Il Sacramento del Matrimonio

 
Il patto matrimoniale con cui l’uomo e la donna stabiliscono di vivere insieme per tutta la vita, per sua natura ordinato al bene dei coniugi ed alla procreazione ed educazione dei figli, tra i battezzati è stato elevato da Cristo Signore a dignità di Sacramento. Ossia il Matrimonio è il segno dell’unione di Cristo e della Chiesa. Come Gesù Cristo ha amato la Chiesa con un amore eterno ed indissolubile e si è dato per essa, così anche gli sposi devono amarsi l’un l’altro per sempre.
 
 
 
Il Matrimonio nel disegno di Dio
La Sacra Scrittura si apre con la creazione dell’uomo e della donna fatti ad immagine e somiglianza di Dio (Gn 1, 26-27) e si chiude con la visione delle “nozze dell’Agnello” (Ap 19,7-9). Da un capo all’altro la Scrittura parla del Matrimonio e del suo “mistero”, della sua istituzione e del senso che Dio gli ha dato, della sua origine e del suo fine, delle sue difficoltà derivate dal primo peccato e del suo rinnovamento per mezzo di Gesù.
Dio stesso è l’autore del matrimonio perché la chiamata al matrimonio è iscritta nella natura stessa dell’uomo e della donna, quali sono usciti dalla mano del Creatore. Il Matrimonio perciò non è stato istituito dagli uomini, ma da Dio autore della natura. La Bibbia illustra fin dalle prime pagine che l’uomo e la donna sono stati creati l’uno per l’altro. Dopo aver creato Adamo, il Signore dice: “Non è bene che l’uomo sia solo; gli voglio fare un aiuto che gli sia simile. Allora il Signore creò la donna e la presentò ad Adamo che disse: “Questa volta essa è carne della mia carne e osso delle mie ossa” (Genesi 2, 18-23).
La donna “carne della sua carne”, cioè sua uguale, gli è donata da Dio come un “aiuto”. “Per questo l’uomo abbandonerà sua padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne” (Genesi 2, 24). Che ciò significhi un’ unità che non deve venir mai meno delle loro due esistenze, Gesù stesso lo mostra ricordando quale sia stato, “all’origine”, il disegno del Creatore: “Cosicché non sono più due, ma una carne sola” (Mt 19, 6).
Inoltre nel matrimonio cristiano i coniugi, per i compiti e la dignità del loro stato, vengono come consacrati da uno speciale Sacramento.
 
406. Che cos’è il Matrimonio?
Il Matrimonio è il Sacramento che unisce l’uomo e la donna indissolubilmente, come sono uniti Gesù Cristo e la Chiesa sua sposa, e dà loro la Grazia di santamente convivere e di educare cristianamente i figli.
 
 
 
Il Matrimonio sotto il regime del peccato
Ogni uomo fa l’esperienza del male, attorno a sé ed in se stesso. Questa esperienza si fa sentire anche nelle relazioni fra l’uomo e la donna. Da sempre la loro unione è stata minacciata dalla discordia, dallo spirito di domino, dall’infedeltà, dalla gelosia e da conflitti che possono arrivare fino all’odio e alla rottura.
Secondo la fede, questo disordine che noi constatiamo con dolore, non deriva dalla natura dell’uomo e della donna, ma dal peccato. Infatti il peccato Originale ha distrutto la condizione detta “giustizia originale”, nella quale Dio aveva creato l’uomo. La “giustizia originale” consisteva nell’armonia interiore della persona umana e nell’armonia tra l’uomo e la donna (Gn 2, 25).
Dopo il peccato, le relazioni tra l’uomo e la donna sono distorte da accuse reciproche (Gn 3, 12), la loro reciproca attrattiva, dono proprio del Creatore (Gn 2, 22) si cambia in rapporti di dominio e di bramosia (Gn 3, 16), la splendida vocazione dell’uomo e della donna ad essere fecondi, a moltiplicarsi e a soggiogare la terra (Gn 1, 28) è gravata da dolori del parto e dalle fatiche del dolore (Gn 3, 16-19).
Per guarire le ferite del peccato, l’uomo e la donna hanno bisogno della Grazia di Dio. Senza questo aiuto l’uomo e la donna non possono giungere a realizzare l’unione delle loro vite, in vista della quale Dio li ha creati “all’inizio”.
 
