Tatuaggi: le donne se ne pentono

La lista di chi ci ripensa si allunga sempre di più e per i due terzi è composta da donne
 
WASHINGTON – Il popolo dei tatuati cresce a dismisura e tra i giovani rappresenta il 25 per cento della popolazione negli Stati Uniti. L'ottanta per cento si dichiara soddisfatto del proprio tattoo, qualcuno però, soprattutto tra il gentil sesso, inizia a ricredersi e, dopo averlo tanto amato e sfoggiato, a un certo punto lo rimuove.
 
IL TATUAGGIO - Un tempo era un segno distintivo di marinai e galeotti, marchio indelebile (e per questo prezioso) che accomunava una categoria ristretta di persone e a quasi esclusivo appannaggio dei maschi. Poi è diventato di moda, trainato da avvenenti donne e uomini dello spettacolo che lo esibiscono nei punti più curiosi. Ormai il tatuaggio è trasversale e diffusissimo e ha perso la maggior parte delle connotazioni originarie, divenendo soprattutto una questione estetica. Eppure tra le fila dell'esercito dei tatuati ora iniziano a comparire i primi segnali di pentimento e sono soprattutto le donne quelle che vogliono tornare indietro.
 
LO STUDIO - Lo sostiene uno studio dei ricercatori della Texas Tech University , che, dopo aver appurato che tra i 18 e i 30 anni un americano su 4 ha un tatuaggio, sono andati nelle principali cliniche dell'Arizona, del Colorado, del Massachusetts e del Texas dove effettuano le terapie con il laser per la rimozione dei tattoo. Lì gli studiosi hanno riscontrato una concentrazione altissima di donne: due terzi di coloro che vogliono cancellare per sempre il tatuaggio appartengono all'universo rosa. Mediamente, infatti, il profilo tipico del tatuato redento ci dice che si tratta di una donna che si è tatuata intorno ai 20 anni e verso i 30 ha deciso di svoltare, cancellando ogni segno ed esponendosi tra l'altro a varie sedute e a rischi di iper pigmentazione per abolire il marchio indesiderato.
 
LE RAGIONI – La ricerca, pubblicata nel giornale specialistico Archives of Dermatology, rileva le ragioni del ripensamento, evidenziando che, nonostante si tratti di un fenomeno diffuso, il tatuaggio continua a creare problemi sociali. Sconveniente a un matrimonio o in occasioni particolari, antiestetico con alcuni abbigliamenti, secondo la ricercatrice Myrna Armstrong il tattoo continua a rappresentare un rischio sociale e, a dispetto del dilagare di piercing e di varie forme di body art, esiste un pregiudizio a questo proposito di cui sono vittime soprattutto le signore. E ora, dopo il business del tatuaggio, potrebbe nascere il business della sua rimozione.
 

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