Stoccarda, 31 gennaio 2026 – Ieri mattina a Stoccarda si è aperta la sesta e ultima sessione dell’Assemblea sinodale tedesca, tappa decisiva nel percorso di riforma avviato dalla Chiesa cattolica in Germania nel 2019. Oltre 200 delegati – vescovi, laici e religiosi – si sono ritrovati puntuali alle 9 al Kultur- und Kongresszentrum Liederhalle per affrontare una serie di temi rimasti in sospeso negli ultimi mesi. La chiusura ufficiale dei lavori è prevista per domani. In queste due giornate, il dibattito si è concentrato soprattutto sulla verifica concreta delle decisioni già approvate nelle precedenti assemblee, sui rapporti con la Curia romana e su uno degli argomenti più caldi: la creazione di un nuovo Comitato sinodale. Tra le questioni più scottanti, quella della gestione degli abusi nella Chiesa, una ferita che continua a sanguinare.
Le riforme sotto i riflettori e le tensioni con Roma
La guida dei lavori è stata affidata, come sempre, al vescovo Georg Bätzing insieme a Irme Stetter-Karp, presidente del Comitato centrale dei cattolici tedeschi. Nel corso della sessione, molti delegati hanno voluto chiarire come le decisioni sinodali stanno effettivamente entrando nella vita quotidiana delle diocesi. «Siamo qui – ha detto Bätzing poco dopo l’inizio – perché non vogliamo che rimangano solo buone intenzioni». Le riforme sul tavolo toccano temi delicatissimi: il ruolo delle donne in Chiesa, una maggiore partecipazione dei laici, l’apertura alle unioni omosessuali e una revisione della morale sessuale. La Santa Sede segue con attenzione i lavori: il Dicastero per i Vescovi e la Segreteria di Stato hanno più volte ammonito i sinodali tedeschi a non andare avanti da soli su questioni che riguardano tutta la Chiesa universale. Un monsignore presente ha confidato: «L’atmosfera è tesa. Ma qui c’è molto in gioco».
Il nodo del Comitato sinodale e il futuro delle riforme
Al centro della discussione anche il progetto del Comitato sinodale, chiamato a prendere il posto dell’assemblea per monitorare l’attuazione delle riforme nei prossimi anni. L’idea ha scatenato polemiche dentro e fuori i confini tedeschi. Alcuni vescovi temono una “protestantizzazione” degli organismi decisionali della Chiesa tedesca. «Non vogliamo duplicare le istituzioni già previste dal diritto canonico», ha detto ieri sera il cardinale Reinhard Marx durante un colloquio informale con i giornalisti. Eppure molti fedeli chiedono maggiore trasparenza e che le decisioni sulle comunità locali siano davvero condivise.
Abusi nella Chiesa: una ferita ancora aperta
Non è passato sotto silenzio il tema degli abusi all’interno delle diocesi tedesche, un problema che – come hanno raccontato diverse testimonianze – pesa ancora sulle coscienze dei presenti e sull’immagine stessa della Chiesa. Nel pomeriggio sono state ascoltate alcune vittime. «Non basta chiedere scusa. Servono azioni concrete», ha detto davanti a tutti Karl-Heinz Moritz, rappresentante di un’associazione di sopravvissuti. I vescovi hanno garantito nuovi protocolli di prevenzione e l’istituzione di sportelli indipendenti per le denunce. Ma secondo fonti interne non tutti concordano sulle tempistiche e sull’effettiva portata degli interventi.
Una platea divisa tra speranze e diffidenze
La giornata si è chiusa con un clima carico di aspettative ma anche di sospetti reciproci. Da un lato c’è chi chiede cambiamenti veloci e visibili; dall’altro i vescovi mostrano prudenza. «La storia della Chiesa insegna che le riforme richiedono tempo», ha commentato uno dei presuli coinvolti nel dossier, incontrato poco prima di cena nel foyer del centro congressi. Solo domani pomeriggio, durante la seduta finale prevista per le 14, si capirà se si riuscirà ad avvicinare le posizioni o se prevarrà la linea del cautela.
Il futuro del processo sinodale tedesco resta incerto. Molti osservatori, compreso il teologo Thomas Sternberg, parlano più di “inizio che di fine”. A Stoccarda in queste ore tutto sembra ancora aperto – anche se nulla può essere dato per scontato.







