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Il culto e la parola di Dio

1°- Situazione attuale.
Il culto (dal verbo latino “colere” nel significato di venerare, adorare) è l’espressione più alta e più doverosa della creatura verso il suo Creatore.
Nella religiosità naturale il culto è praticato per rendersi benevola la divinità e quindi ottenere da essa favori e liberazione dalla malattia e dalla disgrazia. Tutto questo però non comporta un rapporto interiore, un cambiamento di vita. Il culto così diventa un fatto esteriore per accaparrarsi la benevolenza degli esseri ritenuti superiori.
Anche l’antico popolo di Dio, cadeva spesso in questa concezione utilitaristica, si attaccava ai riti esteriori imposti dalla legge mosaica, trascurando il carattere interiore delle esigenze dell’alleanza stipulata da Dio per mezzo di Mosè. Di qui le continue ammonizioni dei profeti che ripetevano con forza: senza le disposizioni interiori del cuore, l’atto culturale del sacrificio si riduce ad un gesto vano ed ipocrita.
Gesù si presenta nella linea dei profeti che esigono il primato sul rito. L’evangelista Marco ci presenta Gesù all’inizio della vita pubblica: “Gesù andò nella regione della Galilea e cominciò a proclamare il vangelo, il lieto messaggio che viene da Dio. Egli diceva: il tempo della salvezza è venuto, il regno di Dio è vicino. Cambiate vita e credete a questo lieto messaggio”. (Mc 1,14-15). Alla samaritana che chiedeva se bisognava adorare Dio a Gerusalemme, come affermavano gli Ebrei o in Samaria, sul monte Garizim, come volevano i Samaritani, Gesù rispose: “Credimi, viene il momento in cui l’adorazione di Dio non sarà più legata a questo monte o a Gerusalemme; viene un’ora, anzi è già venuta, in cui gli uomini adoreranno il Padre, guidati dallo spirito e dalla verità di Dio, Dio è spirito. Chi lo adora deve lasciarsi guidare dallo Spirito e dalla verità di Dio” (Gv 4, 22-24).
Noi cristiani non siamo esenti dal pericolo di ridurre il culto ad un fatto rituale, esteriore e convenzionale.
Certamente, molti valori cristiani sono alla base della nostra concezione di vita, sono trasmessi nelle nostre famiglie e formano ancora il nostro tessuto sociale.
Però, non ci facciamo illusioni, anche tra noi è penetrata (e continuamente penetra) la concezione secolaristica del modo moderno, che si illude di poter fare a meno di Dio e della sua Legge, nelle attività quotidiane e nella costruzione di una società sempre più progredita.
Spesse volte a rimanere salde, in mezzo a noi, sono soltanto usanze sacre, i riti esteriori della fede. C’è il pericolo incombente che queste importanti realtà sacre (i sacramenti, la Santa Messa, la devozioni ai Santi), rimangano prive del loro contenuto, perché non vivificate dall’assiduo ascolto della Parola di Dio, in un serio cammino di Fede. Infatti non abbiamo più tempo per la catechesi, che non riguarda solo i fanciulli, ma tutti indistintamente, specie gli adulti; molti disertano persino la Messa festiva: il contenuto della fede si fa sempre più evanescente, rimpiazzato dai numerosi messaggi che giungono da ogni parte.
In un tempo remoto, i più anziani lo ricordano, in paese c’erano solo due cattedre: la cattedra della scuola, dove il maestro formava alla cultura di base, e la chiesa parrocchiale, dove il parroco dall’altare annunciava il Vangelo. Oggi ogni casa è invasa continuamente dai più svariati insegnamenti che provengono dalla radio, dalla televisione, da internet, dalla stampa…
Non vogliamo e non dobbiamo rimpiangere il passato, dovremmo approfondire di più (molto più che nei tempi passati) la conoscenza delle verità della Fede, per giudicare e confrontare con il Vangelo quanto c’è messo davanti. Ed invece, proprio in questi tempi, ci stiamo allontanando dall’impegno di una conoscenza sistematica e per quanto possibile completa della Rivelazione.
Conseguenza grave è che rischiamo di conservare i riti della Fede senza i contenuti della Fede, dando importanza alle esteriorità e qualche volta a pratiche che rasentano la magia e il paganesimo, dove la conversione del cuore non è neppure pensata.
