Categoria: GESU’ CRISTO

DIALOGO FRA DIO MISERICORDIOSO E L’ANIMA CHE TENDE VERSO LA PERFEZIONE 0

DIALOGO FRA DIO MISERICORDIOSO E L’ANIMA CHE TENDE VERSO LA PERFEZIONE


– Gesù: « Mi sono graditi i tuoi sforzi, o anima che tendi alla perfezione, ma perché ti vedo così spesso triste ed abbattuta? Dimmi, bambina Mia, che significa questa tristezza e quale ne è la causa? ».

– L’anima: « La causa della mia tristezza, Signore, proviene dal fatto che, nonostante i miei propositi sinceri, cado continuamente e sempre negli stessi difetti. La mattina faccio i propositi, e la sera vedo quanto sono andata lontano da tali propositi ».

– Gesù: « Vedi, bambina Mia, quello che sei per te stessa. La causa delle tue cadute dipende dal fatto che conti troppo su te stessa e ti appoggi troppo poco su di Me. Ma questo non deve rattristarti eccessivamente, hai a che fare con un Dio misericordioso; la tua miseria non Lo esaurisce, del resto non ho limitato il numero delle volte in cui posso perdonarti ».

– L’anima: « Si, conosco tutto ciò, ma mi assalgono grandi tentazioni e vari dubbi sorgono in me ed inoltre tutto mi irrita e mi scoraggia ».

– Gesù: « Sappi, bambina Mia, che l’ostacolo più grande alla santità è lo scoraggiamento e l’inquietudine ingiustificata, che ti toglie la possibilità di esercitarti nelle virtù. Tutte le tentazioni messe assieme non dovrebbero turbarti la pace interiore nemmeno per un istante e l’irritabilità e lo scoraggiamento sono frutto del tuo amor proprio. Non devi scoraggiarti, ma cercare di far regnare il Mio amore al posto del tuo amor proprio. Perciò fiducia, bambina Mia, non devi scoraggiarti, ma venire a chiedere il perdono a Me, dato che Io sono sempre disposto a perdonarti. Ogni volta che Me lo chiedi, esalti la Mia Misericordia ».

– L’anima: «Io conosco ciò che è più perfetto e ciò che a Te piace di più, ma incontro grandi ostacoli nell’eseguire ciò che conosco».

– Gesù: « Bambina Mia, la vita su questa terra è una lotta ed una grande lotta per il Mio regno, ma non temere, non sei sola. Io ti sostengo sempre, quindi appoggiati al Mio braccio e combatti senza aver paura di nulla. Prendi il recipiente della fiducia ed attingi alla sorgente della vita, non solo per te, ma pensa anche alle altre anime, e specialmente a quelle che non hanno fiducia nella mia bontà ».

– L’anima: « Signore, sento che il mio cuore si riempie del Tuo amore, che i raggi della Tua Misericordia e del Tuo amore sono penetrati nella mia anima. Eccomi, Signore, che vengo per rispondere alla Tua chiamata. Ecco, vado alla conquista delle anime, sostenuta dalla Tua grazia; sono pronta a seguirTi, Signore non solo sul Tabor, ma anche sul Calvario. Voglio condurre le anime alla sorgente della Tua Misericordia, affinché su tutte le anime si rifletta lo splendore dei Tuoi raggi misericordiosi e si riempia la casa del Padre. E quando il nemico comincerà a lanciare i suoi proiettili contro di me, mi riparerò dietro lo scudo della Tua Misericordia ».

DIALOGO FRA DIO MISERICORDIOSO E L’ANIMA PERFETTA

– L’anima: « O mio Signore e Maestro, desidero parlare un po con te ».

– Gesù: «Parla, figliola cara che ti ascolto in ogni momento e ti attendo sempre. Di che cosa desideri parlare con Me?».

– L’anima: « Signore, prima di tutto effondo il mio cuore ai Tuoi piedi, come profumo di riconoscenza per tante grazie e benefici, di cui mi colmi continuamente e che, se anche lo volessi, non sarei in grado di elencare. Ricorderò soltanto che non c’è stato un solo momento nella mia vita in cui non abbia sperimentato la Tua protezione e la Tua bontà ».

– Gesù: « Ho piacere di parlare con te e la riconoscenza che hai espresso ti apre nuovi tesori di grazie, ma bambina Mia, invece di parlare così in generale, vogliamo scendere ai particolari su ciò che ti sta maggiormente a cuore? Parleremo confidenzialmente, sinceramente, come due cuori che si amano reciprocamente ».

– L’anima: « O mio Signore misericordioso, ci sono segreti nel mio cuore, dei quali nessuno sa né saprà nulla eccetto Te, poiché anche se li volessi svelare, nessuno mi comprenderebbe. Ne conosce qualche cosa il Tuo rappresentante; dato che mi confesso da lui, ma solo in quanto io sono in grado di svelare questi segreti. Il resto, Signore, rimane fra di noi per l’eternità! Mi hai coperto col manto della Tua Misericordia, perdonandomi sempre i peccati. Non mi hai rifiutato il Tuo perdono nemmeno una volta, ma avendo compassione di me, mi hai dato sempre una vita nuova, la vita della grazia. Ed affinché non avessi dubbi in nulla, mi hai affidato all’amorevole assistenza della Tua Chiesa, di questa vera tenera madre, che a nome Tuo mi assicura sulle verità della fede e vigila perché non cada in errore. E specialmente nel tribunale della Tua Misericordia la mia anima esperimenta tutto un mare di benevolenza. Agli angeli caduti non hai dato il tempo di fare penitenza, non hai prolungato per loro il tempo della Misericordia. O mio Signore, hai posto sulla strada della mia vita dei santi sacerdoti, che mi indicano il cammino sicuro. O Gesù, c’è ancora un segreto nella mia vita, il più profondo ed il più caro per me: sei Tu stesso sotto le specie del pane, quando vieni nel mio cuore. Qui c’è tutto il mistero della mia santità. Qui il mio cuore unito al Tuo diviene una cosa sola, qui non esiste più alcun mistero, poiché tutto quello che è Tuo è mio, e quello che è mio è Tuo. Ecco l’onnipotenza ed il miracolo della Tua Misericordia. Anche se fossero unite insieme tutte le lingue, umane ed angeliche, non si troverebbero parole a sufficienza per esaltare questo mistero d’amore e della Tua insondabile Misericordia. Quando considero questo mistero d’amore, il mio cuore cade in una nuova estasi d’amore e ti parlo di tutto, Signore, tacendo, poiché il linguaggio d’amore è senza parole, ma non perde un solo palpito del mio cuore. O Signore, nonostante che Tu Ti sia grandemente abbassato, la Tua grandezza è molto aumentata nella mia anima e per questo si è risvegliato nella mia anima un amore ancora più grande verso di Te, unico oggetto del mio amore. E la vita d’amore e d’unione si manifesta all’esterno con una perfetta purezza e una profonda umiltà, una soave mitezza ed un grande fervore per la salvezza delle anime. O mio dolcissimo Signore, Tu vegli su di me in ogni istante e mi mandi l’ispirazione sul modo di comportarmi in un dato caso, quando il mio cuore è incerto fra una cosa o l’altra. Tu stesso più d’una volta sei intervenuto a risolvere questioni. Ah, quante innumerevoli volte, con una illuminazione istantanea, mi hai fatto conoscere quello che preferivi! Quanti segreti perdoni, di cui nessuno sa nulla! Quante volte hai riversato forza e coraggio nella mia anima, perché andasse avanti. Tu stesso hai rimosso le difficoltà dal mio cammino, intervenendo direttamente nella vicenda umana. O Gesù, tutto quello che Ti ho detto è una pallida ombra di fronte alla realtà che c’è nel mio cuore. O mio Gesù, quanto desidero la conversione dei peccatori! Tu sai quello che faccio per loro, per conquistarli a Te. Mi addolora enormemente ogni offesa fatta a Te. Tu vedi che non risparmio né forza né salute né vita in difesa del Tuo regno. Sebbene i miei sforzi non siano avvertibili su questa terra, non di meno hanno valore ai Tuoi occhi. O Gesù, desidero condurre le anime alla sorgente della Tua Misericordia affinché attingano con il recipiente della fiducia l’acqua vivificante della vita. Quando un’anima desidera per sé una maggiore Misericordia di Dio, si avvicini a Lui con grande fiducia, e se la sua fiducia in Dio sarà senza limiti, anche la divina Misericordia sarà per lei senza limiti. O mio Signore, che conosci ogni battito del mio cuore, Tu sai quanto ardentemente desidero che tutti i cuori battano esclusivamente per Te, affinché ogni anima esalti la grandezza della Tua Misericordia ».

