Il dono di sé nella vocazione al matrimonio cristiano

 

 

 
 
 

Dal Vangelo di Gesù secondo Matteo 19,3-9

 

3Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: "È lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?". 4Ed egli rispose: "Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: 5Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? 6Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi". 7Gli obiettarono: "Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e mandarla via?". 8Rispose loro Gesù: "Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così. 9Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra commette adulterio".

La chiave interpretativa propria di questo testo è il riferimento costante di Gesù al progetto originale di Dio sul matrimonio (Gn 1-3). Dai primi capitoli della Genesi risulta chiaro che il matrimonio, già sul piano naturale, è essenzialmente una comunità d’amore voluta da Dio, che ha la sua essenza nel dono totale che gli sposi si fanno reciprocamente per costituire una sola carne, aperta al dono della vita e al mondo della natura, che devono dominare e mettere al proprio servizio, e aperti a Dio che è all’origine della loro esistenza e al quale devono obbedienza e fedeltà. Tale comunità d’amore è creata a immagine di Dio: Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò (Gn 1,27).
Non solo l’uomo in quanto essere umano è creato a immagine di Dio; anche la comunità coniugale, in quanto comunità chiamata a fare unità, è creata a immagine di Dio.
Questa prospettiva è di straordinario interesse per la comprensione profonda del progetto di Dio sul matrimonio. La famiglia realizza in sé, in una certa misura, l’immagine di Dio.
I coniugi sono chiamati a riprodurre all’interno della loro vita familiare il mistero della donazione reciproca, totale, indicibile che le tre persone divine realizzano fra loro dall’eternità.
L’uomo e la donna sono chiamati a donarsi l’un l’altro, fino a costituire una carne sola: Allora l’uomo disse: "Questa è carne della mia carne e ossa delle mie ossa... Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola" (Gn 2,23-24).
La donazione reciproca dei due sposi è aperta, per propria natura, al dono della vita e al dominio del mondo della natura: Dio li benedisse e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra (Gn 1,28).
L’evento misterioso, ma reale, del peccato dei progenitori, descritto nel terzo capitolo della Genesi, pur non distruggendo questi tratti essenziali del matrimonio, li offusca tuttavia profondamente, incrinando la profonda armonia del matrimonio nei suoi vari aspetti (Adamo ed Eva provano vergogna per la loro nudità all’avvicinarsi di Dio, si accusano a vicenda, escono tristemente dal paradiso terrestre...).
Cristo viene a ricostruire l’ordine primordiale, l’unità perduta: Non sono più due, ma una carne sola. Quello che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi (Mt 19,6).
Egli è venuto a inserire il mistero del matrimonio nel nuovo ordine di grazia e di salvezza che egli inaugura, nel mistero della sua alleanza con la chiesa: Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa (Ef 5,31-32).
Il matrimonio fa ormai parte inseparabile del mistero di Cristo e della Chiesa ed è dalla partecipazione a questo mistero che fluisce la grazia propria del matrimonio cristiano.
 

a) Il matrimonio cristiano, comunità d’amore: il dono di sé nell’amore coniugale.

La dimensione profonda del matrimonio è la donazione reciproca dell’uno all’altro, con tutto ciò che implica: la complementarietà e la crescita a due, l’unità inscindibile tra amore e sessualità; l’uguaglianza di natura e di diritti e la diversità di ruoli e di compiti; il rispetto e l’accettazione dell’altro; la rinuncia a se stessi e il sacrificio; un affetto da costruire momento per momento, da rinnovare giorno per giorno... (cf. Humanae vitae, 8-9).
L’amore è la forza vitale che sta all’origine del matrimonio e che permette ai due di intrecciare totalmente le loro esistenze da costituire una carne sola.
Il sacramento del matrimonio non emargina e non vanifica questo amore con le sue varie dimensioni, ma lo assume e lo perfeziona con la forza redentiva di Cristo, rendendolo segno di grazia e di salvezza per i due sposi: Gli sposi cristiani sono aiutati dalla grazia sacramentale a vivere, purificandole, le dimensioni tipiche dell’amore coniugale, di un amore cioè capace di fondere in armoniosa sintesi i valori dello spirito, dell’affettività e della corporeità; di un amore unico, che costituisce i coniugi in un’amicizia profonda ed esclusiva e li rende un cuor solo e un’anima sola; di un amore indissolubile e fedele, impegnato per sempre nella reciproca promozione personale; di un amore fecondo, che li pone al servizio della vita per arricchire la comunità umana e cristiana (Documento dei vescovi italiani, Evangelizzazione e sacramento del matrimonio, 35).
 

b) Il matrimonio cristiano, comunità di vita: il dono di sé nell’apertura alla vita.

La comunità coniugale è naturalmente aperta alla vita, alla realtà di nuovi esseri che realizzeranno pienamente la vita familiare: I figli sono preziosissimo dono del matrimonio e contribuiscono sommamente al bene degli stessi genitori (GS, 50).
L’amore coniugale, per realizzarsi pienamente, non può esaurirsi nella comunione tra i coniugi; deve continuarsi, prolungarsi in nuove vite. I due aspetti (unitivo e procreativo) sono inscindibili (cf. HV, 9 e 12).
Perciò l’amore coniugale richiede agli sposi una coscienza della loro missione di "paternità responsabile" sulla quale oggi a buon diritto tanto si insiste e che va anch’essa esattamente compresa (HV, 10-11).
 

c) Il matrimonio cristiano, comunità aperta: il dono di sé nell’apertura al mondo che ci circonda.

