Sottovalutazione della bestemmia

di Don Enzo Boninsegna
 
“A mali estremi, estremi rimedi”: è quanto ci viene suggerito, o meglio, comandato, dal buon senso umano e dalla sapienza cristiana. 
Se dunque la bestemmia è il peggiore dei mali, il più grave dei peccati, occorre cercare estremi rimedi. È necessario non lasciar nulla di intentato per far maturare in tutti la coscienza della gravità di tale colpa e per rieducare i bestemmiatori al rispetto del Nome santo di Dio.
Ma la bestemmia è percepita oggi come il peggiore dei mali? E se ne cercano seriamente i rimedi? Pare proprio di no.
Ma vediamo come stanno le cose.
 
A – CHE COSA NE PENSA IL MONDO?
3 marzo 1985: partita di calcio Verona – Roma. Risultato sportivo: 1 a 0. Risultato umano: 0 a 0, o meglio: -1 a -1. Lo deduco dalle parole del capitano della Roma e campione del mondo Bruno Conti (un giocatore che sapeva usare bene le gambe, ma non la testa), espulso dall’arbitro perché accusato dal guardalinee di avergli sputato in faccia: “Ho la coscienza pulita … Se ho sputato in faccia al guardalinee? No, e chi sostiene questa accusa sporca la mia immagine di professionista. Al limite posso aver bestemmiato, come hanno bestemmiato tanti giocatori del Verona”. Dunque, per Conti la bestemmia non sporca la coscienza e se proprio la sporca non la sporca tanto quanto uno sputo al guardalinee. Sputare in faccia a Dio non è poi così grave!
 
È un episodio rivelatore, che manifesta fin troppo chiaramente quale sia il criterio di valutazione che circola nella mente di tante persone: colpire un uomo è grave, colpire Dio … molto meno!   
Non è raro trovare persone che non bestemmiano, ma sorridono tolleranti, o ridono allegramente davanti a chi bestemmia. Per questi signori sono altri i problemi che contano; le bestemmie non meritano poi tanta attenzione … sono semplicemente “quisquìlie, bazzècole, pinzillàcchere”, come diceva Totò.
Lo scarso peso che viene dato alla bestemmia traspare anche dalla pena irrilevante che è prevista dalla legge italiana. Qualche tribunale ha condannato il colpevole a sborsare fior di milioni per risarcire una persona offesa. Quando invece l’offeso è Dio … la pena è semplicemente ridicola: “Chiunque pubblicamente bestemmia … è punito con l’ammenda da lire 20.000 a lire 600.000” (724 del Codice penale).
Un quasi niente di pena e applicata quasi mai: sono convinto di non essere lontano dalla verità se penso che forse non più di due o tre bestemmiatori vengano processati ogni anno in Italia. Ma se fosse offesa un’altra autorità dello Stato si chiuderebbero gli occhi con altrettanta benevolenza e tolleranza?
La bestemmia, dunque, non fa problema. Scrive Pasquale Casillo: “I giornali non ne parlano quasi mai, i predicatori non l’accennano nemmeno, l’editoria non vi dedica neanche un libro, gli esperti dei fatti sociali non ne fanno un calcolo accurato, sono stati chiusi alcuni centri che svolgevano attività contro la bestemmia, non si vedono più segni antiblasfemi nei luoghi pubblici”.
Un disimpegno quasi totale, ma non sorprende, perché il “mondo”, come si sa, non ama il Signore.
E la Chiesa? Che ne pensa della bestemmia? Come si muove? Che cosa fa?
 
B – LA CHIESA DI FRONTE ALLA BESTEMMIA
Il Magistero della Chiesa è sempre stato fermo e chiaro nel riproporre l’insegnamento di Dio sulla gravità della bestemmia, ma questo non basta a far maturare le coscienze; occorre anche che l’insegnamento della Chiesa sia proposto e riproposto con insistenza ai fedeli di tutte le età e di tutti i tempi e con tutti i mezzi.
In questi ultimi trent’anni, purtroppo, la bestemmia, pian piano, in silenzio, senza che nessuno se ne sia accorto, è uscita di scena: non dalla realtà della vita, ma dalla predicazione dei pastori.
Polemizzando un giorno con un giovane prete su alcune sue scelte pastorali, per tastare il polso al suo zelo sacerdotale ho pilotato il discorso sulla bestemmia. Gli ho chiesto, tra l’altro, se qualche volta parlava contro il linguaggio blasfemo sia nella predicazione, sia nella catechesi. Mi son sentito rispondere che in due anni di sacerdozio non l’aveva mai fatto e che non l’avrebbe fatto nemmeno in futuro. E la motivazione? Eccola: “Non è necessario parlarne esplicitamente, - mi disse – basta predicare il Vangelo e si pongono le premesse per far sparire la bestemmia”. In compenso, nella predicazione e nella catechesi di quel prete erano presenti, con insistenza maniacale, i temi sociali, ovviamente in chiave sinistrorsa. Non dovrebbe valere anche in questo campo la motivazione riportata sopra: “Basta predicare il vangelo e si pongono le premesse per far sparire i problemi sociali”?
 
