LOTTA FRA MARIA SS. E LUCIFERO

Venerabile Maria D’Agreda
 
 
CAPITOLO XXVII
910. Gesù, preoccupato di sua Madre, più che non di tutte le creature, prega il Padre di concederle di schiacciare ancora una volta la testa al Dragone. E Dio subito le fa conoscere le macchinazioni di Lucifero e le concede doni ineffabili, affinché convenientemente difenda la causa di Dio e degli uomini, e noi siamo obbligati non solo verso di Lui, che per noi espone la sua Madre a sì terribile battaglia, ma anche verso “la nostra celeste Riparatrice e difenditrice.
911. Maria si offre pronta al volere di Dio per essere “lo strumento del suo braccio invincibile. Baldanza e rabbia di Lucifero contro Maria. Così fa con tutte le anime. Solo la fede viva e l’umiltà del cuore ci possono salvare dal suo furore.
[Se Satana osò tentare Gesù, perché non avrà tentato sua Madre, almeno con suggestioni esterne, essendo Lei priva del fomite del peccato?  Gersone, Trat.4 sul Magnif.].
Scateno allora Lucifero le sue sette legioni, incaricate di tentare gli uomini nei 7 peccati capitali (v. n.103).
912. Cominciò da prima a tentare la Vergine, che trovavasi in orazione, di superbia, cercando di servirsi della passioni e delle inclinazioni naturali come con gli altri uomini. Ma una forza occulta impediva ai demoni di avvicinarsi; e, benché la fragranza della sua umiltà li tormentasse più del fuoco dell’Inferno, con furiosa rabbia si avventavano contro di Lei.
913. Maria, sola contro tanti, terribile come esercito schierato a battaglia (Can. 6, 3) non si turbò, né mutò sembianza, e non fece più caso di essi, che se fossero stati deboli formiche, perché in queste lotte si deve conservare pace interiore e modestia esteriore. I loro dardi erano come dardi di fanciulli (Ps. 118, 85) e le loro macchine come artiglierie senza munizioni e i loro assalti non facevano che accrescere i loro tormenti, vedendo che il corpo di Maria (che essi ignoravano essere esente dalle conseguenze del peccato originale) come la terra dell’Apocalisse (v.n. 129 e 133) annientava il torrente delle acque della tentazione.
914. Allora i demoni presero forme spaventose, provocarono scosse alla casa emettendo orribili grida. Ma la Vergine, benché Dio, per accrescere il suo trionfo, l’ avesse lasciata nello stato comune della fede, non si alterò, né smise di pregare dicendo umilmente: “Chi è come Dio, che vive nelle altezze, e rimira gli umili in cielo e in terra? (Ps. 112, 5). E con queste sole parole atterrava quei mostri.
915. I demoni allora, mutando tattica, e trasformandosi in angeli di luce ricorsero all’adulazione: “hai vinto! Sei forte! Noi siamo venuti a premiare il tuo valore invincibile!, le dicevano, e le offrivano i loro favori. La prudentissima Signora a quelle lodi menzognere adorò il Signore dicendo: “Signor mio, fortezza mia, solo nel vostro aiuto sta tutta la mia fiducia e l’esaltazione del vostro Santo Nome e detesto tutti quelli che lo contraddicono.
Lo stesso Lucifero, ignaro del mistero dell’Incarnazione, le offre in nome di Dio di eleggerla a Madre del Messia ed innalzarla su tutti i Patriarchi ed i Profeti. Con queste bugiarde promesse, che non dipendeva da lui il mantenere, tentava di scoprire se per caso Ella fosse la Donna aspettata. Maria allora si prostrò a terra riconoscendosi per la più spregevole della creature e più della stessa polvere che calpestava.
I demoni, schiacciati da tanta umiltà, si ritirarono sconfitti ed avviliti.
916. Maria viene tentata di avarizia.
Subentrò l’altra legione di demoni che le presentarono oro e pietre preziose con il pretesto che con esse avrebbe potuto fare grandi elemosine. Aggiunsero che sarebbe stata un’ingiustizia della Provvidenza che fossero ricchi i peccatori e povera Lei che era così santa.
Non provò alcuna difficoltà Maria SS. a vincere questa tentazione e, prudente qual era, non si fermò a discutere col bugiardo nemico, ma si accontentò di ripetere alcuni versetti della scrittura.Per es. : “Ho eletto per mia eredità e per mia ricchezza l’osservare la tua legge, o Signore (Ps. 118, 114), ringraziando Dio d’averla creata e conservata sostenendola senza suo merito. E così vinse questa seconda tentazione.
917. Maria viene tentata di lussuria.
La terza legione con oscene rappresentazioni tentò di turbare la sua fantasia e suggestionare i suoi sensi; ma tutto fu inutile, perché Maria si concentrò in sé e sospese l’uso dei suoi sensi, sicchè nessuna suggestione potè giungere al suo intelletto e alla sua volontà.
