Il malocchio

Scritto il 24 Giugno 2009.

di Don Raul Salvucci

«Padre, potremmo star tanto bene, ma pare che tutte le cose vadano storte, perché siamo tanto invidiati». «La cartomante ci ha detto che le nostre cose non vanno perché abbiamo addosso il malocchio di persone che non ci possono vedere».
«La goccia d’olio in mezzo al piatto con l’acqua si disintegra subito perché siamo tanto invidiati». C’è un foltissimo sottobosco di temute realtà malefiche che si indicano con la parola «malocchio» o anche con «invidia», «iettatura» e «scalogna». Cosa pensare?
Don Gabriele Amorth scrive:
«Il malocchio consiste in un maleficio fatto da una persona per mezzo dello sguardo. Non si tratta, come certuni credono, del fatto che certe persone portino scalogna se ti guardano storto; queste sono storie. Il malocchio è un vero maleficio, ossia suppone l’intenzione di nuocere a una determinata persona con l’intervento del demonio. Di particolare c’è il mezzo che viene usato per portare a compimento l’opera nefasta: lo sguardo. Ne ho avuti pochi di casi e non completamente chiari» (G. Amorth, Un esorcista racconta, cit., p. 124).
Personalmente, per molto tempo non ho creduto a queste cose e spiegavo alle persone che me ne parlavano che, se io guardo con cattiveria o con invidia una persona, non è possibile che poi questa si senta male.
Anche per il noto esorcista palermitano, Matteo La Grua, il «malocchio» è una realtà.
Si tratta, mi spiegò, di persone che sono portatrici di negatività.
Potrebbero anche saperlo, ma a volte non se ne rendono neppure conto. Di fatto poi scaricano presenze cattive e di disturbo su persone che incontrano. Non su tutte però, ma su quelle che per sensibilità o per debolezza psichica sono recettive.
Se in un secchio d’acqua immergo una sbarra di ferro, non si impregna affatto; se vi immergo un pezzo di legno, si impregna un po’, ma se ci metto dentro una spugna, si riempie d’acqua. Sono i soggetti «spugna», che, a causa prevalentemente della loro sensibilità, assorbono queste negatività e stanno male. Basandomi su queste spiegazioni, ho poi potuto capire molte situazioni delle quali prima non riuscivo a capirne il senso. È necessario precisare la diversità di questa forma malefica dal maleficio.
1 – La fattura o maleficio è molto più forte e sistematica e ha sempre bisogno di oggetti fisici fatturati. Il malocchio è molto più leggero e non è legato a oggetti fatturati. Ogni qualvolta si riscontrano oggetti nei cuscini, a casa, nello stomaco, vuoi dire che si tratta di maleficio. Il malocchio invece è sem-plicemente un influsso cattivo che viene comunicato di volta in volta attraverso i vari incontri.
2 – Pur essendo il malocchio più leggero, ha un aspetto terribilmente pericoloso. Comunicandosi con lo sguardo, in genere opera su persone con cui ci si incontra abitualmente, e a ogni incontro si rinnova l’influsso cattivo. Quando avviene su persone che abitano nello stesso condominio o nello stesso ufficio o laboratorio diventa una vera tortura. Quando, come succede spesso, si riesce a identificare da chi proviene, scatta il processo di «suggestione» di cui ho parlato già, e la vita della persona colpita diventa un vero calvario, un vero calvario, specialmente per chi si trova a vivere in diretto contatto a causa del lavoro, dell’abitazione o della parentela. L’identificazione della persona portatrice può avvenire tenendo conto che (sia che ne sia cosciente o anche ignara) soffre già in se stessa della presenza delle negatività che poi scarica sugli altri. Quindi non è mai serena, ma triste e inquieta, con uno sguardo poco rassicurante e modi di comportamento per niente accattivanti.
3 – La difesa sarebbe molto semplice, se non subentrasse appunto una suggestione cronica. E un influsso momentaneo che può essere allontanato portando addosso qualche medaglietta o immagine sacra benedetta. È bene premunirsi con una breve preghiera prima dell’eventuale incontro, se è possi-bile preventivarlo, facendo dopo l’incontro un atto profondo di fede in Gesù e nella sua potenza di salvezza, con altre invocazioni anche a Maria o ai santi; poi subito divagarsi, non pensarci, interessarsi di altre cose. Ottima cosa è anche quella di pregare il Signore per chi emana questi influssi.
LE PRESENZE
Durante un colloquio con una signora, ebbi la chiara sensazione che a un certo punto lei non mi seguisse più nel ragionamento. Domandai: «Hai capito bene quello che ti sto dicendo?». Rispose: «Mi ripeta per favore, padre, le ultime sue espressioni, perché in questo momento lo spirito mi stava dicendo alcune cose e non ho capito quello che diceva lei». Più simpatico ancora il fatto di una ragazza che mi interruppe mentre parlavo dicendomi: «Lo spirito mi suggerisce di dirti che sei un imbecille». Risposi con calma: «Digli che gli ricambio volentieri il complimento».