E così, com’è descritto al n° 5 del documento della C.E.I. “Evangelizzazione e Testimonianza della Carità”, ci costruiamo una fede soggettiva e parziale. E cioè non siamo aperti all’accoglienza totale della Parola di Dio e del conseguente insegnamento della Chiesa, ma aderiamo soltanto a ciò che è conforme ai nostri desideri, alle nostre tendenze, in una parola a quello che ci fa comodo.
In questo modo la Chiesa non è più compresa nella sua realtà che viene dalla Rivelazione di Dio, che fa della Chiesa “sacramento” dove gli uomini possono incontrarsi con Dio, essere da Lui generati alla vita soprannaturale diventando davvero “Figli di Dio” e fratelli della stessa dignità nell’unica Famiglia umana.
Ci riteniamo cristiani perché siamo battezzati, abbiamo ricevuto la prima comunione e la cresima, ci siamo sposati in chiesa e qualche volta andiamo anche a Messa la domenica. Ma nella vita quotidiana ci comportiamo come coloro che non hanno fede. I comandamenti di Dio sono un vago ricordo senza alcuno influsso nello stile di vita. Ci lasciamo risucchiare dalle mode effimere del momento. Abbiamo perso, e questa è la cosa peggiore, il senso del peccato che consiste nell’agire contro la volontà di Dio. L’uomo moderno non si preoccupa neppure di conoscere la volontà di Dio, poiché pensa che è lui stesso a decidere cosa è bene e cosa è male. La conseguenza nefasta di quest’atteggiamento è sotto i nostri occhi.

IL CULTO E LA PAROLA DI DIO

2°- Come uscire dal ritualismo.
Per uscire da questa situazione ambigua, il Concilio ha posto al centro la Parola di Dio ed ha affermato che la Parola di Dio ha un valore prioritario sul culto, perché il culto se non è illuminato e vivificato dalla Parola di Dio, rimane un gesto esteriore e spesso anche farisaico, senza portare alcun frutto nella nostra condotta.
I sacramenti, per essere ricevuti degnamente presuppongono ed esigono la Fede, la Santa Messa è per eccellenza “mistero della Fede”.
La Fede è la prima virtù teologale ed è il fondamento della vita cristiana. Essa è dono gratuito di Dio, dono legato all’ascolto della sua Parola.
È questo il motivo per cui la Parola di Dio è prioritaria per la vita cristiana.
La prima cosa che dobbiamo fare, se vogliamo davvero vivere di Fede (e ciò è necessario sia per la salvezza eterna sia per costruire un mondo più umano anche su questa terra), dobbiamo tornare con volontà ferma all’ascolto della PAROLA DI DIO.
Dal nostro cuore deve uscire il grido di Giobbe:
“Oh, potessi tornare come ai mesi di un tempo
ai giorni in cui Dio mi proteggeva,
quando brillava la sua lucerna sul mio capo
e alla sua luce camminavo in mezzo alle tenebre” (Gb 29, 2-3).
La luce che ci guida nel cammino della vita è la Parola di Dio. “Lampada ai miei passi è la tua parola, Signore” (Sl 118, 105).
Il candelabro acceso di cui parla il Libro dei Numeri, è segno della Parola di Dio che deve brillare nella Chiesa, che a sua volta deve essere lampada dinanzi al mondo.
Proprio con questo pensiero si apre il documento più importante del Concilio Vaticano II: “Cristo è luce delle genti. Questo sacro Concilio, adunato dallo Spirito Santo, ardentemente desidera che la luce di Cristo, riflessa sul volto della Chiesa, illumini tutti gli uomini” (L.G.).
L’ascolto della Parola è la base e l’elemento assolutamente prioritario.
La Parola di Dio, ascoltata e meditata, ci conduce ad una vita di preghiera che è il dialogo d’amore fra il Padre e noi i suoi figli, ci dispone a partecipare con frutto alla Santa Messa ed a ricevere degnamente i Sacramenti: di qui la vera conversione del cuore ed un cammino di santità che si esprime nell’umile, generoso e disinteressato servizio ai fratelli, conseguenza necessaria di una fede viva.
Per arrivare a questo, è necessario che la Fede sia robusta nei nostri cuori. “La fede dipende dall’ascolto della predicazione, ma l’ascolto è possibile solo se c’è chi predica Cristo” (Rom 10, 17). Di qui l’importanza di preoccuparsi delle vocazioni sacre al sacerdozio ministeriale ed alla vita religiosa.