 
 
Il Matrimonio nel Signore
Alle soglie della sua vita pubblica, Gesù compie il suo primo segno – su richiesta di sua Madre – durante le nozze di Cana (Gv 2, 1-11). La Chiesa attribuisce una grande importanza alla presenza di Gesù alle nozze di Cana. Vi riconosce la conferma della bontà del matrimonio e l’annuncio che ormai esso sarà segno efficace della presenza di Cristo.
Nella sua predicazione Gesù ha insegnato senza equivoci il senso originale dell’unione dell’uomo e della donna, come il Creatore l’ha voluta all’origine: il permesso dato da Mosè, di ripudiare la propria moglie, era una concessione motivata dalla durezza del cuore (Mt 19 ,8); l’unione matrimoniale dell’uomo e della donna è indissolubile, perché Dio stesso li ha congiunti. Perciò Gesù ha detto: “ Quello dunque che Dio ha unito, l’uomo non lo separi” (Mt 19, 16).
 
Questa insistenza di Gesù sull’indissolubilità del matrimonio ha potuto lasciare perplessi ed apparire come un’esigenza irrealizzabile (Mt 19, 10). Ma Gesù non ha caricato gli sposi di un peso impossibile da portare. Essendo Egli venuto a ristabilire l’ordine iniziale della creazione sconvolta dal peccato, Egli stesso dona la forza e la Grazia per vivere il matrimonio, così come il Creatore lo ha voluto “all’inizio”.
 
 
 
I tre elementi del Matrimonio
 
1. La MATERIA del Matrimonio è costituita dagli anelli che gli sposi si scambiano e dal consenso reciproco.
 
2. La FORMA è costituita dalle parole: “Io N. prendo te N. come mia sposa (o sposo) e prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e di amarti e di rispettarti per tutta la vita”.
3. I MISTERI sono i due sposi con l’assistenza del Sacerdote.
 
 
 
Disposizioni ed effetti del Matrimonio
Per potersi accostare degnamente al Sacramento del Matrimonio è necessario: essere in Grazia di Dio (e quindi non avere peccati mortali); conoscere ed accettare pienamente i doveri che il Sacramento comporta, non solo dal punto di vista religioso e divino, ma anche dal punto di vista della legge civile, quando questa è conforme agli insegnamenti di Cristo e della Chiesa. Per cui se una persona si è sposata in Chiesa e poi accetta il divorzio, l’aborto, etc. dimostra che ha celebrato il matrimonio, ma non il Sacramento del Matrimonio, che è una cosa completamente diversa!
Il Sacramento del Matrimonio, perché tale, produce tre essenziali effetti:
1. Il vincolo matrimoniale, cioè l’unione indissolubile degli sposi. Il consenso col quale gli sposi si donano e ricevono reciprocamente per sempre è confermato da Dio stesso: “L’uomo non separi ciò che Dio ha unito” (Mc 10, 9). Il vincolo matrimoniale è dunque stabilito da Dio stesso, cosicché il matrimonio tra battezzati non può essere mai sciolto, finché essi vivono. È noto il caso del re inglese Enrico VIII che chiese al Papa l’annullamento del suo matrimonio, validamente celebrato, con Caterina d’Aragona. Non potendo il Papa mettersi contro un comando esplicito di Gesù, il re inglese staccò l’Inghilterra dalla Chiesa Cattolica, creando la Chiesa Anglicana, di cui si proclamò capo nel 1534.
2. Aumento della Grazia santificante di convivere santamente per tutta la vita.
 
3. Conferisce la Grazia speciale per adempiere fedelmente tutti i doveri matrimoniali e la Grazia di educare cristianamente i figli. Cristo Gesù è la sorgente di questa Grazia. Egli va incontro ai coniugi cristiani attraverso il Sacramento del Matrimonio. Egli rimane con loro, dà loro la forza di seguirlo, di amarsi di un amore soprannaturale, delicato e fecondo. La Grazia che Egli dà agli sposi purifica, eleva e consolida il loro amore coniugale. “Entrambi sono figli dello stesso Padre, servi dello stesso Signore; non vi è nessuna divisione quanto allo spirito e quanto alla carne. Anzi sono veramente due in una sola carne; e dove la carne è unica, unico è lo spirito”.
 