Il comando biblico, assieme all’apertura alla vita (Siate fecondi e moltiplicatevi), pone l’accento sul fatto che la famiglia è chiamata a portare a compimento l’opera creativa di Dio (Soggiogate la terra e dominatela...).
Ciò significa che la famiglia non è una comunità chiusa tra quattro mura, ma è aperta alla realtà del mondo; deve impegnarsi per scoprire le risorse e metterle al proprio servizio; deve impegnarsi a collaborare con tutti, con le altre famiglie, per migliorare le condizioni di vita in tutti i suoi aspetti; deve essere attivamente presente nella costruzione del mondo e nella gestione della società. La famiglia ha una dimensione sociale, politica; e questa dimensione è un ulteriore aspetto della donazione di sé che il matrimonio cristiano implica.
 

d) Il matrimonio cristiano, comunità di grazia e di salvezza: il dono sacramentale di sé per la reciproca santificazione e la crescita nella fede.

La Genesi ci mostra che è Dio che ha voluto e santificato il matrimonio, sottolineando in questo modo come la famiglia sia, anche a livello naturale, una realtà sacra, e come il rapporto con Dio sia costitutivo della famiglia, creata a sua immagine.
La stessa apertura alla vita, come anche il dominare il mondo e metterlo a proprio servizio, si realizzano alla presenza di Dio.
Il NT proclama che il matrimonio è sacramento: è segno efficace di grazia e di salvezza per i due sposi.
Il sacramento del matrimonio introduce gli sposi in una condizione nuova di vita.
 

Non si tratta solo di un contratto scritto sulla carta; si tratta di un modo nuovo di essere, di una consacrazione che porta a perfezionare la consacrazione battesimale e cresimale, inserendo i due coniugi all’interno della comunità ecclesiale a nuovo titolo: Nell’incontro sacramentale Gesù Cristo dona agli sposi un modo nuovo di essere per il quale sono configurati a lui sposo della Chiesa e posti in un particolare stato di vita entro il popolo di Dio. Così gli sposi, mediante il sacramento, ricevono quasi una consacrazione che attinge, trasformandola, tutta lo loro esistenza coniugale. Nell’incontro sacramentale il Signore affida ai coniugi anche una missione per la Chiesa e per il mondo, arricchendoli di doni e di ministeri particolari.

La vita nuova della grazia e gli aiuti necessari per vivere in conformità al nuovo modo di essere e di agire costituiscono il modo specifico del sacramento del matrimonio (Evangelizzazione e sacramento del matrimonio, 44).
La spiritualità cristiana dello sposato è una spiritualità a due: Gli sposi partecipano all’amore cristiano in modo originale e proprio, non come singole persone, ma assieme, in quanto formano una coppia (Evangelizzazione e sacramento del matrimonio, 34).
Col sacramento del matrimonio Dio si lega ai due, si impegna a comunicare loro la sua grazia e stringe un’alleanza irrevocabile con i due sposi. Per questo l’uomo non può dividere ciò che Dio ha unito.
Non si tratta infatti di un legame qualsiasi, si tratta di un’alleanza con Dio! I due potranno misconoscerla, potranno perdere la vita di grazia, non beneficiare più del dono dell’alleanza fatta loro da Dio, ma non potranno più eliminare ciò che Dio ha creato in loro col sacramento del matrimonio: un legame indissolubile.
Due vite si uniscono sacramentalmente per sempre; due esseri si impegnano, amandosi, di vivere in questa nuova condizione di grazia, creata da Dio in loro, aiutandosi a crescere nella fede e santificandosi insieme.
Non solo si sostengono a vicenda, ma si santificano dandosi l’uno all’altro e nella misura in cui si donano.
Anche la salvezza si compie a due, e ciascun coniuge è responsabile, in una certa misura, dell’altro.
 

e) Il matrimonio cristiano, comunità evangelizzante: il dono di sé nella comunità cristiana, per la testimonianza del vangelo e la costruzione del regno di Dio nel mondo.

Il mistero della famiglia comunità di grazia e di salvezza si realizza all’interno della Chiesa, nella comunità cristiana. In questo ambito, la famiglia cristiana è chiesa domestica e comunità evangelizzante perché Cristo vi è presente e perché i genitori sono i primi maestri della fede per i loro figli.
La missione della chiesa diventa la missione della famiglia cristiana. I genitori, non solo in forza del loro rispettivo battesimo, ma anche in forza del sacramento del matrimonio sono chiamati insieme, come coppia, come famiglia, all’evan-gelizzazione e sono parte viva del popolo di Dio in cammino verso il definitivo compimento. E questo è un altro aspetto della donazione reciproca richiesta ai coniugi: rendersi disponibili alla testimonianza della salvezza di Cristo nella società, e mettersi al servizio della comunità cristiana, nella propria comunità locale, per la costruzione del regno di Dio nel mondo.
Formare una famiglia secondo le dimensioni che abbiamo detto non è facile, non si improvvisa. Occorre una preparazione profonda a tutti i livelli. Molti problemi del dopo-matrimonio nascono proprio dalla mancanza di tale preparazione.
Da parte della famiglia cristiana occorre un impegno costante per rinnovarsi ogni giorno e per scoprire di continuo il significato permanente del sacramento del matrimonio e viverlo in pienezza, specialmente nei momenti di tentazione e di difficoltà: La vita nuova nello Spirito che i coniugi dovranno condurre, sarà indubbiamente soggetta a tentazioni e difficoltà. Il sacramento assicura loro quegli aiuti di grazia che li sosterranno lungo la vita, specialmente quando le circostanze concrete renderanno ardua la piena fedeltà alla vocazione e alla missione ricevuta. Il Concilio ricorda ai coniugi cristiani che Gesù Cristo "rimane con loro perché, come egli stesso ha amato la Chiesa e si è dato per lei, così anche i coniugi possano amarsi l’un l’altro fedelmente, sempre con mutua dedizione" (Evangelizzazione e sacramento del matrimonio, 48).
 

 

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