PADRE PIO

Dal diario di Padre Bonaventura da Pavullo
Riportare l’inizio del numero passato
Ore 13,30
Trattenuto da un gruppo di visitatori tedeschi, Padre Pio viene tardi in refettorio. Il suo pasto è semplice: due fette di prosciutto, mezza porzione di patate fritte, mezza fetta di melone invernale, due bicchieri di vino. A tavola la sua conversazione è quanto mai piacevole. Scherza con i confratelli e ride con un riso pieno, come quello di un bambino felice.
Più tardi lo ritrovo davanti alla sua cella: parla con un confratello. Ha il capo scoperto, il volto sorridente, gioviale. Gli chiedo perché non porti lo “zucchetto.
- Perché me lo cambiavo continuamente - risponde - Mi basta, per distrazione, lasciarlo qui attorno e… Così, se non mi portano via la testa!... - Ride di cuore.
Qualcuno gli dice:
- Bada, Padre Pio, di far bene i santi Esercizi!
E lui, accennando a me:
- Ma! Si vedrà, dopo la votazione del Predicatore! - E mi sfiora la mano che tenevo nascosta nella manica.
Ora sono qui, solo con me stesso. Tre sole celle mi separano dalla sua. E qui, tra queste mura ove lui fino a poco tempo fa celebrava così come l’ho visto celebrare stamane, sento di vivere una realtà che ha quasi sapore di un sogno.
Lunedì, 16
Ieri ho potuto constatare come la pressante insistenza dei visitatori stanchi Padre Pio. L’ho visto passare nel corridoio attorniato da una quindicina di ragazzi, e l’ho sentito lamentarsi di tanta inopportuna tenacia.
Ora, sono le 8.3/4, qui in cella avverto ancora sulle labbra, distintamente, l’impressione di quella crosta grumosa che poco fa ho baciata. Il Padre stesso, offrendomi la mano stigmatizzata, mi ha calcato sulla bocca il palmo ferito, ed è stato allora che ho avvertito lievissimo un profumo che non saprei definire, ma che forse ricorda il gradevole odore della vainiglia. Quella mano si è poi levata due volte ad accarezzarmi dolcemente il viso, e due volte il Padre mi ha baciato.
Sono quasi diciannove anni che egli porta nel corpo il segno della Passione di Cristo. L’ho saputo dal Padre Emanuele, laureato in Sacra Scrittura e Direttore dello Studio di teologia di Campobasso. Mi ha detto di essere stato qui, collegiale, nel periodo della guerra. Padre Pio, allora Direttore del Collegetto, non aveva ancora le stigmate. Chiamato ad indossare la divisa militare, ma ben presto riformato a causa di altissime febbri di natura non diagnosticata, una volta tornato nella quiete della cella ebbe le mani, i piedi ed il costato segnati da ferite insanabili.
Padre Emanuele mi confessa di salire di tanto in tanto quassù per chiedere e ricevere dal Padre preziosi consigli.     
- Prescindendo dal lume divino che lo assiste - egli dice – le sue parole suonano colme di praticità e di sapienza umana.
Ha ragione: è piacere e meraviglia l’ascoltarlo.
Mancava poco a mezzogiorno quando, passando davanti alla sua cella, ho visto Padre Pio intento a cercare non so cosa. Mi ha sorriso. Dalla porta aperta ho intravisto il letto, il tavolo con su un Crocifisso ed un grande Gesù Bambino. Ho chiesto al Padre quando sarei potuto andare da lui.
- Quando vuole - mi ha risposto - ma poi verrò io in camera sua.
Attendo questo momento con ansia.
A refettorio ho sentito leggere in piedi un brano del Vangelo con partecipazione e sentimento davvero singolari.
Grande attenzione l’ha prestata anche alla lettura del necrologio. Ho constatato che quando egli si concentra il suo volto impallidisce e i lineamenti, assorti, mutano quasi fisionomia. Ma poi, una volta uscito dal raccoglimento, si rifà subito disteso, gioviale, a volte arguto.
Dopo la visita in chiesa mi sono soffermato nel corridoio con il Padre Segretario, il Padre Emanuele, Padre Giovanni e padre Vittore. Nel vano di un finestrone si chiacchierava del più e del meno quando ci ha raggiunto Padre Pio. Rideva:
- Non so che colpo di testa abbia avuto il Guardiano stamattina. Erano le 5, e non le 5,45 quando s’è messo a suonare la sveglia!
Quando, dopo avergli fatto notare l’ora precisa si era sentito rispondere: “Ma se non mi sono ancora lavato la faccia!”, il Padre pronto aveva replicato: “E’ proprio per questo allora che non ci vedi bene!”.
Di queste piccole cose egli ride per primo e di gusto, con una semplicità che veramente incanta. Niente della sua espressione ricorda allora i momenti di intimo raccoglimento, e meno che mai quelli drammatici da lui vissuti ogni mattina sull’altare.
Questa sera il Padre Emanuele e il Segretario Provinciale partiranno. Scenderanno a Foggia con la macchina dell’On.le Caradonna, ex Segretario al Ministero dei Lavori Pubblici, che stamane ha accompagnato in visita da Padre Pio la Signora dell’Onorevole. Anche lui viene qualche volta per parlare con il Padre; e spesso viene l’On.le Landini, Ministro delle Corporazioni. Ho saputo poi che presto verrà anche il Principe Umberto.
Martedì, 17
Ieri sera, dopo la lettura in Coro, mentre gli altri ad uno ad uno uscivano, mi sono attardato, solo, con il Padre. Nella posizione a lui consueta pregava con il capo reclinato sulle braccia conserte avvolte nel mantello. Non ho osato disturbare il suo raccoglimento in Dio.
