Milano, 31 gennaio 2026 – Nel cuore delle Alpi valtellinesi, dove il freddo morde ancora anche a tarda mattina, il cardinale Oscar Cantoni, vescovo di Como, ha letto oggi un telegramma inviato da Papa Leone XIV, firmato dal segretario di Stato Pietro Parolin. La scena è quella della chiesa parrocchiale di Bormio, gremita di giovani e rappresentanti delle associazioni coinvolte nell’organizzazione delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. Parole cariche di attesa e responsabilità rivolte alle comunità che ospiteranno la manifestazione: il Pontefice ha espresso la speranza che i Giochi diventino un’”occasione di testimonianza cristiana“.
Fede e Olimpiadi: un invito a viverle insieme
“Le Olimpiadi sono sempre una sfida, ma sanno trasformarsi in un’occasione di incontro e crescita, non solo nello sport ma anche nella vita e nella fede”, ha letto il cardinale Cantoni davanti a una platea che conta molti volontari, impegnati già da mesi per accogliere atleti e turisti. Nel telegramma, Papa Leone XIV – al suo primo anno di pontificato, segnato da toni diretti e attenzione ai temi sociali – esprime la speranza che “le comunità locali mostrino con semplicità e accoglienza il volto più vero del Vangelo”.
Il messaggio del Papa non si limita alle cerimonie religiose legate ai Giochi: “Testimonianza cristiana significa soprattutto cura per l’altro, apertura e generosità”, ha spiegato Cantoni nell’omelia, citando il testo papale. Poi si è rivolto direttamente ai giovani tra i banchi: “Siate voi i primi portatori di questo messaggio. È un impegno semplice, ma concreto”.
Bormio tra accoglienza e fermento
Bormio sarà uno dei centri olimpici più frequentati. Già da gennaio i segni dei preparativi sono evidenti: piazze transennate, operai al lavoro per sistemare strade e alberghi. Per le associazioni locali il telegramma papale è stato anche un richiamo importante. “Essere nominati dal Papa fa capire che siamo parte di qualcosa che va oltre lo sport”, racconta Luca Ferrari della Pro Loco.
Dietro le quinte dei Giochi Olimpici, centinaia di volontari dalla provincia di Sondrio e dalla Lombardia si stanno preparando con entusiasmo. “L’atmosfera è carica di aspettativa”, dice Marta Pasini, giovane volontaria presente alla funzione. “Sapere che anche la Chiesa ci tiene d’occhio ci dà una motivazione in più”.
Sport e Chiesa: una relazione antica ma sempre attuale
Non è la prima volta che il Vaticano parla dei grandi eventi sportivi. Nel messaggio letto a Bormio, il Segretario di Stato Parolin ricorda come lo sport sia “un linguaggio universale capace di avvicinare popoli diversi”. Ma sottolinea anche come l’arrivo di migliaia di ospiti metta alla prova “la coesione sociale e il senso di comunità” nelle zone coinvolte.
Tra le righe del messaggio si percepisce anche una preoccupazione: evitare che le difficoltà organizzative o la pressione mediatica oscurino “la vera dimensione umana dell’incontro”. Un rischio ben presente nelle parrocchie locali. “Qui ognuno sente la responsabilità sulle spalle”, racconta don Marco Pini, parroco del luogo. “Vogliamo dimostrare che l’accoglienza e il rispetto devono essere protagonisti”.
I giovani volontari al centro della scena
Uno degli aspetti messi in luce nel telegramma è proprio il ruolo dei giovani volontari. Oggi in chiesa c’erano gruppi scout e studenti delle superiori della Valtellina. “Ci hanno chiesto aiuto in mille piccoli compiti: indicazioni agli ospiti, gestione delle code, traduzioni”, racconta Samira Ghizzi, 17 anni. Ma non si tratta solo di organizzazione: “Sentirsi utili cambia proprio lo spirito con cui vivi tutto”.
La Diocesi di Como ha già avviato corsi specifici per preparare i volontari delle Olimpiadi Milano-Cortina. “Non basta sapere come muoversi o quali regole seguire: serve ascoltare davvero le persone”, spiega suor Francesca Bernasconi, responsabile della pastorale giovanile.
Un’eredità oltre lo sport
La cerimonia si è chiusa poco prima di mezzogiorno. Fuori dalla chiesa tra strette di mano e chiacchiere a bassa voce risuonava ancora una frase del telegramma: “Che questo appuntamento diventi un seme di dialogo tra generazioni e popoli”. Per molti residenti quello racchiude tutto.
La speranza è che il passaggio delle Olimpiadi invernali in queste valli lasci qualcosa in più della memoria di una gara o dell’emozione per una medaglia. Come ricorda il cardinale Cantoni: “Solo accogliendo davvero chi arriva da lontano potremo raccontare una storia diversa”.







