È peccato l’impurità?

Quante volte si sente dire, specialmente da persone giovani: perché è peccato l’impurità? chi l’ha detto? E si prosegue con insistenza, che vorrebbe essere persuasiva, affermando che le forze della vita, il sesso, l’a more e la bellezza del corpo sono certamente elementi positivi nella nostra esistenza terrena, sono doni che Dio ha dato all’uomo e alla donna, quindi non si capisce come mai l’uso di questi beni possa essere peccato.
Rispondere a questo quesito non sembra difficile. Va subito detto che, non solo Dio non ha proibito l’uso di tali beni, ma anzi l’ha comandato. Così, infatti, si legge nella Scrittura: “Crescete, moltiplicatevi e riempite la terra” (Gn. 1,28). E l’esplicito comando di Dio ai primi uomini.
Si deve precisare, però, che Dio in tale uso ha messo dei limiti ben distinti; chi oltrepassa questi con fini commette peccato.
La nostra ricerca sta proprio in questo: arrivare a conoscere, con chiarezza, la linea di demarcazione in materia tra il lecito e l’illecito, tra la purezza e l’impurità.
1) Prima di sentire che cosa Dio vuole da noi a questo proposito, ascoltiamo la ragione per sapere se ha qualche cosa da insegnarci.
La sana ragione, non turbata dalle passioni, ci dà grandi insegnamenti. La coscienza retta, infatti, suggerisce ad ogni creatura umana ciò che è lecito e ciò che è illecito, non solo in questo campo, ma in tutti i settori dell’attività umana responsabile e ciò perché la legge di Dio è impressa nel nostro essere.
La coscienza, prima di compiere una azione, ci dice se ciò che stiamo per fare è lecito o illecito (coscienza antecedente); ci accompagna nel compi mento dell’azione (coscienza concomitante) e, infine, ci loda o ci rimprovera dopo che abbiamo terminata l’azione (coscienza conseguente).
Se abbiamo operato il male, sentiamo dentro di noi il rimorso, cioè una voce interiore, che ci dice che abbiamo trasgredito la legge di Dio. Questa voce, però, è avvertita con chiarezza solo da una sana ragione, non turbata dalle passioni; il depravato che ha perduto ogni senso del pudore, diventa sordo ai richiami della Coscienza.
Si deve, però, osservare che molto difficilmente si riesce a far tacere del tutto la voce della coscienza, a meno che il livello di sensibilità morale sia completa mente assente per inveterata assuefazione al vizio e al peccato. (Cfr. “Gaudium et Spes”, 16).
2) Ascoltiamo che cosa Dio, nel Vecchio Testamento, ci dice dell’impurità.
Esaminiamo le più importanti espressioni, che si trovano nel Vecchio Testamento, su questo argomento. Le frasi sono così chiare e precise che non hanno bisogno di spiegazione, per cui riporteremo il Testo Sacro senza alcun commento.
“Dio allora pronunciò tutte queste parole: non commettere adulterio, non desiderare la donna d’altri, non desiderare la moglie del tuo prossimo...” (Es. 20, 1.14.17).
Vengono ricordati i peccati contro il sesto e il nono comandamento.
presa la pena di morte, riservate a coloro che commettono tali peccati impuri.
“Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro” (Lv. 20, 13).
Viene condannata l’omosessualità.
“ L’uomo che si abbrutisce con una bestia, dovrà essere messo a morte; dovrete uccidere anche la bestia. Se una donna si accosta ad una bestia per lordarsi con essa, ucciderai la donna e la bestia; tutte e due dovranno essere messe a morte; il loro sangue ricadrà su di loro” (Lv. 20, 15).
Viene condannata la bestialità.
Il Signore disse allora a Mosè:
“ ... nessuno si accosterà a una sua consanguinea, per avere rapporti con lei. Io sono il Signore. Non recherai oltraggio a tuo padre avendo rapporti con tua madre... tua matrigna.., tua sorella... figlia di tuo figlio o della figlia di tua figlia.., figlia della tua matrigna.., sorella di tuo padre... sorella di tua madre... moglie del fratello di tuo padre... tua nuora... tua cognata...” (Lv. 18,1, 6-16).
Qui vengono proibiti i peccati di incesto, e in Lv. 20, 10-21, Dio stabilisce gravi pene, con
“Se un uomo sarà sorpreso in fragrante a giacere con una donna maritata, siano ambedue messi a morte...” (Dt. 22, 22).
Dio stabilisce la pena per l’adulterio.
