Categoria: EUCARESTIA

Il ministro straordinario della Sacra Comunione 0

Il ministro straordinario della Sacra Comunione

[154.] Come è stato già ricordato, «ministro, in grado di celebrare in persona Christi il sacramento dell’Eucaristia, è il solo Sacerdote validamente ordinato».[254] Perciò il nome di «ministro dell’Eucaristia» spetta propriamente al solo Sacerdote. Anche a motivo della sacra Ordinazione, i ministri ordinari della santa Comunione sono i Vescovi, i Sacerdoti e i Diaconi,[255] ai quali, dunque, spetta distribuire la santa Comunione ai fedeli laici nella celebrazione della santa Messa. Si manifesti, così, correttamente e con pienezza il loro compito ministeriale nella Chiesa e si adempia il segno sacramentale.
[155.] Oltre ai ministri ordinari c’è l’accolito istituito, che è per istituzione ministro straordinario della santa Comunione anche al di fuori della celebrazione della Messa. Se inoltre ragioni di autentica necessità lo richiedano, il Vescovo diocesano può delegare, a norma del diritto,[256] allo scopo anche un altro fedele laico come ministro straordinario, ad actum o ad tempus, servendosi nella circostanza della appropriata formula di benedizione. Questo atto di deputazione, tuttavia, non ha necessariamente forma liturgica, né in alcun modo, se la avesse, può essere assimilato a una sacra Ordinazione. Soltanto in casi particolari e imprevisti, può essere dato un permesso ad actum da parte del Sacerdote che presiede la celebrazione eucaristica.
[257]
[156.] Questo ufficio venga inteso in senso stretto secondo la sua denominazione di ministro straordinario della santa Comunione, e non «ministro speciale della santa Comunione» o «ministro straordinario dell’Eucaristia» o «ministro speciale dell’Eucaristia», definizioni che ne amplificano indebitamente e impropriamente la portata.
[157.] Se è di solito presente un numero di ministri sacri sufficiente anche alla distribuzione della santa Comunione, non si possono deputare a questo compito i ministri straordinari della santa Comunione. In simili circostanze, coloro che fossero deputati a tale ministero, non lo esercitino. È riprovevole la prassi di quei Sacerdoti che, benché presenti alla celebrazione, si astengono comunque dal distribuire la Comunione, incaricando di tale compito i laici.
[258]
[158.] Il ministro straordinario della santa Comunione, infatti, potrà amministrare la Comunione soltanto quando mancano il Sacerdote o il Diacono, quando il Sacerdote è impedito da malattia, vecchiaia o altro serio motivo o quando il numero dei fedeli che accedono alla Comunione è tanto grande che la celebrazione stessa della Messa si protrarrebbe troppo a lungo.[259] Tuttavia, ciò si ritenga nel senso che andrà considerata motivazione del tutto insufficiente un breve prolungamento, secondo le abitudini e la cultura del luogo.
[159.] Non è in nessun modo consentito al ministro straordinario della santa Comunione delegare all’amministrazione dell’Eucaristia qualcun altro, come ad esempio un genitore, il marito o il figlio del malato che si deve comunicare.
[160.] Il Vescovo diocesano riesamini la prassi degli ultimi anni in materia e la corregga secondo opportunità o la determini con maggior chiarezza. Se per effettiva necessità tali ministri straordinari vengono deputati in maniera estesa, occorre che il Vescovo diocesano pubblichi delle norme particolari, con cui, tenendo presente la tradizione della Chiesa, stabilisca delle direttive a norma del diritto in merito all’esercizio di questo compito.

Comunione in mano 0

Comunione in mano

Scrivo questa breve riflessione per richiamare quei cattolici, che da tempo hanno scambiato l’Eucaristia per un semplice pezzo di pane. Nella Chiesa dove svolgo il mio ministero, la Santa Comunione si dà sotto le due specie, l’Eucaristia si intinge nel Sangue presente nel calice. Ricordo che quanto si trova nel calice dopo la consacrazione della Santa Messa, non è più vino pur conservando il sapore del vino, ma è diventato vero Sangue di Gesù.

Così la particola che viene consacrata nella Santa Messa diventa vero Corpo di Gesù pur conservando il sapore di farinacei. Cosa mi rende adoratore dell’Eucaristia e del Sangue nel calice? La mia Fede. Per seguire Gesù, bisogna rispondere con atti di Fede ed impegnarsi a meditare ogni giorno sull’Eucaristia.

Padre Giulio Maria Scozzaro ha pubblicato un meraviglioso libro intitolato Adorazione Eucaristica, che spiega con chiarezza e semplicità chi è l’Eucaristia e come bisogna rimanere dinanzi al tabernacolo. Utilizzo questo libro per l’Adorazione Eucaristica nella mia parrocchia, perché contiene bellissime meditazioni da leggere durante l’adorazione. Sono le Visite a Gesù Eucaristia, con Maria e San Giuseppe. Proprio questo libro mi ha svelato che senza la mia visita giornaliera e prolungata a Gesù Eucaristia, mi sento debole e vuoto. Lo devo riconoscere.

Senza preghiera non c’è capacità di amare, perché non c’è la Grazia di Dio. Non c’è la gioia del cristianesimo. Non ci può essere vera pratica delle virtù, in quanto, le virtù si praticano con l’aiuto di Dio e viene dato solo per mezzo della preghiera. Senza la preghiera viene meno la forza di resistere alle passioni negative e si finisce per soddisfare tutti i vizi. Non c’è carità.
Se all’Eucaristia non viene data massima adorazione, vuol dire che non si ama Gesù. Da alcuni anni ho scoperto l’importanza dell’Eucaristia, e tutti i fedeli della mia parrocchia di conseguenza hanno scoperto attraverso me che l’Eucaristia è Gesù, è Dio fatto Uomo.
Quindi, non è ammissibile avvicinarsi all’altare per prendere la Comunione con le mani sporche, senza mostrare una minima adorazione verso l’Eucaristia, senza interesse verso la Santa Comunione. Per questa ragione ho pensato di dare la Santa Comunione sotto le due specie, l’Eucaristia intinta nel Sangue del calice. Solo così posso evitare abusi, soprattutto furti dell’Eucaristia che compiono i nuovi Giuda, i quali prendono la Santa Comunione sulla mano senza metterla in bocca ed allontanandosi la nascondono in tasca, per poi rivenderla a coloro che praticano le messe nere. Ecco uno dei sacrilegi che vengono compiuti dando la Santa Comunione in mano.

