FEDELTÀ ALLA DOTTRINA

Scritto il 25 Giugno 2009.(prima parte)Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”(Mt 24,35)Il Concilio Vaticano I afferma: “La dottrina della Fede che Dio ha rivelato, non è stata proposta all’intelligenza umana come un sistema filosofico da perfezionare, ma, come un divino deposito, è stata affidata alla Chiesa, sposa di Cristo, perché la custodisca fedelmente e infallibilmente la proclami. In conseguenza il senso dei sacri dogmi che deve essere sempre conservato è quello che la santa madre Chiesa ha determinato una volta per tutte e non bisogna mai allontanarsi da esso sotto il pretesto e in nome di un’intelligenza più profonda. Crescano quindi e progrediscano largamente e intensamente, per ciascuno come per tutti, per un sol uomo come per tutta, la Chiesa, l’ intelligenza, la scienza, la sapienza secondo i ritmi propri a ciascuna generazione a ciascun tempo, ma esclusivamente nel loro ordine, nella stessa credenza, nello stesso senso e nello stesso pensiero”.Con queste parole è detto a chiare note che le verità di fede non possono cambiare con il variare dei tempi e delle situazioni, ma rimanendo nella loro integrità, possono essere conosciute più profondamente e possono essere espresse in maniera più comprensibile agli uomini di una determinata epoca o di una determinata cultura. È quello che ha voluto fare il Concilio Vaticano II.Questo Concilio è stato un dono eccelso dello Spirito Santo ed è sgorgato dal cuore umile ed evangelicamente semplice del Papa buono, Giovanni XXIII.“II prossimo concilio, pertanto, si riunisce felicemente ed in un momento in cui la Chiesa avverte più vivo il desiderio di fortificare la sua fede e di rimirarsi nella propria stupenda unità; come pure sente più urgente il dovere di dare maggiore efficienza alla sua vitalità e di promuovere la santificazione dei suoi membri, la diffusione della verità rivelata, il consolidamento delle sue strutture. Sarà questa una dimostrazione della Chiesa sempre vivente, sempre giovane, che sente il ritmo del tempo, che in ogni secolo si orna di nuovo splendore, irraggia nuove luci, attua nuove conquiste, pur restando sempre identica a se stessa fedele all’immagine divina impressa sul volto dallo Sposo, che l’ama e protegge, Cristo Gesù” (Giovanni XXIII, Indizione del Concilio 25.12.1961).I documenti conciliari sono la conferma di un lavoro assiduo, svolto sotto la guida dello Spirito Santo che vuole accostarsi all’uomo moderno perchè anch’esso veda in Gesù l’unico salvatore capace di rispondere agli angosciosi problemi dell’esistenza.Purtroppo, dopo il Concilio, alcuni, interpretando male il necessario aggiornamento ed il benevolo atteggiamento verso il pensiero moderno allo scopo di aprirlo alla luce della Rivelazione, hanno prodotto un grave disorientamento.Paolo VI nel discorso al Seminario lombardo in Roma il 7 dicembre 1968 disse: “La Chiesa si trova in un’ora inquieta d’autocritica, si direbbe meglio, d’auto distruzione. È come un rivolgimento acuto e complesso che nessuno si sarebbe atteso dopo il Concilio. La Chiesa viene quasi colpita in se stessa”. E nel celebre discorso del 30 giugno 1972 afferma di avere la sensazione che “da qualche parte sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio… Anche nella Chiesa regna questo stato d’incertezza. Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio”.Nel discorso del 18 luglio 1975, con dolore metteva in evidenza che la Chiesa era duramente provata non tanto dagli assalti esterni, ma dall’interiore dissoluzione e con commossa, veemente commozione ingiungeva: “Basta con il dissenso interiore alla Chiesa. Basta con una disgregatrice interpretazione del pluralismo. Basta con l’autolesione dei cattolici alla loro indispensabile coesione. Basta con la disobbedienza qualificata come libertà”.Lo stato di smarrimento è attestato anche da Giovanni Paolo II che in occasione di un convegno per le missioni al popolo descrisse in questi termini la situazione della Chiesa: “Bisogna ammettere realisticamente e con profonda e sofferta sensibilità che i cristiani oggi, in gran parte, si sentono confusi, smarriti, perplessi e perfino delusi, si sono sparse a piene mani idee contrastanti con la Verità rivelata e da sempre insegnata; si sono propalate vere e proprie eresie in campo dogmatico e morale, creando dubbi, confusioni, ribellioni, si è manomessa la Liturgia, immersi nel relativismo intellettuale e morale, e perciò nel permissivismo. I cristiani sono tentati dall’ateismo, dall’agnosticismo, dall’illuminismo vagamente moralistico, da un cristianesimo sociologico, senza dogmi definiti e senza morale oggettiva”.E di recente (28.6.2003), nell’esortazione apostolica “Ecclesia in Europa, scrive; “Alla radice dello smarrimento della speranza sta il tentativo di far prevalere un’antropologia senza Dio, senza Cristo… non c’è da stupirsi se in questo contesto si è aperto un vastissimo spazio per il libero sviluppo del nichilismo in campo filosofico, del relativismo in campo della gnoseologico e morale, del pragmatismo e finanche dell’edonismo cinico nella vita quotidiana. La cultura europea dà l’impressione di apostasia silenziosa da parte dell’uomo sazio che vive come se Dio non esistesse”.Il grande filosofo cristiano, Jacques Maritain, cosi descrive la situazione: “Tenendo presente la febbre neo modernista, molto contagiosa almeno nei circoli detti intellettuali tale che il modernismo dei tempi di Pio X non appare al confronto che un modesto raffreddore da fieno, e che trova espressione soprattutto presso i pensatori più spinti fra i nostri fratelli protestanti, ma è attiva anche presso pensatori cattolici ugualmente d’avanguardia. Questa descrizione ci offre il quadro di una specie d’apostasia immanente… falsamente imputata talvolta allo spirito del Concilio e perfino allo spirito di Giovanni XXIII”.Sembra che ci sia in atto, anche da parte di alcune persone che operano dentro la Chiesa, la volontà, forse incoscia, di distruggere Cristo e la sua Chiesa, un’azione eversiva per costruire un nuovo idolo, cioè un falso Cristo ed una falsa Chiesa. Siamo certi che le porte degli inferi non prevarranno, perché Cristo ha fondato la Chiesa sulla salda roccia che è Pietro.In questo articolo, ho voluto presentare la situazione attuale partendo dai documenti ufficiali. Con l’aiuto di Dio, nei prossimi articoli cercherò di esaminare vari punti di questo tentativo di demolizione della vera Chiesa.

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