Giovedì 20 giugno 2013 11ª Settimana del Tempo Ordinario

  • VANGELO (Mt 6,7-15)
    Voi dunque pregate così.
  • Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di
    venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così:
    Padre nostro che sei nei cieli,
    sia santificato il tuo nome,
    venga il tuo regno,
    sia fatta la tua volontà,
    come in cielo così in terra.
    Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
    e rimetti a noi i nostri debiti
    come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
    e non abbandonarci alla tentazione,
    ma liberaci dal male.
    Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se
    voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe». Parola del Signore

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Nella nuova edizione della Bibbia curata dalla Cei, è stata effettuata una modifica alla sesta supplica che si
fa al Padre. La nuova interpretazione afferma: “E non abbandonarci alla tentazione”, chiaramente diversa da:
“E non ci indurre in tentazione”. I commenti sono stati molti da ogni parte, soprattutto i modernisti sono stati
come sempre i più esperti nel dare le loro interpretazioni. Hanno commentato secondo le varie dottrine…
Questa modifica non pregiudica nulla, infatti tutti i credenti continuano a recitare il Padre Nostro seguendo
la Traduzione antica di duemila anni e sempre i diavoli negli esorcismi quando sentono la recita di questa bellissima preghiera diventano furiosi. Anche i credenti che la recitano nei momenti di sofferenza o durante la tentazione si sentono maggiormente liberi dall’oppressione satanica.
Non riporto qui i dibattiti scaturiti da molti anni sulla corretta traduzione dal greco di questa frase, studiosi e
presunti tali ne hanno dette di ogni tipo, resta il fatto che la Chiesa per duemila anni l’ha trasmessa in quel modo e i frutti sono stati incalcolabili.
Perché questa nuova esigenza? Ci sono richieste di natura filologica e alcuni studiosi di lingue antiche ne
chiedono l’osservanza, però le loro tesi sono poco coerenti, spesso fanno ricorso a spiegazioni contraddittorie e
non provate. Rispettiamo la traduzione della Cei ma cerchiamo di approfondire il significato delle due affermazioni, quella antica e che utilizziamo attualmente, quella moderna poco conosciuta ai cattolici.
Trascrivo una breve rivelazione di Gesù a Maria Valtorta sul Padre Nostro: «“Non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal Maligno”. Pregate con umiltà perché Dio impedisca le tentazioni. Oh! L’umiltà! Conoscersi
per quello che si è! Senza avvilirsi, ma conoscersi. Dire: “Potrei cedere anche se non mi sembra poterlo fare,
perché io sono un giudice imperfetto di me stesso. Perciò, Padre mio, dammi possibilmente, libertà dalle tentazioni col tenermi vicino a Te da non permettere al Maligno di nuocermi”. Perché, ricordatelo, non è Dio che
tenta al Male, ma è il Male che tenta. Pregate il Padre perché sorregga la vostra debolezza al punto che essa
non possa essere indotta in tentazione dal Maligno».
Questa citazione è abbastanza esaustiva, almeno per quanti non hanno altri cavilli da mostrare, istigati chissà
da quale ansia apostolica o amore per la Scrittura… La frase nel Padre Nostro di “non indurci in tentazione”, è
in realtà la richiesta della Grazia per non essere tentati, non cadere nella prova. Riguardo la parola indurre è il
Catechismo del 1992 a precisare: “Tradurre con una sola parola il termine greco è difficile: indurre significa
“non permettere di entrare in” (cf Mt 26, 41), “non lasciarci soccombere alla tentazione”» (2846).
“Non ci indurre in tentazione” viene spiegata serenamente e quindi va tradotta con queste parole: “Fa che
non entriamo nella tentazione. Fa che non penetriamo all’interno della tentazione”.
Per rispettare la forma greca, la traduzione esprime: “Non farci entrare, non fare che entriamo”. È la supplica di chi prega il Padre di evitare la caduta nella tentazione e pregandolo in questo modo, il Padre dona ogni
aiuto per non cadere. Ma non è il Padre a volere la caduta di un figlio, per questo si prega di evitare che ci si
trovi nella condizione di debolezza e di resa dinanzi alle occasioni di peccato.