– Gesù: « Mia cara figliola, delizia del Mio cuore, la tua conversazione per Me è più piacevole e gradita del canto degli angeli. Per te sono aperti tutti i tesori del Mio Cuore. Prendi da questo Cuore ciò che serve per te e per il mondo intero. Per il tuo amore ritiro le giuste punizioni che l’umanità aveva meritato. Un solo atto di puro amore verso di Me, Mi è più gradito che migliaia di inni di anime imperfette. Un tuo solo sospiro d’amore Mi ricompensa per molti insulti di cui Mi coprono gli empi. La tua più piccola azione, cioè un atto di virtù, ha ai Miei occhi un valore smisurato, e questo per il grande amore che hai per Me. In un’anima che vive esclusivamente del Mio amore, Io regno come in cielo. Il Mio occhio veglia su di lei giorno e notte e trovo in essa il Mio compiacimento ed ho l’orecchio teso alle sue suppliche ed al più piccolo fremito del suo cuore e spesso prevengo le sue richieste. O figlia da Me particolarmente amata, pupilla del Mio occhio, riposa un momento accanto al Mio Cuore ed assapora quell’amore di cui ti delizierai per tutta l’eternità. Ma, figlia, ancora non sei nella patria, perciò va’, fortificata dalla Mia grazia e combatti per il Mio regno nelle anime umane, combatti come figlia dei Re e ricordati che i giorni dell’esilio passeranno presto e con essi la possibilità di acquistare meriti per il cielo. Figlia Mia, da te Mi aspetto un gran numero di anime, che glorificheranno la Mia Misericordia per tutta l’eternità. Figlia Mia, per rispondere degnamente alla Mia chiamata, riceviMi ogni giorno nella santa Comunione: essa ti darà la forza… ».

-L’anima: Gesù, non lasciarmi sola nella sofferenza; Tu, Signore, sai quanto sono debole, sono un abisso di miseria, sono il nulla stesso. Perciò che c’è di strano se mi lasci sola e cado? Sono come un lattante, Signore, non so cavarmela da sola, però nonostante ogni abbandono, ho fiducia anche in contrasto coi miei sentimenti; ho fiducia e mi trasformo tutta in fiducia, talvolta, nonostante quello che sento in contrario dentro di me. Non diminuire affatto le mie pene, ma dammi la forza di sopportane. Fa’ di me quello che vuoi, o Signore, dammi solo la grazia di saperTi amare in ogni caso e in ogni circostanza. Non ridurre, Signore, il calice dell’amarezza, ma dammi la forza di berlo fino all’ultima goccia. O Signore, talvolta m’innalzi fino allo splendore delle visioni e poi mi sprofondi di nuovo in una notte buia e nell’abisso del mio nulla e l’anima si sente quasi sola nel mezzo di un gran deserto… Tuttavia al di sopra di tutto confido in Te, o Gesù, poiché sei immutabile. La mia disposizione d’animo è mutevole, Tu invece sei sempre lo stesso, pieno di Misericordia.

O Gesù, fonte della vita, santificami! Mia forza, fortificami! O mio Capo supremo, combatti per me! Unica luce della mia anima, illuminami! Mio Maestro, guidami! Mi affido a Te come un lattante all’amore della propria mamma. Anche se tutto congiurasse contro di me ed anche se venisse a mancarmi la terra sotto i piedi, rimarrei tranquilla accanto al Tuo Cuore. Tu sei per me la più tenera delle madri e sorpassi tutte le madri. Ti canterò il mio dolore col silenzio e Tu mi comprenderai oltre ogni mio modo di esprimermi…

CREDO IN GESÚ CRISTO, IL FIGLIO UNIGENITO DI DIO 0

CREDO IN GESÚ CRISTO, IL FIGLIO UNIGENITO DI DIO


dal Catechismo della Chiesa Cattolica, numero 423Noi crediamo e professiamo che Gesù di Nazareth, nato ebreo da una figlia d’Israele, a Betlemme, al tempo del re Erode il Grande e dell’imperatore Cesare Augusto, di mestiere carpentiere, morto crocifisso a Gerusalemme, sotto il procuratore Ponzio Pilato, mentre regnava l’imperatore Tiberio, è il Figlio eterno di Dio fatto Uomo, il quale è “venuto da Dio” ( Gv 13,3 ), “disceso dal cielo” ( Gv 3,13; Gv 6,33 ), “venuto nella carne” ( 1Gv 4,2 ); infatti “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di Grazia e di Verità… Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e Grazia su Grazia” ( Gv 1,14; Gv 1,16 ).
Commento di Padre Giulio Maria ScozzaroLa nostra Fede non poggia su un ideale astratto o su un’azione sociale obiettabile, ma su una Persona concreta: su Gesù Cristo. Noi crediamo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio perché lo ha dimostrato durante la Sua vita terrena e perché nel Suo Nome ancora oggi, si ricevono grandi e continui miracoli. Nel nome di Maometto, di Lutero, del fondatore dei testimoni di Geova non si è mai, dico mai, ottenuto un solo miracolo. E il miracolo non è un prodigio, perché un prodigio può compierlo anche il diavolo. Il miracolo è la sospensione della legge fisica, non è spiegabile razionalmente, mentre un prodigio è verificabile (alle volte con facilità). Gesù è il Dio meraviglioso, è il Dio delle cose impossibili, il Dio che ha portato l’Amore sulla terra, quell’Amore che oggi la società rifiuta perché occupata a pascersi di orgoglio e superbia. Gesù è veramente Dio Incarnato, fatto Uomo rimanendo Dio per aiutare noi uomini a trovare la Via della pace e della gioia eterna. Ma perché Dio si è fatto Uomo? Ha riaperto il Paradiso con la Sua Morte e Risurrezione, ma chi vi doveva entrare senza il Suo aiuto? Era necessario l’aiuto di Gesù per entrare in Paradiso? Gesù ci risponde di sì e per tre motivi: “Per riaprire il Paradiso era necessario prima salvare, redimere l’umanità e riconciliarla con il Padre; occorreva che vi insegnassi la via per andare in Paradiso con la mia Parola e con i miei esempi; vi occorreva la mia Grazia ed Io ve l’ho meritata con il mio Sacrificio sul Calvario: vi ho dato tutti gli aiuti necessari”. Gesù Cristo non è una persona opzionale, ma l’Uomo Già la sua nascita ha diviso in due la storia: avanti Cristo e dopo Cristo. Come a dire che è il riferimento unico della storia umana. È l’Uomo buono e semplice, dolce e forte, perfetto e Creatore. Solo andando a Lui si comprende il senso della vita, si scopre la vera felicità e si vive di speranza. Senza Lui, l’uomo non ha speranza, è abbandonato a se stesso. La vita di chi vive senza Gesù, è colma di tristezza, anche se si conduce una vita ricca di frastuoni e piccole false gioie. Dobbiamo fare come San Giovanni Battista, che indicava di seguire Gesù, di andare incontro a Dio per avere la Sua Grazia e crescere nel Suo Amore. In realtà, è Gesù a cercarci come un innamorato. Ancora oggi continua incessantemente a rivelarsi ai piccoli, ai semplici, ai puri di cuore. Egli predilige i piccoli. Dice che ai piccoli è riservato il Regno dei Cieli. Gesù stesso ci ha detto che solo Lui può introdurci nel mistero del Regno dei Cieli, solo Lui ci può svelare il volto veritiero del Padre, in quanto solo Lui conosce da sempre il Padre. “Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, Lui lo ha rivelato” (Gv 1,18). Gesù lo ha rivelato, perché solo Lui “ha visto il Padre” (Gv 6,46). Per noi vedere il Padre, dobbiamo essere come Gesù (umili, semplici, misericordiosi, caritatevoli), dobbiamo purificare umilmente il nostro cuore, ed agire secondo il Vangelo del Figlio di Dio: Gesù Cristo.