La prassi odierna della Chiesa è di poter prendere la Santa Comunione in bocca o in mano, ma precisa L’Istruzione della Conferenza Episcopale Italiana del 19 luglio 1989, “Il modo consueto di ricevere la Comunione deponendo la particola sulla lingua rimane del tutto conveniente e i fedeli potranno scegliere tra l’uno e l’altro”.
Secondo la Conferenza Episcopale Italiana rimane conveniente deponendola in bocca, perché nel fedele possono verificarsi inconvenienti. Per esempio le mani sporche, mani che hanno toccato di tutto prima di arrivare in Chiesa, toccano poi Gesù Eucaristia. C’è da rimanere allibiti. Avessero almeno le mani pulite! Si vedono mani sudate e non lavate da poco, mani che devono toccare proprio Gesù…

L’Istruzione precisa l’importanza di avere le mani pulite per prendere la Santa Comunione. “Si raccomandi a tutti, in particolare ai bambini e agli adolescenti, la pulizia delle mani e la compostezza dei gesti, anch’essi segno esterno della fede e della venerazione interiore verso l’Eucaristia”.

Penso che più si ama Gesù, più si ha consapevolezza dell’importanza dell’Eucaristia e meno si riterrà degni di toccare l’Eucaristia. Ma quale Sacerdote può dirsi degno di poter toccare Gesù Eucaristia? Ed è un consacrato, un altro Cristo.

Quindi, probabilmente manca una benché minima conoscenza dell’Eucaristia. C’è chi allunga una sola mano, chi non sa come impostare le mani, quale sopra e quale sotto, manifestando che viene a Messa di rado e segue oramai la moda di prendere la Comunione in mano. Per molti è una moda prendere l’Eucaristia in mano, si sentono moderni, più istruiti, più evoluti nella spiritualità, non immaginando che proprio questo atteggiamento è sacrilego. Molti cattolici come Giuda tradiscono Gesù, Lo consegnano al demonio. Presente probabilmente in loro. Sì, è probabile, perché uno è dentro come si mostra fuori; uno ha mille attenzioni per l’Eucaristia e per i frammenti che possono cadere, se ama veramente Gesù e ha compreso chi è l’Eucaristia.

Poi, l’Istruzione è abbastanza chiara riguardo i frammenti, le briciole che cadono dall’Eucaristia. Ma chi fa realmente attenzione ai frammenti che potrebbero rimanere nel palmo della mano sinistra o cadere per terra? Così scrive L’Istruzione: “Ciascuno faccia attenzione di non lasciare cadere nessun frammento”. È gravissimo sacrilegio.

La precauzione riguarda anche coloro che preparano le Ostie, perché molte volte sono friabili, cioè, si sfarinano facilmente: “Le ostie siano confezionate in maniera tale da facilitare questa precauzione”.
Molti prendono la Comunione in mano e non fanno alcun segno di adorazione, scompostamente, senza riverenza esteriore, tornano al posto e subito cominciano a parlare o, meglio che vada, rimangono come prima a guardare a destra, sinistra e altrove, senza rendersi conto che quel pezzettino di Ostia mangiato è il Corpo, Sangue, anima e divinità di Gesù Cristo. Questa loro indifferenza manifesta l’assenza di amore a Gesù, la mancanza di conoscenza dell’Eucaristia e la scarsissima devozione cristiana.
Concludo questo mio scritto, con un semplice ragionamento: se hai compreso che l’Eucaristia è il Signore Gesù, perché lo tocchi con le mani sporche. Almeno lavale bene. Ma se hai guidato la macchina, toccato cellulari, scambiato saluti e toccando altre mani sporche, messo un po’ di profumo, toccato tanti oggetti? Mostri di amare Gesù, se rispetti la sua Persona, e l’Eucaristia è Gesù in Corpo, Sangue, Anima e Divinità.

Il Miracolo Eucaristico di Lanciano 0

Il Miracolo Eucaristico di Lanciano

L’antica Anxanum dei Frentani conserva, da oltre dodici secoli, il primo e più grande Miracolo Eucaristico della Chiesa Cattolica.
Tale Prodigio avvenne nel sec. VIII d. C.,nella piccola chiesa di San Legonziano, per il dubbio di un monaco Ba­siliano sulla presenza reale di Gesù nell’Eucaristia.
Durante la celebrazione della Santa Messa, fatta la dop­pia consacrazione, l’ostia diventò Carne viva e il vino sì mutò in Sangue vivo, raggrumandosi in cinque globuli ir­regolari e diversi per forma e grandezza.
L’Ostia‑Carne, come oggi si osserva molto bene, ha la grandezza dell’ostia grande attualmente in uso nella Chiesa latina, è leggermente bruna e diventa tutta rosea se osser­vata in trasparenza.
Il Sangue è coagulato, di colore terreo, tendente al giallo‑ocra. La Carne, dal 1713, è conservata in un artistico Ostenso­rio d’argento, finemente cesellato, di scuola napoletana. Il Sangue è contenuto in una ricca ed antica ampolla di cristallo di Rocca.
I Frati Minori Conventuali custodiscono il Miracolo fin dal 1252, per volere del vescovo di Chieti, Landulfò, e con Bolla pontificia del 12.5.1252.
Precedentemente si erano succeduti i Monaci Basiliani fino al 1176 e i Benedettini fino al 1252.
Nel 1258 i Francescani costruirono l’attuale Santuario che, nel ‘700, subì la trasformazione dallo stile romanico‑gotico in barocco.
Il «Miracolo» fu collocato dapprima in una Cappella a la­to dell’altare maggiore, quindi, dal 1636, in un altare la­terale della Navata, che conserva ancora l’antica custo­dia in ferro battuto e l’epigrafe commemorativa.
Dal 1902 il «Miracolo» è custodito nel secondo taberna­colo dell’altare monumentale, fatto erigere dai Lanciane­si, al centro del presbiterio.
Alle varie ricognizioni ecclesiastiche, condotte fin dal 1574, segui, nel 1970‑1971 e ripresa in parte nel 1981, quella scientifica, compiuta dal Professore Odoardo Li­noli, libero docente in Anatomia e Istologia Patologica e in Chimica e Microscopia Clinica, coadiuvato dal Prof. Ruggero Bertelli, dell’Universítà di Siena.
Le analisi, eseguite con assoluto rigore scientifico e do­cumentate da una serie di fotografie al microscopio, han­no dato questi risultati:
La Carne è vera Carne. Il Sangue è vero Sangue.
La Carne e il Sangue appartengono alla specie umana.
La Carne è un “CUORE” completo nella sua struttu­ra essenziale.
Nella Carne sono presenti, in sezione, il miocardio, l’en­docardio, il nervo vago e, per il rilevante spessore del miocardio, il ventricolo cardiaco sinistro.
La Carne e il Sangue hanno lo stesso gruppo sanguigno: AB.
Nel Sangue sono state ritrovate le proteine normalmen­te frazionate con i rapporti percentuali quali si hanno nel quadro siero‑proteico del sangue fresco normale.
Nel Sangue sono stati anche ritrovati i minerali: Clo­ruro, Fosforo, Magnesio, Potassio, Sodio e Calcio.
La conservazione della Carne e del Sangue Miracolo­si, lasciati allo stato naturale per dodici secoli ed espo­sti all’azione di agenti risici, atmosferici e biologici, ri­mane un Fenomeno Straordinario.