“Se una fanciulla vergine è fidanzata, e un uomo, trovandola nella città, giacerà con lei, siano con dotti ambedue fuori della porta della città e siano lapidati, finché muoiano...” (Dt. 22, 23).
Dio stabilisce la pena per la fornicazione.
“ Se un uomo trova una giovane fidanzata per i campi e facendole violenza giace con lei, muoia soltanto l’uomo che ha peccato con quella; ma non far nulla alla giovane, essa non ha commesso colpa degna di morte...” (Dt. 22, 25-26).
Dio stabilisce la pena per lo stupro.
“Giuda poi dette in moglie ad Er, suo primogenito, una donna di nome Tamar, ma Er, primogenito di Giuda, spiacque al Signore, che Io fece morire. Perciò Giuda disse ad Onan: ‘Entra dalla moglie di tuo fratello, compi il tuo dovere di cognato e suscita prole a tuo fratello’. Ma Onan, sapendo che la prole non sarebbe stata sua, quando si accostava alla moglie di suo fratello, emetteva (il seme) in terra, per non dar prole a suo fratello. Ciò che egli faceva dispiacque molto al Signore, che fece mori re anche lui” (Gn. 38, 6-9).
Onan voleva per sé la successione del fratello Er; perciò rendeva impossibile che, dal suo matrimonio con Tamar, nascessero figli. Il suo peccato di usare il matrimonio, impedendone la prole, è da Dio chiamato abominevole e punito con la morte.
3) Ascoltiamo che cosa Gesù Cristo ci dice dell’impurità.
“Avete udito che è stato detto: ‘Non commetterai adulterio’. Io, invece, vi dico che chiunque guarda una donna desiderandola, ha già commesso adulte rio con lei nel suo cuore” (Mt. 5, 27-28).
Gesù condanna non solo l’adulterio, proibito nel sesto comandamento, ma anche il solo desiderio di adulterio, fornicazione ecc. proibito nel nono comandamento.
“É stato detto: ‘Chi ripudia la propria moglie, le dia un atto di divorzio’. Io, invece, vi dico che chiunque ripudia la propria moglie, eccetto in caso di fornicazione (concubinato), la rende essa adulte ra; e chi sposa una ripudiata, commette adulterio” (Mt. 5, 3 1-32) e anche (Mt. 19, 3-9).
Gesù condanna il divorzio e il libero amore.
“Gli dissero i discepoli: ‘Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi ‘. Egli rispose loro: “Non tutti possono capirlo, ma solo a coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il Regno dei cieli.
Chi può capire, capisca” (Mt. 19,10-12).
Gesù ci insegna che per poter condurre una vita celibataria, bisogna avere una vocazione speciale.
“Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni... adulteri... impudicizia... Tutte queste cose cattive vengo no fuori dal di dentro e contaminano l’uomo” (Mc. 7,21-23).
Con queste espressioni Gesù condanna la fornicazione, l’adulterio e ogni specie di atti impuri non completi: li chiama, infatti, cattivi e dice che contaminano l’uomo.
Consideriamo il caso dell’adultera.
“Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alza tosi allora Gesù le disse: ‘Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?’ Ed ella rispose: ‘Nessuno, Signore’. E Gesù le disse: ‘Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più” (Gv. 8,9-11).
Gesù, pur avendo comprensione e misericordia, riconosce che è peccato l’adulterio e dice alla donna di non ripeterlo più in avvenire, appunto perché è una grave trasgressione della legge di Dio.
“Questa razza di demoni (impuri) non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno” (Mt. 17, 21).
Gesù ci indica i mezzi per vincere l’impurità: la preghiera e il digiuno.
4) Ascoltiamo che cosa gli Apostoli ci dicono del l’impurità.
S. Giacomo il Minore nel discorso di Gerusalemme afferma: “Per questo io ritengo che non si debba importuna re quelli che si convertono a Dio tra i pagani, ma solo si ordini loro di astenersi dalle sozzure degli idoli, dalla impudicizia,...” (At. 15,19-20).
Gli Apostoli, gli anziani e tutta la Chiesa di Gerusalemme inviarono una Lettera ai fratelli di Antiochia e di Cilicia, nella quale dicono: “Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi, di non imporvi nessun altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: astenervi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalla impudicizia. farete cosa buona perciò a guardarvi da queste cose. State bene” (At. 15, 28-29).
Sia il discorso di 5. Giacomo il Minore che la Lettera Apostolica esortano i primi cristiani ad astener si dall’impudicizia, il che significa da ogni forma di impurità.