È l’invito al Padre di non permettere la sconfitta nella tentazione ma abbiamo visto che mai il Padre vuole
questo, mentre è sempre l’uomo a cercare le occasioni peccaminose. L’uomo è arbitro del suo destino, è sempre
sua l’iniziativa di operare nel Bene o nel Male, se sceglie l’Amore di Dio è obbligato a chiedere aiuto al Padre
per avere la Grazia di non cedere alla tentazione.
A questo punto mi sembra davvero importante leggere la spiegazione fatta da Gesù a Maria Valtorta del Padre Nostro. Solo Lui ci dona la perfetta interpretazione delle parole pronunciate e come noi dobbiamo custodirle nel cuore.
«Nel Pater noster è la perfezione della preghiera. Nessun atto è assente nella brevità della formula. Fede,
speranza, carità, ubbidienza, rassegnazione, abbandono, domanda, contrizione, misericordia, sono presenti.
Dicendola pregate con tutto il Paradiso, durante le prime quattro petizioni poi, lasciando il Cielo, che è la dimora che vi attende, tornate sulla terra, rimanendo con le braccia alte verso il Cielo per implorare per le necessità di quaggiù e per chiedere aiuto nella battaglia da vincersi per tornare lassù.
“Padre nostro che sei nei Cieli”. Solo il mio Amore poteva dirvi: dite “Padre nostro”. Con questa espressione vi ho investiti pubblicamente del titolo sublime di figli dell’Altissimo e fratelli miei. (…) Avere un padre, è
dolce cosa e forte aiuto (…) ma avere un Padre di perfezione assoluta, qual è il Padre che è nei Cieli, è dolcezza delle dolcezze, aiuto degli aiuti. Guardate a questo Padre-Dio con timore santo, ma sempre più forte del timore sia l’amore riconoscente per il Datore della vita in terra e in Cielo.
“Sia santificato il tuo Nome”. Con lo stesso movimento dei Serafini e di tutti i cori Angelici, ai quali e coi
quali vi unite nell’esaltare il nome dell’Eterno, ripetete questa esaltante, riconoscente, giusta lode al Santo dei
Santi. Ripetetela pensando a Me che prima di voi, Io, Dio Figlio di Dio, l’ho detta con venerazione somma e
con sommo Amore. Ripetetela nella gioia e nel dolore, nella luce e nelle tenebre, nella pace e nella guerra. Beati quei figli che non hanno mai dubitato del Padre e in ogni ora, in ogni evento, hanno saputo dirgli: ”Sia benedetto il tuo Nome!”.
“Venga il tuo Regno”. Questa invocazione dovrebbe essere il battito del pendolo di tutta la vostra vita e tutto dovrebbe gravitare su questa invocazione al Bene, perché il Regno di Dio nei cuori e dai cuori al mondo,
vorrebbe dire: Bene, Pace, e ogni altra virtù. Scandite perciò la vostra vita di innumerevoli invocazioni per
l’avvento di questo Regno, ma implorazioni vive, ossia agire nella vita applicando il vostro sacrificio di ogni
ora, perché agire bene vuol dire sacrificare la natura a questo scopo.
“Sia fatta la tua Volontà come in Cielo così in terra”. Il Regno del Cielo sarà di chi ha fatto la Volontà del
Padre, non di chi avrà accumulato parole su parole e poi si è ribellato al volere del Padre, mentendo alle parole anzidette. Anche qui vi unite a tutto il Paradiso che fa la volontà del Padre e se tale volontà la fanno gli abitanti del Regno, non la farete voi per divenire, a vostra volta, abitanti di lassù? Oh, gioia che vi è stata preparata dall’Amore Uno e Trino di Dio! Come potete voi non adoperarvi con perseverante volontà a conquistarla?
Chi fa la volontà del Padre vive in Dio, vivendo in Dio non può errare, non può peccare, non può perdere la
sua dimora in Cielo, poiché il Padre non vi fa fare altro che ciò che è Bene, e che essendo Bene, salva dal peccare e conduce al Cielo. Chi fa sua la volontà del Padre, annullando la propria, conosce e gusta dalla Terra la
Pace che è dote dei beati. Chi fa la volontà del Padre, uccidendo la propria volontà perversa e pervertita, non
è più un uomo: è già uno spirito mosso dall’Amore e vivente nell’Amore.
“Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Ho detto “oggi” e ho detto “pane”. Io non dico mai nulla di inutile.
“Oggi”. Chiedete giorno per giorno gli aiuti al Padre, è misura di prudenza, giustizia, umiltà.
“Prudenza”: i doni di Dio non vanno sciupati, inoltre se aveste tutto, dimentichereste Iddio.
“Giustizia”: (…) non bisogna diffidare di Dio, Egli vi ama con perfezione, è il Padre perfettissimo. Chiedere tutto insieme urta la fiducia e offende il Padre.
