• Home
  • La parrocchia è possibile salvarla?

La parrocchia è possibile salvarla?

di Padre Giuseppe Abate

Introduzione
1) «Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap. 3,20). Così disse il Signore Gesù al Vescovo di Lao­dicea. Così dice oggi a ciascuno di noi. E noi vogliamo ascoltare la voce di Gesù, aprire la porta dell’anima nostra alla Grazia. Vogliamo corrispondere all’azione di Dio, per la nostra conversione e la salvezza della parrocchia affida­ta alle cure dei Gruppi ecclesiali e dei fedeli impegnati, ma sopratutto del Parroco.
2) La PARROCCHIAche, con l’aiuto di Dio e di Maria, vogliamo salvare, è una realtà di prima­ria importanza. «La parrocchia è come una cellula della Dio­cesi» (A.A., 10). Cellula, cioè parte viva che riceve e assicura la vita dell’intero organismo. La parrocchia non è la Chiesa, ma una Co­munità in cui si esprime la Chiesa. É questo il modello uscito dal Vaticano II.
Un noto esponente cristiano francese, M. Boegner, commentando una frase del grande teo­logo Congar, ha scritto: «La parrocchia (popolo di Dio che si trova accampato sotto le tende in un dato luogo), è la presenza della Chiesa univer­sale di Gesù Cristo. La parrocchia è insostituibile nella vita della Chiesa, perché essa sola offre l’occasione agli umili come ai grandi, ai poveri come ai ricchi, ai giovani come agli anziani, di ogni razza e di ogni cultura, di partecipare al mistero della Chiesa universale».
3) Vogliamo essere REALISTI. Quindi, senza pessimismo, pur constatando che tanto bene c’è nella nostra parrocchia (e nel mondo intero), molte volte nascosto e silenzioso, dobbiamo rico­noscere che molti vanno verso la perdizione: vivono senza fede, speranza e carità. Bestemmia­no Dio, sono lontani da Lui (sordi ai richiami del Vangelo di Cristo), immersi nell’odio e nell’egoi­smo, dediti solo al divertimento assordante, pro­strati al dio‑quattrino (con l’attaccamento ai beni di questa terra, con l’ingiustizia ... ), infangati nella disonestà... La bellezza femminile in molti casi è falsificata. Eleganza, lusso, gioielli, pietre preziose, acces­sori firmati, vengono considerati, purtroppo, co­me IDEALI DI VITA.
Diversi vivono nell’ipocrisia, recitano... la loro parte con la maschera di cristiani. Fingono bontà, umiltà, giustizia, vita cristiana... nascon­dendo i loro peccati. Chiudono il loro cuore indurito all’azione della Grazia in un detestabile formalismo. Cambiano l’accessorio, l’accidentale, il secondario con l’essenziale, con la sostanza delle cose, con il primario. «Dicono e non fanno»; «fanno le loro opere per essere ammirati dagli uomini». In pratica sono oppositori di Cri­sto. Gesù, sempre dolcissimo, «mite ed umile di cuore» (Mt. 11,29), è tremendo dinanzi all’ipocri­sia. Per ben 7 volte dice: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti ... » (Mt. 23,13).
In parrocchia altri si consegnano al MATE­RIALISMO. C’è una coalizione di diverse cor­renti contro il Vangelo. C’è un VUOTO nelle partecipazioni agli atti di culto (Messa, Sacra­menti ... ) da parte di giovani e di uomini. C’è in molti tanta SUPERBIA, unita ad una grande IGNORANZA religiosa. L’appartenenza alla Chiesa di tanti credenti è solo un fatto marginale, tradizionale, folkloristico e non un impegno mis­sionario e di santità. La LINGUA non si tiene a freno. La SCRISTIANIZZAZIONE in molti è in atto. Tutti, in parrocchia, lo vediamo e ne parlia­mo con grande sofferenza, anche perché la colpa, in parte, è del Sacerdote e delle anime impegnate. Quello che oggi ci preoccupa di più è l’INDIFFE­RENZA RELIGIOSA. La riflessione moderna è sganciata dall’altra vita (la VITA ETERNA). Dio appare estraneo alla vita quotidiana. Vorremmo che la parrocchia «proiettasse i cristiani oltre l’indifferenza» (G. Bonicelli). Domenico Giuliotti direbbe che è «l’ora di Barabba», «l’ora di Satana».
4) E noi cosa facciamo? Non possiamo assolutamente rimanere pigri, passare le giornate prote­stando e mormorando. Lo hanno detto chiara­mente i Vescovi e i laici al Sinodo dell’ottobre 1987. Non possiamo e non dobbiamo lasciarci prendere dalla MALINCONIA e vivere, sfiducia­ti e tristi, come tanti salici piangenti. Ma dobbia­mo essere «quali pini al vento», sempre innamo­rati della Chiesa, ed avere FIDUCIA senza dubi­tare della possibilità di salvare la nostra parroc­chia (e il mondo intero). Sacerdoti e laici dobbia­mo instancabilmente agire per distruggere il re­gno di Satana ed edificare il regno di Cristo.
Dobbiamo lavorare affinché la parrocchia passi «da selvatica ad umana e da umana in divina» (Pio XII).

Tags: chiesa, parrocchia, Giuseppe Abate

Copyright © 2016 Associazione Cattolica Gesù e Maria