LA SUPERBIA E L’UMILTÁ

 
Il Vangelo continuamente ci pone dinanzi affermazioni o parabole di Gesù, che trattano soprattutto di un vizio e di una virtù: la superbia e l’umiltà. Da come ne parla Gesù, si potrebbe pensare che la perdizione eterna o la santificazione di una persona passino proprio attraverso esse. D’altronde, chi può mettere in dubbio per la sua esperienza, che nella persona superba non c’è amore, ma odio e cattiveria, mentre nella persona umile c’è bontà, verità e carità. Questo vizio e questa virtù, quindi, sono due vie totalmente diverse ed opposte, che conducono verosimilmente lontanissimo da Dio o nel Cuore di Dio.
Prima è opportuno chiarire semplicemente cosa intendono le due parole. Superbo è colui che esalta in modo esagerato se stesso, disprezzando gli altri. Questo vizio è certamente il più grave, perché, chi è superbo pensa orgogliosamente che tutto quello che ha o che è, non viene da Dio, da nessun altro, se non da se stesso, dalle sue capacità. Dimentica che è Dio a dare la vita e a mantenere in vita ogni cosa. Invece, l’umile è colui che si riconosce per quello che è, senza stimarsi al di sopra della terra. Ha un’idea bassa di sé, perché l’umiltà è verità. Chi è umile è vero, perché guarda e valuta la realtà con spirito di sottomissione a Dio. La Sacra Scrittura sulla superbia e sull’umiltà afferma: “Eccelso è il Signore e guarda verso l’umile ma al superbo volge lo sguardo da lontano” (Salmo 138,6). “Nella bocca dello stolto c’è il germoglio della superbia, ma le labbra dei saggi sono la loro salvaguardia” (Pro 14,3). “Che cosa ci ha giovato la nostra superbia? Che cosa ci ha portato la ricchezza con la spavalderia?” (Sap 5,8). “É meglio abbassarsi con gli umili che spartire la preda con i superbi” (Pro 16,19). “Chi maneggia la pece si sporca, chi frequenta il superbo diviene simile a lui” (Sir 13,1). “Beato l’uomo che spera nel Signore e non si mette dalla parte dei superbi, né si volge a chi segue la menzogna” (Salmo 40,5). “Chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato” (Lc 18,14).
 

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