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Spiegazione del Credo

(San Tommaso d’Aquino)

Art. 1: Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra
Fra tutte le verità che sono oggetto di fede per i credenti la prima è questa: c’è un solo Dio. Dobbiamo, pertanto, riflettere sul significato della parola Dio. Tale termine indica Colui che governa tutte le cose e vi provvede. Pertanto, crede nell’esistenza di Dio che ammette che tutte le cose del mondo siano sotto il suo governo e la sua provvidenza; non crede, invece, all’esistenza di Dio chi ritiene che tutto derivi dal caso.
Nessuno è così insensato da non credere che le realtà naturali siano assoggettate ad un governo, ad una provvidenza ed a una disposizione, dal momento che esse procedono con un certo ordine e con ritmi stabiliti. Notiamo, infatti, come il sole, la luna, le stelle e gli altri esseri naturali osservino tutti un corso determinato: cosa che non accadrebbe, se derivassero dal caso, per cui sarebbe sciocco non credere all’esistenza di Dio.

Disse lo stupido in cuor suo: Dio non esiste. Ci sono, poi, certuni, i quali credono, sì, che Dio governi e disponga le realtà naturali; negano, però, la provvidenza di Dio sulle azioni umane. Credono, insomma, che le azioni umane non vengano disposte da Dio. Ecco le loro motivazioni: osservano che in questo mondo i buoni sono calpestati, mentre i cattivi prosperano, e ciò, secondo loro esclude la provvidenza divina sugli uomini. Così li fa dire la Bibbia: Attorno ai cardini del cielo egli passeggia e alla nostra realtà non guarda. Tutto ciò è davvero insensato. A costoro succede come a quel tale, ignorante di medicina, il quale, vedendo il medico prescrivere ad un malato l’acqua, ad un altro il vino ( a seconda, cioè, dei dettami della scienza medica), crede che ciò venga fatto a casaccio. In realtà, costui ignora la scienza medica, che, con giusta ragione agisce così, somministrando ad uno il vino, ad un altro l’acqua: così si regolano nei confronti di Dio. Infatti, Dio, con giusta ragione, dispone con la sua provvidenza quel che agli uomini è necessario, e così permette che dei buoni soffrano e dei cattivi prosperino. Quindi, chi crede che ciò sia dovuto al caso, è da reputarsi uno stupido, e lo è. Questo, infatti, capita solo perché egli ignora la scienza delle disposizioni di Dio e le loro motivazioni. Egli lo fa per mostrarti i segreti della sapienza e la multiformità della sua Legge.

Allora, bisogna fermamente credere che Dio governi e disponga, non soltanto le cose della natura, ma anche le azioni umane:”Hanno detto che il Signore non vedrà, non capirà il Dio di Giacobbe! Riflettete, voi che siete i più sciocchi tra gli uomini; e voi stupidi, imparate una volta per tutte! Egli che ha instato l’orecchio, non sarà in grado di ascoltare? Oppure, Egli che ha formato l’occhio, non riuscirà a vedere?(…) Il Signore conosce i pensieri umani. (…)” Egli, allora, vede tutto, anche i pensieri ed i segreti della volontà. Pertanto, specialmente agli uomini s’impone di necessità l’agire morale, giacchè tutti i loro pensieri ed i loro atti sono noti al cospetto di Dio, come dice l’Apostolo: “Tutto è chiaro e senza veli agli occhi suoi”.
Bisogna, inoltre, credere che quel Dio, il quale tutto dispone e governa, è un unico Dio, ed è questa la ragione: l’ordinamento dell’umana società è bene organizzato quando la massa viene diretta e governata da uno solo. Difatti, il moltiplicarsi dei governanti è spesso origine delle discordie tra i sudditi. Essendo, poi, il governo divino superiore a qualsiasi governo umano, è chiaro che il dominio del mondo non può essere tenuto da molti dèi, bensì da un solo Dio. Quattro sono le cause che hanno indotto gli uomini al politeismo:
1) La debolezza dell’umano intelletto. Infatti, gli uomini, intellettualmente deboli ed incapaci di trascendere la corporeità, hanno ritenuto non esistere altro all’infuori dei naturali corpi sensibili. Fra le realtà corporee, poi, elessero a dominare e dirigere il mondo quelle che parevano più belle e più degne assegnando e tributando ad esse un culto divino, come, ad esempio, ai corpi celesti, quali il sole, la luna, e le stelle. A costoro è capitato come ad un tale che andò a corte per vedere il re, e chiunque vedeva ben vestito, o nell’esercizio di una carica immaginava che quello fosse il re. Di costoro è scritto che dèi e reggitori del mondo cedettero il sole e la luna, o il corso delle stelle. Ancora: “ Sollevate in alto i vostri occhi, e guardate la terra laggiù. I cieli come fumo svaniranno, si consumerà la terra come un vestito; come questa periranno i suoi abitanti. La mia salvezza, però, durerà in eterno, non verrà meno la mia giustizia”.

