Roma, 31 gennaio 2026 – Ogni giorno, migliaia di persone senza dimora lottano contro il gelo che stringe la capitale e le grandi città italiane. Una battaglia dura, che mette in pericolo la loro salute e spesso anche la vita. Lo conferma il nuovo rapporto “La strage invisibile” della Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora (Fio.PSD): nel 2025 sono morte 414 persone, un numero che racconta con chiarezza quanto sia grave questa emergenza.
Morti senza casa: il drammatico bilancio e la nuova indagine ISTAT
L’ultimo censimento della Fio.PSD traccia un quadro preciso delle vittime: il 91,5% sono uomini, più della metà stranieri (56,5%), in particolare cittadini extraeuropei provenienti da paesi come Marocco e Tunisia (45%). Solo nel primo mese del 2026 i decessi già accertati sono 31. Numeri che allarmano e chiamano in causa istituzioni e società.
Per aggiornare questo quadro preoccupante, l’ISTAT ha affidato alla Federazione il compito di guidare una nuova “Rilevazione sulle persone senza dimora” in 14 comuni delle aree metropolitane italiane. Gli operatori la considerano fondamentale per “potenziare l’intervento sul territorio”, come spiegano dalla Fio.PSD. La raccolta dati è partita da pochi giorni e coinvolge centinaia di volontari, impegnati soprattutto nelle principali stazioni ferroviarie e nelle zone più a rischio delle città.
Il ricordo di Modesta Valenti: simbolo dell’indifferenza
Il 31 gennaio è una data speciale per la Comunità di Sant’Egidio, che ogni anno ricorda i senza dimora scomparsi nelle strade di Roma. La scelta non è casuale: si tratta dell’anniversario della morte di Modesta Valenti, avvenuta nel 1983 alla stazione Termini. Modesta aveva 71 anni, nata a Trieste nel 1912, e da tempo viveva in strada. I volontari la incontrarono vicino a Santa Maria Maggiore: chiedeva l’elemosina, parlava un friulano incerto e raccontava a tratti la sua vita passata.
La notte tra il 30 e il 31 gennaio, dopo ore passate al freddo nella stazione Termini, Modesta si sentì male. Un’ambulanza rifiutò di soccorrerla a causa delle sue condizioni igieniche – “Aveva i pidocchi”, dissero i soccorritori. Rimase distesa a terra e morì poco dopo, prima dell’arrivo del secondo mezzo. Da allora è diventata il simbolo del rifiuto e dell’indifferenza verso chi vive ai margini.
In memoria nelle chiese d’Italia e d’Europa
Questa mattina nella Basilica di Santa Maria in Trastevere si svolgerà una celebrazione durante la quale saranno letti i nomi di Modesta Valenti e degli altri senza dimora morti negli ultimi mesi nella capitale. “Un atto di protesta civile e un dovere umano”, ha detto Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, durante una commemorazione ieri vicino alla stazione Termini insieme a rappresentanti della Diocesi di Roma, Caritas e Ferrovie dello Stato. “Modesta era prima isolata, poi invisibile, infine rifiutata. Dobbiamo vigilare perché i diritti delle persone non restino solo parole.”
Anche la Caritas di Roma si impegna su questo fronte. Giustino Trincia, direttore dell’organismo diocesano, ha sottolineato come “la vera vocazione di Roma si misura dalla capacità di avvicinarsi a chi è più fragile”. Nel frattempo si tengono iniziative simili in vari quartieri romani – Laurentino, Primavalle, San Giovanni, Tuscolano – ma anche in altre città italiane come Milano (San Bernardino), Padova (Immacolata), Novara (Ognissanti). A Barcellona la memoria collettiva si rinnova con una cerimonia nella Basilica dels Sants Just i Pastor.
Ricordare per agire: un impegno che continua
Domenica prossima e nelle settimane successive sono attese altre iniziative pubbliche a Torino, Trieste, Treviso, Poznań, Catania e molte altre città europee. Il ricordo delle vite spezzate sulle strade resta vivo grazie all’impegno costante delle associazioni e dei cittadini. Una delegazione della Comunità di Sant’Egidio lo ha ribadito ieri a Termini: “Il ricordo non svanisce – spiega uno dei volontari – ma si trasforma in attenzione quotidiana.”
La commemorazione del 31 gennaio non è solo un gesto simbolico. Gli operatori sociali chiedono con urgenza politiche più forti su casa e salute. La nuova indagine ISTAT può fornire dati più precisi ai comuni per prevenire altre morti – ancora troppo numerose – tra chi ogni notte cerca un riparo sulle nostre strade.







