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LA VIA REGALE DELLA CROCE

+ Antonio Santucci Vescovo emerito di Triveneto

La bellezza del creato riflette la sapienza e la bontà infinita del Creatore che ha creato l’universo per l’uomo.
L’uomo, creatura prediletta da Dio, è chiamato, a contemplare questo dono immenso, ad usufruirne ed anche a goderne, dando lode e gratitudine al suo Signore.
Cosa del tutto diversa, però, è mettersi in ginocchio dinanzi alle ideologie mondane, che, totalmente immerse nelle realtà sensibili, dimenticano Dio ed invitano a seguire le proprie tendenze, sfrenate, senza alcun limite a quelle norme morali che la stessa retta ragione è in grado di riconoscere e giungono a ritenere i comandamenti di Dio e gl’insegnamenti del Vangelo come roba da medioevo. Danno gravissimo per l’umanità intera. Perché la Parola di Dio rimane in eterno ed è sempre viva: essa è l’unica guida per una vita serena, gioiosa, tale da soddisfare tutte le esigenze del cuore, la sola che apre alla speranza che non delude.
Per poter vivere in maniera conforme alla dignità umana e tanto più per vivere da cristiani, è necessario un serio cammino ascetico.
“Se uno vuole essere mio discepolo, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”. È Gesù che parla, Lui che è verità eterna, verità assoluta.
Per una falsa interpretazione del Concilio Vaticano II, si è creata, anche fra i cattolici, una mentalità paganeggiante come se oggi non ci sia più bisogno della mortificazione, della lotta interiore per vincere le tentazioni e non cadere in peccato. Questa mentalità contiene una vera e propria eresia perché in pratica nega il peccato originale e dimentica che la nostra natura redenta dal Sangue di Cristo, è rimasta ferita con tendenze da combattere e vincere con la grazia di Dio. La conseguenza è che non pochi cristiani pensano di potersi costruire una moralità a proprio uso e consumo.
Gesù che è venuto a darci la sua pace, (cfr. Gv. 14,27) ci dice anche:”Non sono venuto a portare la pace, ma una spada “ (Mt. 10,34). La spada per combattere e vincere le nostre passioni sregolate e tutte le suggestioni di satana.

Rinnegare se stesso significa che in noi ci sono tendenze cattive che bisogna combattere e vincere con l’aiuto della divina grazia. Solo così è possibile far morire in noi quello che la Sacra Scrittura chiama “uomo vecchio”, l’uomo che si ritiene artefice della propria felicità. Illusione fatale: il grande Agostino lo ha sperimentato sulla sua pelle, ma alla fine ha lasciato quel grido che sfida i secoli “O Signore, tu ci hai fatto per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te”.

Per vivere secondo Dio, dobbiamo lottare con noi stessi. Lo afferma anche l’apostolo Paolo: “Io so che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti compio il bene che voglio, ma il male che non voglio … Acconsento nel mio intimo alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. Me sventurato. Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?” (Rm 7,18-24).
L’angosciosa domanda trova risposta nell’inno di lode e di ringraziamento a Dio che ci dà la vittoria in Cristo Gesù, salvatore e redentore del mondo.

Solo con l’aiuto della grazia divina, possiamo ottenere la vittoria e vivere secondo lo Spirito e non secondo la carne “Vi dico, dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne; la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne. Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere,… Chi le compie non erediterà il Regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé, castità “ (Gl, 5, 19-22).

Dentro di noi c’è una dura lotta fra il bene e il male. La grazia santificante e le grazie attuali che si ottengono con la preghiera e con i sacramenti ci danno la possibilità di vincere. Dio rispetta la nostra libertà, per questo è necessario che noi rispondiamo con tutta la forza della volontà. San Pio da Pietrelcina voleva che i suoi penitenti fossero gente decisa e ripeteva spesso; “Di soldati che non combattono, non ho che farmene“

Solo con serio impegno ascetico, riusciamo a superare ogni compromesso con il peccato. “Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo sia gettalo nella Geenna. E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna‘‘ (Mt 5,29-30).

Per questo San Paolo esorta noi cristiani a rivestirci dell’armatura di Dio per combattere contro 1e passioni e superare le insidie del diavolo ed impegnarci con quell’entusiasmo che mettono gli sportivi per vincere la gara: “Non sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo! Però ogni atleta è temperante in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona corruttibile, noi invece una incorruttibile. Io, dunque, corro, ma non come chi è senza mèta; faccio il pugilato, ma non come chi batte l’aria, anzi tratto duramente il mio corpo e lo trascino in schiavitù perché non succeda che dopo aver predicato agli altri, venga io stesso squalificato (1 Cor 9, 24-27).
Altro che conformarci alle ideologie di questo mondo e adattarci una vita borghese!

Tags: Antonio Santucci, croce

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