“Umiltà”: il dover chiedere giorno per giorno vi rinfresca nella mente il concetto del vostro nulla, della vostra condizione di poveri e del Tutto e della Ricchezza di Dio.
“Pane”. Ho detto “pane” perché il pane è l’alimento re, indispensabile alla vita. Con una parola e nella
parola ho chiuso, perché li chiedeste tutti, tutti i bisogni della vostra sosta terrena.
“Pane-cibo” per coloro che hanno una spiritualità embrionale al punto che è già molto se sanno chiedere a
Dio il cibo per saziare il loro ventre.
“Pane-aiuto” nelle necessità morali e materiali per chi non vive solo per il ventre, ma sa vivere anche per il
pensiero, avendo una spiritualità più formata.
“Pane-religione” per coloro che, ancora più formati, antepongono Dio alle soddisfazioni del senso e del
sentimento umano e già sanno muovere le ali nel soprannaturale.
“Pane-spirito, pane-sacrificio” a quelli che, raggiunta l’età piena dello spirito, sanno vivere nello spirito e
nella verità, occupandosi della carne e del sangue solo quel tanto che è strettamente necessario per continuare
ad esistere nella vita mortale, finché sia l’ora di andare a Dio. Questi hanno ormai scalpellato se stessi sul mio
modello e sono copie viventi di Me, sulle quali il Padre si curva con abbraccio d’amore.
“Perdonaci i nostri debiti come noi li perdoniamo ai nostri debitori”.
Non v’è, nel numero dei creati, nessuno, eccetto mia Madre, che non abbia avuto da farsi perdonare dal
Padre colpe più o meno gravi a seconda della propria capacità d’esser figli di Dio. Pregate il Padre che vi
cancelli dal novero dei suoi debitori; se lo farete con animo umile, sincero, contrito, piegherete l’Eterno in vostro favore.
Condizione essenziale per ottenere, per essere perdonati, è di perdonare. Se vorrete solo e non darete pietà
al vostro prossimo, non conoscerete perdono dell’Eterno. Dio non ama gli ipocriti e i crudeli e colui che respinge il perdono al fratello, respinge il perdono del Padre a se stesso.
Considerate inoltre che, per quanto possiate essere stati feriti dal prossimo vostro, le vostre ferite a Dio sono infinitamente più gravi. Questo pensiero vi spinga a perdonare tutto, come Io perdonai per mia Perfezione e
per insegnare il perdono a voi.
“Non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male”. In tentazione Dio non vi induce. Dio vi tenta con doni
di Bene soltanto, per attirarvi a Sé. Voi, interpretando male le mie parole, credete che esse vogliano dire che
Dio vi induca in tentazione per provarvi. No. Il buon Padre che è nei Cieli il male lo permette ma non lo crea. Egli è il Bene da cui sgorga ogni bene, ma il Male c’è. Ci fu dal momento in cui Lucifero si drizzò contro
Dio. Sta a voi fare del Male un Bene, vincendolo e implorando dal Padre le forze per vincerlo.
Ecco che cosa chiedete con l’ultima petizione, che Dio vi dia tanta forza da sapere resistere alla tentazione.
Senza il suo aiuto la tentazione vi piegherebbe, perché essa è astuta e forte e voi siete ottusi e deboli; ma la
Luce del Padre vi illumina, la Potenza del Padre vi fortifica, l’Amore del Padre vi protegge, così il Male
muore e voi ne rimanete liberati.
Se il mondo sapesse vivere il Pater, il Regno di Dio sarebbe nel mondo, ma il mondo non sa pregare, non sa
amare, non sa salvarsi. Sa solo odiare, peccare, dannarsi.
Io non ho dato e fatto questa preghiera per il mondo che ha preferito essere regno di satana. Io ho dato e ho
fatto questa preghiera per coloro che il Padre mi ha dato perché sono suoi e l’ho fatta affinché siano una cosa
sola col Padre e con Me fin da questa vita, per raggiungere la pienezza dell’unione, nell’altra (7 luglio 1943)».

CONTINUIAMO LE INTENSE PREGHIERE ALLA MADONNA CON LA RECITA GIORNALIERA DEL SANTO ROSARIO PER ME, PER VINCERE L’ATTACCO PORTATO DA SATANA, SCIOGLIENDO QUESTO NODO OPPRESSIVO. CHI
MI VUOLE BENE, PREGHI MOLTO PER ME.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
Proposito
Cercherò ogni giorno di scoprire i segni dell’azione di Dio nella mia vita, per ringraziarlo e per corrispondere al suo Amore.

Pensiero
Non vi è carità che non sia accompagnata da giustizia e non ci permetta di fare tutto ciò che è ragionevolmente possibile (San Vincenzo)

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