Far conoscere la dottrina di Cristo 0

Far conoscere la dottrina di Cristo

Far conoscere la dottrina di Cristo

dal Catechismo della Chiesa Cattolica numero 98

“La Chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita, nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa stessa è, tutto ciò che essa crede” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 10].
commento di Francisco Fernàndez-Carvajal

L’insegnamento di Gesù. Ogni cristiano de­ve dare testimonianza della dottrina di Cristo.
«Questi è davvero il profeta! [ … Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!». Il Signore parla con grande semplicità delle cose più difficili, e lo fa in modo attraente e stimolante. Le sue parole vengono comprese tanto da un dottore della legge quanto dai pescatori della Galilea.
La parola di Gesù era amabile e opportuna. Insi­steva spesso sugli stessi insegnamenti, ma cercava i paragoni più congeniali a quanti lo ascoltavano: il chicco di grano che deve morire per dare frutto, la gioia di ritrovare del denaro smarrito, il reperimen­to del tesoro nascosto… Ha spiegato in modo impa­reggiabile, con immagini e parabole, la sovranità di Dio Creatore e, insieme, il suo essere Padre che tratta amorosamente ciascuno dei suoi figli. Nessu­no come Lui ha proclamato la verità fondamentale sull’uomo, la sua libertà e dignità soprannaturale, che gli derivano dalla Grazia della filiazione divina.
Le folle lo cercavano per ascoltarlo, e molte vol­te, perché se ne andassero, fu necessario congedar­le. Cristo ha “parole di vita eterna” , e ci ha lasciato l’incarico di trasmetterle a tutte le generazioni fino alla fine dei tempi.
Anche oggi le folle sono assetate delle parole di Gesù, le uniche capaci di portare la pace all’anima, le sole che insegnino la via per il cielo. E noi tutti, i cristiani, partecipiamo della missio­ne di far conoscere Cristo. «Tutti i fedeli, dal Papa all’ultimo battezzato, partecipano alla me­desima vocazione, alla medesima fede al medesi­mo Spirito, alla medesima Grazia. … ] Tutti parte­cipano attivamente e corresponsabilmente () al­l’unica missione di Cristo e della Chiesa».
È molto urgente far conoscere la dottrina di Cristo, perché l’ignoranza è un potente nemico di Dio nel mondo e “di tutti i mali che, per così dire, avvelenano gli individui, i popoli, le nazioni e così spesso turbano l’animo di molti, causa e radice è l’ignoranza della verità”. Questa esigenza è dive­nuta tanto più urgente nei Paesi dell’Occidente, come più volte ha sottolineato il Santo Padre Giovanni Paolo II: «Ci troviamo in un’Europa in cui si fa ognor più forte la tentazione dell’ateismo e dello scetticismo; in cui alligna una penosa incertezza morale, con la disgregazione della fa­miglia e la degenerazione dei costumi; in cui domina un pericoloso conflitto di idee e di movi­menti».
Ogni cristiano deve testimoniare la buona dot­trina, testimoniare ‑ non solo con l’esempio: an­che con la parola ‑ il messaggio evangelico. E dobbiamo approfittare di ogni opportunità che si presenti ‑ sapendo anche, con prudenza, provo­care le occasioni ‑ con le persone della nostra famiglia, con gli amici, con i colleghi, con i vicini; con persone che incontriamo, anche se per breve l’incarico di trasmetterle a tutte le generazioni fino alla fine dei tempi.
Anche oggi le folle sono assetate delle parole di Gesù, le uniche capaci di portare la pace all’anima, le sole che insegnino la via per il cielo. E noi tutti, i cristiani, partecipiamo della missio­ne di far conoscere Cristo. «Tutti i fedeli, dal Papa all’ultimo battezzato, partecipano alla me­desima vocazione, alla medesima fede al medesi­mo Spirito, alla medesima Grazia. [ … Tutti parte­cipano attivamente e corresponsabilmente all’unica missione di Cristo e della Chiesa».
È molto urgente far conoscere la dottrina di Cristo, perché l’ignoranza è un potente nemico di Dio nel mondo e “di tutti i mali che, per così dire, avvelenano gli individui, i popoli, le nazioni e così spesso turbano l’animo di molti, causa e radice è l’ignoranza della verità”. Questa esigenza è dive­nuta tanto più urgente nei Paesi dell’Occidente, come più volte ha sottolineato il Santo Padre Giovanni Paolo II «Ci troviamo in un’Europa in cui si fa ognor più forte la tentazione dell’ateismo e dello scetticismo; in cui alligna una penosa incertezza morale, con la disgregazione della fa­miglia e la degenerazione dei costumi; in cui domina un pericoloso conflitto di idee e di movi­menti».
Ogni cristiano deve testimoniare la buona dot­trina, testimoniare ‑ non solo con l’esempio: an­che con la parola ‑ il messaggio evangelico. E dobbiamo approfittare di ogni opportunità che si presenti ‑ sapendo anche, con prudenza, provo­care le occasioni ‑ con le persone della nostra famiglia, con gli amici, con i colleghi, con i vicini; con persone che incontriamo, anche se per breve tempo, in occasione di un viaggio, di un congresso, di un acquisto, di una vendita…
La vita, per chi vuole percorrere il cammino verso la santità, non può essere un grande viale di occasioni perdute, perché il Signore si aspetta che facciamo eco con le nostre parole ai suoi insegna­menti, per muovere i cuori. «Certamente Dio rispet­ta la libertà umana, e vi saranno persone che non vorranno rivolgere il proprio sguardo alla luce del Signore. Ma molto più forte, ed abbondante, e gene­rosa, è la Grazia che Gesù Cristo vuole riversare sulla terra, servendosi ‑ oggi, come ieri e come sempre ‑ della collaborazione degli apostoli che Lui stesso ha scelto per portare la sua luce dappertut­to».
Nell’operare questa rievangelizzazione, va­lendoci dell’apostolato della dottrina, dovremo insi­stere a più riprese sugli stessi concetti, e ci sforzere­mo di presentare la dottrina del Signore in una veste attraente: non c’è nulla di più attraente! Il Signore è in attesa delle folle che ancor oggi vagano “come pecore senza pastore “ senza guida né orientamento, confuse fra tante ideologie effimere. Nessun cristiano deve rimanere passivo, indifferen­te, di fronte a questo incarico, l’unico al mondo che davvero conti. Non ci sono scuse: non sono capace, non servo a nulla, non ho tempo… La vocazione cristiana è vocazione all’apostolato, e Dio dà la Grazia per potervi corrispondere.
Siamo davvero un punto di luce, in mezzo a tanta oscurità, o, piuttosto, restiamo attanagliati dalla pigrizia o dai rispetti umani? Le persone che incrociamo lungo la strada della vita hanno diritto a essere aiutate a conoscere meglio Gesù: questo ci spingerà a essere più apostolici e a superare gli ostacoli. Siamo disposti a compiere nei loro con­fronti questo dovere cristiano? Non abbiano a rim­proverarci ‑ in questa vita o nell’altra ‑ di averli privati di questo aiuto: hominem non habeo , non ho avuto chi mi desse un po’ di luce fra tanta oscurità.
«La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio», giunge nel più pro­fondo dell’anima, alla sorgente della vita e dei com­portamenti degli uomini.
Imitare il Signore. Essere esemplari. Appro­fittare di ogni occasione.
Un giorno, narra il Vangelo, i farisei mandarono le guardie del Tempio ad arre­stare Gesù. Tornate a mani vuote, alla domanda dei capi: «Perché non lo avete condotto?», le guardie risposero: «Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!». C’è da immaginare che quei sem­plici servitori si fossero fermati un poco tra la folla, aspettando il momento propizio per catturare il Signore, rimanendo poi colpiti dalla dottrina di Gesù. E quanti cambierebbero atteggiamento se noi riuscissimo a far conoscere la figura di Cristo, la sua vera immagine, quella che proclama nostra Madre la Chiesa! Quanto è grande, dopo venti secoli l’igno­ranza del mondo, compresa quella di molti cristia­ni!
San Luca dice di nostro Signore che fece e insegnò”. Il Concilio Vaticano II insegna che la Rivelazione si compì “gestis verbisque”, con “eventi e parole intimamente connessi”. Le opere di Gesù sono opere di Dio fatte in nome proprio. E la gente semplice commentava: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».
Noi cristiani dobbiamo far conoscere, con l’aiu­to della Grazia, quel che significa seguire veramente Gesù. «Chi infatti è obbligato, per la carica di cui è insignito, ad annunciare sublimi verità», e tutti noi cristiani abbiamo il dolce obbligo di parlare di Cri­sto perché tutti lo seguano, «si senta anche in obbli­go di conformarvi la vita», diceva san Gregorio Ma­gno. I nostri amici, parenti, colleghi di lavoro e conoscenti ci devono vedere leali, sinceri, allegri, ottimisti, buoni professionisti, forti, cortesi, corag­giosi… E allo stesso tempo manifesteremo con sem­plicità e naturalezza la nostra fede in Cristo. «Oc­corrono araldi del Vangelo esperti in umanità, che conoscano a fondo il cuore dell’uomo d’oggi, ne partecipino gioie e speranze, angosce e tristezze, e nello stesso tempo siano dei contemplativi innamo­rati di Dio. Per questo occorrono nuovi santi. I grandi evangelizzatori dell’Europa sono stati i san­ti. Dobbiamo supplicare il Signore perché accresca lo spirito di santità della Chiesa e ci mandi nuovi santi per evangelizzare il mondo d’oggi»
Vari modi di diffondere gli insegnamenti di Gesù. Le situazioni difficili.
«Alcuni non sanno nulla di Dio…, perché nessuno gliene ha parlato in termini comprensibi­li». Possiamo far conoscere gli insegnamenti di Gesù e della sua Chiesa in molti modi attraenti: con una conversazione in famiglia, partecipando a una catechesi, difendendo, durante una conversazione, il dogma cristiano con chiarezza, carità e fermezza, raccomandando un buon libro o un articolo… Tal­volta con un silenzio che altri possono apprezzare; o scrivendo una semplice lettera a un giornale o a una televisione in cui ringraziamo per un servizio ben riuscito e opportuno… A qualcuno fa sempre bene, più di quanto possiamo immaginare. Ciascuno di noi potrebbe chiedersi in questo momento di meditazione: come posso diventare uno strumento mi­gliore, più efficace? Quali resistenze sto opponen­do alla Grazia? A quali ambienti, a quali persone potrei arrivare, se fossi meno pigro ‑ più innamo­rato di Dio! ‑ e avessi più spirito di sacrificio?
Dobbiamo considerare che molte volte dovre­mo andare controcorrente, com’è stato per molti buoni cristiani lungo i secoli. Con l’aiuto di Dio saremo capaci di non lasciarci sedurre da errori in voga o da costumi permissivi e dissoluti, che sono contrari alla legge morale naturale e a quel­la cristiana. E parleremo sempre di Dio agli uomini nostri fratelli, senza lasciarci sfuggire una sola opportunità: «Vedo tutti gli avvenimenti della vita ‑ quelli di ogni esistenza individuale, e in certo modo quelli delle grandi svolte della storia ‑ come altrettanti appelli che Dio rivolge agli uomini perché affrontino la verità: e anche come occasioni offerte a noi cristiani per annunciare con le nostre opere e le nostre parole, aiutati dalla Grazia, lo Spirito al quale apparteniamo (cfr Lc 9, 55).
Ogni generazione di cristiani deve redimere e santificare il suo tempo, e per riuscirci deve comprendere e condividere le ansie degli altri uomini, a loro uguali, per far loro conoscere, con il “dono delle lingue”, come devono corrisponde­re all’azione dello Spirito Santo, all’effusione per­manente delle ricchezze del Cuore divino. Tocca noi cristiani del nostro tempo annunciare oggi, questo mondo al quale apparteniamo e nel quale viviamo, il messaggio antico e nuovo del Vangelo».
Sempre, e in particolare nelle situazioni più difficili, lo Spirito Santo ci illuminerà, e ci indicherà ciò che dobbiamo dire e come dobbiamo comportarci.

