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URGENZA DELLA STAMPA CATTOLICA PER LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

San Massimiliano Maria Kolbe

Sintesi di una conferenza del 1921 sull’importanza della buona stampa cattolica

Cento anni fa, quando erano ancora pochi quelli che sapevano leggere, Napoleone affermava giustamente: «La stampa è la quinta potenza del mondo». Ci sono persone che hanno compreso molto bene l’importanza della stampa e la usano per distruggere la Chiesa Cattolica. Noi dobbiamo usare la buona stampa cattolica per convertire i peccatori, perché proprio utilizzando la stampa c’è chi opera per distruggere ogni religione, specialmente quella cristiana.
P. Abel, gesuita, noto apostolo di Vienna, ci presenta nel seguente esempio assai eloquente, la devastazione della cattiva stampa. Una volta egli fu chiamato presso un ammalato. Dopo aver scorto il sacerdote, il moribondo gli indicò una intera catasta di giornali ammucchiati in un angolo della stanza e prese a narrargli la propria storia: «Guardi, padre, quello è il più grande nemico della mia vita. Ho avuto dei pii genitori, che mi hanno educato bene, tanto che anche durante gli studi universitari rimasi un buon cattolico. Dal momento in cui diventai medico, credetti opportuno abbo­narmi ad una cosiddetta pubblicazione per il ceto intellettuale. Nelle prime quattordici settimane mi irrita­rono i continui assalti che questo quotidiano sferrava contro la mia fe­de, ma in seguito divenni indifferente e al termine di un anno avevo abbandonato tutte le pratiche religiose ed ero divenuto miscredente e lo sono stato proprio fino a questo momento, nel quale la Grazia Divina sta ravvivando nuovamente la mia fede». Non diversamente agisce la stampa anche tra il popolo.

É tempo ormai, e il più opportuno, che si attui questo cambiamento. Il primo passo per intraprendere tale cambiamento, tuttavia, è un riso­luto boicottaggio della stampa cattiva; successivamente l’appoggio a quel­la buona. Sono amare, a questo proposito, le parole di Wetzel: «La stampa atea non avrebbe mai raggiunto un incremento di questo genere se milioni di cattolici non avessero dato il loro appoggio con l’abbonamento o anche con la collaborazione diretta alle riviste e ai quotidiani ostili alla Chiesa e cosiddetti indipendenti».

Di queste cose parla il vescovo Zwerger (1884): «Chi spende denaro per la stampa cattiva combatte contro la Chiesa e non può chiamarsi vero cattolico»; mentre il vescovo di Magonza, Ketteler, si spinge oltre e dichiara che, «chi è indifferente nei confronti della stampa, non ha il diritto di chiamarsi figlio fedele della Chiesa».

Il Cardinale Nagl scrive nel 1911: «É dovere di ogni cattolico schie­rarsi in difesa della stampa cattolica e sostenerla con la preghiera, con la parola e con l’apostolato». Durante il congresso dei giornalisti cattolici, svoltosi nel 1910, l’arcivescovo di Saragozza [mons. Giovanni Soldevila y Romero] non esitava ad affermare: «Ci sono molti cattolici ricchi che adoperano le loro ricchezze per fondare nuove chiese e conventi, o per adornarle di quadri di Santi. Indubbiamente è una cosa bellissima! Ma, purtroppo, una disgrazia può distruggere tutto questo, mentre i frutti di un buon giornale quotidiano sono semplicemente indistruttibili. Non sarebbe meglio, quindi, fondare dei quotidiani cattolici a grande tiratura per il bene del popolo? Al giorno d’oggi un quotidiano è un cannone che spa­ra rapidamente. Dio vuole cosi!».
Su questo problema i Pontefici non sono di opinione diversa.
Già Papa Pio IX affermava: «É dovere santo di ogni cattolico sostenere la stampa e diffonderla in mezzo al popolo. La buona stampa è l’opera più utile, che semina immensi meriti»; e Leone XIII: «La stampa cattiva ha rovinato la società cristiana, perciò è necessario contrapporre ad essa una stampa buona. I cattolici non devono stancarsi nel lavorare a van­taggio della loro buona stampa, tenendo presente che la buona stampa è una missione continua».

Parlando poi (il 21 febbraio 1879) ai redattori cattolici, affermava: «Siamo convinti che i nostri tempi esigono proprio questi mezzi (le pubblicazioni cattoliche) ed energici difensori... Gli uo­mini della sovversione si sono sforzati di diffondere in mezzo al popolo tutta una serie di quotidiani, il cui scopo principale è di contestare i principi delle verità di fede, di diffamare la Chiesa e di inculcare funeste convinzioni nelle anime... Ma poiché la pubblicazione di giornali quo­tidiani è riconosciuta come il mezzo principale per questa azione nei nostri tempi, di conseguenza gli scrittori cattolici hanno oggi il dovere principale di trasformare questo mezzo di cui i nemici si servono per mandare in rovina la società e la Chiesa in mezzo di salvezza per il popolo e utilizzarlo per gli scopi di difesa della Chiesa».

Il Papa Pio X scriveva nel 1905 ai vescovi messicani: «A pro­posito dei quotidiani e dei giornali, vorrei convincere una volta per tut­te coloro che riflettono realisticamente, che bisogna impegnarsi con tutte le forze a far sì che i cattolici abbiano tra le mani soltanto riviste e gior­nali veramente cattolici. Al giorno d’oggi questo è, secondo il mio pa­rere, il problema più importante».

Nel 1908, poi, parlando nel corso di un’udienza ad ecclesiastici, si espresse ancor più energicamente: «Né il popolo né il clero si rendono conto dell’importanza della stampa. Dicono che in passato la stampa non esisteva, e non comprendono che i tempi sono cambiati. É cosa buona edificare Chiese, predicare, fondare missioni e scuole, ma tutte queste fatiche saranno vane se trascuriamo l’arma più importante dei no­stri tempi, vale a dire la stampa».

E il Cardinale di Pisa [Pietro Maffi] aggiunge: «Voi fate le vostre pre­diche alla domenica, mentre i giornali le fanno ogni giorno, ogni ora. Voi parlate ai fedeli in chiesa, mentre il giornale li segue in casa. Voi parlate mezz’ora, oppure un’ora, mentre il giornale non desiste mai dal parlare».

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