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Conferenza del 1921 sull’importanza della buona stampa cattolica

Il presente tema è troppo ampio pérché io possa esaurirlo sotto tutti i punti di vista in questa conferenza. Mi limiterò soltanto all’azione del­la parola, e più precisamente della parola stampata, all’azione della stampa.
In effetti, già cento anni fa’, quando erano ancora pochi quelli che sapevano leggere, Napoleone affermava giustamente: «La stampa è la quinta potenza del mondo». Ci sono persone che hanno compreso molto bene l’importanza della stampa e la usano per distruggere la Chiesa Cattolica. Noi dobbiamo usare la buona stampa cattolica per convertire i peccatori, perché ci sono persone che usano la stampa per distruggere ogni religione, specialmente quella cristiana.
In una riunione di persone facoltose, ci fu chi disse: «Considerate inutile ogni cosa, inutile il denaro, inu­tile la stima: la stampa è tutto. Con la stampa in mano avremo tutto». Successivamente uno propose: «Finché i giornali del mondo non saranno nelle nostre mani, tutte queste cose non ser­viranno a nulla. Mettiamoci bene in testa l’undicesimo comandamento: ‘Non sopporterai al di sopra di te nessuna stampa estranea, per poter do­minare a lungo’».
Seguendo queste «parole d’ordine» essi si sono messi al lavoro con grande impegno e, purtroppo, hanno già realizzato moltissime cose. Una parte notevole, se non addirittura la maggioranza dei quotidiani più dif­fusi, si trova nelle loro mani. Basti dire che, già all’inizio di questo se­colo, nella tanto «cattolica» Austria, ben 360 pubblicazioni nella sola lingua tedesca combattevano contro la Chiesa, 83 delle quali venivano pubblicate perfino ogni giorno. La tiratura della stampa cattiva raggiun­geva i due milioni di copie, di cui 1.200.000 spettavano ai quotidiani. Quanto alla Germania, il critico letterario Bartels scriveva che due terzi, se non tre quarti, delle pubblicazioni periodiche appartengono, agli ebrei; in Ungheria 800 riviste su 1.000 si trovano nelle mani degli ebrei. Inol­tre essi si sono impadroniti di quasi tutte le agenzie telegrafiche, per mezzo delle quali dirigono anche altre pubblicazioni. La sola agenzia Reuter di Londra rifornisce di notizie 5.000 quotidiani; l’agenzia Stefani di Roma tutti i quotidiani italiani; l’agenzia Havas di Parigi quelli fran­cesi, spagnoli e belgi; l’agenzia Wolff di Berlino tutti quelli tedeschi, mentre l’agenzia «Associated Press» di New York rifornisce i quotidiani americani.
Il funesto modo di procedere dell’efficace attività della stampa cat­tiva ci viene presentato da p. Abel, gesuita, noto apostolo di Vienna, nel seguente esempio, assai eloquente. Una volta egli fu chiamato presso un ammalato. Dopo aver scorto il sacerdote, il moribondo gli indicò una intera catasta di giornali ammucchiati in un angolo della stanza e prese a narrargli la propria storia: «Guardi, padre, quello è il più grande nemico della mia vita. Ho avuto dei pii genitori, che mi hanno educato bene, tanto che anche durante gli studi universitari rimasi un buon cattolico. Dal momento in cui diventai medico, credetti opportuno abbo­narmi ad una cosiddetta pubblicazione per il ceto intellettuale, vale a dire ad una rivista ebrea. Nelle prime quattordici settimane mi irrita­rono i continui assalti che questo quotidiano sferrava contro la mia fe­de, ma in‑seguito divenni indifferente e al termine di un anno avevo abbandonato tutte le pratiche religiose ed ero divenuto miscredente e lo sono stato proprio fino a questo momento, nel quale la grazia divina sta ravvivando nuovamente la mia fede». Non diversamente agisce la stampa anche tra il popolo.