Gesú di Nazareth: Uomo-Dio 0

Gesú di Nazareth: Uomo-Dio

Gesú di Nazareth: Uomo-Dio

Chiedete e vi sará dato

*Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Mt 6,8
*Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto. Mt 7,7
*Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Mt 7,8
*Tutto quello che chiederete con Fede nella preghiera, lo otterrete. Mt 21,22
*Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate Fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato. Mc 11,24
*La folla, accorsa, cominciò a chiedere ciò che sempre Egli le concedeva. Mc 15,8
*Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? Lc 11,11
*O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Lc 11,12
*Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono! Lc 11,13
*Cercate piuttosto il regno di Dio, e ciò che mangerete e vestirete vi sarà dato in aggiunta. Lc 12,31
*Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, Egli te la concederà. Gv 11,22
*Qualunque cosa chiederete nel Nome Mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Gv 14,13
*Se Mi chiederete qualche cosa nel Mio Nome, Io la farò. Gv 14,14
*Se rimanete in Me e le Mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. Gv 15,7
*In verità, in verità vi dico: Se chiederete qualche cosa al Padre nel Mio Nome, Egli ve la darà. Gv 16,23
*Finora non avete chiesto nulla nel Mio Nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena. Gv 16,24

PREGATE

*Ma Io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori. Mt 5,44
*Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Mt 6,5
*Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Mt 6,6
*Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Mt 6,7
*Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il Tuo Nome. Mt 6,9
*Appena li ebbe congedati, salì sul monte a pregare. Mc 6,46
*Dovunque giungeva, in villaggi o città o campagne, ponevano i malati nelle piazze e Lo pregavano di potergli toccare almeno la frangia del mantello; e quanti Lo toccavano guarivano. Mc 6,56
*Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati. Mc 11,25
*Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo. Lc 21,36
*Giunto sul luogo, disse loro: Pregate, per non entrare in tentazione. 