Vengono in mente le parole infuocate di Enrico Medi: “Si parla di tante cose dai pulpiti, durante le Messe, di tante cose che a noi non interessano proprio niente. Sempre problemi sociali: i ricchi, i poveri … Siamo tutti, Padre nostro che sei nei cieli, immensamente poveri, siamo tutti immensamente dolenti, siamo tutti privi di Te. Noi vogliamo una ricchezza: il tuo cuore, il tuo amore, la tua fede, la tua Chiesa, il tuo Crocifisso, il tuo rosario, vogliamo la preghiera, vogliamo che ci si parli di Dio. Il mondo oggi va alla rovina, al massacro, alla morte perché rinnegando Dio, ha perduto la speranza della vita. Di questo abbiamo bisogno! Parlateci di Dio!”.
Dubito molto che il prete medio italiano tiri fuori almeno in una predica su cento un qualche riferimento, un pensiero, un’esortazione contro la bestemmia.
Se si considera che anche all’ombra del campanile, nelle squadre di calcio e nei ricreatori parrocchiali, si bestemmia allegramente, ne deriva che si dovrebbe mettere il fenomeno blasfemo al primo posto.
 
E invece? Nei piani pastorali delle nostre parrocchie si programma di tutto, ma quasi nessuna comunità affronta seriamente il fenomeno blasfemo. Dovrebbe essere per tutta la Chiesa il problema n.1 e invece … come problema non viene quasi nemmeno avvertito e tanto meno affrontato. A male estremo … rimedio inesistente! Questa è l’amara realtà! Questa è la pastorale di troppe parrocchie!
Ma non è solo in basso che si fa poco, troppo poco contro la bestemmia: anche in alto non ci si spreca. Don Ennio Innocenti denuncia senza mezzi termini: È successo che uomini di chiesa abbiano rinunciato ad ogni iniziativa che potesse intralciare l’opera di Satana “. Sono troppe le battaglie perdute … perché non combattute! La battaglia contro la bestemmia è una di queste.
È difficile oggi trovare un Vescovo che parli o che scriva contro la bestemmia. I quindici grossi volumi dell’opera “Lettere Pastorali” finora pubblicati da “Magistero Episcopale – Verona”, raccolgono ben 2.413 documenti (omelie, lettere pastorali, ecc.) stilati dai vescovi di tutto il mondo nell’arco del trentennio 1962 – 1991. Sulle oltre 27.000 pagine di quei volumi, in cui sono trattati tutti i temi possibili, alla bestemmia sono riservati solo quattro cenni, per un totale di neanche due pagine! Quattro brevi interventi: due sono di due vescovi italiani, uno dell’Episcopato jugoslavo e un altro di un singolo vescovo jugoslavo. L’ultimo è del 1980. Da allora sul tema bestemmia è calato il silenzio.
Anche il Papa Giovanni Paolo II, che con molta insistenza (e giustamente!) tratta alcuni argomenti (vedi: divorzio, aborto, contraccezione, ingiustizie sociali, dignità dell’uomo, ecc.), finora ha parlato pochissimo della bestemmia. Forse perché, essendo polacco, non riesce neanche lontanamente a immaginare quanto sia diffusa la bestemmia in Italia. Sarebbe necessario però che i vescovi italiani lo illuminassero sulla gravità della situazione e gli chiedessero più frequenti e più forti interventi sull’argomento.
Canta in coro (in questo coro di voci silenziose!) anche la stampa cattolica. È quasi impossibile trovare sui giornali cattolici un articolo contro la bestemmia. Quando si legge qualcosa sull’argomento è quasi sempre nella rubrica “Lettere al direttore”, perché qualche lettore sensibile e amareggiato tira fuori il problema. E che pena vedere come certi libri di morale, trattando il 2° comandamento, liquidano frettolosamente, con un certo imbarazzo e minimizzandolo, l’argomento “bestemmia”, come fosse un elemento secondario, o addirittura nemmeno lo sfiorano!
C’era un volta (fino a una ventina di anni fa) … la festa del Santo Nome di Gesù. C’era … ma ora non c’è più: la gran voglia di novità l’ha spazzata via. È stata una scelta ben fatta? Ai fatti … l’ardua sentenza! Poteva essere un’ottima occasione per sensibilizzare tutti i fedeli, almeno una volta all’anno, al rispetto del Nome di Dio e di Gesù. Ma invece di potenziare l’impegno con nuove iniziative, si è provveduto a mandare in pensione l’unica iniziativa esistente. È stata saggezza pastorale? E perché si è fatta questa scelta tanto strana, assurda e dannosa? E chi l’ha suggerita? 
Se qualche prete o qualche vescovo si troverà tra le mani questo libro, davanti a queste critiche non faccia l’offeso, non consideri questi miei rilievi come frutto di un pregiudizio, come attacchi ingiustificati. Tutto quanto è affermato su queste pagine è largamente documentato. Meglio cercare il coraggio di guardare in faccia la realtà, riconoscere umilmente che finora abbiamo fatto troppo poco e cominciar a studiare tutte le iniziative possibili per contenere, ridurre e, se fosse possibile, eliminare il fenomeno blasfemo.
Della bestemmia non se ne parlerà mai troppo, non se ne parlerà mai male abbastanza. Dobbiamo tutti ricordare le parole che l’apostolo San Paolo ha rivolto all’amico e vescovo Timoteo, parole che valgono anche oggi per tutti i vescovi e per tutti i preti: “Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera …vigila attentamente”. (1Tim 4, 2 – 5).
 
