvifica implica anche l’unicità del sacrificio redentore di Cristo, sommo ed eterno Sacerdote (cf. Eb 6, 20; 9, 11; 10, 12-14).
12. C’è anche chi prospetta l’ipotesi di una economia dello Spirito Santo con un carattere più universale di quella del Verbo incarnato, crocifisso e risorto. Anche questa affermazione è contraria alla fede cattolica, che, invece, considera l’incarnazione salvifica del Verbo come evento trinitario. Nel Nuovo Testamento il mistero di Gesù, Verbo incarnato, costituisce il luogo della presenza dello Spirito Santo è il principio della sua effusione all’umanità non solo nei tempi messianici ( cf. At 2, 32-36; Gv 7, 39; 20, 22; 1 Cor 15, 45), ma anche in quelli antecedenti alla sua venuta nella storia (cf. 1 Cor 10, 4; 1 Pt 1, 10-12).
Il Concilio Vaticano II ha richiamato alla coscienza di fede della Chiesa questa verità fondamentale. Nell’esporre il piano salvifico del Padre riguardo tutta l’umanità, il Concilio connette strettamente sin dagli inizi il mistero di Cristo con quello Spirito. Tutta l’opera di edificazione della Chiesa, da parte di Gesù Cristo Capo, nel corso dei secoli, è vista come una realizzazione che Egli fa in comunione con il suo Spirito.
Inoltre, l’azione salvifica di Gesù Cristo, con e per il suo Spirito, si estende, oltre i confini visibili della Chiesa, a tutta l’umanità. Parlando del mistero pasquale, nel quale Cristo già ora associa a sé vitalmente nello Spirito il credente e gli dona la speranza della risurrezione, il Concilio afferma: «E ciò non vale solamente per i cristiani ma anche per tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la Grazia. Cristo infatti è morto per tutti e la vocazione ultima dell’uomo è effettivamente una sola, quella divina, perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire a contatto, nel modo che Dio conosce, con il mistero pasquale».
È chiaro, quindi, il legame tra il mistero salvifico del Verbo incarnato e quello dello Spirito, che non fa che attuare l’influsso salvifico del Figlio fatto uomo nella vita di tutti gli uomini, chiamati da Dio ad un'unica meta, sia che abbian preceduto storicamente il Verbo fatto uomo, sia che vivano dopo la sua venuta nella storia: di tutti loro è animatore lo Spirito del Padre, che il Figlio dell’uomo dona liberamente (cf. Gv 3, 34).
 

 

Per questo il recente Magistero della Chiesa ha richiamato con fermezza e chiarezza la verità di un'unica economia divina: «La presenza e l’attività dello Spirito non toccano solo gli individui, ma anche la società e la storia, i popoli, le culture, le religioni […]. Il Cristo risorto opera nel cuore degli uomini con la virtù del suo Spirito […]. È ancora lo Spirito che sparge i “semi del Verbo”, presenti nei riti e nelle culture, e li prepara a maturare in Cristo». Pur riconoscendo la funzione storico-salvifica dello Spirito in tutto l’universo e nell’intera storia dell’umanità, esso, tuttavia, ribadisce: «Questo Spirito è lo stesso che ha operato nell’incarnazione, nella vita, morte, resurrezione di Gesù e opera nella Chiesa. Non è, dunque, alternativo Cristo, né riempie una specie di vuoto, come talvolta si ipotizza esserci tra Cristo e il Logos. Quando lo Spirito opera nel cuore degli uomini e nella storia dei popoli, nelle culture religioni, assume un ruolo di preparazione evangelica e non può non avere riferimento a Cristo, Verbo fatto carne per l’azione dello Spirito, “per operare Lui, l’Uomo perfetto, la salvezza di tutti e la ricapitolazione universale”».
 

 

In conclusione, l’azione dello Spirito non si pone al di fuori o accanto a quella di Cristo. Si tratta di una sola economia salvifica di Dio Uno e Trino, realizzata nel mistero dell’incarnazione, morte e risurrezione del Figlio di Dio, attuata con la cooperazione dello Spirito Santo ed estesa nella sua portata salvifica all’intera umanità e all’universo: «Gli uomini non possono entrare in comunione con Dio se non per mezzo di Cristo, sotto l’azione dello Spirito».

 

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