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IL DIGIUNO CI CONDURRÀ AD UNA NUOVA LIBERTA’ DEL CUORE E DELLA MENTE

IL DIGIUNO CI CONDURRÀ
AD UNA NUOVA LIBERTA’ DEL CUORE E DELLA MENTE
Terza parte
 
Per prima cosa, Maria ci chiama alla preghiera: cioè all’unione con Dio, e poi al digiuno: vale a dire alla liberazione del nostro cuore dai bisogni che lo legano alle cose materiali. In questo modo il digiuno ci condurrà ad una nuova libertà del cuore e della mente. Il digiuno è una chiamata alla conversione del nostro corpo. In altre parole, è il processo attraverso il quale diventiamo liberi ed indipendenti dalle cose materiali. Liberandoci dalle cose esteriori, ci liberiano anche dalle passioni che incatenano la nostra vita interiore. Questa nuova libertà farà spazio dentro di noi a nuovi valori. Quindi, il digiuno ci affranca da una certa schiavitù e ci rende liberi di gustare la vera felicità.
 
UN’ESPERIENZA ATTUALE.
A conferma di quanto detto finora, voglio riportare la testimonianza di un pellegrino di Medjugorje, così come mi è stata resa. “Avevo iniziato a digiunare perché lo facevano mia moglie ed i miei figli; non volevo che mia moglie dovesse cucinare per me solo. All’inizio, non accadde nulla di importante. Sapevo di essere distratto nelle mie preghiere. Ascoltavo la Parola di Dio, ma non provavo alcun miglioramento sensibile e non avevo la sensazione di cambiare sotto la sua influenza. L’ascoltavo e poi mi occupavo dei miei affari, senza che nulla in me cambiasse. Un giorno però sentii la necessità di rivedere il mio modo di pregare. Senz’altro questo mio cambiamento è stato il risultato della riflessione silenziosa che si verificava in me durante il giorno in cui digiunavo. All’inizio, ero in costante lotta con il mio bisogno di mangiare e di bere e finivo per rimandare la preghiera alla mattina successiva. Una volta, accadde qualcosa che mi dimostrò chiaramente l’efficacia della preghiera sostenuta dal digiuno. Per lungo tempo sono stato in cattivi rapporti con mio fratello e mi ero abituato a questa situazione. Non ci rivolgevamo la parola e non mi importava che le nostre mogli e i nostri figli non si conoscessero nemmeno. Circa un anno dopo che avevo cominciato a digiunare mi sono reso conto che quella situazione mi procurava amarezza e mi rendeva inquieto. Continuai a pregare ed a digiunare. Così, una mattina, ho avuto la straordinaria sensazione di essere alleggerito di un peso. Sono andato da mio fratello e ho chiesto perdono. Anche lui era ben disposto nei miei confronti. Che Dio sia ringraziato, perché ora viviamo come due veri fratelli! In questo momento, questa è la cosa più importante per me”.
 
È NECESSARIO UN RADICALE RITORNO A DIO
Leggendo questa testimonianza, notiamo che il digiuno è stato di aiuto a quest’uomo per ritrovare di nuovo se stesso e riesaminare il suo rapporto con Dio e con gli altri. Appena la sua preghiera ha cominciato a dare frutti nel suo cuore, egli non ha dovuto attendere molto perché il suo nuovo rapporto con Dio sfociasse in un rinnovato rapporto con suo fratello.
Questo esempio prova molto bene come le azioni cattive di un uomo possano causargli cecità! E necessario un deciso e radicale ritorno a Dio per cambiare l’atteggiamento del nostro cuore e della nostra mente. E il digiuno facilita questo ritorno. Tutto questo dimostra che il digiuno non è fine a sé stesso, ma diventa necessario per avanzare nella conversione: facendoci progredire non solo sul piano della fede, ma anche su quello sociale.
 