Gesù ci attende in cielo 0

Gesù ci attende in cielo

Gesù ci attende in Cielo

* In questo mistero culmina l’esaltazione di Cristo glorioso.
Secondo il Vangelo di san Luca l’ultimo gesto di Gesù sulla terra fu un gesto di benedizione. Gli Undici erano andati dalla Galilea verso il monte che Gesù aveva loro indicato, il monte degli Olivi, vicino a Gerusalemme. Vedendo di nuovo il Risorto, i di­scepoli “gli si prostrarono innanzi”, lo adorarono come loro Maestro e loro Dio. Erano, adesso, più profondamente consapevoli di quanto già da tempo serbavano in cuore e avevano confessato: che il loro maestro era il Messia. Erano stupiti e pieni di gioia nel rendersi conto che il loro Signore e Dio era stato loro così vicino. Dopo quegli ultimi quaranta giorni in sua compagnia avrebbero potuto testimoniare quello che avevano visto e udito; lo Spirito Santo li avrebbe confermati nella dottrina di Gesù e avrebbe insegnato loro la verità completa.
Il Maestro parla agli apostoli con la maestà pro­pria di Dio: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra». Gesù conferma la fede di coloro che lo ado­rano, e insegna che il potere che stanno per ricevere deriva dal suo potere divino. La facoltà di perdonare i peccati, quella di rinascere a una vita nuova mediante il Battesimo, è lo stesso potere di Cristo che si prolunga nella Chiesa. Questa è la missione della Chiesa: continuare per sempre l’opera di Cri­sto, insegnare agli uomini le verità intorno a Dio e le esigenze derivanti da queste verità, aiutarli con la Grazia e i sacramenti.
È Gesù a dirlo: «“Avrete forza dallo Spirito San­to che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra”. Detto questo fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sot­trasse al loro sguardo». Così san Luca ci descrive l’Ascensione del Signore nella prima lettura della Messa.
Fu elevato a poco a poco. Gli apostoli si fermaro­no a lungo guardando Gesù che ascendeva con im­mensa maestà mentre dava loro l’ultima benedizio­ne, finché “una nube lo sottrasse al loro sguardo”. Era la nube che accompagnava la manifestazione di Dio, il segno che Gesù era già entrato nei cieli.
La vita di Gesù sulla terra non finisce con la sua morte in croce, ma con l’Ascensione al, cielo. È­ l’ultimo mistero della vita terrena del Signore. È un mistero redentore, che, con la Passione, la Morte e la Risurrezione, costituisce il mistero pasquale. Era conveniente che coloro che avevano visto morire Cristo sulla croce tra insulti, offese e schemi fossero testimoni della sua esaltazione suprema. Si compio­no ora sotto lo sguardo dei suoi le parole che un giorno aveva detto loro: «lo salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». E le altre: «lo non sono più nel mondo; essi invece sono nel mon­do, e io vengo a te».
Contempliamo l’Ascensione del Signore al cielo nel secondo mistero glorioso del Santo Rosario. «Gesù è andato al Padre. Due Angeli in bianche vesti si avvicinano a noi e ci dicono: “Uomini di Galilea, perché restate a guardare il cielo?” (At 1,11). Pietro e gli altri tornano a Gerusalemme cum gaudio magno ‑con grande gioia- (Lc 24, 52). È giusto che la Santa Umanità di Cristo riceva l’omag­gio, la lode e l’adorazione di tutte le gerarchie degli Angeli e di tutte le schiere dei beati del Cielo».

*L’Ascensione rafforza e incoraggia il nostro desiderio di raggiungere il cielo. Ravvivare questa speranza.
La speranza del cielo riempirà di gioia il nostro cammino quotidiano. Imiteremo gli apostoli, che “trassero un tal vantaggio della sua ascensione, da trovare motivo di gioia in quel che in precedenza ispirava loro timore. Il loro spirito era unicamente rivolto a contemplare la divinità del Cristo, assiso alla destra del Padre: non c’era più ostacolo della visione del corpo che impedisse loro di considerare bene il fatto che egli, venendo nel mondo, non aveva lasciato il Padre, come risalendo al cielo, non si era allontanato dai discepoli”.
Gli angeli invitano gli apostoli a incominciare l’immenso compito che lì aspetta: non c’è un istante da perdere. Con l’Ascensione termina la missione terrena di Cristo e comincia quella dei discepoli, la nostra. Oggi, nell’orazione, ascoltiamo le parole con le quali il Signore intercede per noi presso il Padre: «Non chiedo che tu li tolga dal mondo», dal nostro ambiente, dal lavoro, dalla famiglia, «ma che li custodisca dal maligno»18.
Il Signore vuole infatti che ciascuno, nel suo ambiente, continui il compito di santificare il mon­do, per migliorarlo e metterlo ai suoi piedi: le ani­me, le istituzioni, le famiglie, la vita pubblica. Per­ché solo così è possibile valorizzare e rispettare la dignità umana nel mondo e convivervi in pace, nella vera pace, strettamente legata all’unione con Dio.
Coloro che vivono con noi o che ci frequentano devono accorgersi che siamo leali, sinceri, allegri, laboriosi; dobbiamo comportarci da persone che compiono i loro doveri con onestà e sanno compor­tarsi da figli di Dio nelle circostanze della vita quoti­diana. Le stesse norme del vivere civile ‑che per molti rimangono una convenzione esteriore, neces­saria al rapporto sociale‑ devono essere frutto della carità, manifestazione di un atteggiamento interio­re di interesse verso gli altri: così il saluto, la cordia­lità, lo spirito di servizio.
Gesù se ne va, ma rimane molto vicino a ciascuno. In modo particolare è presente nel Tabernacolo più vicino, forse a meno di un centinaio di metri da dove lavoriamo o viviamo. Lì possiamo andarlo a trovare. Non tralasciamo di andarci molte volte, anche solo col cuore, come sarà il più delle volte, e diciamogli che ci aiuti nel nostro impegno apostoli­co, che conti su noi per diffondere in tutti gli am­bienti la sua dottrina.
Gli apostoli tornarono a Gerusalemme insieme a Maria, aspettando accanto a Lei la discesa dello Spirito Santo. Prepariamoci anche noi, in questi giorni, alla festa di Pentecoste ormai prossima, stando molto vicini alla Madonna.

Gesù è l’unico salvatore 0

Gesù è l’unico salvatore

di fr. Crispino Lanzi

I) 1 – L’uomo ha bisogno di salvezza terrena, ma non riuscirà a conquistarla. Infatti col passare dei giorni, degli anni, perderà le sue forze, la salute; perderà il papa, la mamma, i fratelli, gli amici. A un certo momento dovrà lasciare pure tutto ciò che ancora non ha perduto: automobile, vestiti splendenti, casa comoda e ben arredata, tutti i beni immobili, perfino il suo conto in banca. Non salverà nulla di terrestre, perderà anche la sua esistenza.
In ogni minuto secondo, ben due persone cessano di esistere.
2 – L’uomo, soprattutto, ha bisogno di salvezza eterna.
Con la morte corporale non tutto è finito: muore il corpo; l’anima sopravvive; urge salvarla. Soltanto chi salva la sua anima salva anche il proprio corpo per la risurrezione gloriosa, per la felicità eterna.
3 – Gesù è la salvezza! è l’unico Salvatore! (cf. Atti 4,8-12).
Questo è il problema più importante: come potrò salvare la mia anima? Riuscirò soltanto se accolgo Gesù, il quale “è disceso dal cielo per noi uomini e per la nostra salvezza” (Credo). Egli dolcemente ci ripete: “Nessuno va al Padre se non per mezzo di Me” (Giov. 14,6). “Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna” (Giov. 6,54). S. Pietro grida: “In nessun altro c’è salvezza” (leggi Atti 4,8-12).
4 – La più grande urgenza: fare la scelta di Cristo Salvatore.
La Madonna presenta Gesù Bambino nel tempio per offrirlo al Padre celeste. Si fa avanti un vecchietto, Simeone che, pieno di Spirito Santo, pronuncia questa grande profezia: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione…Anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Luca 2,34s.). Quindi Gesù sarà “rovina” per quanti lo rifiutano; sarà “risurrezione”, salvezza per quanti lo accolgono.
Dunque è necessario fare la scelta di Cristo Dio, dire sempre “sì” alle sue verità, ai suoi Comandamenti, alla sua Chiesa, al suo amore.
Esempio – S. Lorenzo Ruiz, padre di 7 figli, canonizzato nel 1987, al drastico comando: “Rinnega Cristo Dio, altrimenti ti uccidiamo”, ha risposto con eroico coraggio: “Se avessi mille esistenze, mille volte mi lascerei uccidere per non rinnegare mai Cristo Dio, unico Salvatore”.
E ha versato il suo sangue per Gesù. Quale esempio per noi!

