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La medium si confessa!

“Anna” rivela al CICAP come si diventa falsi medium
di Silvano Fuso e Irene Torre

Chi si occupa di storia dello spiritismo conosce certamente la vicenda che vede protagoniste le celebri sorelle Margaret e Katherine Fox [1]. Inventrici dello spiritismo modernamente inteso, le due sorelle trascorsero la vita simulando improbabili contatti con l'al di là. Alla fine della loro carriera, evidentemente pentite, confessarono che tutto ciò che esse avevano prodotto durante le sedute era semplicemente frutto di trucchi.
I lettori di Scienza & Paranormale ricorderanno anche l'articolo “Una medium al microscopio”2 in cui venivano narrate le straordinarie imprese di una medium genovese il cui pseudonimo è “Anna”. Non contenta di imitare le sorelle Fox nelle sue imprese medianiche, “Anna” ha pensato evidentemente di emularle fino in fondo esibendosi, con improvviso colpo di scena, in una clamorosa confessione.
Il 18 novembre 1999 giunge, infatti, alla redazione di S&P una mail a firma “ex medium Anna del Cerchio Ergon di Genova” in cui, tra l'altro si legge:
Può essere di Vostro interesse sapere come è stata costruita la storia che appare nelle conclusioni del libro di A. Ferraro I misteri del castello di Millesimo [3]? Vi andrebbe di prendere in considerazione, oltre la dichiarazione del mio falso, anche la dimostrazione di come ho realmente costruito i fatti con conseguente prova che la medianità non esiste?… Sono a conoscenza del fatto che Voi sappiate che questa è la realtà che contribuisce alla crescita dell'illusione del paranormale; ma mi domando se una testimonianza diretta possa evitare altro dolore a chi viene in contatto con questi ambienti… Se desiderate approfondire il discorso per poter evitare ad altri di cadere in trappola, sono pronta a collaborare, in caso contrario gradirei ad ogni modo avere un cenno di riscontro.
Evidentemente la prima cosa a cui abbiamo pensato è che si trattasse di uno scherzo. Tuttavia alcune informazioni raccolte per altra via ci hanno persuaso che la lettera era autentica. “Anna” intendeva veramente rilasciare una confessione.
La redazione di S&P ha quindi contattato l'ex medium invitandola a illustrare per iscritto tutto quanto intendesse confessare. Qualche giorno dopo, il 27 novembre, la redazione riceve una seconda e-mail di “Anna”. Ne riportiamo di seguito ampi stralci.

Egregio Dottore,

Le sono grata per l'attenzione che mi rivolge e per la possibilità che mi offre di aprire un dialogo che spero costruttivo.

Nella mia prima mail scrissi che desideravo smontare le conclusioni riportate da pag. 292 a pag. 318 del libro di Alfredo Ferraro I misteri del castello di Millesimo, conclusioni a cui si giunse tramite le sedute del Cerchio “Ergon” da me gestito al tempo dei fatti. Intendo pertanto parlare solo di cose che conosco e che, facendo parte della mia esperienza personale, posso, con buona cognizione di causa, analizzare, discutere e, là dove le carenze si manifestano con evidenza indiscutibile, contestare.
A questo punto però “Anna” ritiene opportuno mettere le mani avanti per cercare forse di apparire vittima e non artefice di quanto accaduto durante le sedute spiritiche da lei gestite:

Mi è necessaria però una premessa che spero voglia tenere in giusta considerazione. Quanto mi accingo a dire potrebbe aprire un discorso in cui divengono evidenti i rischi che una persona deve affrontare, mettendo in pericolo prima la sua stabilità mentale e dopo, in casi estremi, la vita stessa.

