«Tu mi indichi il sentiero della vita, Signore, gioia piena nella tua presenza»1.
Gesù ci insegna attraverso varie immagini che il cammino che conduce alla Vita, alla santità, consiste nello sviluppo pieno della vita spirituale: il granellino di senapa che cresce fino a diventare un grande albero, dove si posano gli uccelli del ciclo; il grano che giunge a maturazione e produce spighe colme di chicchi... Questa crescita non esente da difficoltà, e che talvolta può sembrare lenta, rappresenta bene il modo di svilupparsi delle virtù. La santificazione di ogni giornata richiede l’esercizio di molte virtù umane e soprannaturali: la fede, la speranza, la carità, la giustizia, la fortezza, la laboriosità, la lealtà, l’ottimismo...
Le virtù, per crescere, richiedono ripetizione di atti a esse corrispondenti: infatti ciascuno di essi imprime all’anima un’inclinazione che facilita il successivo. Per esempio la persona che, nella levata mattutina, vive il “minuto eroico” vincendo la pigrizia fin dal primo istante della giornata2 troverà meno difficoltà a essere diligente in altri doveri, piccoli o grandi; qualcosa di simile accade all’atleta che allenandosi migliora la forma fisica e acquista più agilità per ripetere i suoi esercizi. Le virtù perfezionano sempre più l’uomo, e nello stesso tempo gli rendono più facile fare il bene e rispondere con prontezza alla volontà di Dio. Senza le virtù -abiti buoni acquisiti attraverso la ripetizione di atti e con l’aiuto della Grazia- ogni opera buona diventa costosa e difficile, rimane un atto isolato, ed è più facile cadere in mancanze e peccati.
La ripetizione di atti con uno stesso orientamento lascia nell’anima un’impronta, una sorta di abito che per l’agire futuro predispone al bene, se buono, o al male se cattivo. Da chi abitualmente agisce bene ci si può aspettare che davanti a una difficoltà continuerà a farlo: lo sostiene l’abito, la virtù. Perciò è molto importante che la penitenza cancelli le impronte dei peccati della vita passata: per eliminare l’inclinazione al male. E occorre che la penitenza sia tanto più intensa quanto più gravi erano state le cadute o più lungo il tempo trascorso lontano da Dio, poiché tanto più profondo è il segno rimasto.
L’esercizio delle virtù ci indica in ogni momento la via che conduce al Signore. Un cristiano che, con l’aiuto della Grazia, lotta non solo per allontanarsi dalle occasioni di peccato e per resistere con fortezza alle tentazioni, ma anche per raggiungere la santità che Dio gli chiede, diventa sempre più cosciente che la vita cristiana esige lo sviluppo delle virtù e insieme la purificazione della vita passata, vale a dire dei peccati e delle mancanze di corrispondenza alla grazia. In questo tempo di Quaresima la Chiesa ci invita esplicitamente ad accrescere le virtù: abiti del bene operare.
II. • Virtù umane e virtù soprannaturali. Si esercitano nella vita ordinaria.
La santità è l’esercizio delle virtù vissuto con costanza, un giorno dopo l’altro, nell’ambiente e nelle circostanze in cui ci troviamo. «Le virtù umane [...] sono il fondamento di quelle soprannaturali, le quali, a loro volta, danno sempre il loro impulso ad agire come uomini di bene. Ma, in ogni caso, non basta il desiderio di possedere tali virtù, bisogna imparare a praticarle. “Distile benefacere” (Is 1,17), imparate a fare il bene. Bisogna esercitarsi continuamente negli atti corrispondenti a tali virtù - con fatti di sincerità, di veracità, di equanimità, di serenità, di pazienza... -, perché le opere sono amore e non si può amare Dio solo a parole, ma “coi fatti e nella verità” (1 Gv 3,18)»3.
Quantunque la santificazione dipenda interamente da Dio, Egli nella sua bontà infinita ha voluto che la corrispondenza umana fosse necessaria, e ha dato alla nostra natura la capacità di disporci all’azione soprannaturale della grazia. Quando coltiviamo le virtù umane - la fortezza, la lealtà, la sincerità, la cordialità, l’affabilità - disponiamo la nostra anima, e ciò nel miglior modo possibile, all’azione dello Spirito Santo. È evidente così che “non è possibile credere alla santità di quelli che vengono meno alle virtù umane più elementari”4.
Il cristiano deve esercitare le virtù nella vita ordinaria, in ogni circostanza: facile, difficile o difficilissima. «Oggi, come ieri, dal cristiano ci si attende eroismo. Eroismo in grandi conflitti, se è necessario; ed eroismo -più consueto- nelle piccole avvisaglie di ogni giorno»5. Come la pianta si alimenta della terra in cui ha le radici, così la vita soprannaturale del cristiano, le sue virtù, affondano le radici nell’ambiente concreto in cui è immersa la persona: lavoro, famiglia, gioie e tristezze, buone e cattive notizie... Tutto deve servire per amare Dio e per fare apostolato. Alcuni avvenimenti favoriranno particolarmente gli atti di ringraziamento, altri la consapevolezza della filiazione divina; talune circostanze accresceranno la fortezza, altre la fiducia in Dio... Perché le virtù formano un intreccio: quando una cresce anche tutte le altre si rafforzano. È “la carità che coordina tutte le virtù che fanno l’uomo perfetto”6.