S. Paolo, nelle sue Lettere afferma dell’impurità quanto segue: “Non regni più dunque il peccato nel vostro corpo
mortale sì da sottomettervi ai suoi desideri;...” (Rm. 6, 12). S. Paolo esorta a rinunciare ai desideri peccaminosi del corpo.
“La donna sposata, infatti, è legata dalla legge al marito finché egli vive; ma se il marito muore è libera dalla legge che la lega al marito. Ella sarà dunque chiamata adultera se, mentre vive il marito, passa ad un altro uomo, ma se il marito muore essa è libera dalla legge e non è più adultera se passa ad un altro uomo...” (Rm. 7, 2-3).
S. Paolo insegna l’indissolubilità del matrimonio per tutta la vita.
“Quelli infatti che vivono secondo la carne, pensa no alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace. Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero.
Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio” (Rm. 8, 5-8).
S. Paolo ci dice che se seguiamo i desideri peccaminosi della carne non possiamo piacere a Dio.
“... se vivete secondo la carne, voi morirete...” (Rm. 8,13).
S. Paolo ci avvisa che se vivremo secondo la carne, moriremo spiritualmente.
“Si sente da per tutto parlare di immoralità tra voi, e di una immoralità tale che non si riscontra neanche tra pagani, al punto che uno convive con la moglie di suo padre. E voi vi gonfiate di orgoglio, piuttosto che esserne afflitti, in modo che si tolga di mezzo a voi chi ha compiuto una tale azione! Orbene, io, assente con il corpo ma presente con lo spirito ho già giudicato come se fossi presente colui che ha compiuto tale azione: nel nome del Signore nostro Gesù, essendo radunati insieme voi e il mio spirito, con il potere del Signore nostro Gesù, questo individuo sia dato in balia di satana per la rovina della sua carne, affinché il suo spirito possa ottenere la salvezza nel giorno del Signore” (1Cor. 5, 1-5).
S. Paolo parla dell’incestuoso di Corinto.
“Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio” (ICor. 6, 9-10).
S. Paolo dice che gli impuri non potranno entrare nel Regno dei cieli.
“... il corpo non è per l’impudicizia, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Dio poi, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza.
Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?
Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai! O non sapete voi che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo? ‘I due saranno, è detto, un corpo solo’. Ma chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. Fuggite la fornicazione! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori dal suo corpo; ma chi si dà alla fornicazione, pecca contro il proprio corpo. O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!” (Cor. 6, 13-20).
S. Paolo combatte il peccato impuro.
“Quanto poi alle cose di cui mi avete scritto, è cosa buona per l’uomo non toccare donna; tuttavia, per il pericolo dell’incontinenza, ciascuno abbia la pro pria moglie e ogni donna il proprio marito.
Il marito compia il suo dovere verso la moglie; ugualmente la moglie verso il marito. La moglie non è arbitra del proprio corpo, ma lo è il marito, allo stesso modo anche il marito non è arbitro del proprio corpo, ma lo è la moglie. Non astenetevi tra voi se non di comune accordo e temporanea mente, per dedicarvi alla preghiera, e poi ritornate a stare insieme, perché satana non vi tenti nei momenti di passione. Questo però dico per concessione, non per comando. Vorrei che tutti fossero come me; ma ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro.
Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io; ma se non sanno vive re in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere.
Agli sposati poi ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito -e qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito- e il marito non ripudi la moglie. Agli altri dico io, non il Signore: se un nostro fratello ha la moglie non credente e questa consente a rimane re con lui, non la ripudi; e una donna che abbia il marito non credente, se questi consente a rimanere con lei, non lo ripudi: perché il marito non credente viene reso santo dalla moglie credente e la moglie non credente viene resa santa dal marito credente; altrimenti i vostri figli sarebbero impuri, mentre invece sono santi. Ma se il non credente vuoi separarsi, si separi; in queste circostanze il fratello o la sorella non sono soggetti a servitù; Dio vi ha chiamati alla pace! E che sai tu, donna, se salverai il marito? O che sai tu, uomo, se salverai la moglie?” (1 Cor. 7,1-16).
S. Paolo detta le norme di un sano matrimonio cristiano.
“Quanto alle vergini, non ho alcun comando dal Signore, ma do un consiglio. Penso dunque che sia bene per l’uomo, a causa della presente necessità, di rimanere così. Ti trovi legato ad una donna? Non cercare di scioglierti. Sei sciolto da donna? non andare a cercarla, però se ti sposi non fai peccato e se la giovane prende marito, non fa peccato. Tutta via costoro avranno tribolazioni nella carne, e io vorrei risparmiarvele” (1 Cor. 7,25-28).
