Non è la prima volta che nelle omelie della Messa cattolica si sente nominare il Corano quando si vuole parlare di Gesù Cristo. Anche il Vescovo di Verona nella Messa di Vigilia del Santo Natale lo ha più volte menzionato spronando i cristiani a non temere di essere testimoni di Cristo, a maggior ragione per il fatto che viene citato perfino dal libro sacro ai musulmani, il Corano. Questo invito probabilmente è scaturito dal desiderio di abbattere eventuali barriere o pregiudizi che possono nuocere alla causa della convivenza pacifica tra cristiani e musulmani. In tutti i casi, fatta salva questa nobile intenzione, è comunque doveroso precisare chi è Gesù Cristo per i musulmani perché il fatto che il suo nome venga citato nel Corano (ne hanno parlato anche i pagani, Tacito, Plinio, Giuseppe Flavio, Svetonio ecc.) non significa che venga espressa la verità sulla Sua persona.
Innanzitutto bisogna ricordare che il fondatore della religione musulmana, Maometto, nato nel 570, era vissuto in Arabia ed aveva conosciuto la Bibbia, gli antichi Profeti e Gesù Cristo dagli Ebrei e dagli stessi Cristiani, purtroppo eretici, lì presenti in molte comunità, tant’è vero che venivano entrambi accomunati sotto il nome di “popolo del libro”, popolo che, con l’ascesa al potere di Maometto, doveva essere ricondotto, anche con la guerra, alla fede nell’unico Dio, Allah, di cui Maometto si dichiarava profeta. Si tratta di un Dio lontano e impenetrabile all’intelletto umano, un Dio che esige la punizione per gli errori dell’uomo, soprattutto della donna, anche con mutilazione e morte.
L’Islam, rifiutando la conoscenza razionale di Dio, deve necessariamente fondare ogni conoscenza su un fideismo cieco in nome del Corano dove prevale una concezione della vita fatalistica e sensuale mirante all’instaurazione di uno stato teocratico e totalitario fondato sulla “Shari’ah”, la legge coranica, come attestano i professori Bausani e Fahad, esperti conoscitori dell’Islam. Mons. Fouad Twal, arcivescovo di Tunisi, in alcune interviste apparse sulla rivista “Nuntium”, non teme di affermare che la “Jiahad”, cioè la guerra santa, non è un aspetto marginale per l’Islam, ma costituisce un obbligo grave per il credente, una vera lotta armata contro “gli infedeli”, come impone il Corano “Vi è prescritta la guerra, anche se non vi piace” (Cor. 2,216) “Uccidete gli idolatri ovunque vi trovate” (Cor. 9,5).
Pertanto Maometto si considera il sommo profeta di questo Dio, Allah, che nulla ha da spartire con il Dio cristiano, che è innanzitutto Padre, ricco di bontà e di misericordia, e tanto meno con Gesù Cristo, definito sì, profeta nel Corano, ma profeta di quale Dio, forse di Allah? Comunque non è certo considerato Figlio di Dio, anzi il dogma della Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, pilastro fondamentale del cristianesimo, è un’assurdità per i musulmani perché contrario al monoteismo. Un abisso divide infatti Islam e Cristianesimo non solo sul piano teologico per i motivi anzidetti, ma anche su quello civile, sociale e legale perché la visione dell’uomo, della società, della legge è del tutto stravolta rispetto al cristianesimo, per i seguenti punti essenziali:
1) per l’Islam il Corano è l’unica legge, religiosa e civile, immutabile e intoccabile, dove la precisa identificazione tra fede e politica, tra diritto divino e norma giuridica, rende impossibile un’intesa che si basi sui “diritti dell’uomo”. E’ impossibile per un musulmano dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio.
2) Gesù Cristo è presentato solo nel suo aspetto umano, e la Vergine Maria è semplicemente una madre come tante altre, donna privilegiata perché madre del profeta Gesù, ma nulla più.
3) L’Islam non conosce il concetto di persona come soggetto di diritto ma solo il diritto della “hummà” cioè della comunità;
4) L’Islam non concepisce la famiglia come libera scelta di un solo uomo con una sola donna;
5) L’Islam non ammette la libertà, né personale, né di coscienza, né di associazione; ecc. ecc.
Di tutto questo i musulmani non fanno certo mistero, anzi sono fieri e orgogliosi di manifestarlo, nonostante la Corte di Giustizia Europea in data 31 luglio 2001 abbia affermato con sentenza l’incompatibilità della Legge Coranica (Shari’ah) con la Convenzione per i diritti dell’uomo.
Se è doveroso il rispetto e la convivenza pacifica con tutti, anche con gli atei e perfino con i nostri nemici -come Cristo insegna- è comunque altrettanto doveroso non essere superficiali nella conoscenza di quelle peculiarità che caratterizzano ogni realtà che si definisce religiosa, se non altro per essere consapevoli della grande, immeritata fortuna che abbiamo per essere nati in una paese cristiano.