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La parrocchia è possibile salvarla? 4^

di Padre Giuseppe Abate

GESÙ, nel suo infinito amore, per purificare la parrocchia dai vizi e cambiarne il volto, ha istituito (la sera di Pasqua), (Cfr. Giov. 20, 19) il Sacramento della CONFESSIONE (della Penitenza o della Riconciliazione). Questa, non solo cancella i peccati, ma arricchisce le anime di maggiore Grazia, le santifica (Conc. di Trento), dà loro la forza contro le innumerevoli tentazioni di Satana, del mondo e della carne, le rinnova nell’impegno della vita cristiana, le avvia alla perfezione e rifà l’innocenza battesimale perduta, l’esercita nell’umiltà e nella penitenza, ripara il tempo perduto per la santità e ridà la gloria alla SS. Trinità. Oh! La necessità, la bellezza e la grandezza S. Confessione! Si prova una pace inesprimibile; Gesù e l’anima si danno il bacio della pace (Cfr. Im. C. 3, 52).
La Confessione frequente è IMPORTANTISSIMA E NECESSARIISSIMA. Ricordiamo lo Slogan: «Almeno una Santa Confessione al mese!». S. Francesco d’Assisi dice: «Chi si accusa Dio lo scusa; chi si scusa Dio l’accusa». S. Vincenzo dei Paoli afferma: «La Confessione è la base della conversione e della perfezione». E S. Giovanni Bosco raccomanda: «Rompete le corna al demonio con i due martelli della Confessione e della comunione».
Al Sacramento della Confessione si aggrapparono il Santo Curato d’Ars, Padre Pio, S. Leopoldo Mandic e tanti altri, per il bene delle anime, delle parrocchie e della società. Furono i martiri della confessione ben celebrata, con amore e senza fretta. Loro compresero e fecero capire alle innumerevoli anime che, per un verso, la confessione non deve essere un Sacramento facile, ma difficile, perché dev’essere il Sacramento del vero pentimento e della CONVERSIONE, del CAMBIAMENTO DELLA VITA.
Non è solo un lavacro, una specie di toilette dell’anima, un sentire una buona parola, ma è CAMBIARE mente, cuore, costumi… Non è solo esame di coscienza, («ricordare cosa dire»), ma soprattutto è una ROTTURA VERA E PROPRIA COL PASSATO. È un cambiamento di mentalità. Bisogna pentirsi dei peccati non solo per aver meritato i castighi di Dio (l’inferno o il purgatorio…), ma soprattutto per avere ucciso l’amore del Padre. E impariamo che, dopo l’atto sacramentale, bisogna continuare a far penitenza dei propri peccati. Non possiamo contentarci di quel piccolo sacrificio o di quella preghiera impostaci dal confessore (Cfr. V. Morero). La piccola parrocchia di Ars! Degna di essere invidiata!
Per tante anime, la via di Ars fu la via di Damasco, della conversione. La santità del curato d’Ars, le sue preghiere, le sue penitenze, la sua predicazione ardente, il suo lavoro apostolico portavano i peccatori al confessionale e là gli bastavano poche parole per abbattere il peccato ed elevare le anime. Quante coscienze, trapassate dalla spada della sua parola, hanno lasciato sfuggire il veleno nascosto che le guastava. Spesso, per scuotere i grandi peccatori, diceva ad essi questa parola semplice, ma terribile quando esce dalle labbra di un Santo: «Amico, voi siete dannato!». Questa frase molto breve valeva più che un lungo discorso e li convertiva. Il grande miracolo del curato d’Ars per convertire la sua parrocchia e le anime fu, in definitiva il suo confessionale assediato giorno e notte. La confessione frequente e ben fatta fu il miracolo e la conversione della parrocchia. E diede tanta gloria a Dio (perché i Sacramenti sono azioni di Cristo, Sommo Sacerdote, e sono atti liturgici) e riempì di gioia la SS. Trinità, il Sacerdote e le anime.
Molti non capiscono il perché della confessione (magari annuale). Non si tratta di fare un atto di pietà o un obbligo, ma di convertirci e di riunirci al Corpo mistico di Cristo. Tanti capiscono la confessione solo come un pulire la casa, lasciar cadere la polvere e di nuovo pulire. Invece, la confessione deve essere anche una risurrezione della persona, una spinta nuova per la vita spirituale, una continua crescita della persona, delle virtù e della santità. Quindi non soltanto dobbiamo confessare i peccati, ma anche allontanare ogni ostacolo che ci impedisce di raggiungere la Grazia divina e la perfezione.
«Lodiamo e ringraziamo il Padre per la Grazia del perdono. All’uomo naufrago a causa del peccato, con il Sacramento della Riconciliazione ha aperto in Cristo crocifisso e risorto il porto della misericordia e della pace. Nella potenza dello Spirito Santo ha stabilito per la Chiesa una 2° tavola di salvezza dopo il Battesimo e incessantemente la rinnova per radunarla al banchetto gioioso del suo amore» (Prefazio della Penitenza).

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