Rinnovò con fervore molte volte il voto di castità e meritò più essa sola in quest’unica occasione, che non tutte le Vergini passate e future, ed i demoni se ne fuggirono con la velocità, dice l’Agreda, d’una palla da cannone.
918. Maria viene tentata di ira.
La tentazione della quarta legione fu molesta, perché Le buttarono per aria tutta la casa, facendo a pezzi ogni cosa. Ma non riuscirono a muovere ad ira la mansuetissima colomba, e gli angeli ripararono ogni cosa.
Allora i demoni, presa la figura di alcune donne conosciute da Maria, la coprirono di ingiurie, scesero a minacce e la derubarono di alcuni oggetti tra i più necessari. Credendosi scoperti e perciò disprezzati dall’imperturbabilità di Maria, i demoni aizzarono contro di Lei una donna vera. Un demonio prese la forma di una sua amica e le disse che Maria di Giuseppe aveva sparse contro di lei molte calunnie. La donna, inviperita, si recò da Maria SS. E la coprì di vituperi.
La mansuetissima Vergine la lasciò sfogare e poi le parlò con tanta dolcezza che la cambiò tutta, esortandola poi a guardarsi dal demonio e, datale qualche elemosina, perché era povera, la congedò in pace.
919. Maria viene tentata di gola.
La quinta legione non invitò Maria a cambiare le pietre in pane, perché non l’avevano mai vista a far miracoli sì grandi, pure la tentarono, come Eva, di gola, presentandole cibi prelibati e suggestionandola affinché ponesse ad essi attenzione. Ma inutilmente perché da tutto ciò il Cuor di Maria era così lontano come il cielo dalla terra e, disfacendo ciò che Eva aveva fatto, non volse neppur gli occhi a quelle golose vivande.
920. Mari viene tentata d’invidia.
Molto scoraggiata s’avanzò la sesta legione per indurre Maria a invidiar negli altri ciò che Ella stessa possedeva e ciò che Ella aborriva come inutile e pericoloso. E l’enumerazione dei privilegiati da Dio che i demoni le facevano non solo non eccitava la sua invidia, ma la spingeva anche a ringraziare Dio che, con Lei più che con altri, senza suo merito, era stato liberale, e nella sua carità desiderava e pregava che Egli spandesse i suoi doni.
Allora i demoni indussero alcuni ad andare da Maria a vantar la loro prosperità e le loro ricchezze, ma Ella, che ben conosceva le condanne della Scrittura contro tale ingannevole felicità e come Gesù era venuto per riprovarla con la parola e con l’esempio, li incitava a ringraziare Dio dei doni ricevuti ed usarne saggiamente. Da parte sua però poteva dire con la Scrittura: “Con me stanno la ricchezza e la gloria. Il mio frutto è migliore dell’argento, dell’oro e delle pietre più preziose (Prov. 8). In me ogni grazia di via e di verità, e ogni speranza di vita e di virtù (Eccl. 24, 25).
921. Maria viene tentata di pigrizia.
La settima legione cercò di indurla a questo vizio con l’accentuare in Lei la stanchezza col suggerirle di ritardare i suoi esercizi ad altro tempo, con l’indurre persone a farle perdere tempo e turbare l’ordine delle sue azioni. Ma la vigilantissima Principessa mandò a monte tutte le loro macchinazioni, sicchè tutti partirono scornati, ma furibondi e decisi di tornare tutti assieme all’assalto.
INSEGNAMENTI DELLA MADONNA
922. Dal mio esempio devi imparare che il miglior modo di vincere il demonio è disprezzarlo, trattandolo come nemico di Dio, senza rimedio nella sua infelicità, e senza pentimento nella sua iniquità. Sapendo che difendi l’onor di Dio non ti devi disanimare, anzi, con ogni sforzo devi resistergli, come se ti trovassi a lato del medesimo Signore, per il cui nome combatti.
“Considera che i demoni odiano ciò che tu ami e desideri, cioè l’amor di Dio e la sua eterna felicità e vogliono privarti di ciò che essi non possono riacquistare; e Dio ti offre la sua grazia e la sua potenza per vincere il suo e tuo nemico e per conseguire il tuo beato fine se lavorerai fedelmente.
E, sebbene l’arroganza del demonio sia grande, maggiore è la sua debolezza; e non vale più di un atomo davanti alla virtù divina.
923. “Ma, siccome la sua astuzia supera quella di tutti i mortali, non devi ragionare con lui, perché dal suo intelletto tenebroso escono tenebre che oscurano il tuo giudizio, impedendo di vedere la bellezza della virtù e la bruttezza del vizi.