In sostanza, desidererei poter attrarre la vostra attenzione sull'ambiente e sulle persone che, in virtù di titoli e celebrità acquisita, gestiscono, non solo dei frodatori coscienti a caccia di facili guadagni e di molta non giustificata stima, ma anche soggetti desiderosi di capire cosa in realtà stia avvenendo nella loro mente. Sono i secondi soggetti che, alla ricerca di spiegazioni non trovate da alcuna parte nemmeno nella scienza, venendo a contatto con l'ambiente del paranormale, sono da considerarsi, a parer mio, vittime di un sistema incredibilmente perverso, divenendo, in fine, persone a rischio.

Credo che, al Vostro Comitato, quanto scritto fino ad ora, possa e debba interessare, perché come andrò a dimostrare la frode non nasce solo da chi è o viene proclamato medium ma anche da tutti gli aggiustamenti messi in atto da coloro che si reputano esperti e scrivono i fatti, distorcendone spesso il contenuto ed evitando di dare, opportunamente, altre spiegazioni, forse più semplici, più reali, più giuste, sacrificando infine la verità all'altare della loro celebrità e di quello che reputano un giusto compenso, dimenticandosi di chi hanno usato e non fornendo vie di scampo a chi in fondo desidera ritrovare la propria dignità e capire se vi è realmente qualcosa da comprendere.
Segue una digressione autobiografica in cui la “medium” narra alcuni episodi della propria infanzia che, secondo lei, hanno segnato profondamente la sua esistenza e la sua futura scelta di cimentarsi in attività medianiche. Riteniamo però che tali vicende personali siano di scarso interesse per i lettori di S&P. Più interessante è invece leggere come “Anna” descrive la sua partecipazione alla sua prima seduta spiritica, come osservatrice, presso un noto cerchio medianico genovese (Cerchio Ifior) e di come maturò l'idea di diventare medium:

Mi attirava l'idea di vedere una seduta e attesi molto tempo prima di essere ammessa. La stanza era al buio, moltissime persone sedute a quadrato intorno ai medium, c'era pure il Ferraro che godeva fama d'esperto già allora. Iniziò la seduta, la trovai deludente, le entità riferivano cose che erano reperibili in testi liceali di filosofia, i consigli offerti erano poi legati al buon senso comune, ma quando si riaccese la luce i partecipanti avevano un'espressione estatica. Al Ferraro non osai dire quello che pensavo anche perché lui sembrava appagato e si apprestava a stendere un articolo che narrasse quanto di eccezionale era capitato. Non sono riuscita a dare senso a quell'entusiasmo, mi sarebbe servita l'esperienza diretta. Ragionando poi su quanto avevo avuto la possibilità di osservare, convenni che potevo essere in grado di fare lo stesso anch'io. Non sarei riuscita a fare una seduta parlando, mi vergognavo, però avrei potuto produrre degli scritti che contenevano delle verità simili. Così per gioco o per sfida stesi dei brani e li sottoposi all'attenzione degli esperti e, meraviglia, rimasero stupefatti. Mi impressionò la frase di una nota sensitiva che con occhio adorante mi disse: “Non puoi essere tu, chi si esprime così bene, dice cose così profonde che deve essere necessariamente un'entità”.

Caspita, pensai, devo apparire proprio ignorante! Un po' ero offesa, un po' mi dicevo che dovevo procedere se meglio volevo comprendere e così ho fatto. Ferraro intanto mi osservava e mi ignorava, “mi teneva in caldo” come poi avrebbe detto. Passarono anni, intanto mi allontanai da quegli ambienti che trovavo odiosi, quasi delle chiese a cui non sono mai stata avvezza.
“Anna” racconta quindi in che modo cominciarono le sedute con Alfredo Ferraro, alle quali anche noi abbiamo preso parte:

Fu nel dicembre del 1996 che squillò il telefono: all'altro capo Ferraro mi proponeva un incontro. Andai incuriosita a casa sua, dove venni informata che stava cercando un medium a Genova in quanto l'Entità Camilla del Cerchio Exodus di Roma glielo aveva consigliato. La sua scelta, dopo accurata analisi, cadde su di me. Salto tutto quanto portò Ferraro a scegliermi e arrivo alla “conclusione inattesa e incredibile” del testo inizialmente citato. La prima constatazione che mi viene spontanea rileggendo il testo a pag, 292 è che il Ferraro è bravissimo a dire quel che gli interessa e ad omettere quello che non gli fa comodo. Il principe Mino Centurione Scotto non poteva stupirlo superando la riluttanza nei confronti dei fenomeni medianici per alcune ragioni. La prima è che era abituato alle sedute fin da tenera età, in secondo luogo fu il Ferraro che lo incuriosì. Con la scusa di fare gli auguri di Natale al principe, gli disse di aver trovato una medium che forse sarebbe stata in grado di risolvere alcune lacune relative alla mancata manifestazione del fratello Vittorio e in questo caso appare normale che una persona anziana desideri cercare una conferma che esiste vita oltre la morte per cui nulla di “sbalorditivo” come vuol far credere il Ferraro. Una ragione importante e omessa dell'invito fatto dal Ferraro a Centurione Scotto fu che in una seduta precedente a quella a cui avrebbe partecipato il principe, le “entità” dissero che avrebbero voluto concludere la Storia di Millesimo. Ebbi quindi tutto il tempo per captare, anche involontariamente, informazioni semplici, dovute al gran parlare che si faceva dell'evento, del resto cose complicate non sarebbero state necessarie.

Veniamo quindi alla prima seduta [2]:

Iniziare una seduta scrivendo: E. B.- Villa Rosa non significa nulla e viene detto dal Ferraro stesso, ma si noti con quanto “amore” mi si dà dell'ignorante dicendo: “quella sensitiva era completamente digiuna in fatto di fenomenologia sia storica sia moderna- È subito emerso quanto la situazione fosse eccezionale” Eccezionale perché? Perché mi si reputa oltre che stupida pure sorda? Ed ancora: cito testualmente: “La prima domanda che spontaneamente ho posto, è stata: Perché Vittorio Centurione Scotto non si è mai manifestato a Millesimo?”. La risposta immediata fu: “C'era qualcuno che non avrebbe dovuto sapere qualcosa, ecc.”. È disarmante notare la pompa che viene data ad una così semplice ovvia risposta!

Continuo a citare dal testo: E io: “Sei tu Vittorio, che parli in prima persona?” e il sedicente lui: “Sissignore, mi è difficile. E' tutto molto distante sono in attesa di energie”. La risposta Sissignore non può avere nessun valore, ovvio che trattandosi di militare morto in volo per una esercitazione, dovendolo io drammatizzare era necessario un termine militare in risposta, che tutto fosse difficile e distante visto che si presume sia un morto che debba essere fatto parlare è scontato che non possa essere altrimenti che così.
Il fatto privato al quale accenna Ferraro, di così grande valore è: “L'hai confortata la Negretti?” Chi ha per qualsiasi motivo dovuto interessarsi anche sommariamente alla storia di Millesimo e alle vicende personali del povero Vittorio, sicuramente ha saputo della storia d'amore che l'ha coinvolto con la scrittrice Liala. Non amo particolarmente Liala, anzi non mi è mai piaciuto il suo modo di scrivere e nulla ho letto di suo, però ho sempre saputo che lo pseudonimo Liala era usato da Liliana Negretti Cambiasi Odescalchi che imperversava ai tempi della gioventù di mia madre e che come ogni altra giovane sua contemporanea, possedeva almeno una copia di una scrittrice imposta al pubblico dalla celebrità e dalla potenza di un D'Annunzio che ancora oggi ci obbligano a studiare.