“La moglie è vincolata per tutto il tempo in cui vive il marito; se il marito muore è libera di sposa re chi vuole, purché ciò avvenga nel Signore. Ma se rimane così, a mio parere è meglio; credo infatti di avere anch’io lo Spirito di Dio” (1 Cor. 7,39-40).
S. Paolo dà alcuni consigli circa lo stato di verginità: “Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il Regno di Dio” (Gal. 5,19-21).
S. Paolo avvisa che chi compie ogni forma di impurità grave non potrà entrare nel Regno di Dio e cioè nel Paradiso.
“Quanto alla fornicazione e ad ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti. Si rendano invece azioni di grazie! Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro -che è roba da idolatri- avrà accesso al Regno di Cristo e di Dio” (Ef. 5,3-5).
S. Paolo ripete anche agli Efesini la minaccia di esclusione dal Regno dei Cieli per coloro che compiono ogni specie grave di impurità e condanna anche la sconvenienza del parlare volgare e triviale.
“Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l’ira di Dio su coloro che disobbediscono. Anche voi un tempo eravate così, quando la vostra vita era immersa in questi vizi. Ora invece deponete anche voi tutte queste cose: ira, passione, malizia, maldicenze e parole oscene dalla vostra bocca” (Col. 3, 5-8).
S. Paolo dice che i peccati impuri attirano l’ira di Dio su coloro che li compiono ed esorta a togliere le parole oscene dalla bocca di ognuno.
“Perché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dalla impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda e inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come già vi abbiamo detto ed attestato. Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo Santo Spirito” (1 Ts. 4,3-8).
S. Paolo ci spinge ad astenerci da ogni forma di impurità per tendere alla santità con tutte le nostre forze.
S. Giacomo il Minore dell’impurità afferma: “Nessuno, quando è tentato, dica: ‘Sono tentato da Dio’; perché Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male. Ciascuno piuttosto è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce; poi la concupiscenza concepisce e genera il peccato, e il peccato quand’è consumato, pro duce la morte” (Gc. 1, 13-15).
S. Giacomo il Minore nella sua lettera cattolica ci insegna che le tentazioni non provengono da Dio, ma dalla concupiscenza di ciascuno, e il peccato, una volta consumato, produce la morte spirituale dell’anima.
S. Pietro a proposito dell’impurità dice: “Il Signore sa liberare i pii dalla prova e serbare gli empi per il castigo nel giorno del giudizio, soprattutto coloro che nelle loro impure passioni vanno dietro alla carne e disprezzano il Signore... Essi stimano felicità il piacere d’un giorno; sono tutta sporcizia e vergogna; si dilettano dei loro inganni mentre fanno festa con voi; hanno gli occhi pieni di disonesti desideri e sono insaziabili di peccato, adescano le anime instabili, hanno il cuore rotto alla cupidigia, figli di maledizione! ... Costoro sono come fonti senz’acqua e come nuvole sospinte dal vento: a loro è riserbata l’oscurità delle tenebre. Con discorsi gonfiati e vani adescano mediante le licenziose passioni della carne coloro che si erano appena allontanati da quelli che vivono nell’errore. Promettono loro libertà, ma essi stessi sono schiavi della corruzione” (2 Pt. 2,9-19).
S. Pietro parla del castigo riservato a coloro che vanno dietro alle loro impure passioni, trascinando con sé i deboli, illudendoli con una falsa scienza.
S. Giuda così parla dell’impurità: “Così Sodoma e Gomorra e le città vicine, che si sono abbandonate all’impudicizia allo stesso modo, e sono andate dietro a vizi contro natura, stanno come esempio subendo le pene di un fuoco eterno” (Gd. 7).
S. Giuda, nella sua lettera, ricorda i castighi che stanno subendo nell’inferno — e sono di esempio — coloro che si sono abbandonati ad ogni specie di impurità.
5) Ascoltiamo che cosa la Chiesa ci dice dell’impurità.
Esaminando la dottrina della Chiesa sull’impurità lungo la sua storia di venti secoli, dobbiamo costatare che essa è sempre stata conforme all’insegnamento che Dio, Gesù Cristo e gli Apostoli hanno rivelato.
Tale dottrina è riassunta in quello che è stato già ricordato circa il sesto, il nono comandamento e il sesso anormale.
