La sessualità, dono mirabile di Dio

 
+ Antonio Santucci - Vescovo emerito di Trivento
 
 
“I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annunzio l’opera delle sue mani” (Salmo 19,2).                                                  L’uomo, ammirando il creato e guidato dalla retta ragione, è capace di risalire al Creatore, poiché, come afferma San Paolo, “Dalla creazione in poi le sue (di Dio) perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità” (Rm 1,20).
Nel creato, infatti, si attua la legge eterna e vale a dire il progetto di Dio nel governo del mondo, legge suprema ed universale che dirige tutti gli esseri al loro fine, in conformità alla loro natura. Giustamente si parla di legge naturale, in quanto dirige ciascun essere secondo le sue caratteristiche peculiari.
Per tutto ciò che è realtà materiale, essa si manifesta come legge fisica, che agisce necessariamente e sempre allo stesso modo. Studiando questa legge, Galileo, che è ritenuto il padre della scienza moderna, ha potuto affermare che il creato è il primo libro che Dio ha affidato all’uomo, perché con la sua intelligenza ne scopra le meraviglie e le utilizzi per il progresso dell’umanità.
 
Nell’uomo, l’unica creatura fatta ad immagine e somiglianza di Dio, la legge naturale si manifesta come legge morale “opera della Sapienza divina che prescrive all’uomo le vie, le norme che conducono alla beatitudine promessa e vietano le strade che allontanano da Dio. Iscritta dal Creatore nel cuore di ogni uomo, consiste in una partecipazione alla sapienza e alla bontà di Dio ed esprime il senso morale originario che permette all’uomo di discernere, per messo della ragione, il bene e il male. Essa è universale e immutabile e pone la base dei doveri e dei diritti fondamentali della persona, nonché della comunità umana e della stessa legge civile., (Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, numeri 415-416).
Questa legge morale è la partecipazione alla legge eterna, in rapporto alla natura dell’uomo, essere intelligente e libero, si manifesta nella coscienza di ciascuno ed ha valore obbligante al di sopra d’ogni legge umana.
 
L’uomo, intelligente e libero, ha la capacità di scegliere ciò che è vero e di fare ciò che è buono, ma anche la terribile possibilità di opporsi all’ordine stabilito da Dio, scegliendo l’errore ed il male. La grandezza e la dignità dell’uomo sta tutta qui, nella sua libertà, ma di qui deriva anche la sua responsabilità. “Vedi, io ti ho posto avanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita perché viva tu e la tua discendenza, amando il Signore tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui, poiché è lui la tua vita “ (Dt 30, 19-20).
 
Alla luce di queste verità consideriamo il gran dono che Dio ha fatto alla natura umana, la sessualità, energia vitale, bella e dotata d’immensa potenzialità. E’ per mezzo di questa energia che il bambino man mano esce dalla fase d’egoismo per aprirsi alla piena realizzazione di se stesso, alla dignità di persona matura, che consiste nella capacità di utilizzare le proprie energie per il bene della società, secondo l’esempio di Gesù che è venuto non per essere servito, ma per servire e dare la sua vita per la salvezza di tutti. (cfr. Mt 20,28)
L’uomo, per essere capace di fare dono di sé, deve conquistare il dominio delle sue facoltà, per guidare tutte le sue potenzialità, tutti i suoi istinti, verso il bene e non cadere nella sfrenatezza. Per questo si rende necessario un serio cammino ascetico, sorretto dalla grazia di Dio. Vivere l’amore autentico, unico ideale degno della persona umana, è possibile solo a prezzo di una lotta serrata contro il peccato, contro la mediocrità, contro il perbenismo e specialmente contro le insidie del demonio.
A qualcuno il Signore chiede di vivere l’Amore nel donototale di sé nella vita di consacrazione, dove la grazia sublima la sessualità in un fuoco di generosità, per il bene del prossimo, esempi fulgidi, attuali e da tutti apprezzati sono Padre Pio da Pietrelcina e Madre Teresa di Calcutta. Questa grazia però è operante in tanti uomini e donne dediti al servizio di tutti, a cominciare dai poveri, nella vita sacerdotale e religiosa.
Ai molti il Signore dona una vocazione altrettanto sublime e impegnativa: la famiglia, scaturita dal cuore di Dio e resa sacramento grande da Gesù Cristo. Nel matrimonio Dio vuole che l’amore fra gli sposi sia pienamente umano, che coinvolge il corpo e lo spirito, fedele per tutta la vita, indissolubile e aperto alla fecondità. Esso implica il dono totale e reciproco di tutto se stesso: capacità, sentimenti, attività, tempo, saper perdonare…Il segno intimo dell’amore coniugale avendo tale importanza e responsabilità, può essere posto solo quando c’è la certezza dell’impegno irreversibile sancito dal matrimonio, che per il cristiano assume la dignità di sacramento e non può ridursi a semplice ed egoistico erotismo.
Per meglio comprendere la verità dell’affermazione, serviamoci di un’analogia. Mangiare e bere sono necessari per la vita e noi proviamo gusto nel prendere il cibo.
Il gusto è anch’esso un dono di Dio. Guai però a lasciarsi travolgere dal piacere! Potremmo diventare dei crapuloni, degli alcolizzati, peggio quando si giungesse alla schifezza dei vomitori del basso impero: mangiare subito vomitare, per continuare a soddisfare la golosità. La sapienza di Dio ha unito all’intimità degli sposi un piacere reciproco, ma l’essenza è il mutuo dono totale di se stessi nell’accettazione responsabile della paternità e della maternità. Agire volontariamente in contrasto con la verità dell’atto, è non solo andare contro la legge naturale voluta da Dio, ma è anche profanare la dignità della persona umana.

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