Non possiamo aspettare situazioni ideali, circostanze più propizie, per cercare la santità e per fare apostolato: «[...] quando un cristiano compie con amore le attività quotidiane meno trascendenti, in esse trabocca la trascendenza di Dio. [...] Mettete dunque da parte i sogni, i falsi idealismi, le fantasticherie, tutto quell’atteggiamento che sono solito chiamare “mistica del magari” - magari non mi fossi sposato, magari non avessi questa professione, magari avessi più salute, magari fossi giovane, magari fossi vecchio!... -, e attenetevi piuttosto, con sobrietà, alla realtà più materiale e immediata, perché è proprio lì che si trova il Signore»7.
Rimanere in attesa di situazioni e circostanze che ci sembrino buone e propizie per la nostra santità vorrebbe dire lasciare che la vita trascorra vuota e senza senso. L’orazione di oggi può essere l’occasione per chiederci, a tu per tu col Signore: desidero davvero identificarmi sempre di più con Cristo? Approfitto veramente dei fatti di ogni giorno per esercitarmi nelle virtù umane e, con la grazia di Dio, in quelle soprannaturali? Faccio in modo di amare di più Dio, compiendo meglio i soliti impegni, con intenzione più retta?
III. • Il Signore ci da sempre la Grazia per vivere la Fede cristiana in tutta la sua pienezza.
Il Signore non chiede l’impossibile. E da tutti i cristiani si aspetta che vivano le virtù cristiane senza sconti, anche se l’ambiente sembra allontanarsi sempre più da Dio. Egli darà le grazie necessarie per rimanere fedeli nelle situazioni difficili. Inoltre una vita esemplare sarà tante volte il mezzo per rendere attraente la dottrina di Cristo e per rievangelizzare il mondo.
Molti cristiani, perdendo la prospettiva soprannaturale e, con essa, l’influsso reale della grazia nelle loro vite, pensano che l’ideale proposto da Cristo abbia bisogno di essere adattato per poter essere vissuto dalle persone comuni di questo nostro tempo. Scendono a compromessi nel lavoro o in ciò che riguarda la morale coniugale, o di fronte all’ambiente permissivo e sensuale, all’imborghesimento più o meno generalizzato, e via dicendo.
Dobbiamo insegnare con la nostra vita - che può incorrere in errori, ma non deve adeguarvisi - che le virtù cristiane si possono vivere in qual-siasi attività onesta; e che essere comprensivi con i difetti e gli errori degli altri non significa ridimensionare le esigenze del Vangelo.
Per crescere nelle virtù umane e in quelle soprannaturali ci è necessario, insieme alla grazia, il nostro sforzo personale di metterle in pratica nella vita ordinaria, fino ad acquisire autentici abiti, e non mere parvenze di virtù: «La facciata è di energia e di fortezza. - Ma quanta fiacchezza e mancanza di volontà al di dentro! - Fomenta la decisione che le tue virtù non si trasformino in travestimento, ma in abiti che definiscano il tuo carattere»8.
San Giovanni Crisostomo ci esorta a lottare nella vita interiore come fanno “i fanciulli a scuola. Per prima cosa imparano la forma delle lettere; poi cominciano a distinguere quelle storte, e così, piano piano, arrivano a imparare a leggere. Dividendo la virtù in parti, impariamo in primo luogo, per esempio, a non parlare male; poi, passando a una successiva lettera, a non invidiare nessuno, a non essere schiavi del corpo in nessuna situazione, a non essere dominati dalla gola... Quindi, passando alle lettere spirituali, apprendiamo la continenza, la mortificazione dei sensi, la castità, la giustizia, il disprezzo della vanagloria; faremo in modo di essere modesti e contriti di cuore. Unendo una virtù con l’altra le scriviamo nella nostra anima. E dobbiamo mettere in pratica questo nella nostra stessa casa: con gli amici, con la moglie, con i figli”9.
È importante che ci decidiamo con fermezza ad acquisire le virtù nella nostra vita ordinaria. Quanto più ci esercitiamo in atti buoni tanto più avremo facilità a realizzare quelli che si presenteranno successivamente, e nel contempo ci identificheremo ogni volta di più con Cristo. La Madonna, “modello e scuola di ogni virtù”10, ci insegnerà a perseverare nell’impegno se ci rivolgiamo a Lei con richieste di aiuto e di consiglio, e ci aiuterà a raggiungere le mete che ci siamo proposti nell’esame di coscienza, che con frequenza sarà orientato ad acquisire una virtù ben concreta e determinata.
1 Antifona alla Comunione della Messa; Sal 15, 11.
2 Cfr J. ESCRIVÀ, Cammino, 206.
3 IDEM, Amici di Dio, 91.
4 A. DEL PORTILLO, Consacrazione e missione de! sacerdote, Edizioni Ares, Milano 1971, p. 78.
5 J. ESCRIVA, È Gesù chepassa. 82.
6 Cfr SANT’ALFONSO MARIA DE’ LIQUORI, Pratica di amar Gesù Cristo.
7 Colloqui con Monsìgnor Escrì-và, \ 16.
8 J. ESCRIVA, Solco, 777.
9 SAN GIOVANNI CRISOSTOMO, Omelie sui Salmi, XI, 8.