“Sia per te regola inviolabile nelle tentazioni di non badare a ciò che il tentatore ti propone, né ascoltarlo. Il partito più sicuro è scuoterti e allontanarti dal guardare la tentazione. Sta’ attenta all’inganno del demonio; che, per introdursi, cerca di ricorrere alla tristezza e allo scoraggiamento, onde allontanare l’anima dall’attenzione e dall’affetto del Signore. Perciò, appena vedi qualcuno di questi sintomi, rifugiati in Dio e cerca anche la mia protezione e quella degli angeli custodi..
“Chiudi ancora i tuoi sensi con prontezza e giudicati come morta per essi o come anima dell’altra vita ove non giunge la giurisdizione del serpente. Moltiplica gli atti contrari ai vizi che ti propone e mostrati magnanima. Essendo il demonio superbo, si risente che lo disprezzino e non l’ascoltino, che si conoscano i suoi inganni e si scoprano le sue menzogne.
924. “Non devi essere meno vigilante quando il demonio si serve per farti cadere delle creature, sia movendole a eccessivo amore per te, sia eccitandole ad aborrirti.
“Quando vedrai sregolato affetto in chi ti avvicina, fuggi come dal demonio, con la differenza che lui deve aborrire, e le creature invece devi amarle in Dio. Però nel ritirarti riguardali tutti come nemici perché tale è chiunque ti allontana da Dio.
“A chi poi ti perseguita rispondi con amore e mansuetudine, pregando per lui con intimo affetto del cuore. Se sarà necessario moderare l’ira di alcuno con parole dolci o disfare qualche inganno per amore della verità, fallo pure; non per tua discolpa ma per quietare i tuoi fratelli e per il loro bene: così vincerai te stessa e loro.
CAPITOLO XXVIII
La vittoria di Maria
925. Nuovi tentativi del demonio.
Rabbia di Lucifero nel vedersi vinto da un’umile donna, mentre tanti uomini forti erano stati da lui debellati.
Dio gli fa conoscere che Maria è Madre, ma non gli svela che quel Figlio è il Messia. Lui però dalla Santità della Madre presume che sarà un grande santo e concentra il suo furore contro di Lui, come è detto nell’Apocalisse (v.n. 105).
La sua rabbia si accresce sentendosi senza forza e come legato alla presenza di quel Bambino e perciò conta di farlo, morire. Cerca quindi di spaventare la Madre prendendo orribili forme (pensa alle tentazioni di S. Antonio e di tanti altri Santi), ma non riesce ad avvicinarsi a Lei, perciò, per rabbia, emette ruggiti tali da sbigottire il mondo intero, lanciando fuoco e fumo dalla bocca. Maria resta tranquilla come davanti ad un moscerino. 
926. Maria debellatrice di tutte le eresie.
Allora Lucifero vomitò tutti gli errori che aveva fabbricati contro Dio e le verità da Lui rivelate, alla presenza della Madre della verità e della purità, errori che sarebbe sconveniente e pericoloso riferire.
Maria SS. contraddisse e detestò tutti questi errori con un’invitta fede, protestando le verità contrarie e pregando che Lucifero fosse impedito di spargere così velenose dottrine e che non avessero a prevalere quelle che già aveva sparse.
Dio in premio le concesse che fossero diminuite le eresie del mondo e fossero sempre debellate quelle che sarebbero sorte , a patto che gli uomini riconoscessero a Lei, come prova la storia della Chiesa.
927. Altra persecuzione per mezzo delle creature.
Quando Dio glielo permise, Lucifero tornò all’assalto servendosi delle vicine di casa da lui ingannate nel modo detto sopra (n. 697). Maria ascoltò con umiltà tutte le loro villanie (Dio però non permise che intaccassero gravemente il suo onore) e senza scolparsi chiese loro perdono ed esse se ne andarono in pace e il demonio fuggì sconfitto ancora una volta da tanta umiltà.
928. Tentazione di S. Giuseppe.
Il Santo, che già aveva cominciato ad impensierirsi della gravidanza di Maria, fu alquanto contristato di questo fatto, sicché il demonio, che nella sua infernale astuzia si serve di tutto a danno delle anime, ignorando il motivo principale della pena del santo, e credendo avesse avuto qualche attrito con la sa sposa o fosse triste per la sua povertà, cercò di indurlo ad impazientirsi delle sue condizioni finanziarie e gli insinuò che una delle cause era Maria, che perdeva troppo tempo nella preghiera.
Maria conosce tutto; la sua prudenza le impedisce di parlare, ma ottiene che lo sposo sia liberato dalle istigazioni del demonio.
Conclusasi, così, trionfalmente questa seconda e universale battaglia contro tutto l’Inferno, gli angeli si manifestarono a Lei corporalmente e Le rivolsero il cantico di Giuditta, che era figura di Maria: Tota pulchra ecc. (Judit LXV, 10 Uff. d. Imm.).
 
 
 

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