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La grazia Santificante

(DONO DELLO SPIRITO)

dal Catechismo della Chiesa Cattolica, numero 1266

“La Santissima Trinità dona al battezzato la grazia santificante, la grazia della giustificazione che: 1) lo rende capace di credere in Dio, di sperare in lui e di amarlo per mezzo delle virtù teologali; 2) gli dà la capacità di vivere e agire sotto la mozione dello Spirito Santo per mezzo dei doni dello Spirito Santo; 3) gli permette di crescere nel bene per mezzo delle virtù morali”.

commento di Fra Crispino Lanzi
(2 Pt. I, 1-11 Mt. 22, 1-14)
“La Chiesa vive per l’infusione dello Spirito Santo – afferma Paolo VI – infusione che chiamiamo GRAZIA, cioè dono per eccellenza, carità, amore del Padre, a noi comunicato in virtù della redenzione operata da Cristo, nello Spirito Santo. Che cosa c’è di più bello e di più grande che vivere in Grazia?”.
Pochi cristiani sanno rispondere a questa domanda: Che cos’è la Grazia?
Eppure la Grazia costituisce la sostanza del cristianesimo. Un grande scienziato e grande credente, Enrico Medi, scrive: “Qual’è la sostanza del cristianesimo? È la persona divina di Gesù che attraverso la sua natura divina e la sua natura umana prende la nostra persona umana e la inserisce nella vita divina” (1).
La Grazia santificante è detta “abituale” perché abita nell’anima e la riveste come un abito: si distingue dalle “grazie attuali” che sono illuminazioni alla mente e aiuti alla volontà per agire bene.
È un dono gratuito di Dio: L’amore e i doni degli uomini molto spesso sono egoistici: si ama e si dona per averne un vantaggio; invece Dio ama e dona soltanto per la nostra felicità. I nostri doni sono, quasi sempre, come il fare un deposito in banca: si fa per ritirare, a suo tempo, tutto il dono e anche gli interessi. Invece Dio ci dona la grazia unicamente per amore e nonostante che siamo figli di genitori (Adamo ed Eva) ribelli, e noi stessi tante volte ingrati a Dio medesimo.
La Grazia è tutto un mondo di meraviglie, tanto che se Dio non ce l’avesse rivelate, noi non avremmo mai potuto immaginare delle realtà così stupende.
1. LA GRAZIA CI RENDE “PARTECIPI DELLA NATURA DI DIO”, afferma S. Pietro (2). Con queste parole S. Pietro ci ha dato la più bella definizione della Grazia. Dalla partecipazione alla natura divina provengono tutti gli altri aspetti estasianti della Grazia.
S. Paolo usa l’immagine dell’olivo selvatico che viene innestato: “sei stato reciso dall’oleastro che eri secondo la tua natura e contro la tua natura sei stato innestato su un olivo buono” (3): con la Grazia, la natura di Dio, la vita stessa di Dio viene come innestata nella mia natura umana, che, così, diventa divinizzata, e posso esclamare con S. Paolo : “Non son più io che vivo, ma è Cristo Dio che vive in me” (4). Anche tutte le mie opere sono divinizzate e quindi meritevoli del premio divino (il Paradiso) perché è Dio che le compie in me.
In altre parole, come il ferro gettato nel fuoco diventa infuocato e acquista le proprietà del fuoco, così l’anima che si immerge nell’amore di Dio diventa divinizzata e acquista proprietà divine.
Chiarifichiamo il concetto di natura e di supernatura: Se il sasso potesse vegetare e crescere, avrebbe una super-natura: quella dell’animale. Se l’animale potesse ragionare e fare compiti e imparare la lezione, avrebbe una super-natura: quella dell’uomo. Ma queste cose non sono mai avvenute. Se l’uomo potesse avere delle qualità che sono soltanto di Dio, avrebbe una super–natura: la natura di Dio. Ebbene, questo avviene sempre quando l’uomo dice “si” all’amore di Dio ossia quando accoglie la Grazia santificante; in quel momento acquista una supernatura cioè la natura di Dio (come partecipazione), ed entra nell’ordine soprannaturale, e acquista il diritto a un premio soprannaturale. Quindi la Grazia ci rende dei veri super–uomini. Soltanto il cristianesimo esalta veramente l’uomo.
