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L’AFFASCINANTE FIGURA DI CRISTO

Gesù ebbe coscienza ed ha proclamato di essere il Messia promesso, il Maestro e Redentore dell’umanità. Se egli non era quello che diceva di essere o si è ingannato o ha voluto ingannare.
Ma ciò è in stridente contrasto con la grandezza intellettuale e morale della sua personalità come risulta dai Vangeli. La sua personalità, quindi, è garanzia della verità di quanto ha affermato di Se stesso.

1. La figura spirituale di Gesù
Gesù ha un intimo e delicato sentimento della natura, come si può vedere dalle sue similitudini. Ma più che alla natura, la sua azione ed il suo amore sono rivolti agli uomini; ama tutti fino all’inverosimile!
Ama i bambini e questi si stringono attorno a lui (Mc 10, 13-16). Ha compassione degli ammalati e degli emarginati. Il dolore della vedova rimasta sola (Lc 7, 13), l’ansietà del cuore paterno preoccupato (Mc 5, 36), l’afflizione delle sorelle di Lazzaro morto (Gv 11, 1-44), gli toccano profondamente il cuore.
Il suo riguardo per la prudenza di Nicodemo (Gv 3, 1), il suo tatto verso il capo dei pubblicani che gli offre un banchetto (Lc 19, 1), la sua mesta cordialità verso il traditore (Mc 14, 17), rivelano altrettanti aspetti del suo molteplice ed aperto amore verso gli uomini. Soprattutto la sua condotta verso l’adultera sorpresa in flagrante (Gv 8, 1), verso Pietro pentito (Lc 22, 61) e verso la peccatrice (Lc 7, 37) – ciò che Egli le dice e ciò che non le dice – appartiene alle pagine più profumate e delicate del Vangelo.
E quale tenero, paziente, indulgente Amico e Maestro fu Gesù per i suoi Apostoli! Soprattutto i suoi rapporti con Pietro rivelano la trascendente umanità di Cristo. Il modo con cui Gesù chiama a sé l’Apostolo esitante (Mt 14, 28), ama il suo entusiasmo e loda la sua fede (Lc 5, 8), il modo con cui frena il suo zelo ardente (Gv 13, 6), umilia la sua temerarietà (Mc 8, 31), mette in guardia la sua cieca fiducia contro la sua debolezza (Mc 14, 29), consola il suo pentimento e gli fa scontare con tatto finissimo la sua caduta (Lc 22, 61), tutto ciò sgorga da una profonda conoscenza ed amore verso gli uomini, che sopporta con infinita pazienza le piccinerie e le miserie dell’umanità e, con sapienza pedagogica, ne stimola gli aspetti buoni.
Ma l’elemento più alto e più grande che caratterizza la vita di Gesù è la sua unione con Dio, la sua intima, permanente ed assoluta dedizione alla volontà del Padre. “Egli vive nella religione e questa è per lui respiro nel timore di Dio. Tutta la sua vita, il suo sentire ed il suo pensare erano assorbiti nel rapporto con Dio e tuttavia egli non ha parlato come un fanatico ed un sognatore” (Harnack).
E soprattutto la sua preghiera! Giustamente Gesù è stato chiamato “l’orante più forte della storia”. Nella solitudine dei monti Egli passa notti segrete dinanzi al Padre, tenendo con Lui colloqui amorosi; questa unione con Dio non la perde neppure nelle lotte e nelle dispute con i suoi avversari, neppure nelle tenebre del venerdì santo. Se consideriamo questa ricca vita interiore, restiamo sorpresi dall’equilibrio armonico di Gesù.
La chiarezza del suo pensiero, l’acutezza e la prontezza del suo discorso meravigliano al pari della delicatezza dei suoi sentimenti, della forza del suo amore. La sua bontà attira i bambini ed agisce sugli ammalati. La sua misericordia disarma i peccatori. Ma egli rivolge accuse contro i sentimenti ipocriti dei Farisei. E’ una immagine di grandezza umana, quale non troveremo più nella storia.
Dinanzi a questo quadro sublime, il semplice pensiero di un errore cosciente circa una missione divina inventata, costituirebbe una mostruosità psicologica. Anche la possibilità di una coscienza anormale, spiritualmente turbata, la si può ammettere soltanto svisando per prevenzione materialistica le fonti.