II) 1 – Non ci sia mai rottura con Gesù! Sarebbe una tragedia terribile e un grave rischio di rovina eterna. Ecco due esempi classici.
Il celebre Gide ha scritto: “Non dissi addio a Cristo senza una specie di lacerazione”. E mai più ha riacquistato la fede.
Lo scrittore Ignazio Silone, sui 18 anni circa, voltò le spalle a Cristo con una angoscia profondissima, per entrare nel partito marxista ateo. Divenne Presidente Nazionale della gioventù comunista. Più volte
fu in Russia come esponente del partito. Poi, nauseato, abbandonò il marxismo che definì: “Zavorra pseudo scientifica ottocentesca”. Ma non riuscì a riacquistare la fede. Come? Perché? Questo è il motivo, comune a moltissimi altri casi: il rinnegare la verità conosciuta è un peccato contro lo Spirito Santo che indurisce il cuore.
Così esprime il suo dispiacere di averla rotta con Cristo e con la Chiesa: “Il mio mondo interno fu scosso fin nelle fondamenta, come da un terremoto. Tutto venne messo in discussione. Fu nel momento
della rottura che sentii quanto fossi legato a Cristo in tutte le fibre dell’essere…La vita, la morte, l’amore, il bene e il male, la verità, cambiarono senso o lo perdettero interamente. Ma chi racconterà l’intimo sgomento, per un ragazzo, nella definitiva rinuncia alla fede nell’immortalità dell’anima?…Il partito diventò famiglia, scuola, chiesa e caserma; all’infuori d’esso il mondo restante era tutto da distruggere”(Silone, Uscita di sicurezza).
2 – Rimani sempre ancorato a Cristo. Ero studente a Bologna. Durante una missione udii in Piazza Maggiore il prof. Albanese affermare: “Se Gesù fosse un politico potresti dire: la politica non mi in-teressa. Se fosse un Generale, potresti dire: Non sono un militarista. Se fosse un celebre filosofo, potresti dire: Diffido della filosofia. Se fosse un matematico, potresti dire: Non ho simpatia per la matematica. Ma Gesù è infinitamente più importante: Lui è Dio, Lui è l’unico Salvatore, quindi non puoi fare a meno di Lui, se vuoi il tuo vero bene: la felicità eterna”. Ti ripeterò con S. Agostino: “Cammina sicuro con Cristo; non guardare più indietro, non ti fermare per via, non cambiare più strada…Cammina in Cristo, canta e cammina, pieno di gioia!”

III) Gesù in ebraico significa “Dio salva”, “Salvatore”. Non dimenticare che Gesù è rovina per chi lo rifiuta, è salvezza per chi lo accoglie.
1 – Sta aggrappato alla “roccia” che è Cristo!
Verrà giorno in cui io perderò tutto quello che possiedo. Pazienza! Almeno non perda mai “quello che sono”: io sono un’anima immortale.
Preoccupato mi domando: Salverò la mia anima per l’eternità?
Davanti a me sta un dilemma al quale nessuno può sfuggire: o salvezza eterna o dannazione eterna. Mi salverò soltanto se starò aggrappato alla roccia che è Cristo.
2 – Gesù ci ammonisce: “Chi non è con me è contro di me!”
Di fronte a Gesù sono possibili soltanto due atteggiamenti: O con Lui quindi in cammino verso la risurrezione gloriosa, la salvezza eterna, o contro di Lui, quindi in cammino verso la “rovina”.
Davanti a Gesù, o in ginocchio o a spalle rivoltate. In altre parole: O “sì” o “no” a Cristo Dio. Non c’è altra via: Non esiste un “ni” ossia un “mezzo sì e un mezzo no”. Quelli del “ni”, quelli indifferenti, sono contro di Lui, quindi in cammino verso la rovina.
3 – Giovanni Paolo II ci ripete: “Aprite le porte a Cristo”.
a) Aprite a Gesù la porta della mente da poter dire con S. Paolo: “Noi abbiamo il pensiero di Cristo” (1 Corinzi 3,16). Dobbiamo pensare come pensava Gesù sia sugli errori da condannare (empietà o irreli-giosità, peccato, divorzio, aborto, sette, ecc.) come sulle verità da credere e praticare: religiosità, indissolubilità del matrimonio, rispetto della vita, ecc. Se non hai il pensiero di Cristo sei nell’errore.
b) Aprite a Gesù la porta del cuore. S. Paolo raccomanda: “Abbiate gli stessi sentimenti che furono in Gesù Cristo” (Filip. 2,6). Giovanni Paolo II dice ai giovani: “Siate infuocati di amore a Gesù”.
c) Aprite a Gesù la porta della vita. S. Paolo dice: “Comportatevi come Cristo Gesù” (Filip. 2,5). Gesù afferma: “Se mi amate osservate i miei comandamenti” (Giov. 14,15).
Gridiamo con S. Pietro: “Da chi andremo, Signore, lontano da Te? Tu solo hai parole di vita eterna!” (Giov. 6,68). Diciamo a Gesù: “Sì”, “sì”! Sì, in questo momento! Sì, sempre! Sì, coraggiosamente! Sì con gioia!