A conclusione si può dire che la Scienza, chiamata in cau­sa, ha dato una risposta sicura ed esauriente circa la au­tenticità del Miracolo Eucaristico di Lanciano.

Stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione Santa 0

Stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione Santa

di Padre Enrico Zoffoli

San Pietro (1Pt 2, 9) allude ai fedeli divenuti mèmbri del Corpo mistico, animati dal suo Spirito, partecipi del suo sacerdozio. Sacerdozio regale, degno di una stirpe eletta, di una nazione santa; sacerdozio derivato dall’unico nostro Mediatore presso il Padre.
Sacerdozio, precisamente, comunicato ai mèmbri della Gerarchia e, ad un livello inferiore, a tutti i battezzati, chiamati a far propria la vita di Gesù e seguirne gli esempi, dovendo anche loro morire a se stessi ed eliminare quanto ostacola la piena influenza della grazia, la più incondizionata riconciliazione con Dio.
Anche il sacerdozio dei fedeli, dunque, dipende dal Sacrificio di Cristo, perché solo per i suoi meriti essi ottengono la grazia della penitenza o di quel pentimento dei peccati che è partecipazione alla morte espiatrice della Vittima divina.
In realtà, la stessa conversione – sempre in atto nel corso della vita – è incessante e mai definitiva negazione di sé e riaffermazione di Dio nel e per il Cristo crocifisso e risorto. Negazione che, animata dal suo Amore al Padre, è sacrificio celebrato come rinunzia, distacco, offerta totale di sé, che nella creatura apre spazi sempre più ampi e profondi al Regno di Dio.
* * *
La Messa dunque, come è sacramento del Sacrificio di Cristo, così è Sacramento del Sacrificio dei fedeli: l’uno comprende l’altro a cui conferisce dignità e valore; come del resto soltanto il Capo risponde dell’azione delle membra.
Appunto la vitale continuità del Cristo coi fedeli spiega come il sacrificio di questi possa prolungare l’Immolazione del Calvario ed avere nell’Eucaristia l’identica espressione sensibile. Nel sacramento dell’altare, infatti, la cordiale accettazione delle prove della vita (animata dall’intenzione di espiare le colpe proprie e altrui) ha il suo rito pubblico, solenne, perché segno del Sacrificio che comprende, assorbe e valorizza il dolore umano di tutti i tempi.
I credenti, uniti in questa fede, fanno proprio il Sacrificio eucaristico, essendo certi di essere i soli veri colpevoli, tenuti ad offrirsi nell’unica Vittima gradita al Padre, e alla quale devono tutto l’amore che li associa alla sua Offerta espiatrice (Pio XII, MD 66 ss).
Tutto si concentra nel momento della CONSACRAZIONE: con Lui muoiono spiritualmente anche essi. In realtà, la distinta consacrazione del pane e del vino, mentre significa il mistero intemporale della sua morte, esprime anche quello della loro immolazione, comprendente tutte le sciagure dell’esistenza. Maria santissima si leva ed impone come modello per tutti. Non si può escludere che, dopo la Pentecoste, abbia partecipato con infinita tenerezza alla fractio panis delle prime comunità cristiane, continuando la sua missione di Corredentrice, iniziata sotto la croce. Vergine-Madre, eccelsa per la sua trasformazione d’amore in Dio, la sua offerta, ogni volta, si confuse con quella del Figlio.
Ed è sempre la consacrazione che, costituendo l’essenza del rito sacrificale, da un’epoca all’altra ha unito intorno all’altare innumerevoli martiri, apostoli, contemplativi, con la moltitudine anonima dei santi d’ogni categoria, partecipi dell’agonia della croce.
Solo il Sacramento del Sacrificio ha ispirato la vocazione di Istituti votati alla riparazione. L’Ostia consacrata, rivelatrice della perpetua Offerta del Calvario, ha sempre stimolato ad una penitenza che, ottenendo la conversione dei peccatori, attua e prolunga nel tempo la mediazione salvifica della Vittima divina.
Singolare la missione affidata dalla Provvidenza ad alcuni, destinati a rivelare al mondo una Passione rivissuta nell’angoscia dello spirito e negli strazi della carne. È il caso degli stigmatizzati, da S. Francesco d’Assisi al P. Pio da Pietrelcina. Sublime il riscontro della loro umanità crocifissa col rito eucaristico, richiamato e come commentato con impressionante realismo da sofferenze che ridestano la fede nel mistero celebrato sui nostri altari.
In effetti, lo stigmatizzato rivela ai contemporanei la Passione cruenta di Cristo, a Lui procurata dal peccato commesso ogni momento, come, analogamente, la rivela la distinta consacrazione del pane e del vino nella Messa… Lo stigmatizzato, a suo modo, è un nuovo sacramento del Crocifisso e, come tale, vive immerso nel mistero della liturgia sacrificale, rendendo sensibile la perenne agonia del Corpo mistico.
Ed è appunto la partecipazione all’Offerta del Calvario che costituisce l’esercizio del regale sacerdozio dei fedeli, sì da imprimere alla loro vita un orientamento volto ad esplicitare e sviluppare le virtualità del loro Battesimo, quale incorporazione al Cristo, Morto e Sepolto, carico di tutta la potenza esplosiva della Risurrezione.
* * *
II Sacrificio della Messa si risolve necessariamente in convito, perché Gesù ne ha istituito il sacramento in base all’utilizzazione del pane e del vino, fondamentali elementi nutritivi dell’organismo umano.
La consacrazione, mutandone interamente la sostanza, ne lascia inalterate le proprietà naturali (o accidenti), quali segni indicativi del Cristo-Vittima, ossia simboli di morte (Pio XII, MD 57).

Ora, precisamente sotto i medesimi Egli rende possibile un convito che realizza la nostra misteriosa COMUNIONE CON LUI, IMMOLATO, NON RISORTO. Pur essendo attualmente vivo, glorioso, impassibile, tuttavia ha preferito farci condividere non la propria condizione d’impassibilità e di vittoria, bensì la sua volontaria disfatta, lo stato d’infinita umiliazione a cui l’ha ridotto la spontanea obbedienza d’amore al Padre.
Nutrendoci di Lui, restiamo assimilati a Lui, Vittima sacrificata, ossia «moriamo con Lui» (2Tm 2, 11). «Noi – scrive s. Fulgenzio – partecipiamo al corpo e al sangue del Signore, noi mangiamo il suo pane e ne beviamo il calice. Perciò, dobbiamo morire al mondo e condurre una vita nascosta con Cristo in Dio e crocifiggere la nostra carne con i suoi vizi e le sue concupiscenze (…).
Tutti i fedeli (…) inebriati dal [calice dell’amore del Signore], mortificano le loro membra e, avendo rivestito il Signore Gesù Cristo, non si danno pensiero dei desideri della carne e non fissano lo sguardo sulle cose che si vedono, ma su quelle che non si vedono…» (Contro Fabiano, c. 28, 16-19).
Dunque, «siamo morti e la nostra vita è nascosta con Cristo in Dio» (Col 3, 4); ed è appunto a questo livello che si verifica la nostra comunione eucaristica quale autentico convito dell’amore, che costituisce l’essenza della vita soprannaturale…; precisamente l’unico convito che possa alimentare la vita della grazia, germe della gloria, principio di risurrezione.
Il sacramento, offrendosi ai sensi, ne è il simbolo più eloquente, rivelando il prodigio della ricuperata intimità di ciascuno con Dio nella sua ineffabile perdita nel Cuore di Cristo; dove – riconciliato col Padre – può ammirare, ringraziare, supplicare, ottenere tutto.
È in questa comunione con Dio nel Cristo che i fedeli scoprono e sperimentano la propria identità di mèmbri del Corpo mistico, nel quale tutti si ritrovano irradiati dall’unica luce del Verbo, travolti dall’unico soffio vitale dello Spirito.
Perciò, convito di festa; festa però tutta intima, contenuta, perché scaturita dalla «vita nascosta col Cristo», Vittima di amore, carico di tutta la gloria riservata agli eletti: «Se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con Lui…»; «morti al peccato, ma viventi per Dio in Cristo Gesù» (Rm 6, 8-11).
Così, la liturgia eucaristica, nei due distinti momenti della consacrazione e della comunione, celebra le rispondenti fasi dell’opera salvifica: la morte nel Sacrificio di espiazione, e la rinascita nella gioia della redenzione.