Nel dilagare dei fenomeni occulti, diventa sempre più frequente, anche se non è una esperienza nuova, il fatto delle cosiddette «presenze». Sono molte le persone che sentono interiormente parlare delle presenze invisibili che le accompagnano ininterrottamente. È come uno strano compagno di vita e di viaggio che ti affianca in continuazione, si interessa della tua vita e dei tuoi problemi, parla, ti spiega, ti consiglia e, anche volendo, non riesci a liberartene. Un grande esperto, come il padre Matteo La Grua, riesce ottimamente a fare una variegata panoramica su di un fenomeno così particolare.
«Un punto difficile di diagnosi restano sempre le presenze estranee che si autorivelano. Anche sotto il profilo teologico la questione non si può dire risolta .Nel corso della preghiera si presentano delle entità, le più diverse,come talvolta avviene nelle sedute spiritiche. Parlano in lingua volgare, nel dialetto del luogo o in altri dialetti, spesso in lingue, francese, inglese, tedesco, giapponese, arabo, qualche volta correttamente, più spesso approssimativamente. Le entità si qualificano come persone morte, di epoca recente o anche antica, in incidenti di strada o di lavoro, più spesso uccise. Appartengono alle più disparate categorie sociali, professionisti, operai, commercianti, casalinghe, pastori, contadini, soldati, preti, frati, suore. Narrano i particolari della loro vita prima della loro morte violenta, dando le loro generalità, che tante volte alla verifica risultano vere, altre volte invece false.
Alcuni di questi «individui» sono entrati spontaneamente, altri sono stati mandati, o per fare del male o per proteggere una persona. Alcuni si mostrano cattivi, pieni di livore e di odio, altri invece si mostrano buoni, religiosi, credenti in Dio. Altri si dicono dannati per sempre, in attesa di cadere nell’inferno, altri invece sono in viaggio verso Dio, come in uno stato di purificazione. Tanti esortano la persona a fare opere buone, persuasi che le opere buone della persona posseduta giovino anche a loro. Ne ho incontrati di quelli che, rammaricati di non poter amare Dio, tentano di avvicinarsi a lui e di sentire l’eco dell’amore nella persona posseduta. Spesso aiutano la persona a pregare, pregano essi stessi nella persona rispondendo con devozione alle preghiere, o anche pregando spontaneamente.
Alcuni, che si qualificano inviati da Dio, indicano lo stato in cui si trova la persona posseduta, quanti spiriti ha in corpo, e danno consigli per liberare la persona. Tanti domandano suffragi, e quando si è pregato per loro mostrano quiete, gioia, e ringraziano l’orante» (M. La Grua, La preghiera di liberazione, cit., p. 72).
Il fenomeno delle «presenze» crea un interrogativo che ha anche una grande importanza sul piano pastorale: «Sono sempre e solo i demoni che in modo ingannevole cercano di avvicinarsi all’uomo o invece ci sono “spiriti vaganti” di uomini che, non trovando pace dopo la loro morte, sono alla ricerca di una compagnia umana a volte con scopi positivi, a volte invece con scopi devastanti?».
La supposizione che almeno nella gran parte di questi casi non si tratti di autentici demoni, ma di spiriti vaganti in difficoltà, nasce dalla marcatissima diversità che c’è tra l’indemoniato e colui che invece sente le presenze:
– nei casi di ossessione i demoni manifestano violenza, odio, rabbia, linguaggi e gesti di incredibile forza e potenzialità negativa;
– al contrario il rapporto con le presenze non è mai violento, anche se spesso fastidioso. A volte è addirittura sereno e finalizzato a offrire un sincero aiuto.
Sembrerebbe perciò più logico escludere i demoni e pensare a spiriti vaganti.
Ma c’è un però… E il però viene da una paroletta latina di tre sole lettere: «mox» che significa «subito». Il Concilio Ecumenico di Lione del 1274, sotto il titolo «Sorte dei defunti» (numeri 856-859), dice che, dopo la morte, le anime dei defunti vengono «subito» (mox) assegnate al loro destino eterno di salvezza o di perdizione. Questa affermazione è stata successivamente ripresa con parole quasi identiche dal Concilio Ecumenico di Firenze del 1439.
Dunque la dottrina della chiesa non ammette questo libero e indiscriminato vagare degli spiriti umani dopo la loro morte? Il discorso rimane aperto e andrebbe affidato ai teologi, che in questi tempi però sembrano in tutt’altre faccende affaccendati.
La questione, come dicevo, ha una notevole rilevanza sul piano pastorale. L’esorcismo, che ordinariamente usiamo anche in questi casi, forse non è un mezzo idoneo perché espressamente diretto contro gli angeli ribelli. Che fare allora? Io penso, e lo dico quando mi capitano questi casi, che bisogna ricordare l’inizio del nostro Credo:
«Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili ed invisibili».
Iddio è Creatore e Signore di tutte le realtà, anche invisibili e di qualunque genere siano. Perciò affidarsi a lui, con la preghiera e con la fiducia, è sempre efficace per ottenere la liberazione dalle strane «presenze».

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