E giustamente si lamenta lo scrittore popolare Wetzel: «Osservate il mondo d’oggi: come è cambiato negli ultimi decenni! Chi semina l’in­credulità in mezzo al popolo? Chi gli toglie la speranza del paradiso e fa si che questo popolo cerchi la propria felicità nei piaceri terreni e nei godimentí?,’Chi ha soffocato la coscienza nei cuori? Chi ha violato la legge dello stato, ha perturbato l’ordine pubblico, tanto che sempre più frequentemente si ripetono crimini di ogni genere?! Tutto questo è opera della stampa quotidiana ostile alla Chiesa. In alcune delle mag­giori città europee tutta una schiera di scribacchini pagati profumata­mente riversa quotidianamente tutto il proprio fiele su tutto ciò che e cattolico. Centinaia di notiziari e di quotidiani ripetono la stessa cosa e in modo tale che questo veleno si insinua con forza di giorno in giorno in centinaia di migliaia di famiglie, avvelenando milioni di anime. Così lavora la gigantesca macchina della stampa quotidiana, che si è posta a servizio della miscredenza e dei cattivi costumi».
Considerando l’enorme vastità del male provocato dalla stampa, Las­galle, pur essendo socialista, non può trattenersi dal condannarla: «Nella sua falsità, vigliaccheria e immoralità ‑ scrive egli ‑ essa probabilmente viene superata soltanto dalla propria stoltezza. Se questa stampa conti­nuerà ancora per una cinquantina d’anni a imperversare in questo modo e se contemporaneamente non avverrà un cambiamento nella nostra stampa, lo spirito del popolo resterà completamente avvelenato. Questo è il più grande crimine che io conosca».
É tempo ormai, e il più opportuno, che si attui questo cambiamento. Il primo passo per intraprendere tale cambiamento, tuttavia, è un riso­luto boicottaggio della stampa cattiva; successivamente l’appoggio a quel­la buona. Sono amare, a questo proposito, le parole di Wetzel: «La stampa atea non avrebbe mai raggiunto un incremento di questo genere se milioni di cattolici non avessero dato il. loro appoggio con l’abbonamento o anche con la collaborazione diretta alle riviste e ai   quotidiani ostili alla Chiesa e cosiddetti indipendenti».
Di queste cose parla il vescovo Zwerger (1884): «Chi spende denaro per la stampa cattiva combatte contro la Chiesa e non può chiamarsi vero cattolico»; mentre il vescovo di Magonza, Ketteler, si spinge oltre e dichiara che a chi è indifferente nei confronti della stampa, non ha il diritto di chiamarsi figlio fedele della Chiesa.
Il Cardinale Nagl scrive nel 1911: «É dovere di ogni cattolico schie­rarsi in difesa della stampa cattolica e sostenerla con la preghiera, con la parola e con l’azione». Durante il congresso dei giornalisti cattolici, svoltosi nel 1910, l’arcivescovo di Saragozza [mons. Giovanni Soldevila y Romero] non esitava ad affermare: «Ci sono molti cattolici ricchi che adoperano le loro ricchezze per fondare nuove chiese e conventi, o per adornarle di quadri di Santi. Indubbiamente è una cosa bellissima! Ma, purtroppo, una disgrazia può distruggere tutto questo, mentre i frutti di un buon giornale quotidiano sono semplicemente indistruttibili. Non sarebbe meglio, quindi, fondare dei quotidiani a grande tiratura per il bene del popolo? Al giorno d’oggi un quotidiano è un cannone che spa­ra rapidamente. Dio vuole cosi!».
Su questo problema i Pontefici non sono di opinione diversa.
Già Pio IX affermava: «É dovere santo di ogni cattolico sostenere la stampa e diffonderla in mezzo al popolo. La buona stampa è l’opera più utile, che semina immensi meriti»; e Leone XIII: «La stampa cattiva ha rovinato la società cristiana, perciò è necessario contrapporre ad essa una stampa buona. I cattolici non devono stancarsi nel lavorare a van­taggio della loro buona stampa, tenendo presente che la buona stampa è una missione continua»; parlando poi. (il 21 febbraio 1879) ai redattori cattolici, affermava: «Siamo convinti che i nostri tempi esigono proprio questi mezzi (le pubblicazioni cattoliche) ed energici difensori... Gli uo­mini della sovversione si sono sforzati di diffondere in mezzo al popolo tutta una serie di quotidiani, il cui scopo principale è di contestare i principi delle verità di fede, di diffamare la Chiesa è di inculcare funeste convinzioni nelle anime... Ma poiché la pubblicazione di giornali quo­tidiani è riconosciuta come il mezzo principale per questa azione nei nostri tempi, di conseguenza gli scrittori cattolici hanno oggi il dovere principale di trasformare questo mezzo ‑ di cui i nemici si servono per mandare in rovina la società e la Chiesa ‑ in mezzo di salvezza per il popolo e utilizzarlo per gli scopi di difesa della Chiesa».