Separare i due momenti significa distruggere la Messa Cattolica. Se la morte non è fine a se stessa, perché la giustizia di Dio è finalizzata unicamente dalla sua misericordia, la vita non può ritenersi un d o n o del tutto gratuito, perché la misericordia di Dio è condizionata alla sua giustizia. Si tratta infatti di una vita che emana dal merito infinito di una morte decretata dall’Amore, subìta dall’Amore, ricca di tutta la potenza ri-creatrice dell’Amore.

Sacramento del sacrificio 0

Sacramento del sacrificio

Sacramento del sacrificio
di Padre Enrico Zoffoli

Il rito eucaristico – come giustamente osserva E. MASURE – «mette il Calvario sul nostro altare», e ciò nel senso che esso – suo sacramento istituito da Cristo – presenta il MISTERO DELLA CROCE nell’assolutezza della sua verità in sé, offrendolo ai sensi del credente, reso partecipe dell’Offerta cruenta del Salvatore non meno realmente dei testimoni oculari di un tempo.
E ciò – è opportuno ribadirlo – perché adoriamo l’identico Sacerdote e partecipiamo all’atto della sua più sublime e irripetibile prova di amore al Padre e al mondo.
Tutto, dunque, è esclusivamente suo, perché il Padre non conosce che Lui, non gradisce altra immolazione che la sua. Nostra può essere solo la configurazione di ciascuno al Cristo, nell’appropriarci le sue disposizioni sacrificali, le uniche indispensabili e realmente efficaci per riconciliarci con Dio e, in Lui, ricuperare tutti i beni perduti col peccato.
Ora, tale partecipazione è condizionata – per l’uomo, finché vive, e per la comunità dei credenti, fino alla parusia – dal SACRAMENTO EUCARISTICO che, pur obbligando a credere, non comporta una totale astrazione dal sensibile: esso, nelle naturali proprietà del pane e del vino, offre qualcosa di così sperimentale, concreto ed umano, da poter fungere da S E G N O eloquentissimo di Lui, «Pane vivo disceso dal cielo», e del suo SEMPRE-ATTUALE SACRIFICIO, nella distinta consacrazione del pane e del vino, come spiega la Mediator Dei di Pio XII.
Ovviamente, si tratta di formule consacratorie, le quali, mentre rendono sostanzialmente presente il Cristo, Sacerdote-Vittima, simboleggiano l’atto intemporale della sua immolazione, prefigurata dal sacrificio dell’Agnello pasquale.
* * *
L’immolazione dell’altare è detta incruenta, non perché diversa da quella della Croce, assolutamente irripetibile; ma perché la prima si limita a RENDERE EVIDENTE la seconda sotto le parvenze del pane e del vino, distintamente consacrati; parvenze o specie che non offrono nulla di violento, per cui: sacrificio incruento equivale esattamente a sacrificio-sacramentale, perché offerto sotto le specie o segno, sacramento, della divina realtà del CRISTO, CHE ATTUALMENTE S’IMMOLA. Realtà -si noti bene!- significata come veramente presente in virtù della transustanziazione e che il credente raggiunge in base alla percezione del segno, possibile ai sensi.
Ed eccoci ad un fatto assolutamente unico nella storia di tutti i culti. Il Sacrificio di Cristo, colto nella intemporale verità del suo MISTERO, per l’incarnazione del Verbo prima, e per l’istituzione del Sacramento eucaristico poi, è reso presente:
– sul Calvario, ai testimoni del dramma per l’insieme degli elementi di natura empirica che mostravano a tutti la realtà della sua immolazione: essi poterono vedere le piaghe sanguinanti del Crocifisso, udirne le ultime parole, i rantoli dell’agonia…;
– sull’altare, ai credenti che ora possono intuire il Mistero della sua morte attraverso gli elementi del rito (pane e vino) distintamente consacrati, divenuti s i m b o l o del Sacrificio della Croce.
Dunque, adoriamo l’unica REALTÀ sotto due generi di specie:
a) le specie naturali, proprie del Verbo incarnato (= sub specie propria), e
b) le specie eucaristiche, o del pane e del vino, convertiti nella sostanza del Corpo e Sangue di Cristo (= sub specie aliena).
Ora, come ai testimoni della Passione era indispensabile la fede, per intuire sotto le piaghe del Crocifisso il Mistero della Redenzione che si andava operando (come fu possibile a Maria); così ora, presso l’altare, è necessaria la fede per partecipare al medesimo Mistero significato dalle specie eucaristiche.
* * *
Non sarebbe possibile nulla di tutto ciò che il r i t o è in sé e comporta – dato lo scopo per il quale è stato istituito – senza il prodigio della t r a n s u s t a n z i a z i o n e. Gesù ha voluto rendere presente il Sacrificio della croce quanto al suo profondo nucleo di Mistero della salvezza, velando gli elementi empirici della propria natura umana dolorante. Elementi che poterono verificarsi una sola volta, quando costituirono il sacramento del Sacrificio per i testimoni della Passione.
Ora, perché il MISTERO fosse presente ai futuri credenti di tutti i luoghi e i tempi, era indispensabile un diverso sacramento, reperibile ovunque e sempre: quello degli accidenti del pane e del vino interamente trasformati nella sostanza del Corpo e del Sangue della Vittima.
Per conseguenza, senza questo prodigio -massimo di tutti i possibili-, non avremmo potuto avere la Messa quale SACRAMENTO DEL SACRIFICIO. Avremmo avuto il SACRIFICIO-IN-SÉ, raggiunto dalla fede alla luce della Rivelazione; non però il SACRIFICIO CELEBRATO sensibilmente come supremo atto pubblico di culto, comprendente la consumazione della Vittima offerta, quale parte integrante del rito eucaristico, simbolo più sublime dell’unità dei fedeli, membri del Corpo Mistico.
Logico perciò l’atteggiamento dei Protestanti, che:
– negano il Sacrificio della Messa;
– negano la transustanziazione;
– negano il sacramento dell’Ordine sacro;
– negano il sacerdozio ministeriale;
– negano la Chiesa Gerarchica;
– negano il suo Magistero infallibile.
Tutto, per loro, si risolve in un fatto di coscienza, quale atto di fede nella Parola di Dio, interpretata da ciascuno secondo l’incontrollata e incontrollabile mozione interiore dello Spirito.
Ma a noi, più che altro, interessa riflettere sulla transustanziazione, decisamente respinta ed irrisa da quanti, negando la Messa COME SACRIFICIO, la riducono ad un CONVITO ESCLUSIVAMENTE COMMEMORATIVO DEL SACRIFICIO…, spingendosi a ritenere pane e vino consacrati come un puro simbolo della mistica presenza di Cristo e dell’unione – in Lui – fra tutti i commensali.
Appunto l’eresia ripetutamente e solennemente condannata dalla Chiesa.