Vediamo ora cosa dice la medium pentita a proposito della materializzazione del modellino di idrovolante:
Dell'episodio dell'idrovolante non vi è nulla da dire se non che essendo quel fenomeno avvenuto al buio e, considerando l'ambiente in cui nascono queste cose, può essere stato chiunque ad appoggiarmelo in grembo e a ricavarne altra fonte di interesse. Certamente non potevo sapere che il Capitano Vittorio conducesse un idrovolante Macchi Castoldi, poiché nel '26 non c'ero e non ho nemmeno conoscenze circa i vari modelli adottati dall'aeronautica militare. Più facile è per chi ha avuto un padre morto in volo e abbia egli stesso svolto il servizio militare in quell'arma in tempi remoti.
Le mie accuse sono sicuramente pesanti e provocheranno un certo tipo di fermento e forse anche di dolore, ma non riesco più a celare queste cose, mi parrebbe di compiere una omissione di soccorso. Quello che desidero sia chiaro è che ho tentato in ogni modo di affrontare il discorso, di aprire una discussione, di capire qualcosa di più, ma mi è stato impedito additandomi come squilibrata, pazza furiosa, una che non capisce niente, che crea effetti devastanti e tanto altro si potrebbe dire.
In tutta sincerità ci aspettavamo qualcosa di meglio. Il tentativo da parte di “Anna” di far ricadere su altri (e in modo particolare su Ferraro, visto che chi “ha avuto un padre morto in volo, ecc.” è proprio lui) la responsabilità dell'apparizione del modellino non ci sembra molto convincente. Come abbiamo già espresso nel precedente resoconto la principale indiziata rimane pur sempre lei.
Nonostante sia pentita, o forse semplicemente volendo apparire tale, “Anna” non si lascia però sfuggire l'occasione di creare qualche dubbio circa le sue effettive capacità divinatorie, facendo riferimento alla sua presunta previsione della morte del principe Mino Centurione Scotto. La precisione con cui lei avrebbe previsto tale decesso è tutta da dimostrare, comunque, in ogni caso, non è molto difficile prevedere la sorte di un ultranovantenne ricoverato in ospedale con gravi problemi di salute:
Resta fermo un punto, il più importante almeno per me. Fra le tante cose contestabili ne ho avute altre che non riesco a smontare, ma che nessuno si è preoccupato d'aiutarmi a capire. Una di queste è la modalità di come sia avvenuta la previsione non solo del giorno ma anche del minuto della morte di Mino Centurione Scotto. Quell'episodio nel suo insieme mi ha lasciato veramente tanti perché irrisolti. Sicuramente una spiegazione logica ci deve essere e non può essere attribuita solamente al caso perché sarebbe estremamente riduttivo. Quello che mi piacerebbe sinceramente sarebbe di trovare un qualcuno che al di fuori di ogni necessità, vuoi di guadagno, vuoi di celebrità mi aiutasse a scoprire il mistero, a ridurlo ad un qualcosa di dimostrato e così che finalmente possa iniziare a vivere in equilibrio con me stessa, sicura di aver giocato, di aver capito di giocare e delle motivazioni che mi hanno spinto al gioco.
La prima lettera di “Anna” si conclude con una dichiarazione esplicita di volontà a collaborare da parte sua:
Vi ringrazio ancora dell'attenzione, se vi servono altre informazioni sarò pronta a fornirvele e a collaborare nella speranza che altri sappiano che cadere in queste trappole può essere estremamente pericoloso e che il pericolo estremo è rappresentato dalla solitudine, dall'abbandono e dalla disistima che viene offerta come moneta di pagamento, che giorno dopo giorno diventa una eco che prende posto nella mente, che opprime e può anche portare a compiere gesti insani. Grazie ancora
Accogliendo il suo invito a richiedere ulteriori informazioni, la redazione di S&P inviò ad “Anna” la seguente lettera:
Dal resoconto delle sedute scritto dai nostri collaboratori Fuso e Torre, risulta che fin dall'inizio della seduta del 15 marzo 97 Lei annunciò, per bocca delle presunte entità, un imminente regalo, inoltre, come è confermato anche dal libro di Ferraro, fu proprio Lei a consegnare il modello di idrovolante al principe Mino Centurione Scotto, dicendo: “Tieni... te lo manda la mamma”. Ora, se come Lei sostiene nella Sua lettera, l'artefice della comparsa del modellino fu lo stesso Ferraro, come si spiegano questi fatti? Ci risulta altresì che, oltre a consegnare il modellino al principe, Lei abbia consegnato una fotografia allo stesso Ferraro. Di chi fu l'iniziativa di quest'altra presunta materializzazione? Inoltre, dato che come CICAP siamo particolarmente interessati allo studio dei fenomeni fisici, potrebbe fornirci qualche chiarimento circa il “rito del braccio e della cenere” che Lei stessa ha ripetutamente realizzato durante le sedute?
Infine, i nostri collaboratori Fuso e Torre, mi avevano riferito di aver saputo che in talune occasioni (ma non in loro presenza) Lei era stata protagonista di curiosi fenomeni di luminescenza. Ci piacerebbe saperne di più anche su questi aspetti.
Certo di una Sua cortese risposta, La ringrazio ancora per la collaborazione e Le porgo i miei più cordiali saluti.
Massimo Polidoro