Gesù a Santa Faustina Kowalska 0

Gesù a Santa Faustina Kowalska

«I più grandi peccatori pongano la loro speranza nella Mia Misericordia. Essi prima degli altri hanno diritto alla fiducia nell’abisso della Mia Misericordia. Figlia Mia, scrivi sulla Mia Misericordia per le anime sofferenti. Mi procurano una grande gioia le anime che si appellano alla Mia Misericordia. A queste anime concedo Grazie più di quante ne chiedono. Anche se qualcuno è stato il più grande peccatore, non lo posso punire se esso si appella alla Mia pietà, ma lo giustifico nella Mia insondabile ed impenetrabile Misericordia. Scrivi: prima che Io venga come Giudice giusto, spalanco la porta della Mia Misericordia. Chi non vuole passare attraverso la porta della Misericordia, deve passare attraverso la porta della Mia giustizia.
Desidero che durante i nove giorni della novena alla Mia Divina Misericordia tu conduca le anime alla fonte della Mia Misericordia, affinché attingano forza, refrigerio ed ogni Grazia, di cui hanno bisogno per le difficoltà della vita e specialmente nell’ora della morte. Ogni giorno condurrai al Mio Cuore un diverso gruppo di anime e le immergerai nel mare della Mia Misericordia. E Io tutte queste anime le introdurrò nella casa del Padre Mio. Lo farai in questa vita e nella vita futura. E non rifiuterò nulla a nessun’anima che condurrai alla fonte della Mia Misericordia. Ogni giorno chiederai al Padre Mio le Grazie per queste anime per la Mia dolorosa Passione».
«Oh, se i peccatori conoscessero la Mia Misericordia, non ne perirebbe un così gran numero! Dì alle anime peccatrici di non avere paura ad avvicinarsi a Me; parla loro della Mia grande Misericordia!».
«La perdita di un’anima M’immerge in una tristezza mortale! Tu Mi consolerai se pregherai per i peccatori. Sì, la preghiera che Mi è più gradita è la preghiera per la conversione dei peccatori: sappi, figlia Mia, che questa preghiera viene sempre esaudita».
«Quello che ora tu vedi com’è nella realtà, le altre suore lo credono per mezzo della fede. Oh, quanto Mi è gradita la loro grande fede! Sebbene, in apparenza, i loro occhi non vedano nell’Ostia Santa alcuna traccia della Mia vita, tuttavia io vivo realmente racchiuso in ogni Ostia. Solo se l’anima avrà una fede viva in Me, allora Io potrò agire su di lei. Oh, quanto Mi è gradita la fede viva».
«Le Grazie che ti concedo non sono soltanto per te, ma per un gran numero di anime… Nel tuo cuore ho messo la Mia stabile dimora, nonostante la grande miseria che tu sei. Io mi unisco a te, prendo la tua miseria e, in cambio, ti dono la Mia Misericordia! In ogni anima compio l’opera della Mia Misericordia; e quanto più grande è il peccatore, tanto maggiore diritto ha alla Mia Misericordia! Tutto ciò che Io faccio porta il sigillo della Mia Misericordia. Chi confida nella Mia Misericordia non perirà, poiché tutti i suoi problemi sono Miei ed i suoi nemici s’infrangeranno ai piedi del Mio sgabello».
«Figlia Mia, se per mezzo tuo esigo dagli uomini il culto della Mia Misericordia, tu per prima devi distinguerti per la fiducia nella Mia Misericordia. Esigo da te le opere di misericordia, che devono scaturire dall’amore per Me. Devi manifestare al prossimo la misericordia sempre e dappertutto; non dovrai mai ritirarti, né rifiutarti, né scusarti. Ti insegno tre modi di usare misericordia verso il tuo prossimo: il primo è l’azione, il secondo è la parola, il terzo è la preghiera… In questo modo l’anima loda e rende onore alla Mia Misericordia.
Sì, la prima domenica dopo Pasqua è la festa della Misericordia. Ma sono necessarie anche le opere buone ed il culto esterno della Mia Misericordia con la solenne celebrazione di questa Festa e la venerazione dell’Immagine che è stata dipinta. Attraverso questa Immagine concederò alle anime molte Grazie; essa deve ricordare alle anime ciò che la Mia Misericordia esige da loro, perché anche la fede più forte, senza le opere, non serve a nulla».
«Figlia Mia, credi forse di aver scritto abbastanza sulla Mia Misericordia? Quello che hai scritto è appena una gocciolina di fronte ad un oceano.
Io sono l’Amore e la Misericordia stessa; non c’è miseria che possa confrontarsi con la Mia Misericordia… L’anima che confida nella Mia Misericordia è la più sicura di tutte, poiché Io stesso mi prendo cura di lei» (4, 29).
«Mia segretaria, scrivi che sono più generoso con i peccatori che con i giusti: per loro sono venuto sulla terra e per loro ho versato il mio Sangue. I peccatori non abbiano timore di avvicinarsi a Me perché sono proprio loro che hanno più bisogno della Mia Misericordia!» (4, 29-30).
«Figlia Mia, scrivi che sono molto addolorato quando vedo alcune anime consacrate che si accostano al Sacramento dell’amore soltanto per abitudine, come se non distinguessero la differenza di questo cibo. Nei loro cuori non trovo né fede né amore. In tali anime entro con grande riluttanza; sarebbe meglio che non Mi ricevessero!».
«Se non ci fosse stata quella piccola imperfezione, non saresti venuta da Me. Sappi che ogni volta che vieni da Me umiliandoti e chiedendo perdono, Io riverso sulla Tua anima una enorme quantità di grazie; la tua imperfezione scompare dai miei occhi e vedo soltanto il tuo amore e la tua umiltà. Così facendo non solo non perdi nulla, ma guadagni molto…» (4, 42).
«Fa quello che è in tuo potere e per il resto non preoccuparti. Queste difficoltà dimostrarono che quest’opera è Mia. Quando fai tutto quello che è in tuo potere devi restare tranquilla» (4, 43).
«Sì bambina mia, Io Mi nascondo: Mi nascondo dietro il tuo Direttore spirituale. Egli si occupa di te secondo la Mia volontà. Tu rispetta ogni sua parola come parola Mia: egli è il velo dietro il quale Io mi nascondo. Il tuo Direttore spirituale ed Io siamo un tutt’uno; le sue parole sono parole Mie» (4, 51).
«Figlia Mia, ho udito le benedizioni dei poveri che, allontanandosi dalla porta del convento, Mi benedicono e Mi è piaciuta questa tua misericordia compiuta nei limiti dell’obbedienza: per questo sono sceso dal Mio trono ad assaggiare il frutto della tua misericordia!»…
«Figlia, ho bisogno di sacrifici fatti per amore, poiché solo l’amore ha valore per Me. I debiti contratti dal mondo verso di Me sono enormi, ma le anime pure li possono pagare con i loro sacrifici, praticando la misericordia spirituale».
«So, figlia Mia, che tu lo capisci e fai ciò che puoi, però scrivi queste cose per molte altre anime che alle volte si preoccupano di non avere i mezzi materiali per poter esercitare la misericordia. La misericordia spirituale ha molto più valore, e non richiede né permessi [dei Superiori] né granai pieni ed è possibile a tutti. Se l’anima non pratica la misericordia in ogni modo possibile, non potrà trovare Misericordia nel giorno del giudizio! Oh, se le anime sapessero accumulare per sé tesori eterni di misericordia, nel giorno del giudizio otterrebbero la Mia Misericordia!» (4, 57).