La transustanziazione 0

La transustanziazione

LA TRANSUSTANZIAZIONE
di Padre Roberto Coggi

Che cosa significa esattamente la parola “transustanziazione”?.
Significa passaggio (trans) di sostanza (substantia).
Nel pallone della figura cambia il colore ma rimane immutata la sostanza del pallone. Al contrario nell’Eucaristia il colore e tutte le apparenze esterne rimangono immutate ma cambia la sostanza.
Che cos’è la sostanza?
La sostanza è la realtà che esiste non in qualcos’altro, ma in se stessa. Per esempio un albero, un gatto, un uomo sono sostanze perché esistono in se stessi. Invece le loro dimensioni, il loro colore e le loro proprietà sono certamente delle realtà, ma non esistono in se stesse, bensì in qualcos’altro. Per es. il colore non è una sostanza, ma è qualcosa che esiste nella sostanza e appartiene alla sostanza. Gli studiosi (i filosofi) li chiamano accidenti, dal latino “accìdere”, che significa “capitare, accadere”. Gli accidenti cioè, si potrebbe dire, capitano alla sostanza. Ma siccome questa è una parola un po’ difficile, comunemente invece di accidenti si parla di specie, cioè di apparenze.
Che cosa significa questo discorso applicato all’Eucaristia?
Significa che nell’Eucaristia la sostanza del pane e del vino diventa il corpo e il sangue di Gesù , mentre rimangono immutati gli accidenti, cioè le specie o apparenze del pane e del vino. Quindi le dimensioni dell’ostia non cambiano, e non cambiano il colore, l’odore e il sapore, poiché tutte queste cose sono accidenti o specie. Cambia invece la sostanza. E lo stesso si dica del vino.
Quando avviene questo cambiamento?
Avviene quando il sacerdote pronuncia le parole della consacrazione. Quando il sacerdote ha finito di dire: “Questo è il mio Corpo”, il pane non c’è più, e al suo posto c’è il corpo del Signore, e quando ha finito di dire: “Questo è il mio Sangue”, il vino non c’è più, e al suo posto c’è il sangue del Signore.
La transustanziazione prima della Consacrazione e dopo la Consacrazione
Com’è possibile che avvenga questo cambiamento?
E’ possibile per l’onnipotenza divina. Quando il sacerdote pronuncia le parole della consacrazione interviene Dio con la sua onnipotenza e compie il mutamento, cioè la transustanziazione. Ma se riflettiamo bene, la cosa non deve stupirci troppo: mutare una cosa in un’altra?
Ma le specie, o apparenze, del pane e del vino,
come fanno a esistere ancora se non c’è più la loro sostanza?
Esistono miracolosamente, mantenute nell’esistenza dall’onnipotenza di Dio.
Gesù lascia il cielo per venire a trovarsi
Sotto le specie del pane e del vino?
No, Gesù non lascia il cielo, eppure viene a trovarsi realmente sotto le specie del pane e del vino.
Com’è possibile ciò?
E’ proprio la transustanziazione che rende possibile questo fatto straordinario. Infatti il pane e il vino diventano quel corpo e quel sangue che sono in cielo, diventano Gesù in persona, vivo e vero, che siede alla destra del Padre. Quindi non è Gesù che cambia, o lascia il cielo, ma sono il pane e il vino che in forza delle parole della consacrazione diventano quello stesso Gesù che è in cielo.
Quindi nel tabernacolo è presente lo stesso Gesù che è in cielo?
Proprio così: Gesù è presente nel Santissimo Sacramento come è presente in cielo, con la differenza però che nel Santissimo Sacramento è presente sotto le specie del pane e del vino, e quindi non è visibile con gli occhi.
Non è meraviglioso pensare che nel tabernacolo
C’è lo stesso Gesù che siede alla destra del Padre?
E’ meraviglioso, e mostra tutto l’amore che Gesù ci porta, volendo rimanere realmente e fisicamente presente in mezzo a noi, così che lo possiamo sempre incontrare. Ma noi ci dimentichiamo troppo spesso di queste cose, e andiamo poco a trovare Gesù presente nel Santissimo Sacramento.
Fino a quando Gesù rimane presente sotto le specie eucaristiche?
Gesù rimane presente fino a che queste specie si conservano e mantengono le apparenze del pane e del vino. Per cui anche quando noi abbiamo ricevuto l’Ostia Santa, Gesù rimane presente in noi fino a quando le specie eucaristiche non vengono assimilate, e quindi distrutte, dal nostro organismo. Normalmente le specie eucaristiche durano per circa un quarto d’ora dopo la comunione. Dovremmo ricordarlo, e prolungare un poco il colloquio con Gesù, invece di scappare in fretta di chiesa dopo la comunione. Si racconta a questo proposito che S.Filippo Neri fece rincorrere uno che usciva subito di chiesa da due chierichetti con le candele accese…!
Gesù è presente anche in un piccolissimo frammento di Ostia?
Sì, Gesù e presente finché quel frammento, anche se è piccolo, conserva le apparenze del pane. A questo proposito, se noi abbiamo scelto di fare la comunione prendendola sulla mano (perché se uno vuole può prenderla anche direttamente in bocca), dobbiamo stare attenti a guardare bene che non rimanga sul palmo della mano qualche piccolo frammento. In questo caso bisogna portare alla bocca anche quello. Dovremmo aver molto più rispetto della Santissima Eucaristia!
Quando di spezza l’Ostia si spezza anche il corpo di Gesù?
No, si spezzano solo le specie eucaristiche. Spezzando l’Ostia non si spezza il corpo di Gesù, che rimane tutto intero in ogni parte
Com’è possibile questo?
E’ possibile perché Gesù è presente tutto in tutte le singole parti dell’Ostia consacrata. Per cui anche se viene separata una parte, essa contiene Gesù tutto intero.
Secondo le parole della consacrazione, sotto le specie del pane dovrebbe essere presente solo il corpo, e sotto le specie del vino solo il sangue. E’ così?
Qui bisogna stare attenti: è vero che le parole della consacrazione rendono direttamente presente il corpo sotto le specie del pane e il sangue sotto le specie del vino, però non bisogna dimenticare che in Gesù, che è vivo in cielo, il corpo e il sangue sono inseparabilmente uniti. Ora, nell’Eucaristia è presente Gesù vivo e vero, quindi sotto le specie del pane insieme con il corpo c’è anche necessariamente il sangue, e dove c’è il sangue c’è anche necessariamente il corpo. E’ Questa una presenza per così dire indiretta, che viene detta presenza <>, nel senso che una presenza <> l’altra. La presenza del sangue accompagna la presenza del corpo, e la presenza del corpo accompagna del sangue. E sempre <> dove sono presenti il corpo e il sangue sono presenti il corpo e il sangue sono presenti anche l’anima e la divinità. Quindi dobbiamo dire che (sia sotto le specie del pane che sotto le specie del vino) è presente tutto Gesù, in corpo, sangue, anima e divinità.