E opportuno, tuttavia, ricordare gli ultimi documenti della Sede Apostolica su questo argomento che riassumono tale dottrina insegnata lungo il corso dei secoli.
1 - Circa la masturbazione sia il Magistero della Chiesa -nella linea di una tradizione costante- sia il senso morale dei fedeli, hanno sempre affermato, senza esitazione, che la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato, che costituisce oggettivamente una colpa grave. Per la responsabilità personale poi si devono tener presenti tutte le circo stanze attenuanti o aggravanti che accompagnano soggettivamente i singoli casi.
Bisogna ricordare che ogni atto genitale umano deve svolgersi solo nel quadro del matrimonio, realizzando “in un contesto di vero amore, l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana” (Cfr. Conc. Vat. I!, “Gaudium et Spes”, 51; Dich. della Congr. per la Dottrina della Fede, “Persona humana”, 1975; C.C.C. 2352; Leone IX, Ep. “Ad spendidum nitetis”, ad S. Petrum Damiani, a. 1054, DS. 687-688; prop. 49 condannata da Innocenzo XI, Decreto del S. ufficio, 2 marzo 1679, DS. 1269).
2 - Circa l’atto coniugale (o rapporto intimo o relazione sessuale) la Chiesa ha sempre insegnato che l’atto coniugale (o rapporto intimo o relazione sessuale) può essere compiuto solo dal vero marito e dalla vera moglie nell’ambito del matrimonio legittimamente celebrato, come giustamente dice l’aggettivo “coniugale” che l’accompagna e cioè dai veri coniugi.
La Chiesa insegna inoltre che tale atto può essere compiuto dai coniugi non in qualsiasi maniera ma in un modo ben determinato e cioè deve essere sempre aperto alla vita.
Tale dottrina, ribadita sempre nel corso dei secoli, è stata riassunta recentemente in alcuni documenti della Sede Apostolica.
Pio XI, nella Enciclica “Casti Connubi” del 31 Dic. 1930, dichiara solennemente: “... qualsiasi uso del matrimonio in cui per la umana malizia l’atto sia destituito della sua naturale virtù procreatrice, va contro la legge di Dio e della natura, e coloro che osano commettere tali azioni, si rendono rei di colpa grave...”.
La stessa dottrina è ripetuta anche da: Pio XII, nel “Discorso alle ostetriche” del 29 Ott. 1951 e dal Conc. Vat. Il, “Gaudium et Spes” nn. 48, 50 e 51; Paolo VI, nell’Enciclica “Humaae Vitae” del 25 Luglio 1968, nn. 11 e 14; Giovanni Paolo Il, nell’Esort. Apost. “Familiaris Consortio” del 22 Nov. 1981, p. III, n. 29; nella Dich. della Congregazione per la Dottrina della Fede, “Per sona Humana” del 29 Dic. 1975; C.C.C. 2360-239 1.
La Chiesa, infine, insegna che tale atto è grave mente proibito ai fidanzati, ai conviventi, ai vedovi e a tutti gli altri uomini e donne che non siano uniti da un valido vincolo matrimoniale.
3 - Circa l’omosessualità o qualsiasi anormalità sessuale (“contra naturam” o “crimen pessimum”). La Chiesa lungo il corso dei secoli ha sempre considerato molto gravi i peccati di omosessualità o di qualsiasi altra specie di anormalità sessuale chiamandoli “contra naturam” o anche, talvolta, “crimen pessimum”. Basandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni (Cfr. Gn. 19,1-29; Rm. 1,18-32; 1 Cor. 6-10; 1 Tm. 1, 10). La Sacra Tradizione ha sempre ribadito che gli atti di omosessualità sono “intrinsecamente disordinati” (cfr. Dich. della Congregazione della Dottrina della Fede, “Persona humana”, n. 8).
Sono contrari alla legge naturale (“contra naturam”), precludono all’atto sessuale il dono della vita, e quindi non sono il frutto di una vera complementarietà affettiva e sessuale.
Quindi in nessun caso possono essere approvati e giustificati.
Gli anormali sessuali -insegna ancora la Chiesa- devono essere accolti con rispetto, comprensione e delicatezza.
A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Anch’essi, come gli altri cristiani, sono chiamati alla castità e alla beatitudine: “Beati i puri di cuore...” (Cfr. Dich. Congreg. per la Dottrina della Fede, “Persona humana” del 29-12-1975; Lettera, Congr. per la Dottr. della Fede “De Pastorali persona rum homosexualium cura” del 1-10-1986; C.C.C. nn. 2357-2359).
 

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