IL PARLARE CATTIVO


dal Catechismo della Chiesa Cattolica, numero 2479
 
«Maldicenze e calunnie distruggono la reputazione e l’ onore del prossimo. Ora, l’onore è la testimonianza sociale resa alla dignità umana, e ognuno gode di un diritto naturale all’onore del proprio nome, alla propria reputazione e al rispetto. Ecco perché la maldicenza e la calunnia offendono le virtù della giustizia e della carità».
 
Contrariamente a quanto pensano coloro che lo usano, il turpiloquio non libera da inibizioni e condizionamenti, non irrobustisce un discorso né lo rende più persuasivo, non dà tono né senso di modernità. Non serve ad abbattere i tabù, non afferma originalità, non è un modo per essere liberi, non è un fatto di cultura, non è un mezzo di comunicazione, non è un progresso.
Invece il turpiloquio tradisce ingenuità, timidezza, esibizionismo, infantilismo, schiavitù, malizia, violenza, offesa al corpo umano, alla funzione del sesso e alla Religione.
Il cristiano deve rifuggire da tanto male, anche se polemizza. Quando ha da esprimere certi pensieri riguardanti il mistero della vita e dell’amore nel matrimonio e nella verginità, può ricorrere liberamente ad eufemismi, a giri di frase, a termini scientifici.
Ha il dovere di difendere la morale pubblica impedendo più che può, specialmente se è costituito in autorità, il turpiloquio nei tanti di ogni età, sesso e condizione che oggi se ne fanno araldi. Può ben ricordare che il Codice Penale punisce chi «in luogo pubblico o aperto al pubblico usa un linguaggio contrario alla pubblica decenza».
Ascoltare volontariamente il discorso turpe è peccato per la cooperazione data a un atto illecito con la propria approvazione di cadere in colpa.
Particolarmente scandaloso è il turpiloquio che avviene tra persone di sesso diverso unite da reciproco affetto sregolato.
La bestemmia è contro la ragione: infatti se non si crede in Dio, è da sciocchi imprecare contro un essere che non si crede esistente; se invece si crede in Dio, si è più sciocchi nell’insultare Colui che si adora.
È contro la coscienza religiosa degli altri che sentono sacro il loro sentimento verso Dio e tutto quello che è legato al Suo Nome, e perciò ritengono la bestemmia un insulto alla loro Fede, oltre che una forma pessima di malcostume e mancanza di democrazia, che vuole libertà e rispetto per ogni convinzione.
È contro la società perché, essendo troppo spesso pubblica, arriva alle orecchie anche di chi non vuol sentirla, provoca disgusto nei benpensanti, si diffonde come per contagio, finisce con il coinvolgere tutti e agisce contro Dio che della società è la base.
È contro la legge naturale, il cui primo principio comanda di adorare e onorare l’Essere Supremo, come tutti i popoli riconoscono sin dalla più remota antichità e hanno fissato nelle loro leggi facendolo norma tassativa di condotta per tutti i cittadini.
È contro la legge positiva di Dio, il cui secondo Comandamento prescrive: «Non nominare il nome di Dio invano» stabilendo così un ordine chiaramente più pressante di altri, per esempio del non rubare e del non uccidere, messi dopo nell’elenco dei dieci comandamenti.
È contro Dio, in quanto Lo sfida come se non potesse rispondere, e con una malizia peggiore di quella che hanno i diavoli, perché mentre questi bestemmiano un Dio che li castiga, l’uomo invece bestemmia un Dio che lo conserva e lo benefica.
Perciò la bestemmia è un peccato grave sempre, e senza eccezione, più grave, nella sua essenza, di tutti gli altri anche se, per efficienza, minore di essi, anzi gravissimo, perché va contro la massima virtù che è la carità verso Dio e perché offende Dio direttamente. È peccato qualunque sia il motivo che la causi: l’impazienza, l’ira, l’odio o il disprezzo di Dio. Inoltre la bestemmia può importare anche la violenza di altre virtù, come fede, speranza e carità.
C’è peccato anche se all’atto non è presente l’intenzione della parola o del gesto offensivo.
E c’è sempre scandalo quando si bestemmia.
Il cristiano si deve ben guardare da questo enorme male. Se mantiene l’abitudine di bestemmiare e non si cura di toglierla, è colpevole di tutte le bestemmie che dice, siano esse poche o molte, anche di quelle che dice senza riflettervi.
Se ha ritrattato l’abitudine di bestemmiare, ma poi nuovamente la asseconda perché non vuole più resisterle, si rende responsabile delle bestemmie che continuerà a dire.
Se invece ha disdetto la cattiva abitudine e la detesta, non è responsabile delle bestemmie che gli sfuggissero involontariamente.
Quando sente bestemmiare, il cristiano ha il dovere di reagire subito manifestando la sua disapprovazione con le buone maniere ma, quando occorra per l’ostinazione del bestemmiatore, anche con tutta severità, specialmente se questo è il miglior modo per riparare lo scandalo della bestemmia. Può ben ricordare che il Codice Penale vieta il linguaggio blasfemo e che qualunque cittadino può denunciare un bestemmiatore.
Nel suo sforzo di rispettare al massimo il Santo Nome di Dio, il cristiano imparerà altre delicatezze: non provocherà nemmeno indirettamente le bestemmie ma, per evitarle, saprà rinunciare a prevalere in discussioni e contrasti; anche quando «scherzerà» innocentemente con storielle su Dio, porrà la massima cura nel non ferire la sensibilità religiosa di ascoltatori che non sopportano un parlare di questo genere; eviterà certi modi di dire nei quali il Nome di Dio appare senza necessità o significato o riferimento alla Religione, come per esempio in occasione di prodezze sportive di un atleta; eviterà di ripetere il Nome di Dio come intercalare, espressione di meraviglia, di spavento, di paura, di emozioni che non comportano alcuna relazione con Dio.
Sono bestemmie anche gli atti ingiuriosi contro la Madonna e i Santi, e sono peccati gravi nella misura in cui esse fanno riferimento a Dio. Nella Madonna e nei Santi risplende l’onore di Dio, e l’ingiuria diretta contro essi finisce con il colpire Dio stesso.
 

Copyright © 2016 Associazione Cattolica Gesù e Maria