Gesù dichiara più volte che la salvezza e l’u­nione con Dio sono, in ultima analisi, un affare personale: nessuno può sostituirci nella nostra rela­zione con Dio. Egli ha anche voluto, però, che siamo di appoggio l’uno per l’altro e ci aiutiamo nel cam­mino verso la meta definitiva. Questa, solidarietà, molto gradita al Signore, deve manifestarsi partico­larmente tra coloro che hanno gli stessi vincoli di spirito o di sangue. Tale unità, che esige tante virtù, è così desiderata dal Signore, che ha promes­so, come dono speciale, di concederci con più facili­tà quello che gli chiediamo assieme ad altri. É quan­to leggiamo nel Vangelo: «In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorde­ranno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro». La Chiesa ha vissuto da sempre la pratica della preghiera in comune, che né si oppone all’orazione personale privata nella quale il cristiano parla in intimità con Cristo, né può mai sostituirla. Particolarmente gradita al Signore è la preghiera che la famiglia riunita recita insieme; è uno dei tesori che abbiamo ereditato dalle generazioni passate, e fa raccogliere frutti abbondanti da trasmettere alle future.
 
 
 
 
 
 
 
 

«Ci sono delle pratiche di pietà ‑poche, brevi e abituali‑ che le famiglie cristiane hanno sempre adottato, e che per me sono meravigliose: la benedi­zione a tavola, il Rosario recitato tutti assieme ‑anche se oggi non manca chi attacca questa solidis­sima devozione mariana‑, le preghiere personali al mattino e alla sera. In tal modo otterremo che Dio non venga consi­derato come un estraneo cui si va a far visita una volta alla settimana, la domenica, in Chiesa; che invece lo si veda e lo si tratti come è nella realtà: anche in famiglia, perché, come ha detto il Signore, “dove sono due o tre riuniti in nome mio, Io sono in mezzo a loro” (Mt 18, 20)» (Beato Escrivà).

 

«Tale preghiera», insegna Giovanni Paolo Il commentando questo passo del Vangelo, «ha come contenuto originale la stessa vita di famiglia: gioie e dolori, speranze e tristezze, nascite e com­pleanni, anniversari delle nozze dei genitori, par­tenze, lontananze e ritorni, scelte importanti e deci­sive, la morte di persone care. ecc., segnano l’inter­vento dell’amore di Dio nella storia della famiglia, così come devono segnare il momento favorevole per il rendimento di grazie, per l’implorazione, per l’abbandono fiducioso della famiglia al comune Pa­dre che sta nei cieli. La dignità, poi, e la responsabilità della famiglia cristiana come Chiesa domestica possono essere vissute solo con l’aiuto incessante di Dio, che immancabilmente sarà concesso, se sarà implorato con umiltà e fiducia nella preghiera».
 

La preghiera in comune trasmette all’intera fa­miglia una speciale fortezza. Il modo più efficace e, in ordine d’importanza, il primo per aiutare i geni­tori, i figli, i fratelli, consiste nel pregare con loro e per loro. La preghiera favorisce il senso sopranna­turale che ci permette di comprendere quello che succede intorno a noi e in seno alla famiglia, e ci insegna a vedere che niente è estraneo ai piani di Dio: Egli in ogni occasione si mostra come un Padre che ci ricorda che la famiglia è più sua che nostra.

«Se poi qualcuno non si prende cura dei suoi cari, soprattutto di quelli della sua famiglia, costui ha rinnegato la fede ed è peggiore di un infedele», scrive san Paolo a Timoteo ricordando l’obbligo che abbiamo verso chi il Signore ci ha affidato. Uno dei principali doveri dei genitori verso i figli -in qualche misura anche dei fratelli maggiori nei con­fronti dei minori‑ è quello di insegnar loro, fin dall’infanzia, i modi concreti di intrattenere rap­porti con Dio. È un loro compito peculiare e quasi insostituibile. La famiglia è chiamata da San Paolo “Chiesa domestica” (1 Cor 16,19). Il bambino apprende a situare il Signo­re tra i primi e più fondamentali affetti; impara a trattare Dio come Padre, la Madonna come Madre; impara a pregare seguendo l’esempio dei genitori. Quando tutto ciò si comprende, appare evidente il grande compito apostolico che i genitori sono chia­mati a svolgere; e il loro dovere di vivere sinceramente la vita di pietà, per poterla trasmettere ‑più che insegnare‑ ai figli.

La famiglia cristiana ha saputo trasmettere, di padre in figlio, preghiere semplici e brevi, di facile comprensione, che formano il primo nucleo della pietà: giaculatorie a Gesù, a nostra Madre Maria Santissima, a San Giuseppe, all’Angelo Custode. Preghiere di sempre, ripetute mille e mille volte nei focolari cristiani di ogni tempo e di ogni condizione. I figli imparano presto le preghiere e gli insegnamenti che vedono vivere ai genitori. Diventati un po’ più grandi, comprendono e fanno proprio il significato della benedizione della mensa, del ringraziamento dopo aver mangiato, dell’offerta alla Madonna di qualcosa che costi e di salutare le sue immagini con un bacio o con uno sguardo, di ricorrere all’Angelo Custode entrando o uscendo di casa...

 

La preghiera familiare per eccellenza è il Santo Rosario. «La famiglia cristiana», insegna il Papa Giovanni Paolo II, «trova e consolida la sua identità nella preghiera. Sforzatevi di trovare ogni giorno un tempo da dedicare insieme a parlare col Signore e ad ascoltare la sua voce. Com’è bello che in famiglia si reciti alla sera anche solo una parte del Rosario! Una famiglia che prega unita, si mantiene unita; una famiglia che prega è una famiglia che si salva! Fate in modo che le vostre case siano luoghi di fede cristiana e di virtù mediante la preghiera reci­tata tutti insieme!».

 

Quando si comincia a recitare il Santo Rosario in una famiglia, all’inizio forse si udrà solo la voce dei genitori; poi si unirà quella di un figlio, poi quella della nonna... Qualche volta si potrà pregare duran­te un viaggio in automobile, o si fisserà, di comune accordo, un’ora; in alcuni paesi si usa recitarlo pri­ma di cena, o immediatamente dopo. «La recita sia dell’Angelus che del Rosario», insegnava in un’altra circostanza il Pontefice, «deve essere per ogni cri­stiano e ancor più per le famiglie cristiane come un’oasi spirituale nel corso della giornata, per attin­gere coraggio e fiducia. Magari rifiorisse la meravigliosa consuetudine di recitare il Rosario in famiglia».

La Chiesa ha voluto concedere innumerevoli Grazie e indulgenze a chi recita il Rosario in fami­glia. Facciamo in modo di promuovere questa devo­zione così gradita al Signore e a sua Madre Santissi­ma e di fare in modo che venga considerata «una grande preghiera pubblica e universale per far fron­te alle necessità ordinarie e straordinarie della San­ta Chiesa, delle nazioni e del mondo intero». É un forte sostegno per l’unità della famiglia e l’aiuto più efficace per far fronte alle sue necessità.