di Padre Giulio Maria Scozzaro
XX Domenica del Tempo Ordinario – 16 agosto 2009
+ Dal Vangelo secondo Giovanni 6,51-58
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Parola del Signore
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Anche in questa domenica Gesù ci dà un insegnamento sul vero cibo spirituale. Egli afferma di essere vero cibo, differenziando il cibo guasto, che fa male sia al corpo che all’anima.
L’uomo ha bisogno di nutrimento, deve sostenersi per svolgere le attività, per vivere. Il cibo materiale che mangia è buono perché alimenta il corpo, gli permette di sostentare la sua esistenza. Cibo che si mangia con sobrietà oppure con ingordigia, perché quando l’appetito non è controllato, c’è una golosità irrefrenabile, insaziabile.
Come avviene per il cibo materiale, così c’è una fame insaziabile che colpisce l’aspetto spirituale, sollecitando gli istinti e le passioni, che procurano molte inquietudini e l’incapacità di rimanere equilibrati. Questa fame comporta la caduta in molteplici peccati, causa un accecamento intellettuale, nasce indifferenza verso Dio e la vita normale si disintegra.
È una fame alimentata dalle passioni disordinate, porta l’anima in balìa degli idoli, si vuole compiere tutto ciò che la mente pensa, non c’è un limite, tutto diventa buono pur di soddisfare gli impulsi. Una persona in balìa di questa fame non vive bene, cerca sempre qualcosa per calmare tantissimi istinti, ma tutti i ripieghi sono insufficienti, niente e nessuna cosa può saziare.
Solo Dio può saziare ogni fame che divora l’uomo, ecco perché Gesù dice che Lui può saziare, e se Lui frena le passioni, la persona risorge e comincia ad interessarsi seriamente delle cose di Dio.
Quanti cattolici si sforzano, chi più chi meno, per evitare i peccati mortali, ma non riescono a resistere agli impulsi sensuali, non possono vincere molte tentazioni e ricadono sempre e scivolano verso l’istinto animale. Magari si propongono una vita corretta, onesta, però il proposito dura il tempo di un giorno.
Da solo l’uomo non potrà mai riuscire a vincere le proprie fragilità, le passioni disordinate. Occorre l’aiuto di Gesù, è Lui il cibo che sazia ogni forma di fame e porta equilibrio dove c’è disordine spirituale.
L’uomo è affamato di potere, denaro, gloria umana, commette ogni forma di vizi, anche se riesce a occultare certe depravazioni. Che sono viste da Gesù, pronto ad aiutarci a vincere tentazioni e vizi, ma vuole che glielo chiediamo ogni giorno, con Fede e umiltà.
Il cibo che Gesù ci dà è se stesso, per mezzo dell’Eucaristia e della Parola della Bibbia. Chi vuole rinascere spiritualmente non può farne a meno, coltivando la pratica della Confessione periodica.
XVIII Domenica del Tempo Ordinario – 2 agosto 2009
+ dal Vangelo secondo Giovanni 6,24-35
Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!
In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».
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La folla che seguiva Gesù era attratta dal cibo che aveva mangiato precedentemente, in occasione della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Pur avendo visto molti miracoli compiuti da Gesù, non riescono a guardare oltre il sensibile, non percepiscono la divinità del Signore.
Questo succede a tutti coloro che non cercano Dio che compie miracoli, cercano solamente i miracoli di Dio, trascurando tutto ciò che è veramente importante e vitale.
È il classico comportamento dei fedeli in cerca di aiuto. Forse dopo avere consultato maghi e oroscopo, hanno l’illuminazione che Dio può fare qualcosa. Come un tentativo, tanto per non trascurare tutte le possibilità di guarigione. Ma in questo comportamento dove sta
Il rimprovero che Gesù fa alla folla, lo ripete a tutti coloro che non Lo cercano per amore, ma per convenienza. Ignorando che Gesù veramente vuole donarci innumerevoli Grazie e miracoli, rimangono molto attaccati alla materia.