Il nazismo distingueva le persone in super–uomini che erano i tedeschi, i quali perciò dovevano essere esaltati e dovevano dominare il mondo (da questa teoria è scoppiata la seconda guerra mondiale), e in uomini–vermi che erano tutti i non tedeschi (persone da sopprimere o schiavizzare).
Il marxismo (che –come afferma il Card. Biffi–, “è la più grande menzogna dei tempi moderni”) ha mutilato orribilmente l’uomo togliendogli l’anima spirituale e immortale e rendendolo –come ripeteva, nelle chiese e nelle piazze, il Padre Francesco Samoggia– rendendolo soltanto un “tubo digerente” perché lo considera solo materia e quindi con soli bisogni economici.
Il laicismo lottando per distaccare la società, la scuola, l’uomo da Dio, sta lavorando per la formazione di uomini-mostri, disponibili ad essere utilizzati dagli opposti estremismi.
L’umanesimo senza Cristo Dio, è disumano. Il vero umanesimo è soltanto quello cristiano che è un superumanesimo.
2. LA GRAZIA CI RENDE FIGLI DI DIO: l’uomo per la sola natura umana è creatura di Dio; soltanto la partecipazione alla natura di Dio lo rende figlio di Dio. Conseguentemente, chi non è in Grazia, è semplice creatura di Dio (come un fiore, un uccello, un albero). Solo chi è in Grazia di Dio, teologicamente parlando, è figlio di Dio.
Il Vangelo afferma: Gesù “a quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati” (5).
L’apostolo S. Giovanni, estasiato davanti a questa sublime e consolante verità, esclama: “Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio e lo siamo realmente! Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio” (6).
Dunque la Grazia ci dona una nuova nascita: fa dell’uomo redento (dice S. Pietro) un “neonato” (7). Nessun medico può render giovane un uomo vecchio, invece la grazia ci fa, spiritualmente, creatura nuova, giovane, come afferma S. Paolo: “Se uno è in Cristo egli è una creatura nuova: l’uomo vecchio è sparito, ecco il nuovo è sorto” (8).
Chi è in peccato, è vecchio decrepito nell’anima, ancorché conti 15 o 20 anni: il peccato è il vecchiume spirituale.
Chi è in grazia di Dio è giovanissimo nell’anima, ancorché abbia 80 o 90 anni.
3. LA GRAZIA DI DIO CI FA EREDI DI DIO. Gesù nel colloquio con Nicodemo dice: “Se uno non rinasce da acqua e da Spirito Santo (ossia se non nasce, mediante il Battesimo, come figlio di Dio) non può entrare nel Regno di Dio” (9).
S. Paolo ripete con insistenza: “Che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio sei anche erede per volontà di Dio”. E ancora: “Lo Spirito Santo attesta al nostro spirito che noi siamo figli di Dio. E se siamo figli siamo anche eredi: eredi di Dio e coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare alla sua gloria” (10).
4. LA GRAZIA DI DIO CI RENDE ABITAZIONE DI DIO.
Dio ama tanto la persona che lo ama, che non vuole aspettare il suo ingresso in Paradiso per diventare suo ospite, ma subito va ad abitare in lei.
È Gesù stesso che ce l’assicura: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (11).
S. Giovanni dice: “Dio è amore e chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (12).
S. Paolo esclama: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Santo è il tempio di Dio che siete voi” (13). Dove c’è Dio ci sono gli Angeli e i Santi: c’è il Paradiso. Nell’anima in Grazia c’è Dio; dunque essa è un Paradiso incominciato sulla terra! (Anima caelum est!).