L’Eucarestia 0

L’Eucarestia

L’EUCARISTIA
1) La nozione
L’Eucaristia (ringraziare – ringraziamento) è il sacramento nel quale Gesù Cristo sotto i segni del pane e del vino è presente veramente, realmente e sostanzialmente con il corpo, il sangue, l’anima e la divinità per offrirsi in sacrificio al Padre e per nutrimento delle anime.
2) La presenza reale di Cristo nell’Eucaristia
L’Eucaristia contiene veramente, realmente, sostanzialmente il corpo, il sangue, l’anima e la divinità di Gesù Cristo, cioè tutto il Cristo. Egli è reso presente nel sacramento dell’Eucaristia mediante il cambiamento (conversione) di tutta la sostanza del pane nel suo corpo e di tutta la sostanza del vino nel suo sangue.
Questo cambiamento di sostanza (che in termine teologico si chiama Transustanziazione) avviene al momento della consacrazione nella Santa Messa. Del pane e del vino dopo la transustanziazione non rimangono che i segni (gli accidenti), che mantengono la loro realtà fisica, senza alcun soggetto di inesione, essendo cessate le sostanze del pane e del vino.
Dopo la consacrazione Gesù Cristo è tutto presente sotto la specie del pane e tutto presente sotto la specie del vino in tutte le parti del mondo, non solo, ma è tutto presente nelle singole parti di ciascuna specie dopo la separazione e ciò durante la Santa Messa e anche dopo: finché durano le specie del pane e del vino.
La SS. Eucaristia si conserva nelle chiese, perché i fedeli la adorino, perché la ricevano nella Comunione i sani, gli ammalati e soprattutto i moribondi e perché sentano in essa la perpetua assistenza e presenza di Gesù Cristo nella Chiesa.
A Gesù Cristo presente nella SS. Eucaristia è dovuto il culto di latria.
La verità della presenza di Gesù nella SS. Eucaristia è uno dei più grandi misteri della nostra santa religione. La ragione umana non ne poteva conoscere l’esistenza prima della rivelazione, e, anche dopo la rivelazione, non ne può provare positivamente l’intrinseca possibilità. Il dogma eucaristico è sopra, ma non contro la ragione.
3) Il segno sensibile dell’Eucaristia
L’Eucaristia è un vero sacramento istituito da Gesù Cristo.
Essendo un sacramento, il segno sensibile si ha, come per gli altri sacramenti, nei tre elementi: 1) materia; 2) forma; 3) ministro.
1. La materia dell’Eucaristia è il pane di frumento, azzimo o fermentato, e il vino di uva, mescolato con alcune gocce di acqua.
2. La forma dell’Eucaristia si ha nelle parole: «Questo è il mio corpo» per il pane, e: «Questo è il calice del mio sangue», per il vino.
3. Il ministro dell’Eucaristia è il Sacerdote, validamente ordinato, che ha intenzione di consacrare.
4) La Santa Comunione
La Santa Comunione (con-unione ossia unione con un altro) è la partecipazione al banchetto eucaristico in cui il fedele si ciba del corpo e del sangue di Gesù Cristo.
Per fare la Comunione non è necessario prendere le due specie: ne basta una sola, nella quale c’è tutto Gesù.
Si possono prendere tutte e due le spie quando è consentito dal diritto.
Per fare una buona Comunione sono necessarie tre cose:
1. Essere in Grazia di Dio. Si ricorda che è obbligato ad andare prima a confessarsi solo chi è in peccato mortale. Chi si accosta alla Comunione in peccato mortale commette un grave sacrilegio.
2. Compiere una conveniente preparazione in cui ci si dispone a ricevere Gesù con sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei propri peccati, di umiltà, di desiderio e di devozione interna ed esterna.
Compiere un doveroso ringraziamento in cui si rinnovano gli atti di fede, di speranza, di carità, di adorazione, di ringraziamento, di offerta e di domanda delle Grazie, che maggiormente sono necessarie per noi e per coloro per i quali vogliamo pregare.
3. Osservare il digiuno eucaristico stabilito dalla Chiesa: un’ora. Si ricorda che l’acqua e le medicine si possono prendere sempre.
5) Gli effetti della Santa Comunione
1 – L’effetto principale della Santa Comunione è l’intima unione con Cristo.
2 – La Santa Comunione unisce tra di loro i credenti, quali membri dello stesso corpo mistico di Cristo.
3 – La Santa Comunione aumenta la Grazia santificante.
4 – La Santa Comunione concede la Grazia sacramentale e, quale nutrimento dell’anima:
a) sostiene la vita soprannaturale;
b) fortifica e consolida lo stato soprannaturale della Grazia e le virtù infuse e i doni dello Spirito Santo che l’accompagnano;
c) guarisce le malattie dell’anima cancellando i peccati veniali e le pene temporali e preserva dai peccati mortali;
d) procura una grande gioia spirituale;
e) la Santa Comunione è un pegno della beatitudine celeste e della futura resurrezione del corpo.
6) La necessità della Santa Comunione
La Santa Comunione è necessaria alla salvezza, non però come il Battesimo.
L’obbligo di ricevere la Santa Comunione incomincia con l’uso della ragione.
La Chiesa ha determinato questo precetto divino positivo, stabilendo di ricevere la Santa Comunione almeno una volta all’anno, possibilmente nel periodo pasquale e anche in periodo di morte come Viatico.
Non si soddisfa al precetto con una Comunione sacrilega.
La Comunione frequente, e anche quotidiana, non è necessaria per diritto divino, ma a tutti è caldamente raccomandata, purché si accostino al banchetto Eucaristico con le dovute disposizioni.
7) Il soggetto della Santa Comunione
La Santa Comunione può essere ricevuta da qualsiasi battezzato, purché abbia le dovute disposizioni sopra ricordate.