L'8 dicembre 1999, “Anna” risponde alle nostre domande con una seconda lettera.
Egregio Dottor Polidoro,
rispondo molto volentieri e senza alcuna difficoltà alle domande da Lei poste nella mail del 3.12.1999. Prima però mi permetta una precisazione.
Non ho affermato che “l'artefice della comparsa del modellino fu lo stesso Ferraro” come lei scrive, ho invece affermato che essendo quell'episodio avvenuto al buio chiunque poteva avermelo posto in grembo. Vari indizi, ma pur sempre indizi, non prove, porterebbero a concludere che avendo il Ferraro svolto servizio militare nell'aeronautica, ed essendo figlio di un aviatore, poteva avere le necessarie conoscenze in fatto di modelli di aerei adottati dall'aviazione. Resta comunque solo un fatto indiziario, in quanto in quelle condizioni, chiunque fosse stato vicino a me, poteva compiere quell'azione. Dirvi che non sono stata io non mi scagiona del tutto, semmai è utile considerare che quella particolare marca, la Macchi Castoldi, è sconosciuta alla gente comune che non ha la passione del collezionismo e soprattutto è difficilissimo venire in possesso di quella informazione poiché non é riportata da alcuna parte né nelle edizioni precedenti del Ferraro né nei necrologi apparsi sul “Il Secolo XIX” all'epoca della morte di Vittorio Centurione Scotto. Questo porta semmai a considerare quanto i pregiudizi non aiutino ad appurare la verità e la superficialità, adottata per delle considerazioni che dovrebbero essere più serie, porta immancabilmente fuori strada.
Il fatto che le presunte entità abbiano annunciato “un imminente regalo” non significa che nelle intenzioni delle presunte il regalo fosse proprio quello, magari era altro che è stato repentinamente bloccato a causa del nuovo evento occorso. Dire “Tieni: te lo manda la mamma” è dovuto semplicemente alle circostanze e ad una capacità di gestire repentinamente gli avvenimenti. Già Le scrissi che ho avuto la possibilità di esercitarmi per anni ad osservare le situazioni e a renderle a mio favore e questa affermazione, anche se poco ricalcata, riveste un importantissimo valore.
Vede, caro Dottore, gli illusionisti passano molto tempo ad esercitarsi per fare in modo che un effetto ottico appaia come magico e il medium fa altrettanto, ovvero si esercita ad osservare le situazioni e a renderle magiche.
Quando ho sentito, tramite il tatto, di avere un modellino d'aereo nelle mani, e sapendo che Luisa Centurione Scotto, era morta suicida a causa delle emozioni, non ultime quelle provocate dalla ricerca del figlio defunto tramite le sedute, ho sommato il tutto e la cosa più logica era quella di consegnare, qualsiasi esso fosse stato, il modello a Mino Centurione Scotto, dicendogli che era la madre a mandarglielo, oltretutto sapendo benissimo che questo fatto avrebbe esercitato una notevole pressione psicologica su Mino che era legatissimo alla madre.
Tutto il resto ha contribuito poi a creare il caso “clamoroso”, esprimendo con quanta superficialità si affrontino le cose da una parte e dall'altra.
Successivamente “Anna” risponde alla domanda sulle presunte luminescenze che le sono state attribuite da diversi testimoni. Anche in questa circostanza nega il trucco, lasciando nuovamente trapelare il dubbio sul possesso di effettive capacità straordinarie o su una poco probabile allucinazione collettiva dei testimoni:
Sulle luminescenze ho pochissimo da dire. Quel caso capitò una sola volta agli inizi degli anni 90 e presso il cerchio Ifior di Genova. Mi venne detto che ero diventata tutta luminosa, ma, benché questa luminosità dicessero di vederla in molti, io non la notai. Guardai bene, anche allo specchio, ma non vidi assolutamente nulla, tanto che uno dei partecipanti, per farmi capire di cosa si trattava, mi disse che ero luminosa come le lancette dell'orologio al buio, me le mostrò, ma io non vidi quanto loro affermavano; probabilmente fu solo una allucinazione collettiva. Il “fenomeno” non si ripeté mai più.
Infine “Anna” illustra il suo punto di vista sull'esperimento della cenere:
Ed ora rispondo alla divertente questione del braccio.
Tutto risale alla seduta con il sensitivo Lino della quale Fuso ha redatto un articolo [4] che purtroppo posso considerare come pregiudizievole, in quanto, pur essendoci contenute delle verità, quello che Fuso afferma non è basato su alcuna prova, ma solo su delle supposizioni che sono e restano pur sempre degli indizi. La prego di consentirmi questo appunto che non rivolgo come critica sterile o con tono polemico, ma semplicemente perché ritengo che alcuni atteggiamenti debbano essere assolutamente modificati, se si vuole arrivare a dare una dimostrazione bella, pulita, senza alcune sbavature che lasciano indiscutibilmente spazio al virus del dubbio con la conseguente proliferazione della suggestione.
Mi accorsi che il fenomeno presentato da Lino era di uno squallore indecente, mi scandalizzò vedere l'entusiasmo di Ferraro e di chiunque cercasse qualcosa da poter raccontare ammantandolo di mistero. Vidi benissimo che le scritte erano tracciate sommariamente da un dito usato come penna e che doveva essere stato intriso in qualcosa. Notai anche che le scritte avevano lo stesso tratto calligrafico di Lino. Infine notai anche la necessità del sensitivo di recarsi al bagno per eseguire i lavaggi necessari. Mi stupii che Fuso non lo seguisse per controllarlo, ma conclusi che forse lo stava lasciando fare per vedere fino a che punto arrivasse il sensitivo. Personalmente non ero d'accordo con questo atteggiamento, intuivo che avrebbe lasciato dei buchi oscuri e delle possibilità di racconto soggettivo sia per una parte che per l'altra.
Come andò quella seduta é raccontato ampiamente da Fuso che comunque fraintese il mio dire. Quando mi rivolsi a Lino dicendogli: “vedrai che non avrai problemi fisici e starai bene” intendevo fargli capire implicitamente che sapevo trattarsi di un trucco squallido e quel trucco in modo particolare non gli avrebbe potuto procurare malesseri fisici. In seguito chiesi al Ferraro di non occuparsi di quel caso, ma lui ne era entusiasta e voleva sventolare la cosa ai sette venti, forse addirittura scrivere un libro.
Come è già stato già scritto nell'articolo “Lo spirito che scrive”4, chi di noi era presente (Fuso) all'esibizione del sensitivo Lino era solo un osservatore e si riproponeva semmai di compiere indagini e di adottare idonee precauzioni solamente in un secondo tempo. Circa il senso che “Anna” attribuisce alla frase da lei rivolta a Lino, è lecito avanzare dei dubbi. Quella sera appariva evidente una chiara complicità tra i due sedicenti sensitivi.
Decisi allora di capire fino a che punto arriva l'ingenuità umana e misi in piedi il nuovo gioco che mi avrebbe tenuta occupata per un poco.