 
 
L’unità e l’indissolubilità del matrimonio
L’amore degli sposi esige, per sua stessa natura, l’unità e l’indissolubilità della loro unione che ingloba tutta la loro vita, poiché “ non sono più due, ma una carne sola” (Mt 19, 6). Questa comunione umana è consolidata, purificata e condotta a perfezione mediante la Grazia del Sacramento del Matrimonio e si approfondisce vivendo la stessa fede e ricevendo insieme l’Eucaristia.
L’unità del Matrimonio,confermata dal Signore, appare in maniera lampante anche dalla uguale dignità personale sia dell’uomo che della donna, che deve essere riconosciuta nel reciproco amore. La poligamia (cioè il matrimonio di un uomo con più donne) è contraria a questa pari dignità e all’amore coniugale che è unico ed esclusivo.
 
 
 
La fedeltà dell’amore coniugale
Questa intima unione, in quanto reciproca donazione di due persone, come pure il bene dei figli, esigono la piena fedeltà dei coniugi e ne reclamano l’indissolubile unità. La motivazione più profonda si trova nella fedeltà di Cristo alla sua Chiesa, di cui il sacramento del matrimonio è segno. Il Sacramento del matrimonio impegna perciò gli sposi a rappresentare tale fedeltà e a darne testimonianza.
Esistono tuttavia situazioni in cui la coabitazione matrimoniale diventa praticamente impossibile per le più varie ragioni. In tali casi la Chiesa ammette la separazione fisica degli sposi e la fine della coabitazione. Tale separazione non è il divorzio che è la rottura di un matrimonio. Infatti con la separazione i coniugi non cessano di essere marito e moglie davanti a Dio e, quindi, non sono liberi di risposarsi. Lo scopo della separazione è quello della riconciliazione degli sposi e la costituzione della famiglia di prima. Se questo non è possibile, devono vivere separati senza risposarsi, finchè uno dei due è in vita, dato che il vincolo del loro matrimonio è indissolubile.
San Paolo dice: “Agli sposati poi ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito. E se si separa, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito. Ed il marito non ripudi la moglie” (1 Cor 7, 8-10).
Oggi in molti paesi sono numerosi i cattolici che ricorrono al divorzio e che si risposano civilmente. Sono considerati dalla Chiesa pubblici peccatori, perché Gesù ha detto: “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio con lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio” (Mc 10, 11-12).
I divorziati risposati perciò non possono ricevere la Santa Comunione e se muoiono in questo stato senza pentirsi non hanno diritto alle esequie religiose. Questo non solo perché hanno peccato, ma continuano a vivere in stato di peccato. La riconciliazione con Dio e con la Chiesa, tramite la Confessione, può essere accordata ai divorziati che sono pentiti del male fatto e si impegnano a vivere in completa continenza.
L’indissolubilità del matrimonio esclude anche l’adulterio, che una concezione pagana e materialista della vita, come è oggi, presenta come una piacevole avventura. La Sacra Scrittura in proposito dice: “L’adultero è privo di senno; solo chi vuole rovinare se stesso agisce così. La sua vergogna non sarà cancellata” (Prv 6,32-33). Ed ancora: “Ora figlio mio, ascoltami: fà attenzione, il tuo cuore non si volga verso le vie dell’adultera, non raggirarti per i suoi sentieri. La sua casa è il sentiero per l’inferno” (Prv 7, 25-27).
Inoltre Gesù ha condannato perfino il solo desiderare una donna di altri: “Avete inteso che fu detto: non commettere adulterio, ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Mt 5, 27).
 
 
 
L’apertura alla fecondità
Per sua indole naturale, il matrimonio e l’amore coniugale sono ordinati, cioè finalizzati alla procreazione e alla educazione dei figli . I figli sono il preziosissimo dono del matrimonio e contribuiscono moltissimo al bene degli stessi genitori. Il Signore volendo comunicare all’uomo una certa partecipazione nella sua opera creatrice, benedisse l’uomo e la donna, dicendo loro: “Crescete e moltiplicatevi” ( Gn 1 28). Col matrimonio i coniugi cristiani diventano collaboratori dell’opera creatrice di Dio ed arricchiscono di nuovi membri la sua Chiesa. Il compito fondamentale del matrimonio e della famiglia, perciò, è di essere al servizio della vita.
 

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