I SANTI E L’EUCARESTIA 0

I SANTI E L’EUCARESTIA

L’Eucaristia è istituita perché diventiamo fratelli; viene celebrata perché da estranei e indifferenti gli uni gli altri, diventiamo uniti, uguali ed amici; è data perché, da massa apatica e fra sé divisa, se non avversaria, diventiamo un popolo che ha un cuore solo e un’anima sola.
Servo di Dio Giovanni Paolo II

Signore Gesù… Possa io per mezzo del mio annientamento diventare lo sgabello del vostro trono eucaristico. La Santa Eucaristia è Gesù passato, presente e futuro.
San Pier Giuliano Eymard

Una sola comunione ben fatta è capace di farci sentire santi e perfetti.
San Francesco di Sales

Per i nove mesi che la Santa Vergine ti portò nel suo seno, non eri più vicino a Lei che a me quando vieni sulla mia lingua nella Comunione!
Beato Carlo de Foucauld

Pensando alla prima comunione: “….quel giorno non era più uno sguardo, ma una fusione: non erano più due, Teresa era scomparsa come la goccia d’acqua nell’oceano” ed ancora davanti al Tabernacolo: “Oh, Gesù, lasciami dire, nell’eccesso della mia riconoscenza, lasciami dire che il tuo amore arriva fino alla follia”.
Santa Teresa del Bambino Gesù

Oh, che avviene in me? Non lo so che avvenga, so che la terra mi sparisce, so che sono felice…so che dimentico tutto, non penso più a nulla” …poi si esprime così: “Figurando un’accademia di Paradiso si deve imparare ad amare soltanto. La scuola è nel Tabernacolo, il Maestro è Gesù, la dottrina da impararsi sono la Sua Carne e il Suo Sangue”
Santa Gemma Galgani

Corriamo dunque, o figliole, corriamo spesso al Tabernacolo come il cervo assetato corre al fonte vivo d’acque limpide.
Santa Francesca Saverio Cabrini

Mio Gesù! Quale invenzione amorosa è stata mai questa del Santissimo Sacramento, di nascondervi sotto l’apparenza del pane per farvi amare e trovare da chi vi desidera!
O Signore Gesù, realmente presente nel Sacramento dell’altare, notte e giorno aspettandoci, pieno di bontà e di amore, chiamando ed accogliendo quanti vengono a visitarti, io credo fermamente in questa tua presenza, ti adoro dall’abisso della mia miseria.
Santa Alfonso Maria De’ Liguori

Ogni giorno egli (Gesù) discende dal seno del Sommo Padre nell’altare tra le mani del sacerdote e come apparve ai santi Apostoli nella vera carne, così anche ora si rivela a noi nel sacro pane.
San Francesco d’Assisi

Dopo la S. Comunione, trattenetevi almeno un quarto d’ora a fare il ringraziamento. Sarebbe una grave irriverenza se, dopo pochi minuti aver ricevuto il Corpo-Sangue-Anima-Divinità di Gesù, uno uscisse di chiesa o stando al suo posto si mettesse, a ridere, chiacchierare, guardare di qua e di là per la chiesa…..
San Giovanni Bosco

Accostiamoci al Santissimo Sacramento con grande spirito di fede e di amore: ed una sola comunione credo che basti per lasciarci ricche. E che dire di tante? Sembra che ci accostiamo al Signore unicamente per cerimonia: ecco perché ne caviamo poco frutto. O mondo miserabile che rendi cieco chi guarda te…. per non permettergli di vedere i tesori che potrebbe avere in Dio!
Santa Teresa d’Avila

Nella santa Comunione fui molto in soavità; il mio caro Dio mi dava intelligenza infusa del gaudio che avrà l’anima, quando lo vedremo faccia a faccia.
San Paolo della Croce

L’Ora santa davanti all’Eucaristia deve condurre all’ora santa con i poveri. La nostra Eucaristia è incompleta se non conduce al servizio e all’amore dei poveri.
Beata Teresa di Calcutta
Io devo accostarmi a Te, o Gesù, presente nell’Eucaristia, in qualunque stato io mi trovi, nell’aridità, nel dolore o nella tentazione, basta che io mi presenti a Te per avere sollievo….Quando cado nella tiepidezza basta che mi rivolga a Te, che nel Tuo Sacramento porti agli uomini un così tenero amore.
Santa Maddalena di Canossa

Quando i malati hanno ricevuto la Comunione esortiamoli a contemplare il Signore, a chiederGli perdono e la grazia di non offenderLo più. Il tempo subito dopo la Messa è il più propizio per domandare grazie a Dio.
San Camillo de’ Lellis

Come il cibo corporale è necessario per la vita a tal punto che senza di esso non si può vivere,…così il cibo spirituale è necessario per la vita spirituale, in modo che senza di esso la vita spirituale non si può mantenere.
San Tommaso d’Aquino

Nella stretta del dolore e dell’afflizione, nella tristezza dell’animo tribolato, il prostrarci con fede e con amore dinanzi all’Ostia Santa vuol dir essere ristorati e fortificati nel cammino, spesso difficile, della vita. Vorrei che non ci fosse chiesa alcuna in cui, nel pomeriggio verso sera, non accorresse un buon numero di persone a visitare Gesù Sacramentato.
Beato Andrea Carlo Ferrari

Ricevi Gesù nella S. Comunione e accogli tutto dalle Sue mani, con l’umile disposizione che la Santa Vergine Maria ebbe nel momento dell’Annunciazione: Eccomi, sono la serva del Signore: avvenga di me secondo quello che mi hai detto.
San Massimiliano Maria Kolbe

Fate visita al SS. Sacramento quando potete e non lasciate la Comunione…Non dimenticate la frequenza alla SS. Comunione di cui avete bisogno… Seguitate costantemente la frequenza della SS. Comunione, unico conforto in questa valle di miserie.
Beato Pio IX

Dobbiamo, anzitutto, amare la Santa Messa, che deve essere il centro della nostra giornata. Se si vive bene la Messa, come è possibile poi, per tutto il resto del giorno, non avere il pensiero in Dio, non aver la voglia di restare alla sua presenza per lavorare come Egli lavorava e amare come Egli amava?
San Josemaria Escrivà de’ Balaguer

Ti adoriamo… come ti adorò Santa Elisabetta quando da Maria Santissima fosti portato nella sua casa. Tu allora riempisti quella pia donna di Spirito Santo, concedendole il dono della profezia, e santificasti il di lei figliuolo Giovanni Battista, ancora rinchiuso nel seno materno.
San Gaetano Catanoso

Ieri ho fatto la Comunione e sono così allegro e contento che mi pare di non dover mai più rattristarmi, anche in mezzo alle difficoltà…
Beato Ivan Merz

L’anima, gustando l’Eucaristia si accende di tanto ardore che, distrutta ogni tiepidezza e carnalità, si unisce solo a questo cibo, convertendosi in esso, ed allora gusta che il Signore è soave, sperimenta come il suo Spirito è più dolce del miele”.
San Bonaventura da Bagnoregio