Tu sei il Cristo 0

Tu sei il Cristo

“Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”; proclamare così la divinità di Gesù Cristo. Gesù si trova a Cesarea di Filippo, ai confini del territorio giudeo, tra una popolazione di maggioranza pagana. E’ lì che con molta confidenza domanda ai suoi discepoli: “La gente che dice che sia il Figlio dell’uomo?”. Gli apostoli gli riportano le opinioni che esistevano intorno a Gesù. Gli risposero: “Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”. Molti, tra quelli che lo ascoltano, hanno un alto concetto di Gesù, ma non sanno chi sia in realtà. Il Maestro si volse poi a loro e, con tono amabile, chiese: “Voi chi dite che io sia?”. Sembra esigere dai suoi, da coloro che lo seguono da vicino, una confessione di fede chiara e senza mezzi termini. I suoi discepoli non devono limitarsi a seguire un’opinione pubblica superficiale e mutevole: debbono conoscere e proclamare colui per il quale hanno lasciato tutto per vivere una vita nuova.
Pietro rispose: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. E’ la professione chiara della sua divinità, come confermano le parole che Gesù gli rivolse subito dopo: “Beato te, Simone di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli”. Pietro divette sentirsi profondamente commosso dalle parole del Maestro.
Anche oggi vi sono opinioni discordanti ed errate su Gesù, esiste grande ignoranza intorno alla sua Persona e la sua missione. Nonostante i venti secoli di predicazione e di apostolato della santa Chiesa, sono molti coloro che ancora non lo hanno scoperto la vera identità di Gesù, che vive in mezzo a noi e ci domanda: “Voi chi dite che io sia?”. E noi, aiutati dalla grazia di Dio, che non manca mai, dobbiamo proclamare con fermezza, con la sicurezza soprannaturale della fede: tu, Signore, sei il mio Dio e il mio Re, perfetto Dio e uomo perfetto, “centro del cosmo e della storia”, centro della mia vita e ragione di tutto il mio agire.
Nei duri momenti della Passione, quando la sua missione terrena è prossima al momento culminante, il sommo sacerdote chiederà a Gesù: “Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?”. E Gesù dichiarerà: “Io lo sono! E vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo”. In questa risposta non solo dichiara di essere il Messia atteso, ma afferma anche la trascendenza divina del suo messianesimo, applicando a sé stesso la profezia del Figlio dell’uomo espressa dal profeta Daniele. Il Signore, per proclamare la divinità della sua Persona a quanti lo ascoltano, si esprime con parole più forti di tutte le espressioni bibliche. E loro lo condannano come blasfemo.
Solamente alla luce della fede soprannaturale conosciamo che Gesù Cristo è infinitamente superiore a ogni creatura: è l’”unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo …” . E’ uscito dal Padre, ma continua a rimanere in piena comunione con Lui, poiché ha l’identica natura divina. Unito al Padre, invia lo Spirito Santo, il quale prenderà di quel che il Padre possiede, poiché dispone e possiede come suo tutto quello che è del Padre.
Si presenta come supremo Legislatore: “Avete inteso che fu detto agli antichi … Ma io vi dico”. Gesù, invece, non insegna né promulga in nome di alcun altro: “Io vi dico …” . Trasmette una dottrina divina e dichiara alcuni precetti che toccano l’uomo nella sua intimità realtà. Esercita il potere di perdonare i peccati, qualsiasi peccato: potere che, come ogni ebreo sa, è proprio ed esclusivo di Dio. E non solo assolve personalmente ma dà anche il potere delle chiavi, il potere di governare e di perdonare, a Pietro, ai dodici apostoli e ai loro successori. Promette di giudicare, alla fine del mondo, seduto alla destra del Padre, vivi e morti. Mai nessuno si era arrogato tali attributi.
Gesù ha preteso – pretende – dai suoi discepoli una fede irremovibile nella sua Persona, fino a invitarli a prendere la croce sulle loro spalle: “Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me” .
Ciò che chiede verso suo Padre celeste lo esige anche verso sé stesso: una fede integra, un amore senza limiti.
Anche noi, che vogliamo seguirlo da vicino, quando siamo davanti al Tabernacolo possiamo dirgli come Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Davvero “chi trova Gesù trova un vero tesoro, anzi il bene che supera qualsiasi bene: e chi perde Gesù perde molto assai, più che se perdesse tutto il mondo. Somma indigenza vivere senza Gesù, somma ricchezza esser stretti a Lui”. Noi non lo lasciamo mai; rafforziamo il nostro amore con molti atti di fede, con il coraggio di far conoscere in qualsiasi ambiente la nostra fede e il nostro amore a Cristo vivo.
Cristo, perfetto Dio, perfetto uomo. Dopo tanto tempo Gesù continua a essere per molti, che ancora non hanno il dono soprannaturale della fede o vivono impigriti nella tiepidezza, una figura dai contorni, per nulla reale. Anche noi avremmo potuto rispondere a Gesù quello che gli apostoli gli risposero quel giorno a Cesarea di Filippo: alcuni dicono che sei stato un uomo di grandi ideali, altri … Non hanno perso nulla della loro attualità le parole di San Giovanni Battista: “In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete”.
Solamente il dono divino della fede ci fa proclamare insieme al Magistero della Chiesa: “Noi crediamo in nostro Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio. Egli è il Verbo eterno, nato dal Padre prima di tutti i secoli, e al Padre consustanziale …”.
Crediamo che in Gesù Cristo esistono due nature: la natura umana e la natura divina, distinte e inseparabili, e un’unica Persona, la Seconda della Trinità beatissima, che è increata ed eterna, che si è incarnata per opera dello Spirito Santo nel seno purissimo di Maria. Nasce nella povertà, acclamato dagli angeli del cielo; soffre la fame e la sete; si stanca e ha bisogno di riposarsi, a volte, su una pietra o sull’orlo di un pozzo; cade addormentato mentre è sulla barca coi pescatori, tanto è stanco; piange accanto al sepolcro del suo amico Lazzaro; avverte timore e repulsione per la morte prima di affrontare gli oltraggi della crocifissione.
Gesù è anche uomo perfetto. E questa Umanità santissima di Gesù, identica alla nostra in tutto meno che nel peccato, si è fatta per noi via che porta al Padre. Egli vive oggi – “perché cercate tra i morti colui che è vivo?” – , lo stesso che era venti secoli fa. “Iesus Christus heri, et hodie; ipse et in saecula (Eb 13, 8). Come mi piace ricordarlo ! Gesù Cristo, lo stesso che ieri fu per gli apostoli e le folle che accorrevano a li, vive oggi per noi, e vivrà nei secoli. Siamo noi uomini, talvolta, a non riuscire a scoprire il suo volto , perennemente attuale, perché guardiamo con occhi stanchi od offuscati”; con uno sguardo poco attento e profondo perché ci manca amore.
Cristo, via, verità e vita. La vita cristiana consiste nell’amare Cristo, nell’imitarlo, nel servirlo. E il cuore ha un posto importante nella nostra decisione di seguire Cristo. E’ così vero questo che quando per tiepidezza o per superbia nascosta non si cura la pietà, il rapporto di amicizia con Gesù, procedere si fa impossibile. Sentimento che ci unisce a Lui ci porta a mettere in pratica persino il più piccolo dei suoi precetti; è un amare con opere. Sant’Agostino, dopo tanti vani tentativi di seguire il Signore, ci racconta la sua esperienza: “Cercavo la via per procurarmi forza sufficiente a goderti, non l’avrei trovata, finché non mi fossi aggrappato “al mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù” (1Tm 2,5) “ che è sopra tutto Dio benedetto nei secoli” (Rm 9,5). Egli ci chiama e ci dice: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 1,14)”. Amare l’uomo Cristo Gesù.
Gesù Cristo è l’unica “Via”. Nessuno può andare al Padre se non per mezzo di Lui. Solo per Lui, con Lui e in Lui potremo conseguire il nostro destino soprannaturale. La Chiesa ce lo rammenta tutti i giorni nella santa Messa: “Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a te, Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria …”. Solo attraverso Cristo, suo Figlio amatissimo, il Padre accetta il nostro amore e il nostro omaggio.
Cristo è anche la “Verità”. La verità assoluta e totale, Sapienza increata, che si rivela a noi nella sua Umanità santissima. Senza Cristo la nostra vita è una grande menzogna.
L’Antico Testamento narra che Mosè, su comando di Dio, “alzò la mano, percosse la roccia con il bastone due volte e ne uscì acqua” in tale abbondanza che bevve tutto il popolo assetato. Quell’acqua era figura della Vita che sgorga a torrenti da Cristo e che zampillerà per la vita eterna. Ed è nostra “Vita”; perché ci ha meritato la grazia, vita soprannaturale dell’anima; perché questa vita fluisce da Lui in modo speciale nei sacramenti; e perché la comunica a noi. Tutta la grazia che possediamo, quella di tutta l’umanità caduta e redenta, è grazia di Dio che giunge a noi attraverso Cristo. Se tale grazia ci viene comunicata in molti modi, la fonte, però, è unica: lo stesso Cristo, la sua umanità santissima unita alla Persona del Verbo, la Seconda Persona della santissima Trinità.
Quando il Signore nell’intimità del nostro cuore dovesse domandarci: “E tu chi dici che io sia?”, sappiamo rispondergli con la fede di Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente, la Via, la Verità, la Vita; colui senza il quale la mia vita è completamente perduta”.