LA COSCIENZA

di P. Raimondo Marchioro

1) La nozione
La coscienza (dal lat. «cum» = con, e «scire» = sapere) è un giudizio pratico con il quale giudichiamo volta per volta ciò che è da farsi, perché buono, e ciò che è da evitarsi, perché cattivo.

2) La divisione
La coscienza riguardo al tempo può essere antecedente e conseguente.
La coscienza antecedente è quella che giudica circa l’onestà o la disonestà dell’azione prima della sua esecuzione.
La coscienza conseguente è quella che giudica dell’onestà o della disonestà dell’azione dopo la sua esecuzione.
La coscienza riguardo all’oggetto può essere vera (retta) o falsa (erronea).
La coscienza vera (retta) è quella che giudica lecito o illecito ciò che realmente è tale.
La coscienza falsa (erronea) è quella che giudica lecito ciò che in realtà è illecito o viceversa.
La coscienza riguardo all’abitudine può essere delicata o scrupolosa o perplessa o lassa.
La coscienza delicata è quella che percepisce anche i più lievi motivi dell’onestà o della disonestà delle azioni.
La coscienza scrupolosa è quella che per un futile motivo, del tutto da disprezzarsi, vede il peccato dove non c’è, o grave dove è solo leggero.
La coscienza perplessa è quella che teme di peccare sia nel fare che nell’omettere un’azione.
La coscienza lassa è quella che per lievi ragioni giudica lecito ciò che è illecito o leggero ciò che è grave.
La coscienza riguardo all’assenso può essere certa o dubbia o probabile.
La coscienza certa è quella che giudica che qualche cosa è lecito o illecito senza timore di sbagliare.
La coscienza dubbia è quella che sospende il giudizio circa l’onestà o la disonestà dell’azione.
La coscienza probabile è quella che, appoggiata da qualche solido motivo, giudica che qualche cosa è lecita o illecita, ma con timore della parte opposta.

3) I principi
1. La coscienza antecedente è l’unica regola prossima delle nostre azioni; è quella sola che influisce sulla moralità soggettiva dell’atto umano e da questa sola si deve desumere la bontà o malizia dell’azione.
2. La coscienza conseguente in nessun modo può influire sulla moralità dell’atto umano, perché l’uo- mo per l’azione già posta, contrasse quella moralità che conosceva mentre agiva, e in nessun modo si
può desumere la bontà o la malizia dell’azione dalla coscienza conseguente.
3. L’uomo è tenuto a procurarsi una coscienza vera o retta, che è quella illuminata dagli insegnamenti di Cristo e della Chiesa, perché la coscienza vera o retta è la norma prossima della moralità nell’azione e deve essere sempre seguita.
4. La coscienza invincibilmente falsa o erronea deve essere seguita, perché viene equiparata alla co-scienza vera o retta, ma ciascuno ha l’obbligo con lo studio e con l’indagine a formarsi una coscienza vera o retta.
5. Lo scrupoloso deve prestare somma e cieca obbedienza al confessore e procedere in tutto con grande umiltà e fiducia, come un ammalato. Deve evitare di consultare spesso e diversi confessori, ma rivolgersi sempre allo stesso.
6. Chi si trova con la coscienza perplessa deve, se può, sospendere l’azione per fare delle indagini e formarsi una coscienza vera o retta; se non può, allora deve scegliere quello che gli sembra il male minore e procedendo così non pecca.
7. Chi con coscienza lassa trasgredisce qualche legge in cosa grave, giudicandola leggera a causa del suo lassismo, commetterà facilmente peccato mortale, e chi si è formato una coscienza lassa è tenuto a lasciarla per evitare il pericolo abituale di peccare gravemente.
8. La coscienza certa deve essere seguita sia che comandi sia che proibisca qualche cosa.
9. Non è mai lecito agire con la coscienza dubbia: è necessario prima fare delle indagini per deporre il dubbio e formarsi la coscienza certa; e quando questo non è possibile, si deve tramandare l’azione.
10. Nella coscienza probabile ciascuno può seguire il sistema di probabilismo che più gli piace, purché dalla Chiesa permesso alla libera discussione.

La Sacra Scrittura
«I Pagani dimostrano che i dettami della legge sono scritti nei loro cuori, come ne fa fede la loro coscienza con i suoi giudizi, la quale, volta per volta, li accusa o li difende» (Rm. 2,15).
«Sebbene io non mi senta colpevole di nulla, non per questo sono già riconosciuto giusto. Chi mi giu-dica è il Signore» (1 Cor. 4,4).
«La nostra gloria è questa: la testimonianza della nostra buona coscienza, perché noi ci siamo diportati nel mondo, e specialmente verso di voi, con la santità e la sincerità di Dio, non con la saggezza della carne, ma con la grazia di Dio» (2 Cor. 1,12).
«Conservando la fede e una buona coscienza: per averla ripudiata, alcuni hanno fatto naufragio nella fede» (1 Tm. 1,19).
«Carissimi, se la coscienza nostra non ci rimprovera, possiamo star sicuri davanti a Dio» (1 Gv. 3,21).
«Tribolazione e angoscia nell’anima di ogni uomo che fa il male...; gloria, onore e pace per chiunque fa il bene» (Rm. 2,9-10).
«Colui che è dubbioso, se mangia, è condannato, perché non agisce con convinzione: tutto quello che non deriva da ferma convinzione è peccato» (Rm.14,23).

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