Bisogna però ricordare che ogni battezzato è partecipe del triplice mistero di Gesù Cristo: del ministero profetico, per annunciare e testimoniare la Parola di Dio, del ministero sacerdotale, per rendere a Dio il culto spirituale con l’offerta di tutta la vita, delle proprie azioni, delle proprie gioie e sofferenze, del ministero regale, per mettersi al servizio del prossimo, sull’esempio del Divino Maestroche è venuto per servire e non per essere servito. Con la sua vita e con il suo insegnamento, Gesù ci ha rivelato che il Regno di Dio è l’Amore che si dona generosamente, senza riserve, verso tutti, a cominciare dai più piccoli e dai nemici.
Lo Spirito Santo che guida la Chiesa ha ispirato i Padri del Concilio a sottolineare che ogni uomo è chiamato da Dio alla santità che consiste nel fare ogni istante la sua Volontà per costruire il suo Regno. Logica conseguenza è che nella Chiesa tutti sono chiamati a costruire il Regno di Dio, certo con modalità e responsabilità diverse.
Un giorno ebbi modo di ascoltare una conferenza del giornalista Accattoli. Egli affermava che è necessario che ci sia una Chiesa parlante, ma che parli in modo che sia ascoltata e capita dall’uomo d’oggi per ciò che riguarda i valori fondamentali della Fede: Dio creatore e Santificatore, la grazia, il peccato, la vita eterna… E vedeva la realizzazione di questa Chiesa parlante nel cristiano comune, nel laico che irradia la Fede nella sua vita quotidiana e che parla il linguaggio semplice e concreto della gente.
Questo sarà possibile quando il cristianesimo non sarà solo il vestitino della festa da indossare in determinate circostanze di rito, ma sarà la presenza dell’uomo nuovo, la nuova creatura, nata dall’acqua e dallo Spirito, che ha gli stessi sentimenti di Cristo Gesù e che non si gloria di altro che della croce di Cristo e che ha la sola speranza nella sua gloriosa Risurrezione.
Solo la Parola di Dio, ascoltata, meditata, assimilata, come spada tagliente è capace di penetrare nei nostri cuori per liberarci da ogni compromesso con il male e per guarire le sozzure prodotte dai nostri peccati. Guidati e sorretti dallo Spirito Santo, ci trasformeremo sempre più ad immagine della Parola fatta carne che è Cristo Signore, il Verbo incarnato.
A chi la accoglie, anche se illetterato, la Parola di Dio conferisce la sapienza celeste: “A chi è privo di senno, essa dice: venite, mangiate il mio pane, abbandonate la stoltezza e vivrete” (Prov.).
Questa Parola è Gesù Cristo stesso: “Dio che aveva parlato nei tempi in molti modi e diverse volte, ai padri per mezzo dei Profeti, ultimamente in questi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb.).
E l’evangelista Giovanni, al centro di quella che è stata giudicata la pagina più alta del Vangelo, il prologo, afferma: “Colui che è la Parola è diventato un uomo ed ha vissuto in mezzo a noi uomini”.
Diventare simili all’immagine del Figlio!
Nella sua vita terrena Gesù è stato il “sì” pieno, assoluto, irrevocabile alla volontà del Padre, la sua vita è stata un “amen”, il Testimone fedele (Ap. 3, 14).
“Dio per mezzo di Gesù Cristo suo Figlio non ha detto “si” e “no” ma soltanto “si”. E così in Cristo ha compiuto tutte le promesse. Perciò per mezzo di Gesù Cristo, noi lodiamo Dio dicendogli “Amen”“ (2 Cor 1, 20). E questa deve essere la nostra risposta alla fedeltà di Dio di un “sì” pieno, un “amen” convinto e coerente.
Solo la Parola di Gesù è fonte di vita eterna per chi l’accoglie: “In verità, in verità vi dico, chi ascolta la mia Parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita” (Gv 5, 24).
Per comprendere la Parola di Gesù, abbiamo bisogno di pregare umilmente. Insieme all’ascolto della Parola di Dio, si levi dai nostri cuori la supplica:”Signore, accresci la nostra Fede!”(Lc 17,5).Infatti “è lo Spirito che dà la vita, la carne(l’attività umana soltanto), non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e vita”(Gv 6,63).
+ Antonio Santucci - Vescovo emerito di Trivento

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