Il Santo Padre Pio X scriveva nel 1905 ai vescovi messicani: «A pro­posito dei quotidiani e dei giornali, vorrei convincere una volta per tut­te coloro che riflettono realisticamente, che bisogna impegnarsi con tutte le forze a far si che i cattolici abbiano tra le mani soltanto riviste e gior­nali veramente cattolici. Al giorno d’oggi questo è, secondo il mio pa­rere, il problema più importante».
Nel 1908, poi, parlando nel corso di un’udienza ad ecclesiastici, si espresse ancor più energicamente: «Né il popolo né il clero si rendono conto dell’importanza della stampa. Dicono che in passato la stampa non esisteva, e non comprendono che i tempi sono cambiati. É cosa buona edificare chiese, predicare, fondare missioni e scuole, ma tutte queste fatiche saranno vane se trascuriamo l’arma più importante dei no­stri tempi, vale a dire la stampa».
E il Cardinale di Pisa [Pietro Maffi] aggiunge: «Voi fate le vostre pre­diche alla domenica, mentre i giornali le fanno ogni giorno, ogni ora. Voi parlate ai fedeli in chiesa, mentre il giornale li segue in casa. Voi parlate mezz’ora, oppure un’ora, mentre il giornale non desiste mai dal parlare».
Da parte della società domina una grande mancanza di conoscenza del­l’importanza della buona stampa, mentre la disponibilità ad offrire un aiuto finanziario per rimettere in piedi la stampa cattolica in Polonia si di­mostra insufficiente. I nemici della Chiesa possiedono milioni e miliardi (di dollari, ad esempio), mentre colui che opera nel campo della stampa cattolica non può aumentare le forze per perfezionare e potenziare il proprio lavoro, poiché deve semplicemente lottare per assicurare l’esi­stenza materiale alla,propria attività editoriale. Abbiamo, inoltre, pochi laici sufficientemente esperti, per poter lavorare con la penna in campo cattolico; anche per questo motivo da noi il patrimonio editoriale cat­tolico è ancora molto, molto modesto. Preparare pure dei lavoratori laici e assicurare l’esistenza materiale alle case editoriali: ecco qual è, for­se, il problema più scottante nell’attività della stampa.
Inoltre, anche la distribuzione è troppo debole. Sono pochi, infatti, coloro che considerano la diffusione della buona stampa un loro per­sonale dovere. Vive cristianamente, chi fa’ apostolato, chi opera per fare conoscere Gesù e l’Immacolata e convertire i peccatori. Tanti cattolici non fanno proprio nulla per Gesù e per l’Immacolata.
Poi, la grande mancanza di biblioteche pubbliche, sale di let­tura, biblioteche circolanti, librerie sinceramente cattoliche. Il cuore sof­fre perfino, quando si vedono nelle vetrine delle biblioteche cittadine dei libri chiaramente scandalosi, mentre all’interno dei locali si nota una lunga coda di giovani.
Piaccia a Dio che nell’imminente avvenire non ci siano città, non ci siano villaggi in cui non si trovino biblioteche e sale di lettura per libri buoni e riviste, in conveniente numero, a bassissimo prezzo e magari gratuite. Sorgano ovunque dei circoli che si assumano l’impegno di distribuire e di diffondere la buona stampa, e in breve tempo la faccia della terra si trasformerà. Inoltre, coloro ai quali Dio ha concesso una certa scorrevolezza nell’uso della penna e una propensione e capacità in qualsiasi settore della letteratura, si uniscano possibilmente in circoli particolari e si servano di questi doni di Dio per produrre la maggior quantità possibile di buona stampa in ogni campo della pubblicistica. Evidentemente, non ci si dovrebbe restringere al soli fedeli, ma scrivere anche per gli acattolici e offrire loro un buon alimento spirituale.

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