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Il Cristianesimo dalla A alla Z seconda parte

Beatitudini. Sono le otto proclamazioni ( di cui l’ultima ripresa e amplificata) che iniziano il «discorso della montagna» (Mt 5, 1-12; cfr. anche Lc 6,20-26), rivolto da Gesù ai discepoli e alla moltitudine. Costituiscono la magna charta del cristianesimo. Ogni b. consta di due membri: a) la b. propriamente detta, o «macarismo» (dal greco makàrios,«beato»), seguita dall’indicazione della categoria interessata (i «poveri», gli «afflitti» ecc.); b) la «motivazione» o giustificazione (introdotta dall’avverbio «perché») con l’indicazione del premio riservato. La versione di Luca enumera solo quattro b., seguite da quattro «guai». Oltre queste, che sono le b. per antonomasia, l’AT e il NT riportano numerose altre b.
Consenso (matrimoniale). Dal latino consensus, derivato di consentire,«dare il consenso». È la reciproca volontà di un uomo e di una donna a contrarre il matrimonio. Il c. legittimamente manifestato è l’atto che costituisce il matrimonio (cfr. CIC, can 1057).
Corpus Domini. Espressione latina, «Corpo del Signore». È la festività che la Chiesa cattolica celebra il giovedì dopo la festa della SS. Trinità, per solennizzare in modo del tutto particolare l’eucaristia; dopo il Vaticano II è denominata Solennità del SS.mo Corpo e Sangue di Cristo. La festa, introdotta da papa Urbano IV nel 1264, dopo il miracolo di Bolsena, fu confermata da Clemente V nel 1314. Dal XV secolo anche a seguito delle indulgenze speciali elargite dai papi Martino V ed Eugenio IV, si diffuse in tutta la Chiesa l’usanza della processione del C.D. In Italia, con l’abolizione delle feste infrasettimanali, la festività viene celebrata la domenica successiva.
Correzione fraterna. Dal latino correctio, derivato di corrìgere, «correggere». Richiamo a una persona con l’intento di rimuoverla dal peccato. È stata insegnata da Gesù stesso: «Se il tuo fratello pecca, va’, riprendilo fra te e lui…» (Mt 18, 15ss). Può avere tre fasi: quella privata; quella semipubblica, davanti a uno o due testimoni; quella pubblica, davanti alla Chiesa. Per gli impenitenti dovrà applicarsi la pena più severa: l’esclusione della comunità.
Eremita. Dal greco eremìtes, derivato di éremos,«deserto», «solitario». È colui che, per una scelta di vita, si ritira dal mondo, dedicandosi completamente alla preghiera, alla meditazione e alla penitenza, vivendo da solo in una capanna o in una caverna. Questa forma di vita ascetica e contemplativa era molto diffusa nei primi secoli del cristianesimo in Egitto e in Palestina, grazie anche all’esempio di sant’Antonio abate, considerato il padre degli e. Anacoreta.
Ex cathedra. Espressione latina, «dalla cattedra». Vengono così chiamate le decisioni del Papa quando definisce solennemente una dottrina riguardante la fede o i costumi e la canonizzazione dei santi.
Ex opere operato/Ex opere operantis. Espressioni latine. Distinzione originariamente introdotta per distinguere, nell’atto concreto della crocifissione di Gesù, il suo oggettivo valore salvifico dall’azione soggettiva dei crocifissori. È passata poi a significare, nella teologia sacramentale la validità e l’efficacia del Sacramento, che, essendo atto divino, agisce per virtù propria, come segno dell’incondizionata offerta dell’amore di Dio (opus operatum) distinta dalla disposizione soggettiva di chi riceve o amministra il Sacramento, la quale non rappresenta la causa efficiente della santificazione, bensì solo la sua condizione (opus operantis).
Extra ecclesiam nulla salus. Espressione latina proposta da Cipriano nel III secolo, in una situazione precisa: l’abbandono della Chiesa da parte di persone alla ricerca di una forma di cristianesimo da loro ritenuto migliore. Essa ha quindi il tono dell’ammonizione: la separazione dalla comunità ecclesiale separa anche dalla salvezza (Salvatore/salvezza). Estrapolarla dal contesto storico per ricavarne una teoria sul destino eterno dei non cattolici e dei non battezzati significa non fraintenderla. È vero che la Chiesa è al servizio della salvezza di tutti e che ogni uomo può venire in contatto con Cristo anche senza conoscerlo (cfr. gaudium et spes, n. 22).
Fortezza. È una delle quattro virtù cardinali (insieme alla prudenza, alla giustizia, e alla temperanza). Per f. s’intende la fermezza d’animo del compimento del proprio dovere. San Tommaso la definisce, nella Summa theologiae, «la virtù che toglie gli impedimenti e le difficoltà che distolgono la volontà dal compiere ciò che è secondo ragione», e afferma che è «una condizione di ogni virtù, perché importa, in senso assoluto, la ferma determinazione della volontà». La f. è anche uno dei sette doni dello Spirito Santo; in questo caso differisce dalla virtù perché non proviene dai nostri sforzi, sebbene aiutati dalla Grazia di Dio, ma è dono derivante dall’azione dello Spirito.

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