IL DIGIUNO CI ASSICURA UNA FORZA DINAMICA
Non è possibile un radicale ritorno a Dio senza la preghiera, la quale cresce di qualità e diventa libera quando si unisce al digiuno. Se siamo convinti che la Vergine Maria chiede a ciascuno di noi di essere il suo “portavoce” in questo mondo ateo, dobbiamo digiunare con il cuore così che questo digiuno ci assicurerà una forza dinamica. Quando iniziamo a considerare noi stessi i padroni della vita e del mondo, ed a comportarci come tali, come se non avessimo alcun bisogno di Dio, mettiamo in evidenza i segni premonitori dell’ateismo. Il digiuno rappresenta il modo migliore per evidenziare queste predisposizioni negative del nostro cuore, esso ci aiuta a scoprire che dipendiamo dalla volontà di Dio, a comprenderla meglio e, di conseguenza, a comprendere meglio noi stessi.
Parlando del digiuno, L. Rupcic ha affermato: “ La ragione ed il valore fondamentale del digiuno deve essere al servizio della fede. E’ un mezzo semplice che permette all’uomo di dimostrare, rafforzare e dare stabilità al proprio autocontrollo. Il digiuno è la garanzia del suo abbandono a Dio, in una fede vera e sincera. Fino a quando!’ uomo non è ancora padrone di sé stesso (e dei suoi sensi) non può abbandonarsi completamente nelle mani di Dio”.
Sappiamo come Gesù, nel Vangelo, chiede di pregare sempre, senza stancarsi. Purtroppo, giorno dopo giorno, troviamo delle scuse e diciamo che non abbiamo tempo per pregare, o che il ritmo della nostra vita è tale da non permetterci di farlo. Il problema, però, non è nel fatto se abbiamo o meno il tempo di pregare. Piuttosto, se sentiamo il desiderio, la necessità di Dio, di incontrarLo nella preghiera. Più abbiamo e più vogliamo avere; meno spazio abbiamo per Dio e meno tempo troviamo per la preghiera. In questo modo, nella realtà quotidiana, diventiamo sempre di più atei. Pertanto crediamo di poter risolvere tutti i nostri problemi, solo possedendo sempre più cose materiali, cibo e bevande migliori. Questo tipo di comportamento e queste convinzioni escludono la possibilità e la necessità della preghiera. Il digiuno ha, come conseguenza particolare, quella di collocare le cose in una giusta prospettiva; perché solo digiunando arriveremo a capire realmente noi stessi, e a considerare la realtà che ci circonda, sotto un’ottica diversa. Scopriremo così di non essere autosufficienti e che il possedere anche l’intero pianeta non può soddisfare le necessità più profonde del nostro cuore. In questo modo, troveremo altri fini, altri scopi, altri bisogni che, sovrapponendosi alle necessità materiali, ci guideranno lungo il cammino che va incontro al Signore!
La prima beatitudine: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”, può essere tradotta in un altro modo: “Beati coloro che desiderano Dio”. Una persona che crede di essere autosufficiente e di non aver bisogno di nulla, se non di una costante gratificazione di sé stesso, non è una persona povera dinanzi a Dio! Ciò significa che, vivendo nella convinzione di non aver bisogno di Dio, non si pone neanche il problema della preghiera!
Solo attraverso il digiuno, questa convinzione lentamente cade, e avvertiamo sempre di più la necessità di pregare, vale a dire, diventiamo sempre più aperti al nostro incontro con Dio.
Per questa ragione, possiamo affermare che il digiuno non può essere sostituito, anzi è indispensabile! Abbiamo bisogno di digiunare per poter crescere nella preghiera e soprattutto per poter crescere nella preghiera del cuore. In conclusione, preghiamo più facilmente quando digiuniamo e digiuniamo meglio quando preghiamo. Un vecchio proverbio dice: “Uno stomaco pieno non ama studiare”. Il suo significato non viene alterato se lo trasformiamo in: “Uno stomaco pieno non ama pregare”.
Il vuoto fisico provocato dal digiuno ci aiuta a comprendere il nostro vuoto spirituale ed il nostro bisogno di Dio!
Il profondo desiderio del Signore non è in contrasto con la dignità umana, ma al contrario la valorizza.
Digiunando arriviamo a comprendere la nostra dipendenza non dai beni materiali ma da Dio, una dipendenza che non ci rende schiavi, ma, che piuttosto, ci libera! Siamo stati creati da Dio ed Egli è sempre presente in noi. Ci sentiamo bene quando stiamo insieme a Lui come amici, come soci, che si riuniscono per la definizione di un contratto.
Se il cuore diventa anche umile, sarà più facile ascoltare la Parola di Dio ed avere la sua amicizia. Sarà più semplice persino incontrare gli altri; questa è la via che porta alla felicità! La vera felicità non è nei valori superficiali, ma è da ricercare nella pace interiore, attraverso la quale l’uomo può vincere ogni difficoltà e situazione spiacevole!
 

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