Stamani mi sono levato un po’ prima del solito per rivedere gli appunti della predica. Quando sono arrivato in Coro non c’era ancora nessuno. Mi sono messo a recitare il Mattutino; poi è venuto Padre Pio. Guardandolo, ho notato sulla mano destra tracce di sangue fresco.
Alle 7 è sceso a celebrare all’altare dell’Immacolata; è un altare ricavato nel muro della chiesina e i fedeli gli si assiepano intorno. Alle 7,15 è uscita la mia Messa. Gli altari sono vicini, e nel voltarmi ho visto molto bene il Padre, ma non ho potuto accontentarmi di nient’altro se non di un’occhiata fugace. Pur avendo iniziato a celebrare un quarto d’ora dopo il Padre, e pur essendomi attardato specie sull’ultimo Evangelo, ho ridisceso i gradini dell’altare molto prima di lui.
L’ho atteso come il solito in sagrestia; e quando l’ho visto procedere con le mani giunte, ho notato nuovamente l’indice bagnato di sangue vivo. Prima che iniziasse a spogliarsi dei paramenti mi sono chinato a baciare la mano stigmatizzata. Dopo, il mio tempo è stato assorbito da Padre Ermenegildo, Guardiano di Campobasso. Egli si è intrattenuto a lungo con me narrandomi tra l’altro di quando, studente, passando da Pietrelcina, aveva incontrato Padre Pio, allora ragazzo di circa 13 anni: un giovanetto che fin d’allora si capiva portato al misticismo, ma che certo non lasciava prevedere ciò che in seguito sarebbe diventato.
Ore 17,30
Deo gratias! Finalmente questa sera è venuto. Si è seduto qui, di fronte a me, e siamo rimasti assieme più di un’ora. Sorridente, cordiale, scherzoso, mi ha chiesto se la condotta da lui tenuta nel corso degli Esercizi meriti il 5. poi, subito dopo la conversazione, ha assunto un altro tono. Erano tante le domande che mi salivano alle labbra e che da tempo avrei voluto rivolgergli, ed ora mi sembrava di non saperle più nemmeno formulare. Ma lui era lì, col suo sorriso invitante.
- Perché il mondo non si converte? - ho chiesto. Pronta la sua risposta:
- E’ impossibile, perché mancherebbe il nemico della Chiesa di Dio.     
- Quale sarà il giudizio riservato agli idolatri e a chi si dice cristiano senza esserlo davvero?
- Saranno giudicati secondo la conoscenza che avranno avuto della legge rivelata. Per questi basterà che credano implicitamente; per gli altri penserà il Signore con un’illuminazione particolare, o in altro modo, a salvarli.
- Anche Mons. Bonomelli in “Dottrina consolante” crede possibile tale illuminazione.
- Sì. Certo. Al Signore non mancano i mezzi per salvare le anime. Non è detto che la Grazia divina sia legata ai soli Sacramenti. Ce n’è uno, l’ottavo, che non ha istituito Nostro Signore e che ha tanto potere di salvezza: è dogma infatti che il Signore sia morto per tutti e che tutti vuole salvi. E questa non è volontà da burla: è volontà salvifica. Ora, se per salvarsi ci vuole la Grazia, è un fatto che Egli non la negherà a nessuno.
Ha sorriso.
- Un giorno - ha ripreso dopo un po’ - Pio X, non ancora Pontefice, passava vicino ad un cimitero israelita. Si accompagnava ad un Vescovo. Recitiamo un De profundis, disse; e subito iniziò la preghiera. Ma l’altro lo interruppe, ricordandogli che quelle tombe accoglievano ebrei. Andiamo pure avanti, disse lui, e preghiamo: perché dobbiamo credere che nostro Signore abbia criteri di giudizio ben diversi dai nostri. Questo argomento mi ha posto sulle labbra una domanda:
- Possono vederci i nostri morti?
- Se in Paradiso non v’ha dubbio. Se in Purgatorio, è credenza comune dei fedeli; e vi sono buone ragioni per affermarlo. Io credo comunque che ci vedano almeno indirettamente in Dio e a mezzo dell’Angelo Custode.
- Si può pensare -ho chiesto- che in vista dei suffragi che verranno poi senz’altro fatti, l’anima possa godere subito il Paradiso?
- Credo di sì. I Santi dell’Antico Testamento vennero premiati e salvati in vista della Redenzione non ancora avvenuta. In Dio non v’è passato e non c’è futuro, quindi Egli può anticipare senz’altro l’ingresso in Cielo. In quanto ai suffragi, non si possono forse far celebrare le Messe Gregoriane per se stessi quando si è ancora in vita? Sono infiniti infatti i mezzi di salvezza di cui si serve Dio. Quelli a noi rivelati sono i Sacramenti e sono quelli che danno a Dio maggior gloria; ma quanti altri Egli ne avrà a disposizione? Noi, ad esempio, dobbiamo pregare per i peccatori: è dovere ed è opera di carità. Ma ricordiamo che queste preghiere non sono condizione di salvezza. Il Signore solo può tutto. Io -ha concluso dopo una breve pausa- io che ho il cuore appena inzuccherato non lascerei che nessuno si perdesse. E Gesù, infinita bontà, sarà da meno?
È l’ora dell’istruzione in Coro. Si alza, e in corridoio, prima di lasciarmi, dice:
- Il Signore è molto più buono di quanto noi pensiamo. E sorridendo mi promette che tornerà domani.
 
 
 
 
 

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