2. Il miracolo intellettuale della sapienza di Gesù
La persona di Gesù non è soltanto una garanzia, umanamente attendibile, ma diventa anche un criterio dato da Dio, una testimonianza dall’Alto. Gesù non può essere incluso nei limiti tracciati agli uomini. Egli infrange i confini del puro umano.
La sua persona diventa un miracolo morale, che non si può spiegare in base a cause puramente naturali. Nella persona di Gesù appare visibile il sigillo che Dio gli ha impresso per legittimare la sua missione.
Che in Gesù agisse una forza intellettuale che trascende la misura umana, risulta tanto dal contenuto della sua dottrina, quanto dal modo con cui egli l’acquistata ed ha saputo trasmetterla ad altri.
a. Gesù dà una risposta alle questioni più palpitanti dell’anima umana, che riguardano Dio e l’uomo, la vita presente e futura, il corpo e l’anima, la società e l’individuo; e questa risposta è formulata in modo così equilibrato, che ne risulta una dottrina, meravigliosa, coerente ed armonica.
Singolare e nuova è l’idea di Dio in Gesù.
In essa appaiono sia la maestà infinitamente sublime di Dio, sia la sua bontà paterna che ha pietà di tutti, l’assoluta dipendenza e soggezione dell’uomo a Dio, come il valore dell’anima immortale. Egli ha affermato la vanità di ogni cosa terrena, ma anche l’importanza del presente periodo di prova in funzione dell’eternità. Tutto ha il suo centro ed il suo fine in Dio, ma tutto riceve da Dio il suo splendore ed ottiene dal servizio di Dio il suo valore.
La dottrina di Gesù ha fecondato tutta la civiltà occidentale. Gli impulsi religiosi, etici e sociali che vi agiscono hanno la loro fonte nel suo Vangelo!
b. La dottrina di Gesà è del tutto originale; egli non l’ha derivata né da fonti giudaiche né da fonti extragiudaiche. Non l’ha attinta alla sapienza delle scuole rabbiniche; scuole che egli non ha nemmeno frequentato, suscitando proprio per questo stupore ed ammirazione (Mc 6, 2; Lc 2, 47). “Come mai costui conosce le Scritture senza avere studiato?”(Gv 7, 15). Gesù non ha tratto la sua sapienza neppure da fonti extra-giudaiche. Per la dottrina di Gesù non è possibile trovare paralleli sufficienti.

c. La dottrina di Gesù è inoltre indirizzata e adatta a tutti gli uomini di ogni tempo e di ogni cultura, di ogni età e condizione. Suscita meraviglia che la dottrina di Gesù, al pari della sua persona, non conosca limiti nazionali o restrizioni dipendenti dal tempo. Egli ama e conosce il suo popolo, ma non ne condivide la grettezza. La lingua da lui usata è soltanto l’involucro; l’ambiente giudaico è soltanto la forma in cui egli versa un contenuto che ha un valore universale ed eterno.
Perciò le parole di Gesù risuonano familiari a tutti gli uomini, senza distinzione di età, di professione di classe sociale, di appartenenza etnica e culturale. Occorre aggiungere che Gesù di Nazareth è l’unico in tutta la storia che ha conservato sempre ugualmente chiara e determinata la sua dottrina, senza sviluppo e senza tentennamento, dal primo momento della sua comparsa fino al suo ultimo respiro!
Nelle idee di Gesù non è possibile riscontrare alcuna evoluzione ed anche di fronte alla morte Egli non vi ha apportato alcun mutamento.

Si è constatato che Gesù non rivela mai stupore e sorpresa. Gesù non pone alcuna vera domanda; (Mc 6, 38; 8, 28; 14, 37 sono domande con cui Egli intende sollecitare una constatazione, ma non attestare una conoscenza). Non ha neppure bisogno di correggersi, non ha nulla da ritrattare e non deve mai fare la confessione: mi sono sbagliato!
d. InfineGesù ha presentato le più profonde verità religiose con semplicità naturale e con chiarezza. Nella sua bocca i dati della vita quotidiana si trasformano in similitudini sublimi, incomparabilmente superiori a quelle dei rabbini, per il loro contenuto profondo e la loro viva chiarezza.
Ma nella disputa con i suoi avversari Egli sa pure snervare con acutezza e prontezza tutti i loro argomenti e scansare le loro insidie (Mc10, 2; 11, 27; 12, 13). Perciò suscita l’ammirazione del popolo che stupisce sia della grazia delle sue parole (Lc 4, 22), sia della loro autorità sbalorditiva (Mt 7, 29).

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