Considerai che una materia grassa, trasparente, apposta sulla pelle, potesse essere un ottimo sistema per simulare il fenomeno. Così inizia a cercare in bagno le sostanze giuste: burro di cacao e creme di bellezza potevano andare benissimo, non l'uso delle dita che avrebbero lasciato segni evidenti e troppo grossolani. Scoprì che all'uso andava benissimo uno stuzzicadenti intriso nelle creme ed usato come penna. Poi lo stuzzicadenti venne sostituito dalle unghie che avevo lasciato crescere e che mi permettevano di nascondere sotto di esse una buona quantità di crema pronta per l'uso.
Quando toccò a me dare dimostrazione, Fuso mi lavò il braccio ripetutamente, lo strofinò con la trielina o con la benzina, ora non ricordo, ma le unghie non le guardò nemmeno. Avvenne quindi che rimanendo in attesa, fuori dalla stanza, insieme ad Irene Torre, mi mettessi le braccia incrociate dietro il busto potendo così tracciare quella famosa A. Sarebbe stato semplice scoprire facilmente l'inganno, ma a nessuno interessò. E' importante cercare di capirne il perché. A mio avviso, ed esprimo solo una opinione, non c'è l'interesse giusto, questo porta a diventare superficiali ambo le parti che di conseguenza annebbiano i risultati e allontanano la vera ricerca.
Può anche darsi che le cose siano andate effettivamente come “Anna” descrive. Come abbiamo già detto nel precedente resoconto2 la figura apparsa sul braccio di “Anna” appariva con maggiore probabilità il residuo di una scritta precedente. Comunque è interessante la completa ammissione del trucco da parte di Anna e la sua volontà di far passare tutti i presenti come poveri ingenui sprovveduti.
È anche interessante ciò che “Anna” afferma in conclusione della sua lettera:
Desidero dire ancora una cosa: all'inizio di quest'anno trovai un libro d'illusionismo stampato nel 1999 in prima edizione dove era illustrato il trucco del braccio in modo semplice e chiaro. Mostrai ad Alfredo Ferraro il testo, lo guardò attentamente e lo richiuse. La cosa non gli interessava.
Per concludere, se possiamo esprimere un giudizio sulla confessione di “Anna”, il suo pentimento non ci appare del tutto sincero. In tutto quello che ha scritto appare costantemente il tentativo di difendere se stessa (comprensibilmente) e, soprattutto, di gettare discredito sui membri del Cerchio da lei gestito. Anzi, più che la volontà di aprire gli occhi a future possibili vittime di imbrogli, sembra proprio che il motivo principale della sua inattesa conversione sia un malcelato spirito di vendetta. Non vorremmo apparire maliziosi, ma dipenderà per caso dal fatto che il Cerchio “Ergon” ha da tempo adottato un'altra medium?

Silvano Fuso
Chimico-fisico, dottore di ricerca in scienze chimiche, docente di chimica, segretario del CICAP-Liguria e coordinatore del Gruppo-Scuola del CICAP
Irene Torre Architetto. È docente di “tecnologie e disegno” e tesoriere del CICAP-Liguria

Note
1) L'episodio è ampiamente descritto in: M. Polidoro, Viaggio tra gli spiriti, SugarCo, Carnago (Va) 1995;
2) S. Fuso e I. Torre, “Una medium al microscopio”, Scienza & Paranormale n. 21, anno VI, 1998. Si veda anche la rubrica “Forum” del n. 24, anno VII, 1999, in cui i due autori rispondono a una lettera di “Anna” adirata per la pubblicazione del precedente articolo;
3) A. Ferraro, I misteri del castello di Millesimo: un'incredibile storia vera di medianità, MEB, Padova 1997;
4) S. Fuso, “Lo spirito che scrive”, Scienza & Paranormale n. 18, anno VI, 1998.

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