L’unica condizione è amarlo per davvero e riconoscerlo Dio, il Maestro che nel Vangelo ci ha indicato come vivere con insegnamenti chiari e trasfiguranti.
XVII Domenica del Tempo Ordinario - 26 luglio 2009
+ dal Vangelo secondo Giovanni 6,1-15
Distribuì a quelli che erano seduti quanto ne volevano
In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli.
Era vicina
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.
E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.
Parola del Signore
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Anche in questo Vangelo viene messa in rilievo la grande compassione di Gesù verso coloro che non avevano da mangiare. Gesù non si interessava solamente delle loro anime o della guarigione dei corpi, era attento ad ogni esigenza di chi Lo amava. Questa certezza ci rincuora, sappiamo di non essere mai soli, soprattutto nelle sofferenze e nelle prove dolorose.
Come in altre circostanze, Gesù si prepara a compiere un miracolo e pone qualche domanda, per suscitare
Avevano assistito a guarigioni impossibili, sentito i lamenti dei demoni che fuggivano, eppure, c’era ancora da lavorare. Un ragazzo aveva solamente cinque pani d’orzo e due pesci, potevano bastare per sfamare cinquemila uomini, più le donne e i bambini?
Gesù moltiplica pane e pesci per sfamare persone che Lo avevano cercato e Lo seguivano per ascoltare la sua Parola. Questa è la condizione per ricevere da Gesù Grazie e miracoli. E tutti ne ricevevano quanto ne volevano. Non c’è limite alla Provvidenza di Dio.
Voglio fare notare che Gesù invita a raccogliere i pezzi avanzati, per non sprecare nulla. Sono tanti piccoli pezzi, messi assieme sono tanti. Le nostre piccole azioni giornaliere, pur passando quasi inosservate, contribuiscono a formare una grande anima, rispettosa, leale, sincera.
XVI Domenica del Tempo Ordinario - 19 luglio 2009
VANGELO (Mc 6,30-34)
Erano come pecore che non hanno pastore
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
Parola del Signore
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Era grande la compassione che provava Gesù verso i fedeli che accorrevano per vederlo e sentirlo. Dire infinita è riduttiva, comunque la spieghiamo con divina. Una compassione che solo Dio può avere e che noi non riusciremo mai a comprendere, nemmeno lontanamente.
Gesù in seguito accetterà la morte di Croce anche per questo popolo abbandonato, che vagava alla ricerca di incontrare il Messia atteso, il Maestro che operava grandi miracoli, i quali erano una ulteriore conferma dei suoi insegnamenti.
In Gesù c’è un’urgenza: fare accogliere il Regno di Dio. Non si tratta di un Regno materiale, è l’accoglienza di Dio nella propria vita, una decisione che deve mutare tutte le scelte passate. Accogliere Gesù è la vera conversione, non tanto il sentirsi cristiani di nome o essere appagato per la frequenza della Messa.
Ecco perché Gesù, nonostante la stanchezza, era sempre disponibile ad insegnare. Non aveva neanche il tempo di mangiare, non dava assolutamente importanza ai suoi bisogni per saziare il popolo. Come è lontana la missione di Gesù dal cuore di molti consacrati che non si dedicano alla salvezza delle anime!
Il Vangelo ci spiega chiaramente come Gesù era assolutamente impegnato nell’aiutare il popolo, non pensava alla carriera, alla ricchezza, agli applausi, ai consensi degli altri. Anzi, Lui diceva che la sua Parola avrebbe portato divisione, tra chi credeva e chi rifiutava. Non c’è una terza via, quella che fa rimanere in tutte e due le posizioni. Con Gesù è così: o Lo accetti o lo rifiuti, pur seguendolo in modo puramente esteriore.