Vale assai più una Messa che lavoro e calcoli di una settimana. Tutto deve provenire da lì: Oh, benedetto colui che sente Messa ogni giorno!
San Giuseppe Benedetto Cottolengo

Ogni visita a Cristo Eucaristico e ogni contemplazione della sua presenza sono un ritorno alla nostra vera situazione, al nostro destino finale: rappresentano una pregustazione del possesso celeste, dove il nostro essere abiterà in Dio e il nostro sguardo si fonderà con il suo .
Santa Maria Domenica Mazzarello

Io non saprei esprimere né la forza né la dolcezza dell’unione della mia anima con Nostro Signore, principalmente per mezzo della Santa Comunione. E, come accadeva ordinariamente, dopo questa azione io andavo a sbrigare gli affari di mio fratello, ma né il chiasso delle strade né gli affari che trattavo potevano strapparmi da quel legame interiore che io avevo con la Divinità. Io mi sentivo riempita dell’Unità di Dio nel fondo dell’anima, per mezzo di questo Sacramento d’Amore”.
Beata Maria dell’Incarnazione

Affinché dunque diventiamo tali (un sol corpo con Cristo) comunichiamoci con quella carne: e ciò avviene per mezzo del cibo che egli ci ha donato, volendoci mostrare l’affetto che ha per noi. Egli si mischiò con noi, e il suo corpo si compenetrò con i nostri, affinché fossimo un solo essere.
San Giovanni Crisostomo

Questo sacramento ci trasforma nel Corpo di Cristo, in modo che siamo ossa delle sue ossa, carne della sua carne, membra delle sue membra”.
Sant’Alberto Magno

Gesù Sacramentato è modello di Carità: poiché la gran carità Sua verso di noi Lo indusse ad istituire questo Sacramento e vi sta di continuo a nostro conforto, aiuto, sostegno, sacrificando tutto Se stesso…or che faremo noi ad imitazione Sua? Amare Gesù, amare il prossimo, i poverelli, i tribolati, gli infermi che sono i fratelli speciali di Gesù, amare anche chi ci è avverso.
Beato Luigi Biraghi

Ci vuole Gesù Cristo! Ci vuole Gesù! E Gesù tutti i giorni: e non fuori di noi, ma in noi, e non solo spiritualmente ma sacramentalmente”….” Solo così formeremo un solo cuore con i nostri fratelli, i poveri di Gesù. Non basta pensare a dare loro il pane materiale; prima del pane materiale dobbiamo pensare a dare a loro il pane eterno di vita, che è l’Eucaristia.
San Luigi Orione

Anche i nostri corpi, quando ricevono l’Eucaristia, non sono più corruttibili, perché hanno la speranza dell’eterna risurrezione.
Sant’ Ireneo di Lione

Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice voi annunziate la morte del Signore finché egli venga.
San Paolo di Tarso

La devozione all’Eucaristia è la più nobile perché ha per oggetto Dio; è la più salutare perché ci dà l’Autore della grazia; è la più soave perché soave è il Signore… se gli Angeli potessero invidiare, ci invidierebbero la Santa Comunione.
San Pio X

Appressatevi alla Sacra Mensa con le stesse disposizioni che vorreste avere per entrare in cielo. Non bisogna avere meno rispetto per ricevere Gesù Cristo, che per essere ricevuti da Lui
San Giovanni Battista de La Salle

Quando ci comunichiamo, tutti noi riceviamo il medesimo Signore Gesù, ma non tutti riceviamo le medesime grazie, né produce in tutti gli stessi effetti. Ciò proviene dalla nostra maggiore o minore disposizione. Per spiegare questo fatto, mi servo un paragone naturale: l’innesto. Quanto più le piante si rassomigliano, tanto meglio è per l’innesto. Così, quanta più somiglianza ci sarà tra chi si comunica e Gesù, tanto migliori saranno i frutti della Santa Comunione.
Sant’Antonio Maria Claret

I minuti che seguono la Comunione sono i più preziosi che noi abbiamo nella vita; i più adatti da parte nostra per trattare con Dio, e da parte di Dio per comunicarci il suo amore.
Santa Maria Maddalena de’ Pazzi

Il pane di frumento, che nutre i nostri corpi, non si prepara con tanto lavoro, unicamente per contemplarlo; esso è fatto per essere mangiato. Così il Pane di vita, il Pane degli Angeli, non è offerto soltanto alle nostre adorazioni e ai nostri omaggi, ma ci fu dato come cibo. Andiamo, dunque, a questo cibo per nutrire le anime nostre e fortificarle.
San Roberto Bellarmino

Voi mi opponete tutte quelle ragioni che invece mi convincono di più a ricevere la Santa Comunione ogni giorno. La mia dissipazione è grande, e con Gesù io imparo a raccogliermi. Le occasioni di offendere Dio sono frequenti, e io prendo ogni giorno forza da Lui per fuggirle. Ho bisogno di lumi e di prudenza per sbrigare affari molto difficili, e ogni giorno posso consultare Gesù nella Santa Comunione: Egli è il mio grande Maestro.
San Tommaso Moro

Beati coloro che oggi ti hanno ricevuto nel Sacramento, Gesù. Fortunate le mura della Chiesa che custodiscono il mio Gesù. Beati i Sacerdoti che sono sempre vicini a Gesù amabilissimo.
Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe

Nel corso del giorno, quando non ti è permesso di fare altro, chiama Gesù, anche in mezzo a tutte le tue occupazioni, con gemito rassegnato dell’anima, ed egli verrà e resterà sempre unito con l’anima mediante la sua grazia e il suo santo amore. Vola con lo spirito dinanzi al Tabernacolo, quando non ci puoi andare col corpo, e là sfoga le ardenti brame ed abbraccia il Diletto delle anime meglio che se ti fosse dato di riceverlo sacramentalmente… Se gli uomini comprendessero il valore della Santa Messa, ad ogni Messa ci vorrebbero i carabinieri per tenere in ordine le folle di gente nelle Chiese».
San Pio da Pietrelcina

Alla vista di un campanile voi potete dire: là è Gesù, perché là un Sacerdote ha celebrato la Messa.
San Giovanni Maria d’Ars

Ogni campanile -diceva- ci richiama a una Chiesa, nella quale c’è un Tabernacolo, si celebra la Messa, sta Gesù.
Beato Luigi Guanella

Le Messe sono perpetuamente celebrate su l’uno o l’altro punto del globo; io mi unisco a tutte queste Messe, soprattutto durante le notti che trascorro talvolta senza prendere sonno.
Santa Bernardetta

Tutti i passi che uno fa per recarsi ad ascoltare la Santa Messa sono da un Angelo numerati, e sarà concesso da Dio un sommo premio in questa vita e nell’eternità.
Sant’Agostino d’Ippona

L’Eucaristia è l’amore che supera tutti gli amori nel cielo e sulla terra.
San Bernardo di Chiaravalle