Verona, 31 gennaio 2026 – Questa mattina, nell’auditorium della Fondazione Toniolo, si è alzato il sipario sul secondo anno della Scuola di Pace e Nonviolenza. L’iniziativa, promossa dalla Chiesa di Verona insieme al Movimento Nonviolento, è partita con il convegno nazionale “Alex Langer, facitore di pace”. Un appuntamento che coinvolgerà studiosi, attivisti e cittadini per tutto il fine settimana, chiamati a riflettere sul messaggio di Langer, a trent’anni dalla sua morte e ottant’anni dalla nascita.
L’eredità di Alex Langer tra pacifismo e ecologismo
Alex Langer (1946–1995), altoatesino, insegnante, giornalista e politico, ha segnato con la sua presenza quasi mezzo secolo di impegno civile in Italia e in Europa. Chi lo ricorda oggi mette in luce la sua capacità di “costruire ponti”, di creare dialoghi tra mondi spesso lontani: dal pacifismo nei Balcani all’incontro tra culture diverse, dall’ambientalismo alla battaglia per la giustizia climatica. Nei suoi scritti – ancora letti nelle lezioni della Scuola – torna sempre l’invito a “fare pace tra gli uomini e con la natura”. Lo ha ricordato ieri in apertura il vescovo Domenico Pompili: “Langer resta un punto di riferimento perché ci ha insegnato che la nonviolenza è una fatica quotidiana, non una parola vuota”.
Il programma delle giornate alterna interventi e momenti di confronto. Sul palco, accanto a Pompili (che parlerà de “Il profetismo della Laudato si’”), ci saranno la filosofa Donatella Di Cesare con “Coabitare: una politica di pace” e il giornalista Gad Lerner, che proporrà una riflessione su “Odio e amore per Israele”. A guidare il dibattito sarà don Renzo Beghini, direttore della rivista “La Società”.
La Scuola di Pace: formazione e metodo
La nascita della Scuola di Pace e Nonviolenza di Verona – tra le prime in Italia con questo profilo – nasce da un’esigenza chiara: preparare giovani e adulti a gestire i conflitti usando metodi non violenti. Dopo la visita di Papa Francesco all’Arena di Pace nel 2024, il progetto ha preso slancio a livello nazionale. “Non basta la buona volontà o qualche iniziativa isolata”, ha detto ieri don Beghini davanti a più di duecento iscritti. “La nonviolenza – come ricordava Langer – richiede studio, metodo e impegno costante”.
Proprio qui sta la novità del progetto: non si tratta solo di attivismo sociale ma di cercare radici solide, teoriche e pratiche. Dalla storia della disobbedienza civile fino agli insegnamenti di Gandhi, Martin Luther King, Aldo Capitini e Danilo Dolci. La scuola propone percorsi fatti di lezioni frontali, workshop e incontri diretti con testimoni.
La diffusione sul territorio e le sfide dell’attualità
“L’esperienza di Verona”, spiegano dalla Fondazione Toniolo, “sta diventando un modello che altre diocesi vogliono riprendere”. Già diverse realtà locali hanno mostrato interesse. Intanto il presidente del Movimento Nonviolento ricorda come Papa Leone XIV abbia più volte chiesto di “promuovere l’educazione alla nonviolenza”. Una linea confermata anche da filosofi come Mauro Bozzetti e dal linguista Federico Faloppa, chiamati a inquadrare rispettivamente la filosofia della nonviolenza e il linguaggio possibile durante il convegno.
In sala si avverte un senso d’urgenza. “Viviamo tempi pieni di tensioni nuove – dall’odio sui social all’instabilità globale”, racconta Francesca Pasetto, insegnante in un liceo cittadino. “Parlare ai ragazzi di conflitto e pace non è più solo un compito della scuola”.
Un impegno riconosciuto dalle istituzioni
Il convegno è patrocinato dal Comune e dall’Università di Verona. Il sindaco Damiano Tommasi ha insistito sull’importanza di sostenere iniziative che riportino al centro il valore pubblico della pace: “Serve una cultura condivisa”, ha detto chiaramente. “Solo così potremo parlare davvero di comunità”. Stessa idea anche dall’Ateneo scaligero, coinvolto attivamente con docenti e studenti.
Dietro tutto resta aperta una domanda che ha attraversato tutta la giornata: come trasformare la nonviolenza in una pratica concreta nella società attuale? Gli organizzatori ribadiscono l’importanza della formazione continua. Un lavoro aperto che continuerà nei prossimi mesi.
Al termine degli interventi qualcuno ha citato Langer: “La pace non si improvvisa. È un mestiere che si impara”. Qui a Verona si sta provando a farlo davvero. Giorno dopo giorno.