Mi colpisce, inoltre, la delicatezza di Gesù verso gli apostoli. Ritornavano dalla predicazione, erano stanchi e Gesù dice di riposarsi, ma in un luogo deserto. La potenza del silenzio che riattiva i progetti spirituali, ritempra, rende determinati nelle opere di Dio. E come è assente questo silenzio interiore ed esteriore nella Chiesa.
È l’assenza di Gesù nel cuore che porta il cristiano a cercare esclusivamente il frastuono per non far parlare la coscienza e la confusione per non sentirsi solo, in quanto Gesù è veramente assente nel suo cuore.
Non c’è solo il lavoro o il divertimento, c’è l’aspetto spirituale in ogni persona che deve essere curato. La molta attività porta a spegnere l’esigenza spirituale, il bisogno dell’anima di incontrare il proprio Creatore.
Comprendere l’importanza del riposo fisico e mentale, il silenzio esteriore, quindi, la ricerca del deserto, è la chiave di volta per un convinto cammino spirituale. Non potrà mai esserci inizio di questo trasfigurante cammino, se mancano queste condizioni. Il resto è solo fuffa.
Tutti siamo chiamati a percorrere la salita del Monte della Trasfigurazione.
Ma come sarà possibile se i fedeli non conoscono il percorso e la modalità?
Quando la vita scorre felice, non c’è tempo per ricordarsi di Gesù, è necessario uno sforzo per scegliere anche una sola giornata di silenzio spirituale in un luogo sacro, con la famiglia, e dedicare alle Parole di Gesù un’attenzione determinante per la nostra vita e per l’eternità.
Chi si ferma a riflettere che siamo stati creati per l’eternità?
XV Domenica del Tempo Ordinario - 12 luglio 2009
+ dal Vangelo secondo Marco 6,7-13
Prese a mandarli
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
Parola del Signore
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Il Vangelo ci fa conoscere come Gesù inviò i Dodici a predicare, a portare
Prima Gesù li prepara lungamente, li visita con il suo Spirito e li trasforma.
Questo è un passaggio molto importante. Dobbiamo focalizzare l’attenzione sulla preparazione e sull’invio.
Ogni fedele cristiano è missionario proprio per il Battesimo, che lo rende partecipe del sacerdozio di Gesù Cristo, ed ha parte attiva nella celebrazione del Sacrificio dell’altare. Non solo, inoltre partecipa dell’unica missione della Chiesa, che può realizzare per la singolare vocazione ricevuta da Dio.
Ogni cattolico è un missionario del Vangelo, della Parola di Dio, incarnata e vivente, perché è Gesù Cristo.
Risulta inadeguato quel cattolico che si preoccupa esclusivamente di partecipate alla Messa domenicale, ignorando che la sua missione è a 360 gradi. È vero che ognuno può dare e a fare solamente quello che è possibile, secondo il tempo, la salute fisica, la capacità e la preparazione dottrinale. Di sicuro tutti possiamo pregare di più per i bisogni della Chiesa e la santificazione dei Sacerdoti.
Tutti i cattolici possediamo il sacerdozio comune, che ci incorpora in Cristo e ci rende figli adottivi di Dio, mentre alcuni sono chiamati da Dio ad esercitare il sacerdozio ministeriale, chiamati a dedicarsi totalmente alle cose di Dio. Così non è, purtroppo in molti casi, per questo oggi è molto importante l’aiuto dei fedeli nel portare agli altri l’annuncio che solo in Gesù Cristo vi è salvezza.
Non è assolutamente una sostituzione, è un aiuto, un ruolo missionario che ci viene dato da Dio nel Battesimo, tenuto nascosto da quasi tutti i fedeli.
Per diventare vero missionario del Vangelo, non è sufficiente essere attivi in una parrocchia o partecipare a riunioni, convegni e ritiri. Scrivo non è sufficiente, nel senso che riunioni, convegni e ritiri sono la modalità necessaria per la formazione dottrinale.
Innanzitutto occorre la preghiera. Molta preghiera.
Non una preghiera esteriore, fredda, veloce. Non l’illusione di poter fare tutto da soli, senza prima avere umilmente chiesto al Signore di aiutarci ed accompagnarci nella missione.