La B. Elisabetta della Trinità spesso ripeteva: “Ho trovato il mio Cielo sulla terra, perché il Cielo è Dio e Dio è nell’anima mia”. Meditando e vivendo intensamente questa dolce verità, in breve tempo è diventata una grande santa.
Attenzione: Un solo peccato grave ci strappa il tesoro infinito della Grazia.
Senza grazia – dice S. Agostino – non siamo più uomini, poiché “l’uomo vero è composto di corpo, di anima e di Dio nell’anima ossia di Grazia santificante”.
Senza “carità” teologale ossia senza Grazia – afferma S. Paolo – siamo “niente, nulla, cèmbali dal suono fesso” (14).
Con la Grazia siamo tutto e non potremmo essere più grandi: “Dopo la dignità di Gesù Cristo non c’è al mondo dignità più alta dell’anima in grazia di Dio: né Dio stesso poteva elevarci a dignità più alta di questa” (15).
Con la Grazia siamo santi e immacolati e straordinariamente belli: dicono molti santi con S. Teresa d’Avila: “Se tu vedessi la bellezza di un’anima in stato di grazia, il tuo corpo si spezzerebbe come un’argilla, non potendo contenere la gioia da cui tutto il tuo essere sarebbe inondato”
Ascolta l’esortazione del grande Papa S. Leone Magno: “Riconosci, o cristiano, la tua dignità. Diventato partecipe della natura divina, non ritornare con una condotta sregolata alla tua antica bassezza... Ricordati che, strappato alla potenza delle tenebre, sei stato trasferito nel regno della luce”.
ESEMPIO. S. Ignazio, eletto da S. Pietro Vescovo di Antiochia, è condannato a morte per la sua fede in Cristo Dio, e dovrà subire il martirio a Roma, gettato in pasto alle belve. Allora subito scrive una lettera stupenda “alla Chiesa che ha la presidenza nella regione dei Romani”. La scrive per esortare accoratamente i cristiani di Roma a non impedire il suo martirio. Ecco alcune sue espressioni: “Annunzio che morrò volentieri per Iddio se voi non me lo impedite. Lasciate che io sia pasto delle belve per mezzo delle quali mi è dato di raggiungere Dio. Sono frumento di Dio, e sarò macinato dai denti delle fiere per divenire pane puro di Cristo. Sollecitate piuttosto le fiere perché diventino mio sepolcro. Oh! quando avrò la gioia di trovarmi di fronte alle belve preparate per me? Mi auguro che siano pronte a gettarsi sul mio corpo. Nessuna delle cose visibili e invisibili mi trattenga dal raggiungere Gesù Cristo. Fuoco e croce, branchi di bestie feroci, lacerazioni, squartamenti, slogature delle ossa, taglio delle membra, stritolamento di tutto il corpo, i più crudeli tormenti del diavolo ben vengano tutti su di me, purché io possa raggiungere Gesù Cristo”. E va gioiosamente verso il martirio!
Ecco quali sono i veri cristiani: quelli che come S. Ignazio d’Antiochia e come milioni di altri martiri dei tempi antichi, e di quelli, ancor più numerosi, del nostro secolo, sono pronti a farsi sbranare dalle belve, a lasciarsi uccidere piuttosto che perdere la Grazia santificante.
PROPOSITO. Supplichiamo la Madonna, “Madre della divina Grazia” affinché le moltissime persone lontane da Dio e dalla sua legge possano riscoprire e riconquistare la Grazia. Invochiamola perché noi tutti mettiamo in pratica le belle parole dello Spirito Santo: “Crescete nella Grazia e nella conoscenza del Signore nostro e Salvatore Gesù Cristo” (16).

(1) E. Medi, “I giovani come li conosco” (9) Cfr. Gv. 3, 3-8
(2) 2 Pt. 1, 3 s. (10) Gal. 4, 6 e Rom. 8, 16 s.
(3) Rom. 11, 24 (11) Gv. 14, 23
(4) Gal. 2,20 (12) 1 Gv. 4, 16
(5) Gv. 1, 12 s. (13) 1 Cor. 3, 16 s.
(6) 1 Gv. 3, 1 s. (14) 1 Cor. 13, 1-3
(7) Cfr. 1 Pt. 2, 2 (15) Mons. G. Bosio, “Radioquar. ’62”
(8) 2 Cor. 5, 17 s. (16) 2 Pt. 3, 18

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