2) L’adulazione verso gli uomini. Alcuni, volendo adulare governanti e monarchi, alloro tributarono l’onore dovuto a Dio, a loro si sottomisero, a loro obbedirono; per cui, ad alcuni, dopo la morte decretarono l’apoteosi; altri vi annoverarono ancor viventi tra gli dèi: Sappia ogni popolo che re del mondo è Nabucodonosor, e non v’è altri all’infuori di lui.

3) Il naturale affetto verso figli e parenti. Altri, per eccesso d’amore verso i familiari dedicavano loro delle statue dopo la morte: da ciò scaturì il fatto che a tali statue si attribuisse un culto divino: Per assecondare l’affetto, ovvero la regia autorità, gli uomini insignirono pezzi di pietra e di legno del nome Incomunicabile.

4) La malizia del diavolo, il quale, fin dall’inizio, volle essere uguale a Dio, come egli stesso disse: “Porrò il mio trono a settentrione, salirò al cielo sarò pari all’Altissimo”. A tale progetto egli non ha ancora rinunciato; anzi impegna tutti i suoi sforzi per farsi adorare dagli uomini e farsi offrire sacrifici, non perché abbia piacere d’un cane o d’un gatto che gli vengono offerti, ma dall’essere oggetto del culto, come Dio. Egli giunse addirittura a dire a Cristo: “Tutto questo io ti darò, se tu, prostrato, mi adorera”i. Ecco perché quelli che comunicavano con gli idoli davano responsi, per essere venerati come dèi: Tutte le divinità pagane sono demòni.
E l’Apostolo: “I sacrifici dei pagani sono offerti ai demòni, non a Dio”. Benché tutto ciò sia orribile, tuttavia non di rado, molti incappano in queste quattro tentazioni, ed anche se non con la bocca o col cuore, sicuramente con i fatti, mostrano d’essere politeisti. Difatti, chi crede che i corpi celesti possano incidere sulla volontà dell’uomo e sul suo agire, osserva determinate scadenze suppone che i corpi celesti siano divinità dominanti sugli altri, e forma oroscopi.
Non temete i segni del cielo, dei quali han timore i pagani, perché insensati sono i criteri dei popoli. Allo stesso modo, chi preferisce ubbidire ai re piuttosto che a Dio, li costituisce come suoi dei: Bisogna obbedire a Dio, anzichè agli uomini. Così, quelli che amano i figli o i parenti più di Dio, si dimostrano politeisti ai fatti; come pure, quelli che più di Dio amano il mangiare: di costoro dice l’Apostolo che la pancia è il loro Dio. Così pure quelli che si dedicano a fatture ed incantesimi, ritengono i demoni delle divinità, in quanto chiedono ai demòni ciò che solo Dio può conoscere, come ad esempio, farsi svelare una realtà occulta o divinare il futuro.

In conclusione, la prima verità da credere è che Dio è uno solo; la seconda è che questo Dio ha creato e fatto il cielo e la terra, tutte le creature visibili ed invisibili. Lasciamo un momento da parte le sottigliezze, e con un esempio rudimentale spieghiamo l’argomento, che cioè tutto è stato creato da Dio. Immaginate uno che entra in una casa e già sulla soglia comincia a sentire caldo; poi, addentrandosi, avverte maggiore caldo così un pò alla volta, fino a convincersi che più dentro c’è del fuoco, anche se egli non vede il fuoco che emana quel calore. Allo stesso modo accade a chi osserva le cose di questo mondo: egli riscontra che tutte le cose sono disposte secondo gradazione gradazioni, diversificate di bellezza e di nobiltà, sicchè, quanto più esse si avvicinano a Dio, tanto più si rivelano buone e belle. Quindi, i corpi celesti sono più belli e più nobili dei corpi inferiori, le realtà invisibili più delle visibili. Dobbiamo, perciò, credere che tutte queste creature provengono da un solo Dio, il quale a ciascuna conferisce propria esistenza e propria nobiltà: superficiali son tutti gli uomini, cui difetta la conoscenza di Dio, e che dalla bontà visibile non sono risaliti a Colui che è, né, osservando le opere, hanno capito Chi fosse l’artefice (…), poiché è dalla grandezza e bellezza delle creature che intelligibilmente si discerne il loro Creatore.

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