Per pregare bene bisogna imparare a pregare. E qui si rimane confusi, perché moltissimi cattolici non conoscono qual è la vera preghiera né come fare per pregare bene. Nel sito ho già pubblicato diversi articoli sulla preghiera, presto ne inserirò molti altri, per presentare che la vera preghiera non si improvvisa, è ricercata, nasce nel cuore e non nell’illusione di fare bene solo perché si è convinti.
Pregando bene e molto,
E da questo momento, solo da questo momento, inizia per il cattolico una nuova vita.
Tantissime volte ho sentito lamentele di chi non vede cambiamenti nella vita nonostante decenni passati a pregare. Oppure ho visto chi è rimato sempre lo stesso, dopo decenni di vita consacrata. Il motivo è il non inizio del cammino spirituale, non hanno mai iniziato con serietà la trasformazione interiore. Che poi si manifesta esteriormente, nelle parole, nei comportamenti, nelle scelte, nella vita onesta e vera.
Tutti siamo chiamati a diventare missionari, ma non da soli, non portandoci dietro e dentro il vecchio uomo, perché per seguire Gesù bisogna rinascere di nuovo, come disse a Nicodemo. Rinascere nel Cuore Immacolato della Madonna, trasfigurati docili agli inviti dello Spirito Santo.
Oggi un po’ ovunque vediamo apostoli improvvisati, carichi non dello Spirito Santo ma di orgoglio, ergersi a difensori di una Fede Cattolica che non conoscono, o comunque, non hanno conosciuto nella preghiera
Chiediamo a Gesù di inviarci come suoi sinceri missionari nei luoghi che frequentiamo, alle persone che incontriamo. Perché oggi molti sono i missionari che portano se stessi e non la vera Parola di Dio. Sia forte il desiderio di vivere da missionari con la parola, la vita, la sofferenza accettata, la preghiera umile e costante.
XIV Domenica del Tempo Ordinario - 5 luglio 2009
+ Dal Vangelo secondo Marco 6,1-6
Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
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Molto spesso i cattolici autentici sono attaccati da coloro che sono più vicini, familiari, amici, colleghi, e quasi sempre senza un motivo valido. O meglio, si trovano cavilli per agitare le acque, soprattutto i cuori. Si insinuano parole senza senso e si cerca lo scontro perché quello che compiono i cattolici autentici dà sempre fastidio. Lo trovano insopportabile.
Eppure, compiono opere buone, pregano e mostrano una premura disinteressata che sbalordisce… Intanto, anche il comportamento più buono muove una certa agitazione interiore in chi non è molto amico di Gesù.
Invece, non dà fastidio, per esempio, a quelli che pregano e sono in comunione con Gesù.
Come si spiega?
Ce lo dice Gesù questa settimana, avverte che un profeta, cioè chi annuncia la sua Parola e vive i suoi insegnamenti, è odiato, detestato da chi non ha fatto l’esperienza dell’Amore di Dio.
Gesù stesso fece questa esperienza, proprio nel suo paese, dove era conosciuto, tutti sapevano che quell’Uomo era unico, perché sempre amava e mai aveva detto una sola parola contro nessuno.
Cosa spinge i conoscenti di Gesù a rifiutare le sue Parole, i suoi insegnamenti. La mancanza della Luce, e le tenebre non possono resistere, non riescono a vedere lo Spirito Santo che agisce, inonda e non si lascia vedere.
Gesù non aveva ancora manifestato la sua Divinità nella sua patria, ma per intuire che Lui era il Figlio di Dio, era necessario avere il cuore puro. Altrimenti è impossibile vedere Dio.
Anche noi subiamo molte prove simili, non dobbiamo mai abbatterci, mai tradire Gesù né rinnegare i suoi insegnamenti per compiacere i falsi credenti. Il vero amore a Gesù si manifesta nella fedeltà perpetua alla sua Parola.
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