“L’umiltà è il fondamento di tutte le virtù, e nelle anime dove essa non è presente, non vi può essere nessun’altra virtù, se non di pura apparenza. Allo stesso modo, l’umiltà è la disposizione più propria per ricevere tutti i doni celesti. È tanto necessaria per raggiungere la perfezione, e tra tutte le vie per arrivare alla perfezione la prima è l’umiltà, la seconda è l’umiltà, la terza è l’umiltà”. (Sant’Agostino)
Da questa virtù San Vincenzo dè Paoli riconosceva di avere fatto profitto spirituale e tutte le Grazie che aveva ricevute. Inculcava a tutti la pratica dell’umiltà.
San Luigi Gonzaga, che conosceva l’importanza dell’umiltà, meditava molto per praticarla come era meglio possibile. Per questo, ogni giorno recitava una preghiera particolare agli Angeli, perché l’aiutassero a vivere questa virtù, che prima di tutti essi praticarono, per giungere ad occupare in Paradiso un posto perduto da coloro che caddero per la superbia.
Un certo Pascasio diceva che per venti anni aveva sempre domandato a Dio l’umiltà, e pensava che ancora ne aveva poca. Una volta entrò in una Chiesa, dove vi era una posseduta che nessuno riusciva a liberare, e non appena fu visto in Chiesa dal demonio, questi si mise a gridare, dicendo: “Quest’uomo io temo”, e subito lasciò quel corpo.
“L’umiltà è la madre di molte virtù, perché da essa nascono l’obbedienza, il timore, il rispetto, la pazienza, la modestia, la mansuetudine e la pace. Chi è umile obbedisce facilmente a tutti, teme di offendere tutti, mantiene la pace con tutti, si mostra affabile verso tutti, sta soggetto a tutti, non offende, né disgusta alcuno, non fa caso alle ingiurie che gli rivolgono, vive allegro e contento ed in una grande pace”. (S. Tommaso da Villanova)
“L’umiltà è necessaria non solo per acquistare le virtù, ma anche per salvarsi. Poiché la porta del Cielo, come disse Gesù, è tanto stretta che non ammette se non i piccoli”. (S. Bernardo)
“L’arma più potente per vincere il demonio è l’umiltà. Poiché non sapendola egli praticare, neanche sa come da essa difendersi”. (S. Vincenzo dè Paoli)
Ritornando S. Macario un giorno nella sua cella, incontrò il demonio, che con una falce in mano tentava di segarlo a metà, ma non potè farlo, perché quando gli fu vicino, perse tutte le sue forze. E pieno di rabbia gridava contro il Santo: “Tu mi disturbi moltissimo e io soffro a causa tua, Macario, perché volendo io tentarti e disturbarti, non posso. Eppure, io faccio tutto quello che fai tu, ed anche di più: tu digiuni alcuni volte, ed io non mangio mai; tu dormi poco, io non chiudo mai gli occhi; tu sei casto, ed io pure. Solo in una cosa mi superi: è la tua grande umiltà”. Detto questo, scomparve davanti S. Macario e non torno mai più.
Comparve una volta il demonio ad un monaco sotto le sembianze dell’Arcangelo Gabriele, e gli disse che era stato mandato da Dio. Il monaco rispose con umiltà: “Vedi se non sei stato mandato ad un altro”. E il demonio subito disparve, perché non poteva resistere all’umiltà del monaco.