C - ESALTAZIONE DELLA BESTEMMIA
Il non fare abbastanza contro la bestemmia è un peccato di omissione. È grave che siano più impegnati i bestemmiatori nell’offendere Dio, che non gli adoratori di Dio nel difenderlo.
Ma c’è di peggio: c’è chi tocca il fondo arrivando ad esaltare la bestemmia, fino a usarla come un “mezzo di apostolato”. Parafrasando le parole di Gesù: “Verrà l’ora in cui vi uccideranno credendo di dar gloria a Dio” (cfr: Gv 16, 2), si sente risuonare un’altra profezia: “Verrà l’ora in cui bestemmieranno credendo di dar gloria a Dio”. L’ora è venuta.
In data 30 agosto 1993 il settimanale “Gente” ha dedicato un lungo articolo a un prete, certo don Mario Tuninetti di Torino, che da qualche mese ha cominciato a condire le prediche domenicali col racconto di alcune barzellette. “L’iniziativa – dice – ha trovato un enorme successo … Ha funzionato. La Chiesa adesso è pienissima … Ora va tutto bene. E sono felice e contento … A me sembra di aver avuto una buona trovata … Lo faccio per far capire ai parrocchiani che si può amare Dio senza mortificare l’istinto”. E tanto per essere chiaro, per far capire a quale istinto si riferisse, ha raccontato una barzelletta: “Tre prostitute muoiono in un incidente stradale e subito arrivano davanti a San Pietro per il giudizio. Lui dice alla prima di dichiarare che cosa ha fatto per meritare il Paradiso. ‘Mi sono pentita di quello che ho fatto’, risponde. ‘Bene’, risponde San Pietro e le offre le chiavi del Paradiso. ‘E tu?’, dice alla seconda. ‘Io mi prostituivo per dar da mangiare ai miei figli, ma anch’io poi mi sono pentita’. ‘Brava’, risponde San Pietro e anche a lei dà le chiavi del Paradiso. Infine chiede all’ultima di parlare e la donna dice: ‘Io non sono pentita di quello che ho fatto’. ‘Bene’, risponde San Pietro, dandole le chiavi del suo appartamento”. A questo punto è facile immaginare la sonora risata che avrà riempito la chiesa.
 
Poi, come non gli bastasse di aver bestemmiato contro San Pietro infangandone la santità, ha aggiunto: “Le barzellette ‘pulite’ … le racconto in chiesa durante le omelie, quelle un pochino ‘piccanti’, o ‘spinte’ per dirla tutta, perché conosco anche queste, le racconto al termine della Messa, sul sagrato. Non si offende nessuno, tanto meno il Signore, se si racconta una barzelletta un po’ forte”. Dunque, anche il Signore è servito: certe “sozzerie” piacciono anche a Lui!
Bestemmieranno credendo di dar gloria a Dio!”. Non dobbiamo più attendere i tempi futuri per l’avverarsi di questa profezia: l’ora è già venuta!
L’iniziativa di questo prete disgraziato, che si illude di dar gloria a Dio bestemmiando il Signore e i suoi santi, perfino in Chiesa durante la Messa, ha trovato eco anche su altri giornali. Su questa stupida e lurida iniziativa si potrebbero fare diversi commenti, ma mi limito a tre.
Il primo commento. Povero Gesù! Se Tu fossi stato astuto, aggiornato e disinibito come quel tuo povero prete, non avresti fatto quella fine su una croce, avresti raccolto molti applausi e convertito il mondo senza fatica!
Il secondo commento. Diversamente da quanto si potrebbe pensare, quel prete non è più giovane: ha la veneranda età di 73 anni. È proprio vero che l’età avanzata … o rende saggi, o … rende ebeti!
Il terzo commento. C’è da augurarsi che a questa nuova “mascalzonata” non sia riservata, dai superiori di quel prete, la stessa benevola tolleranza con cui di fatto sono accolte e lasciate prosperare oggi nella Chiesa altre “mascalzonate clericali”. Ormai siamo stufi e arcistufi di certi preti falliti che corteggiano il mondo invece di cercare i convertirlo e di certi vescovi tolleranti fino al ridicolo!

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